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Omnia

Satyricon

O che non vi sembra che i nostri oratori abbiano in corpo
Le Furie stesse? Sentiteli lì che blaterano: “Queste ferite
le ho ricevute per la comune libertà!”.
Satyricon, Petronio Arbitro

Allora, faccio il punto sulla televisione politica – il punto mio, poco più d’un punto a croce, beninteso: non la verità -. Nulla più d’un “flatus vocis” (sic!), come mi dice un’amica infervorata e un po’ alternativa che urla addosso alle mie perplessità la sua rabbia e il livore per la Destra montante, di cui tanto “ha paura”, che vorrebbe sconfitta ad ogni costo, in ogni modo, magari appendendo tutti per i piedi.

Più volte mi sono espresso in considerazioni disperate riguardanti l’essenza stessa della televisione, dell’attuale servizio pubblico RAI, della qualità delle emittenti Mediaset e dei suoi telegiornali, con i distinguo che obiettivamente vanno fatti tra la televisione commerciale (che nel caso di Mediaset è anche pubblica, con i cortocircuiti democratici e costituzionali che ne derivano essendo questa in mano ad un potentissimo uomo politico pur momentaneamente all’opposizione) e la televisione pubblica (la RAI, che è anche, orribilmente, pesantissimamente commerciale e lottizzata, e che pure ci costringe ad un canone annuale obbligatorio più del viaggio alla Mecca per il musulmano). Nondimeno farò questa volta.

Dopo la puntata di “Satyricon” di Daniele Luttazzi, dedicata al tentativo dell’affossamento politico (e umano) del capo dell’opposizione Berlusconi Silvio da Arcore, le polemiche si sono sprecate. Dico la mia, che tanto non conta un cazzo, soprattutto in un paese dove ormai si assiste giornalmente alla gazzarra e all’insulto tra potenti, alla calunnia programmatica e all’affossamento delle regole democratiche più basilari, con l’uomo qualunque e perbene che assiste tanto esterrefatto quanto lontano.

Mi pare di poter dire che uno come Marco Travaglio, che si spaccia per giornalista e che trasuda lercio rampantismo di fronda da tutti i pori, andrebbe portato ad esempio come fautore d’un giornalismo da dimenticare. È uno che in mano non ha nulla, che le indagini non le fa e non le ha fatte mai, che strumentalizza i morti riandando ad un’intervista del 1992 concessa da Paolo Borsellino a Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi: tutto questo, temo, per il proprio losco tornaconto editoriale. Travaglio, nel sostenere col suo continuo, imperturbabile lavoro d’insinuazione che certe indagini siano state abbandonate dallo Stato, mai portate a termine, è uno che dubita dell’intera magistratura siciliana, che certe indagini invece le fa e le ha fatte, a rischio sempre della pellaccia (così come si è fatto a Caltanissetta, e si sta facendo ancora a Palermo, anche sul conto del forzista Marcello Dell’Utri). È uno che va in televisione a suggerire che tal Cavalier Berlusconi è di fatto il mandante dell’omicidio Borsellino, e prima ancora, di quello Falcone, e dell’attentato a Costanzo nel ‘91, e magari che pure è l’uomo nero della cupola, il figlio di Sam, il fischiamorto, l’orco, ecc.. Roba da far venir l’orticaria, per la quale il Cavaliere s’è naturalmente indignato (vorrei ben vedere), ha fatto una gran baruffa, telefonando adirato a Santoro, durante il “Raggio verde” costruito ad hoc attorno alla precedente puntata di “Satyricon” per discutere del caso politico-televisivo del momento.

Su Santoro, dicevo, mi sono espresso già: personalmente il suo stile inquisitorio e sarcastico, astuto e sfrontato, a momenti quello del capetto, del sanculotto che vuol tranciare in bocca le parole a chi, chiamato in causa dalla sua trasmissione, replica indignato e protesta veementemente – quasi la televisione fosse roba sua, di Santoro – fa vomitare. La televisione di Santoro è orribile. Come tutta la televisione delle accuse e delle insinuazioni senza contraddittorio. Come quella di Fede, grottesca e insopportabile, ma assai più leggera proprio perché profondamente, involontariamente comica e meschina.

