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Jason Aaron

Gli eroi di Jason Aaron

Intervista a Jason Aaron

Jason Aaron, autore di Scalped e di altri fumetti statunitensi per le due major americane, ha incontrato il pubblico dei giornalisti la mattina di venerdì 3 novembre, proprio quando il tempo era drasticamente peggiorato (e lo stesso Aaron sembrava forse averne risentito).

Queste sono alcune delle cose che ha detto durante l’incontro con i giornalisti.

Jason Aaron - ScalpedClaudio Zuddas (CZ): Quest’anno la manifestazione Lucca Comics & Games è dedicata agli “eroi”: chi sono per lei gli eroi?

Jason Aaron (JA): I miei eroi sono gli artisti, gli scrittori, quelli di cui dopo trent’anni di lavoro faccio parte anch’io. I creatori di mondi, diciamo.

CZ: Ce ne sono anche di italiani?

JA: Tra i fumettisti citerei Milo Manara, ma quelli che mi hanno più influenzato sono stati i registi di spaghetti western: Sergio Leone, Sergio Corbucci… credo che questa influenza si noti in Scalped.

CZ: Negli ultimi anni ci sono stati tanti film sui supereroi, cosa c’è di diverso tra la carta e il grande schermo?

JA: Fondamentalmente che i personaggi dei fumetti in versione cartacea non hanno limiti di budget né altre restrizioni che sono più pesanti al cinema, come una maggiore censura.

CZ: Tra i suoi lavori qual è il suo preferito?

JA: È come chiedere a un padre quale sia il figlio preferito… come molti autori, posso risponderti che per me il mio fumetto migliore sarà sempre il prossimo, quello su cui sto lavorando al momento.

CZ: Oltre ai supereroi la sua produzione è piuttosto diversificata, penso a lavori come Scalped e Southern Bastards. Come gestisce le due cose?

JA: Io faccio i libri che mi piacerebbe leggere, Scalped ad esempio ha questo soggetto sui nativi americani perché volevo vedere sugli scaffali qualcosa di inusuale per il mercato USA.

Jason Aaron - conferenza stampa

CZ: Parlando di supereroi, quali sono i suoi personaggi preferiti e quelli che invece le piacciono di meno?

JA: Come dice Alan Moore, non ci sono cattivi personaggi, ma solo cattivi scrittori. Da ragazzino sinceramente Thor non era tra i miei personaggi favoriti, ma adesso ho colto ben volentieri l’occasione di scriverlo.

CZ: Parlando di Thor, la sua gestione della testata è stata molto particolare, con una protagonista donna che adesso brandisce il martello, Mjolnir, al posto di Odinson. Che reazioni hanno avuto le sue storie?

JA: Il mio ciclo sta suscitando delle emozioni contrastanti e forti. Vedo tante donne, non solo ragazzine, che vengono alle sessioni di firme e a volte ho visto alcune persone piangere dopo aver letto un episodio di Jane Foster [la nuova Thor è malata di cancro e gli effetti delle terapie si annullano ogni volta che si trasforma in Thor, ndr].

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