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Sanremo anche no

Sanremo anche no

Good OmensIl presente articolo non è una cosa seria (come direbbe Pirandello) e sarà spesso corredato di quelle parentetiche tanto odiate da Umberto Eco (digressioni, digressioni, un sacco di digressioni).

Parliamo del 73° Festival di Sanremo, anzi no, non parliamone subito perché non lo sto guardando. Mi sono organizzata per sostituirlo ogni sera con la serie Good Omens tratta da un romanzo fantasy anni Novanta di Terry Pratchett e Neil Gaiman. È un vero godimento, anche perché mi ha ricordato che c’è ancora chi realizza prodotti televisivi di qualità con attori di un certo livello (la voce di Dio, in originale, è del premio Oscar Frances McDormand, per dire) e soprattutto non incentrati su poliziotti, investigatori, medici, profiler, giudici, avvocati e tutta una categoria di gente con problemi seri (secondo gli sceneggiatori italiani).

Torniamo a Sanremo. Non vederlo mi ha permesso di mantenere un insolito equilibrio mentale per il periodo. Poi, cedendo alla curiosità come chi parla bene e razzola male, sono andata su YouTube e l’equilibrio l’ho perso di nuovo.
Quarto anno di fila che siamo nelle mani di Amadeus. Un ottimo professionista e bravo conduttore, per carità, ma leggermente affetto da disturbo dell’abbandono da parte di mamma Rai. La malattia lo colse alcuni anni fa quando, dopo aver ceduto alle lusinghe di Mediaset che gli offrì un megacontratto, si ritrovò col sedere per terra e lontano dagli schermi televisivi. Rientrato dalla porta di servizio (imitando Amanda Lear al Tale e quale show dell’amico Carlo Conti) ha bruciato di nuovo le tappe e adesso, nel timore di vedersi sfilare un’altra volta il trono che ha faticato a riconquistarsi, accetta con convinzione di presentare tutto lui: I soliti ignoti, la serata di Capodanno, la lotteria della Befana, Sanremo Giovani e Sanremo Trash (sì, lo so che non si chiama così, ma concedetemi la licenza poetica). Il risultato è che dopo tre anni a Sanremo (periodo dopo il quale, normalmente, ogni direttore artistico sente l’esigenza di tirarsi indietro) lui continua a stare lì, bello, sorridente e convinto che l’eccessiva esposizione mediatica non gli brucerà le ali come Icaro e che potrà andare avanti col vento in poppa (e cerca di farlo capire anche a moglie e figlio strategicamente piazzati in prima fila durante ogni serata. Ma il ragazzo a scuola ci va o gode di una licenza Sanremo?). La realtà è ben diversa, e infatti la trasmissione ha perso pesantemente colpi malgrado gli ascolti che hanno mandato il conduttore in brodo di giuggiole (ascolti alti non è sinonimo di “alta qualità” e “cultura”, anzi di solito significa “spazzatura” di cui il pubblico si accontenta in mancanza di altre offerte e perché è troppo stanco per stare lì a fare zapping quando già sa che gli altri non ci provano neanche a fare concorrenza).

AmadeusI primi tempi, Amadeus puntò giustamente sulla presenza di Fiorello, altro grande artista che ne ha passate di sue ma ha capito come va presa la vita e ora è in grado di gestire con umorismo qualsiasi situazione e di improvvisare senza problemi. Quest’anno, tuttavia, lo showman non era sul palco e così Amadeus è stato costretto a rispolverare il sempreverde Gianni Morandi: umile, simpatico, dinamico nonostante una certa età e amato praticamente da tutti (dalla pensionata novantenne alla bimbetta duenne). Solo che Morandi non sarebbe dovuto stare a Sanremo per organizzare un coretto karaoke delle sue canzoni ma per fare il co-conduttore e contribuire a introdurre piacevolmente gli altri cantanti. Così non è stato poiché ciao-mamma-Rai-guarda-come-mi-diverto Amadeus ha ben pensato di farsi prendere un po’ troppo la mano dimenticando che il Festival dovrebbe essere incentrato sulle canzoni degli altri e non l’occasione per assistere al concerto di vecchie glorie della musica italiana che tanto hanno dato, tanto hanno avuto e sarebbe ora che stessero a casa a godersi i nipoti lasciando spazio alle nuove generazioni (e togliendosi dalle scatole perché rimanere aggrappati al proprio ruolo fino a un secondo prima di esalare l’ultimo respiro non è da persone intelligenti). Quindi, quando alla presenza quotidiana di Morandi è seguita quella occasionale di Massimo Ranieri, Al Bano (che ultimamente è come il prezzemolo e ci manca solo di vederlo gorgheggiare nella pubblicità dello sturalavandini) e tutto uno stuolo di gente ancora impegnata a riemergere dal letargo che messa insieme raggiunge l’età di Matusalemme, lo spettatore ha avuto la consapevolezza di non stare assistendo al Festival di Sanremo ma a una riedizione di Una rotonda sul mare, programma Fininvest dei primi anni Novanta in cui si esibivano i cantanti del passato (e in cui tra l’altro c’erano Massimo Boldi e Teo Teocoli che almeno facevano ridere).

