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Cinema

Denkraum: una favola distopica

Denkraum: una favola distopica

Alex è un programmatore-hacker, osserva i movimenti della sua ex ragazza Alice dai monitor sulla scrivania e, per combattere la frustrazione dell’abbandono, si concentra sullo sviluppo di un social network, il Denkraum, che aiuti le persone a confrontarsi su paure e sogni-incubi, ma il progetto si rivelerà allucinatorio e pericoloso, e le conseguenze tragiche e grottesche.

Denkraum (un fotogramma)L’idea di fare un film nasce per me da queste due esigenze principali: esprimere la mia visione della contemporaneità e la mia visione del cinema nella contemporaneità. Esigenza di raccontare la generazione dei social network in una favola distopica sullo scansionamento delle interazioni tra le persone nei monitor. L’assenza di privacy, il controllo dei nostri dati sensibili, il linguaggio nell’era della messaggistica istantanea e degli smartphone, la caccia alle streghe degli haters, il cyberbullismo, le manifestazioni pubbliche e consensuali dell’odio, le fake news complottistiche, l’isolamento dei giovani di questa generazione, il fenomeno dell’hikikomori.

Il progetto del protagonista Alex prende il nome di Denkraum, spazio del  ragionamento in tedesco, da qui anche il titolo del film. Per Aby Warburg la creazione artistica intesa come atto fondativo della creazione della civiltà e come strumento di orientamento dell’uomo nel mondo è data dalla relazione che l’uomo instaura con il mondo esterno. Questa relazione è mediata dalla distanza, dallo spazio del ragionamento, il Denkraum. Warburg scrive che l’ansia e le fobie richiedono distanza e riflessione, distacco; le cause possono essere comprese solo grazie al distacco e al ragionamento. Sostiene che la tecnologia abbia distrutto il Denkraum e indebolito la spiritualità degli uomini. Se vivesse ai nostri giorni sarebbe terrorizzato dagli sviluppi della comunicazione. Lo stesso Warburg sostiene che i suoi ragionamenti siano le confessioni di un incurabile schizoide, dati i suoi ricoveri negli ospedali psichiatrici.

Denkraum (un fotogramma)

Nel film Denkraum analizzo gli stati allucinatori e di alterazione della realtà derivanti dall’uso smodato e incontrollato di questi strumenti in soggetti psicotici. Il social network, il web, i messaggi istantanei, impediscono una concreta meditazione creativa. L’invenzione di Alex si pone in contraddizione con l’uso tipico di questi mezzi di comunicazione, ribalta la visione del reale nella sua ossessione schizofrenico/paranoide, per la sostanziale analogia che proponeva Gilles Deleuze con l’atto creativo. Il social network di Alex rappresenta una sorta di mappatura dell’inconscio, della psiche e delle paure. È il lato oscuro di un social network, tutto quello che viene nascosto da un’interfaccia che si pone come maschera edulcorante da un lato e che sfocia nella violenza del cyberbullismo dall’altro lato.

Il protagonista Alex lascia volontariamente intendere allo spettatore che il suo lavoro di smembramento di corpi è un’operazione che si attua tramite le scelte dello sguardo, il serial killer è qui metafora dell’artista che dirige i giochi in maniera crudele.

Il racconto diviene quindi un’esperienza kafkiana nel contemporaneo. Denkraum è un thriller dalle tinte noir, un divertissement cinematografico che gioca con i generi e sperimenta un linguaggio di “errori programmati”, una fruizione aperta e libera ai percorsi d’indagine interattiva con lo spettatore.

La pellicola ha vinto quattro premi al Creation International Film Festival 2020: miglior regista esordiente, miglior film sci-fi, miglior sound design, migliori vfx.

Denkraum (un fotogramma)

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