Trovo incredibile che si permetta a chicchessia, in una televisione pubblica, in un paese democratico, d’accusare chiunque di cose terrificanti quali quelle evocate da Travaglio, e poi subliminalmente ribadite dall’inedita accoppiata Santoro/Di Pietro, senza che in mano si abbia il benché minimo straccio di prove (qui non c’entra Berlusconi: se fossi stato io ad esser chiamato così pesantemente in causa, avrei chiesto soddisfazione alle sei del mattino del giorno dopo, magari con la sciabola in mano e i testimoni, tutti davanti alle Carmelitane Scalze come un tempo). Peraltro, è notizia recentissima, la Procura di Caltanissetta ha mandato definitivamente assolto Berlusconi e Dell’Utri per certi sbandieratissimi, supposti reati di collusione con apparati mafiosi. Aspettiamo Palermo, ora, ma solo per Dell’Utri. Certo le ombre non sono poche… anche quelle che tutto vada a finire come per Andreotti.

L’ex presidente dell’Antimafia (dal 1996 al 2000) Ottaviano Del Turco, si sa, difese Berlusconi da quelle accuse. Oggi aggiunge: “Non c’è niente di nuovo, non ci sono rivelazioni. Su quegli episodi ci sono state decine e decine di interpellanze, interrogazioni e testimonianze raccolte in Tribunale. E se Giancarlo Caselli e nessun altro dei pubblici ministeri che si sono occupati per anni di stragi ha ritenuto di mandare un avviso di garanzia a Berlusconi, non è possibile che questo compito sia conferito a un certo Luttazzi.”. Credo nemmeno a Travaglio, o a Santoro, o alla gente, di cui nelle trasmissioni televisive ci si arroga la rappresentanza.

Di Pietro, che oggi è un politico, chiede a gran voce che Berlusconi denunci la provenienza di certi soldi… Boh?! A suo tempo, Di Pietro fornì spiegazioni assai arzigogolate di certi soldi ricevuti in prestito, d’una Mercedes e altro. Credo però che né lui, né Berlusconi debbano spiegare niente a noi, o a me in particolare. Spieghino invece alla magistratura, agli organi competenti di polizia: non alla televisione, né a Santoro o a Luttazzi, né alla politica degna del più bieco avanspettacolo, o a Pinco Pallo Travaglio o Petronio Arbitro Luttazzi. Alla magistratura, almeno fin quando si sta in una democrazia. Qualora invece si stia nella repubblica delle banane, si renda edotti Santoro (proprietario della RAI), Travaglio (detective affermato dell’ultima ora), Luttazzi (che vorrebbe spacciarci per satira ciò che è chiaramente denuncia, e attacco politico), e Di Pietro (Presidente del Consiglio, Capo della Magistratura, tutt’assieme via!) di tutti i movimenti bancari di Berlusconi. Tutti quanti, sin da quando gli hanno regalato il primo libretto al portatore. E già che ci siamo, dato che per certe cose stiamo davvero nel paese delle banane, si consenta pure al Cavaliere (come hanno fatto gli anni di governo marca Ulivo nel nostro paese) di tenersi tre televisioni tutte sue, anzi di comprarsene altre quattro o cinque. Che è roba, per l’appunto, degna del mitico Stato Libero di Bananas.

Di Pietro è un magistrato che ha deciso di fare politica. Il che basta ormai ad autorizzarlo a sentirsi investito ancora dei poteri del Pubblico Ministero, a chiedere spiegazioni, provenienze, ecc.: di questo passo stiamo freschi, è evidente. Nessuno mai si è sognato, negli USA, di chiedere spiegazione della provenienza di ricchezze enormi come ad esempio quelle che hanno fatto la storia di dinastie d’incredibile potere politico (vagamente cesaropapista), come i Bush, o i Kennedy. Se Berlusconi s’infuria, ricorderei a Veltroni (uomo, guarda caso, kennediano, di humour tutt’altro che pronto e pungente) che qualche tempo fa un certo Massimo D’Alema – per tornare sul “diritto alla satira”, vessillo sbandierato ultimamente in una difesa tanto improbabile quanto strumentale degli eroici Luttazzi e Travaglio – querelò Forattini per una vignetta, chiedendo due miliardi di danni.