Boldi-Teocoli

Anche lato “donne sul palco dell’Ariston” non c’è stato nulla di cui stupirsi, almeno per la scelta caduta su Chiara Ferragni (Amadeus la inseguiva da anni, ma onestamente sarebbe stato meglio se non l’avesse raggiunta). Fa l’influencer e guadagna milioni riprendendo anche i capricci dei figli, e fin qui niente da dire, ogni donna è libera di scegliere cosa fare nella vita. Tuttavia, per quanto riguarda Sanremo, c’è qualcosa che non quadra. Una donna come lei, per arrivare dove è lei, deve essere per forza un’imprenditrice-squalo altrimenti gli altri se la sarebbero già mangiata in due bocconi. Ne consegue che forse un tempo è stata una ragazzina insicura (come da monologo) ma ora è una donna che sa quello che fa. Allora perché durante tutta la prima serata pareva di vedere una quindicenne totalmente incapace di gestire le proprie emozioni? È scesa dalle scale traballando, scuoteva il cartoncino con i nomi dei cantanti come fosse un frullatore, aveva un tono di voce che neanche una bambina delle elementari intenta a recitare Peter Pan (Francesca Fagnani, nella seconda serata, ringraziando il cielo ha ripreso in mano la situazione). No, non mi si venga a dire che era nervosa. Una che ha rischiato che l’ex socio in affari le mandasse tutto a carte quarantotto un secondo prima di partorire non si fa prendere dal panico perché sta a Sanremo, anzi, non gliene importa un fico di Sanremo ma solo dei soldi che le farà guadagnare. Diamo quindi per scontato che sia una brava attrice, e aspettiamoci di vederla prossimamente in qualche fiction con un titolo del tipo Una su mille ce la fa (con il beneplacito di Morandi).

Parliamo finalmente dei cantanti (sì, dai, che anche se Amadeus ha fatto di tutto per farci capire che lo scopo del Festival non è questo, loro comunque ci sono). Siccome sono ventotto, mi soffermerò solo su quelli che mi hanno lasciato un certo segno, positivo o negativo, ché fin qui ho già tediato tutti abbastanza.

