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Scrittura

L’influenza della tecnologia sulle nostre vite
Dottor David Skrbina

L’influenza della tecnologia sulle nostre vite

Intervista al Dottor David Skrbina

Il seguente testo è la trascrizione dell’intervista da me effettuata in data 13 giugno 2022 al Dottor David Skrbina, professore di filosofia presso l’Università di Helsinki. Oltre ai vari campi coperti dai suoi studi e dalle sue ricerche, negli anni si è concentrato sulla filosofia della tecnologia, sviluppando un approccio critico verso le varie innovazioni tecnologiche.

David SkrbinaSaverio Mazza (SM) Abbiamo in linea il Dr. Skrbina, filosofo, professore di filosofia con trascorsi di insegnamento all’Università del Michigan e attualmente impiegato presso l’Università di Helsinki.
Il Dr. Skrbina ha sostenuto uno scambio epistolare con il Dr. Theodore John Kaczynski, tristemente noto con il nome di Unabomber, il quale prima di diventare, come è stato definito “l’uomo più ricercato d’America”, è stato una sorta di ragazzo prodigio, conseguendo una laurea in matematica presso l’Università di Harvard per poi insegnare a Berkeley. Durante le mie ricerche sul caso del Dr. Kaczynski, sono entrato in contatto con il lavoro del Dr. Skrbina.
Quindi, Dr. Skrbina, com’è iniziato il suo percorso durante il quale ha cominciato ad analizzare in quali modi la tecnologia influenza la nostra vita di tutti i giorni?

David Skrbina (DS) La cosa è iniziata molto tempo fa, quando ero uno studente all’Università del Michigan, e seguivo corsi scientifici, studiando fisica, informatica e matematica tra le altre cose. Ero piuttosto erudito in quegli ambiti, affinavo le mie conoscenze in ambito tecnologico capendo, ad esempio, come funzionano i computer. Ho sempre avuto, fin dai primi studi, un occhio di riguardo in merito a come la tecnologia si ripercuote sulle nostre vite, come modifica l’ambiente.
Tra i miei professori c’era Henryk Skolimowski, un filosofo in ambito ambientale oltre ad essere critico nei confronti della tecnologia. Iniziammo vari incontri durante i quali discutevamo, confrontandoci su varie tematiche. Venni indirizzato verso altri lavori e ricerche di persone a loro volta critiche a proposito del progresso tecno-industriale, come Jacques Ellul, sociologo e teologo francese, la cui opera La tecnica. Rischio del secolo rappresenta un testo fondamentale. Questa serie di avvenimenti mi ha portato ad analizzare in maniera critica i vari ambiti scientifici, molto prima del caso Unabomber, si tratta di gran parte della mia vita e della mia carriera professionale.

SM Come studente, come ha appena detto, stava studiando discipline scientifiche, ed è quanto sto tentando di fare a mia volta negli ultimi anni.
Se ci si guarda intorno, a mio parere, la tecnologia è diffusa ovunque, e non appena cerco di discutere a tal proposito, mi sento dire di non volere le comodità, di voler rinnegare la modernità quasi io volessi tornare al medioevo. Naturalmente non si tratta di niente del genere.
Ricordo di averle inviato una mail tempo fa, dove le chiedevo quanto fosse stata determinante la tecnologia sul modo in cui ci siamo approcciati alla pandemia causata dal Covid-19. Adesso, a quanto pare, ne stiamo uscendo.
Come definirebbe i due anni di emergenza sanitaria in quanto essere umano e in quanto filosofo?

DS In merito alla pandemia, credo fosse un evento piuttosto prevedibile. Credo di poter dire che la pandemia è stata interamente un problema tecnologico perché, pur non conoscendo, ad oggi, l’origine effettiva del virus – può essersi generato in natura, così come potrebbe essere stato progettato in laboratorio, studiato e strutturato artificialmente – un virus di questo tipo difficilmente avrebbe potuto diffondersi in mancanza di stati densamente popolati e metropoli congestionate a livello urbano – la Cina è un esempio perfetto – e queste condizioni sono dovute a sviluppi di tipo tecnologico in ambito medico, alimentare, ecc… Inoltre, il virus è dilagato grazie anche allo spostamento di un gran numero di persone con l’ausilio del trasporto aereo, prima ancora di potersi capacitare di cosa stesse accadendo. Quindi ritengo la pandemia ascrivibile a fattori tecnologici, senza i quali non credo si sarebbe sviluppata come poi ha fatto.