Sergio Romano, nel suo editoriale di sabato 17 marzo sul “Corriere della sera”, intitolato “Una domanda al Cavaliere”, scrive con ovvio riferimento al procedere delle strategie elettorali del Centro-Sinistra (del Centro-Destra, e del Centro-Centro): “Hanno dimostrato che circola da noi una concezione della giustizia secondo cui un uomo sospettato di mafia non deve soltanto difendersi in tribunale (dove peraltro nulla è stato accertato a suo carico); deve “confessare” pubblicamente l’origine dei suoi successi e le fonti della sua ricchezza”. Piero Ostellino, in “Quella sinistra malata, intollerante per paura” (sempre sul “Corriere della sera” di sabato) alza un grido indirizzato a tutti i fautori dello spargimento di veleni politici televisivi: “Per amor di Dio, fermatevi, fin che siete ancora in tempo”, e cita i colleghi della carta stampata, ad iniziare da “Repubblica”, dove Giuseppe D’Avanzo scrive: “La politica faccia il suo mestiere, e fino in fondo, senza invocare supplenze nella satira dopo averle cercate nella giustizia”. Massimo Granellini, invece, de “La Stampa” ha scritto: “Il Luttazzi che insinua la mafiosità di Berlusconi e si stende a stuoino davanti a quelli della propria parte politica incarna il modello dell’intellettualino ulivista che crede di essere in missione per conto di Dio”. Si potrebbe andare avanti, oltre lo stesso Ostellino, ma non diamoci pena.

La televisione è probabilmente lo specchio d’una realtà politica nazionale assai deprimente. Montanelli, ribadendo il suo essere di Destra, dice di votare a Sinistra. A tali bisticci, a tali salti mortali siamo ormai, evidentemente, costretti. Credo, purtroppo, che la realtà, la campagna elettorale, la politica la faccia pesantemente la televisione. In buona sostanza, che vinca la Destra o la Sinistra, vincono certi potentati economici, non Rutelli o Berlusconi. Eventualmente proprio Berlusconi, in quanto proprietario di Mediaset, e imprenditore di peso, proprietario d’uno di quei potentati. La prova, poi, che la televisione fa la realtà, sta proprio nei due candidati primi che ne sono precisa espressione: uno le televisioni le possiede e con le televisioni due sole espressioni del volto (il sorriso prestampato o il broncio incazzato, talvolta filtrati dalla calza sulla telecamera, come è noto); l’altro sarebbe un’ottima star delle sitcom o delle telenovelas della domenica. Peccato non ci pensi. Che so: Rutelli a “Vivere”, o a “Cento vetrine”, nella parte dello sciupafemmine che te la racconta.

Nemmeno ai programmi dei due schieramenti nessuno sembra pensare più. Si parla, si scrive, si dibatte di Luttazzi, dei soldi, dei toni della politica e della satira, delle dimissioni nel Cda della RAI, delle posizioni del Garante, e della TV stessa. I gentiluomini non ci sono più: rimangono i Teletubbies della politica. Come volevasi dimostrare, in un paese che qualche problemino ce l’ha ancora.

Un saluto, in difesa della satira vera (quella lontana dal Potere, sia pure questo di Sinistra). Vota Listone Balasso e il Tronchetto della Felicità! Vota Antonio (non Di Pietro).

Quando regna il denaro, che mai può far la legge?
Ahimè, nessuno la povertà protegge!
Perfino il parco Cinico dalla vuota bisaccia
Spesso la verità la vende a braccia.
Come in bottega pubblica il giudizio vien dato
E l’equestre giuria firma il mercato

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