Rosa ChemicalRosa Chemical: se avessi quindici anni, urlerei: “Lo adoro!”. Non ho più quindici anni, però la sua canzone me la canticchierò dalla mattina alla sera per i prossimi quattro mesi. Divertente, non banale, con quell’incipit molto teatrale che non guasta. Uno stile decisamente suo che non va a imitazione e che non punta all’eccesso sfrenato.
Articolo 31: dopo anni il duo si è riformato e la cosa fa certamente piacere, però a scrivere e comporre la canzone si sono messi in parecchi, tra cui Grido, degli ex Gemelli diversi e fratello di J-Ax, e Daniele Silvestri. Troppa gente per un testo che vuole essere qualcosa di più del solito divertimento scanzonato ma finisce per raggiungere il suo scopo solo in parte.
Mr. Rain: artista interessante, canzone gradevole. Coretto di bambini un po’ troppo sdolcinato per i miei gusti visto che quando vedo un bimbo sul palco penso subito a un tentativo di accattivarsi il pubblico. Riascoltando attentamente il brano, però, mi vien da pensare che i bambini ospedalizzati vi leggeranno un messaggio per trovare la forza di continuare a lottare, il che non è poco.
Anna Oxa: voce splendida come sempre, ma al primo ascolto non sono riuscita a capire una sola parola di quello che stava cantando. Poi, concentrandomi, ho tradotto. Mi hanno già detto che devo farmi vedere da un bravo otorino, ma non sono sicura che basterà.
Marco Mengoni: indubbio talento. Ogni volta che esce una sua canzone diventa una hit, anche se magari il video non ne rende bene le sfumature (vedesi quello della recente Ma stasera). Non ha bisogno di Sanremo. Già si sa che appena salito sul palco finirà tra i primi tre perché arriva dritto al cuore di tutti i romanticoni e le romanticone d’Italia. Purtroppo per lui, io non sono così romantica.
Madame: tra i giovani è una delle artiste più originali. Non so come faccia a pronunciare tutte quelle parole senza mai prendere fiato. Voce particolarissima, merita di essere ulteriormente valorizzata.
Paola & Chiara: dopo dieci anni passati a vivere dei diritti d’autore delle canzoni precedenti, hanno riformato il duo, con canzone e movimenti scenici che richiamano il loro ex repertorio. Sono sempre loro, ma più vecchie. Chi ama il genere sarà contento.
Elodie: è un’artista che per il momento si attiene alle disposizioni che le vengono date, sia lato look che repertorio (della serie dimmi cosa devo cantare e indossare, e io lo faccio). Non sono ancora riuscita a capire quale sia la sua vera personalità.
Modà: niente di nuovo sotto il sole. Sono un inno al restare sempre uguali a se stessi e avranno un ottimo riscontro, soprattutto tra quelli che d’abitudine gli riempivano gli stadi.
LevanteLevante: ecco, lei decisamente non è mai uguale a se stessa.
Ultimo: non l’ho mai apprezzato quanto forse merita. Mi dà l’idea di un artista che ha un’autostima alta ma poi non è neanche capace di accompagnare la canzone con una gestualità appropriata (battiti pure le tempie quanto ti pare, non è bucandoti la fronte che mi comunicherai le tue emozioni). Da un certo punto in poi sforza terribilmente la voce, e anche quello non servirebbe.
Gianluca Grignani: già vederlo risalire sul palco come artista in gara è una vittoria. Si può dire quello che si vuole, è un poeta, deve solo ritrovare la forza di esprimersi come lui sa fare.
Cugini di Campagna: me li sono risparmiati. Per favore, abbiate pietà di me.
Colapesce e Dimartino: dopo Musica leggerissima hanno sentito l’esigenza di tornare sul luogo del delitto (amo Agatha Christie, concedetemelo). Sono bravi, in perfetta sintonia e il palco se lo mangiano. Non mi conquistano completamente, e infatti non mi era successo neanche con la canzone di cui sopra di cui però mi piaceva il balletto totalmente privo di senso.
Lazza: è giovane e ne ha di strada da fare, però sul palco ha dimostrato un’educazione e un rispetto per il lavoro degli altri che ho visto raramente.
Shari: voce alla Joss Stone. È agli inizi della carriera, diamole il tempo di maturare (anche grazie al supporto di Elisa).
Ultimo suggerimento: poiché a Sanremo il monologo ormai va tanto di moda, soprattutto se interpretato da gente che non ha la benché minima idea di cosa sia un monologo, invito il prossimo direttore artistico (che ovviamente sarà Amadeus) a chiamare un membro dell’orchestra o del coro in modo che possano illuminarci su tutti i capricci che sono costretti a sopportare nelle serate sanremesi, e durante le settimane di prove, da parte di conduttori e cantanti esaltati.

Video di Bob Sinclar (che riprende il Pinocchio di Fiorenzo Carpi), completamente fuori contesto e che serve solo a suggerire un ottimo futuro utilizzo di quelle benedette scale del Festival di Sanremo (la canzone in sé potrebbe anche fungere da monologo contro lo sfruttamento delle donne, e temo che qualcuno mi prenderà pure sul serio):

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