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Scrittura

Muhal Nensah: non voglio dimenticarlo

Muhal Nensah: non voglio dimenticarlo

Sheikh JarrahDurante lo scorso weekend, mentre io mi facevo coccolare dai tipici festeggiamenti da compleanno, sulle coste del Medio Oriente, contese tra Israele e Palestina, si stava accendendo la fiamma della rivolta. Mentre io mi deliziavo con le note arabe di una nuova scoperta musicale, alcuni civili dalla zona est di Gerusalemme alla striscia di Gaza si sono ritrovati costretti ad ascoltare grida di spavento e scoppi di bombe. Per quanto mi sia avvicinata in maniera inconsapevole al dolore di questa gente attraverso una canzone, un abisso di verità inespresse e uno spartiacque di storie tra loro distanti mi allontanano da una chiara comprensione della complessa situazione Israeliano-Palestinese che sta perdurando dal 1948.

L’ennesima manifestazione di violenza è scoppiata nella parte est di Gerusalemme, precisamente nel quartiere di Sheikh Jarrah, a seguito dei tentativi di alcuni ebrei di riappropriarsi di antiche proprietà, ormai da anni abitate da palestinesi. Un numero indefinito di famiglie arabe sono state cacciate dalle loro case, fomentando così una diretta reazione di protesta. La polizia israeliana ha attaccato i manifestanti, tra i quali erano presenti anche i fedeli che non erano riusciti a celebrare il Ramadan nella città vecchia.

Sulla scia di questa onda, nella notte del 10 maggio, Israele ha bombardato parte della striscia di Gaza, in risposta a razzi lanciati dall’organizzazione fondamentalista e militante palestinese Hamas verso il territorio ebreo. L’attacco sunnita ha portato alla morte di trentacinque palestinesi e cinque israeliani.

Sheikh Jarrah

Queste azioni militari sprigionano anni di vendette, di rivendicazioni religiose e di brutali conflitti impari. Molte sono le riflessioni che sorgono dalle perpetue guerriglie: perché necessitiamo ancora tanta violenza? Esistono studi che dimostrano l’arretratezza del cervello umano: la nostra struttura biologica risponde ancora a bisogni risalenti ad una fase Paleolitica. Nel corso di centoventimila anni di storia dell’uomo, abbiamo prodotto un livello di cultura più avanzato di quello della nostra evoluzione.
Risulta però soddisfacente spiegare queste sanguinose battaglie con una simile giustificante?
È certo che siamo troppo istintuali per comprendere a fondo la stessa cultura che abbiamo creato. Questo è per me palese quando si tratta di un’opera d’arte, che sia dipinta o musicata. Sappiamo da sempre maneggiare le sonorità della nostra voce e con il tempo ci siamo dilettati a costruire gli strumenti più raffinati, bizzarri o particolari. Come per esempio, il theremin, uno dei primi strumenti musicali elettronici (1928) controllato senza la necessità di un contatto fisico dell’esecutore. Il canto, invece, è un’espressione di pura e profonda sacralità, che può sopperire in modo stimolante all’esigenza umana di riempire gli spazi vuoti. Umberto Galimberti, in una conferenza nella Gipsoteca del Canova in Possagno nel luglio del 2016, spiega che alle volte il canto può essere molto più aleatorio e propiziatorio di mille parole. Stimola, arricchisce e permette di entrare in uno stato di meditazione immediata. L’intensità del canto si può percepire tanto nelle liturgie religiose, o nei sonetti interpretati puramente romantici, quanto nei canti intonati nel corso dei lavori più duri, come quelli dei coltivatori afroamericani nelle immense piantagioni di cotone o degli affamati agricoltori russi nei periodi in cui i rigidi inverni non permettevano alcun tipo di coltivazione.

Neta ElkayamLa musicalità intesa come elevazione spirituale alla sfera divina viene chiaramente espressa dalla voce di Neta Elkayam, una cantautrice araba di origini marocchine che vive a Gerusalemme. È sulle note del suo brano Muhal Nensah che mi sono deliziata durante lo scorso weekend. Il video mostra un informale incontro, tenutosi in un ristorante chiamato Jimmy’s Parliament, tra persone locali di Gerusalemme che inizialmente dialogano mischiando più lingue e dialetti.

Questo video mi è stato mostrato senza alcun tipo di spiegazione e senza che sapessi nulla dell’artista in questione. Fin dall’inizio ho apprezzato l’esplosione di colori e di orpelli simbolici nell’ambiente che circonda il gruppo riunito. Focalizzandomi in seguito sui protagonisti dell’incontro, ho captato dall’inizio lo splendore emanato da Neta, mentre conversa serena con maniere dolci e occhi intensi.

Il momento in cui inizia a cantare è quasi una sorpresa inaspettata: dalle prime note la portata delle sue emozioni, espresse attraverso una calda sonorità, ha un effetto travolgente senza che ci sia la necessità di intendere le parole pronunciate. L’artista infatti canta in arabo. Tuttavia, per entrare nello stesso stato d’animo dei partecipanti al video musicale basta un pizzico di emotività, anche qualora si fosse perfettamente istruiti sul loro linguaggio. Essi esprimono una condizione di trascendenza grazie alla musica ascoltata: sembra quasi un rito di catarsi o purificazione, caratterizzato da uno stato di trance che allontana da qualsiasi pensiero terreno. Man mano che il ritmo si dispiega, si scoprono tra il pubblico gli altri musicisti che accompagnano Neta.

È una visione idilliaca ed è paradossale che tanta bellezza si sia espressa a pochi chilometri dai luoghi deturpati e trasformati in teatri dell’orrore da un conflitto che ha ormai perso qualsiasi senso logico. Se solo iniziassimo a rispettare e venerare la sacralità degli atti artistici, attribuendo loro il giusto valore, forse non oseremmo compiere simili abomini. Forse potremmo darci un’occasione di evoluzione. O forse rimarremmo allo stesso livello, coscienti o riluttanti, iniziando però a diffondere ad ampio raggio una forma di celebrazione alla vita, che possa avere la meglio sulla pratica della violenza.

Di seguito, la traduzione inglese del brano e il video originale:

I Won’t Forget Him
The tears from my eyes overflowed
The love is overpowering to me
The love of my dearest is still in my heart
His fire is a strong flame
His fire is a strong flame, strong flame
I won’t forget my dearest, I won’t forget.
He’s always in my mind and my thoughts are with him
I won’t forget him from my thoughts
My revenue and capital are with him (He’s what I gain from life)
His greatness is dear, I love his majesty
Praise be to god, his greatness is my gift
I won’t forget my dearest, I won’t forget.
He’s always in my mind and my thoughts are with him
His gift is great and zealous
And his prestige is invaluable
Like eyeliner and beauty spots, how great it is
I wish to see him and live with him

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