Pandemia

SM Una cosa su cui ho riflettuto durante le mie ricerche è la reazione della gente durante la pandemia. Quando in Italia sono state introdotte le restrizioni attraverso le quali ci siamo trovati praticamente chiusi dentro casa, il mio primo impulso è stato di voler trovare un modo per non trovarmi chiuso in una stanza come fossi in prigione. Al contrario, molte persone intorno a me, hanno accettato le limitazioni imposte, chiedendo per quale motivo io mi stessi lamentando, quando pur restando in casa, si poteva guardare la televisione, utilizzare internet, la telefonia cellulare ecc…
Dal suo punto di vista, quanto la popolazione odierna appare passiva e docile al giorno d’oggi da poter accettare la sistematica sospensione delle proprie libertà individuali?

DS È curioso il modo in cui l’avanzamento tecnologico ha svolto un ruolo fondamentale affinché si creassero le condizioni che hanno portato alla pandemia e allo stesso tempo il sistema tecno-industriale ha tratto vantaggio dalla situazione che ha contribuito a creare. È stato possibile continuare a svolgere gran parte delle proprie attività usuali, si è potuto lavorare da casa, è stata introdotta la didattica a distanza, la programmazione cinematografica si è spostata in rete. L’infrastruttura tecnologica ha beneficiato di una situazione emergenziale alla cui creazione ha contribuito grandemente. Credo tu abbia ragione in riferimento alla passività delle persone. Ritengo molto strano il modo in cui le persone considerino del tutto normale aver seguito senza battere ciglio le disposizioni governative, come se fosse naturale starsene in casa tutto il giorno a guardare la televisione o navigare in rete. Ovviamente tutto ciò è dannoso fisicamente e psicologicamente, ma mentre un tale stato di cose è nocivo a livello umano, risulta allettante per il comparto tecno-industriale.

SM Sì. La faccenda è a dir poco assurda.
Ricordo stralci della corrispondenza tra lei e il Dr. Kaczynski, in particolare un passaggio in cui accennavate a come, ipoteticamente, un evento potesse minare le fondamenta del sistema tecnologico, come ad esempio una pandemia, e se tale circostanza potesse creare i presupposti necessari per poter sferrare un attacco alla società odierna, le cui basi avrebbero potuto vacillare in una situazione caotica.
Diciamo che tale situazione si è verificata, ma il comparto tecnologico è rimasto praticamente inalterato.

DS Sembra quasi fatto di proposito.

SM Sì, anche se poi, parlando in questi termini si viene accusati di essere fanatici convinti dell’esistenza di un complotto globale, ma no, credo si tratti soltanto di un utilizzo della logica.
Parlando delle reazioni umane in questa fase, diciamo, post pandemica, mi domandavo se adesso le persone siano spaventate dal mondo naturale, in quanto parte della narrativa relativa al virus, almeno durante i primi mesi del 2020, si è basata sul postulato secondo cui la malattia possa essersi sviluppata in natura, e adesso, forse, i popoli tendono a considerare la natura come qualcosa di pericoloso, come se l’ambiente non fosse altro che un contenitore di virus e minacce varie pronte a mettere a repentaglio la vita umana.

DS Si tratta di un ulteriore modo attraverso il quale il sistema tecnologico cerca di mescolare le carte in tavola. L’alternativa effettiva alla società tecnologica è rappresentata dalla natura, ma facendo credere a quest’ultima come ad un pericolo, le persone potrebbero allontanarsi ancora di più dai contesti naturalistici.

Tecnologia

SM Dovrebbe essere abbastanza semplice da capire, e sono sicuro che molte persone se ne rendano conto. Posso far riferimento alla situazione italiana, per quanto io possa saperne, forse in passato era diverso, ma non mi sembra di riscontrare molti pareri critici e scettici a proposito dell’avanzamento tecnologico. Molti si lamentano, ma a livello pratico non viene fatto poi molto. Tentare di modificare le dinamiche del proprio tempo, oltre a non garantire il raggiungimento di quanto ci si possa prefissare, richiede rinunce e sacrifici.

