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Cinema

Frammenti di tre making of: Nightmare, Romeo + Giulietta, Pet Sematary

Frammenti di tre making of: Nightmare, Romeo + Giulietta, Pet Sematary

Nightmare – Dal profondo della notte (1984)

NightmareRobert Englund: Il mio Freddy si ispirava al Nosferatu di Klaus Kinski, ma anche a tutti i mostri creati da Lon Chaney. La gente si chiede perché il personaggio ha questa strana postura con la spalla destra ciondolante. Il motivo è che l’artiglio non era affatto leggero e mi appesantiva. Però mi piaceva il suo farmi sembrare un cowboy sul punto di estrarre una pistola.
Sapevo che l’artiglio di Freddy doveva essere un personaggio a sé, un’estensione del male, ma volevo anche che avesse qualcosa di erotico. Secondo alcuni, Freddy era un pervertito e un pedofilo. Hanno criticato il mio leccarmi le labbra in presenza degli adolescenti mentre li perseguitavo nei sogni. Ma non bisogna dimenticare che Freddy invade i sogni delle persone, qualcosa di molto privato e intimo. Se qualcuno penetra nel tuo subconscio, è come se entrasse nel tuo cassetto delle mutande.
La mia scena preferita è quando Freddy trascina Tina per il soffitto. Abbiamo girato cose davvero sgradevoli: in un’inquadratura particolarmente inquietante io spunto in mezzo alle sue gambe. La censura non ce l’ha fatta passare.
Ho interpretato il personaggio in otto film, quindi non mi ha mai abbandonato del tutto. A volte, quando sono imbottigliato nel traffico di Los Angeles, lui salta fuori. Faccio la voce di Freddy e urlo: “Togliti di mezzo, stronzo!”.

Heather Langenkamp: Wes voleva attingere al modo in cui gli adolescenti vivono una doppia vita. Trasmettono sicurezza ma nel loro intimo sono terrorizzati. Credo mi abbia scelta perché ero davvero Nancy. Ho studiato sodo a scuola, ero seria, rispettavo i miei genitori e avevo un bel ragazzo. Voleva che trasferissi tutto questo nel personaggio di Nancy in modo che il suo evolversi in qualcuno in grado di sconfiggere Freddy risultasse ancora più potente.
La scena in cui Freddy infila la testa nel muro della mia camera da letto è stata realizzata con una quantità industriale di Lycra presa da un negozio di fai da te – non c’erano molti soldi, quindi abbiamo dovuto essere creativi. Anche la sequenza della vasca da bagno è stata pazzesca. Era profonda due metri e mezzo e, mentre io galleggiavo in superficie, il ragazzo degli effetti speciali era sotto di me in muta da sub. Wes batteva sul fianco della vasca quando voleva che alzasse l’artiglio di Freddy in mezzo alle mie gambe. Ancora oggi, fare il bagno mi terrorizza.
(Il presente frammento è tratto da The Guardian, 23 settembre 2019. L’autore è Thomas Hobbs. La traduzione è di Annamaria Martinolli)

Nightmare

Romeo + Giulietta (1996)

Scena della piscina: Dopo aver costruito la piscina a Città del Messico, dove il cast e la troupe si erano accampati, Baz Luhrmann aveva poco tempo a disposizione per le riprese, visto che Claire Danes frequentava ancora la scuola e poteva lavorare solo per un numero limitato di ore. Per il ruolo di Giulietta, l’attrice indossava anche una parrucca, il che significava che bisognava realizzare uno speciale toupet “acquatico” in modo che reagisse come i capelli naturali e non come una spugna di follicoli. Entrambe le limitazioni comportavano che appena Claire Danes cadeva in acqua, la produzione avesse solo un’ora per filmare lei e Leonardo Di Caprio bagnati. Per Baz Luhrmann, la pressione ha solo aggiunto un brivido alla realizzazione della scena, creando quella chimica esplosiva che emerge dallo schermo quando si guarda il film: “Ecco perché penso che la scena abbia una tale vitalità. Anche solo stando uno accanto all’altro, c’è una sorta di vibrazione – perché si percepisce che dobbiamo viverlo e farlo. Non ci sono seconde possibilità. L’acqua aggiunge un ambiente da cui risulta essenziale il fatto che non è il toccare la cosa più importante – fino al momento in cui si toccano”.
(Il presente frammento è tratto da Total Film, luglio 2021. L’autrice è Jane Crowther. La traduzione è di Annamaria Martinolli)

Romeo + Giulietta

Pet Sematary (2019)

Girare il film presentava ovviamente alcune sfide dal lato pratico. Mai lavorare con i bambini e gli animali, dice il detto. Realizzare un film tratto da Pet Sematary non comporta solo di lavorare con i gatti, ma anche con bambini che interpretano una bambina di otto anni e un bambino di tre. Oltre a dare ai componenti più giovani del cast tutto il tempo e lo spazio di cui avevano bisogno, i registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer si sono affidati ad altre strategie: “Abbiamo scoperto che avere mamma e papà il più vicino possibile era davvero d’aiuto, al punto che abbiamo nascosto i genitori all’interno delle scene. C’è una scena in particolare, ambientata in macchina, in cui il bambino è sul sedile posteriore. È felice come una pasqua perché sotto i suoi piedi c’è la mamma, ben nascosta. Non la si vede. Ma se riusciste a guardare sotto l’inquadratura, eccola là!”.
Per quanto riguarda i gatti: il protagonista Jason Clarke ha dichiarato di essere stato ripetutamente morso. Ma i registi, che hanno entrambi dei gatti, li difendono: “Non credo che Jason abbia un gatto”, ride Kölsch. “Quando ce l’hai, capisci che ti morde di continuo. Di solito, lo fa per gioco. I miei gatti mi mordono sempre la mano, credo pensino si tratti di uno di quei giocattoli di gomma”.
Pet SemataryLa nuova versione di Pet Sematary prevede un cambiamento di trama non da poco rispetto all’originale. Nel romanzo di Stephen King è il figlio di tre anni, Gage, a essere investito dal camion per poi venire sepolto nel cimitero indiano e quindi resuscitare. In questo film, è la figlia di otto anni, Ellie. Il produttore Lorenzo di Bonaventura spiega: “I motivi di una scelta di questo tipo sono diversi. Speravamo di poter tenere nascosto il colpo di scena, ma quelli del marketing ci hanno detto che dovevamo farlo capire già nel trailer! Ho sempre trovato un po’ stupida l’idea di un bambino di tre anni che corre di qua e di là con uno scalpello in mano. Il mio primo pensiero è stato: come convinciamo un bambino di tre anni a fare fisicamente quello che vogliamo? Intendo: c’era un problema di credibilità legato al pericolo che effettivamente poteva rappresentare. L’altro motivo riguarda le conseguenze che può determinare il resuscitare un bambino più eloquente. Quando si tratta di affrontare tematiche più complesse, un bambino più grande è in grado di dialogare. Un bambino più grande capisce quello di cui stai parlando. Quindi un essere umano più sviluppato ci permetteva di scavare più a fondo nella tematica della morte e in quello che implica la domanda: “Cosa dovrebbe fare un genitore?”.
(Il presente frammento è tratto da SFX Magazine, maggio 2019. L’autore è Ian Berriman. La traduzione è di Annamaria Martinolli)

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