DS Penso tu abbia ragione quando dici che ci sono poche voci critiche nei confronti del sistema tecno-industriale, in particolare per quanto riguarda il mondo accademico o quello culturale. La cosa buffa è che durante gli anni Settanta e Ottanta, quando la società era organizzata in maniera più semplice, ovvero non c’era la telefonia cellulare, l’informatica non era diffusa a macchia d’olio come oggi ecc…, una certa opposizione alle storture del progresso tecnologico era maggiormente diffusa. Oggi che la morsa della tecnologia è evidente, sembrano esserci pochissimi individui con una visione critica di come la tecnologia stia modificando enormemente il mondo in cui viviamo, sembra incredibile, ma è così. Di questo ho parlato in modo dettagliato nel mio libro The Metaphysics of Technology pubblicato nel 2015, analizzando quanto, al giorno d’oggi, le posizioni critiche in relazione al comparto tecno-industriale, siano blande e in netta minoranza.

SM Alcuni conoscenti, alcuni amici, sono professionalmente attivi in campo accademico, e attraverso le mie ricerche, mi sono detto che potrebbe essere interessante e stimolante fare riferimento a lavori, ad analisi oggettive in merito all’avanzamento tecnologico, così da avere pareri critici a riguardo. Non mi è sembrato che la mia proposta abbia incontrato l’approvazione di molti, come se ormai qualsiasi sia la strada intrapresa dal progresso, questa sembri inarrestabile e così dev’essere e non è possibile fare niente. Capisco anche, a fronte delle dimensioni dell’attuale sistema tecnologico, quanto ci si possa sentire impotenti. Quindi sembra una causa persa.

DS Dipende da cosa s’intende per causa persa, e dipende da quali potranno essere i risvolti di un avanzamento tecnologico senza freni. Se una parte della popolazione ritiene il progresso positivo a prescindere o comunque neutro, non credo ci si possa preoccupare delle conseguenze. Se invece credono ci possano essere risvolti negativi – e i dati odierni propendono su questo versante – allora non ci sarebbe molto da perdere se alla fine il risultato comporterà un disastro dopo l’altro; si potrebbero verificare pandemie molto peggiori e maggiormente devastanti di quanto lo sia stata la pandemia da Covid-19, attacchi terroristici, robot senzienti, droni killer, e potrebbe trattarsi di scenari plausibili da qui a dieci o vent’anni, comportando, forse, la fine della vita umana e di altri complessi organismi viventi. Non avendo niente da perdere, tanto vale reagire e tentare.

Drone

SM Lei è una delle poche voci autorevoli in grado di muovere critiche strutturate e fondate al sistema tecnologico. Essendo il suo pensiero in ambito accademico piuttosto raro, ha mai riscontrato ostilità nei suoi confronti in quell’ambiente a causa delle sue idee?

DS Buona domanda. Direi di no, non ho mai percepito ostilità a causa delle mie idee. Ho insegnato all’Università del Michigan per quindici anni, lasciando la mia posizione qualche anno fa per passare all’Università di Helsinki dove insegno tuttora. Nelle facoltà dove ho insegnato ed insegno ci sono persone con idee simili alle mie le quali, e parlo degli studenti in particolare, non avevano fatto ricerche approfondite così da avallare le proprie posizioni critiche in ambito tecnologico. Il corpo studentesco di entrambi gli atenei si è dimostrato molto interessato e ricettivo ad accogliere una voce antagonista.

SM Bene, mi pare una gran cosa l’aver trovato altre persone desiderose di approfondire lo sviluppo di un approccio critico.
Da qualche mese è disponibile l’edizione italiana del libro del Dr. Kaczynski Schiavitù tecnologica. Non so bene per quale motivo, la versione tradotta in italiano non contiene l’introduzione da lei scritta.
Vorrei leggere le prime righe in cui lei dice : “ La tecnologia ci circonda su tutti i fronti, ci avvolge e probabilmente ci soffoca. Determina o struttura qualsiasi dinamica delle nostre azioni quotidiane – come viviamo, dormiamo, mangiamo, come raggiungiamo il luogo di lavoro, come lavoriamo e dove lavoriamo, come ci divertiamo, come gestiamo l’apparato governativo, come conduciamo le nostre guerre. Le considerazioni tecnologiche dettano cosa possiamo o non possiamo fare, come lo facciamo, e di frequente anche perché lo facciamo. La tecnologia e i suoi effetti diretti sono nella nostra aria, nella nostra acqua, nel paesaggio intorno a noi, e nei nostri corpi. Nelle nazioni sviluppate del Ventunesimo secolo, per tutti gli scopi pratici, non c’è scampo ai suoi effetti pervasivi”.
Non ricordo a quando risale questo passaggio.

DS La prima edizione venne stampata nel 2008, mi pare.

Metaphysics of Technology SM Bene, adesso nel 2022, si sente come una sorta di moderno Nostradamus?

DS Mi sento come uno che pare avesse ragione. Mi auguro sempre di essere accorto e di portare avanti la ragione in quello che scrivo. Quell’introduzione risale a quasi quindici anni fa, e mi pare che la situazione sia rimasta esattamente come la descrissi, anzi, direi che è peggiorata. Lo stesso vale per il manifesto redatto dal Dr. Kaczynksi, scritto ancor prima, all’inizio degli anni Novanta, molto prima della telefonia cellulare, del massiccio accesso alla rete, della posta elettronica, e quegli scritti sono rilevanti ancora oggi. Sembra piuttosto semplice notare come la situazione stia peggiorando e quante poche appaiano le opzioni a nostra disposizione per potersi opporre.

SM Vorrei poter pensare ad un gran numero di persone che ascolteranno e leggeranno quest’intervista, e credo nessuno possa dire di non trovare queste tematiche interessanti.

DS Le cose di cui stiamo parlando credo siano cruciali e mi pare impossibile non affrontarle, o pensarle come questioni di poca importanza.
Vorrei aggiungere alcune cose, ovvero alcuni libri che potrebbero risultare utili alle persone interessate, come Schiavitù tecnologica di Theodore John Kaczynski, due miei libri, The Metaphysics of Technology e Confronting Technology, una raccolta di saggi critici ad opera di alcuni filosofi del passato, molto istruttivo per farsi un’idea di come questi pensatori affrontavano il tema della tecnologia in altri contesti storici. Inoltre c’è un gruppo in Michigan, formatosi recentemente e di cui fanno parte alcuni miei ex studenti, chiamato Anti-tech collective, uno dei pochi siti presenti in rete effettivamente critico nei confronti della tecnologia, uno spazio dove confrontarsi, consultare materiale e fare ricerca.

Anti-tech collective

SM Come nel mio caso, attraverso ricerche e studi personali sono riuscito a mettermi in contatto con lei. Avevo in mente di condurre questa intervista da un po’ e così l’ho proposta ad un web magazine italiano e la redazione si è detta molto interessata alla cosa.

DS Mi fa piacere

SM Grazie mille Dr. Skrbina, grazie del suo tempo.

DS Grazie a lei.

Bibliografia:
Jacques Ellul, La tecnica. Rischio del secolo, Giuffré, Milano, 1969 (La technique ou l’enjeu du siècle, Paris: Armand Colin, 1954).
Theodore John Kaczynski, Schiavitù Tecnologica, Ortica Editrice, Aprilia, 2022 (Technological Slavery: Feral House, 2010).
David Skrbina, The Metaphysics of Technology, Routledge, 2014.
David Skrbina, Confronting Technology, Creative Fire Press, 2020.

Sitografia:
https://www.davidskrbina.com/
https://www.antitechcollective.com/

Commenti

2 commenti a “L’influenza della tecnologia sulle nostre vite”

  1. Complimenti per l’articolo pubblicato. Un argomento così interessante, importante e complesso sviluppato dal giornalista SM in maniera semplice ed efficace.Le sue domande chiare e puntuali ci hanno fornito una delucidazione fondamentale del pensiero del Dr.Skrbina, non facilmente recuperabile in Italia. Doppi complimenti per la ricerca e il lavoro svolto da SM e per la scelta di pubblicare un articolo che sensibilizzi il tema trattato :”Dove ci porterà l’avanzamento assoluto della tecnologia?” a Fucinemute, grazie ancora.

    Di Sonia | 25 Giugno 2022, 23:22
    • Articolo fantastico,argomento molto interessante e giornalista eccellente, complimenti per il grandissimo lavoro svolto con intervista e traduzione. Degno di nota. Grazie redazione Fucinemute.

      Di Jenny | 31 Agosto 2022, 14:14

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