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Fumetto

Alan Moore incontra Nietzsche

Batman, the killing Joke

Immagine articolo Fucine MuteAlan Moore è tra gli sceneggiatori più conosciuti a livello mondiale, grazie ad opere come V for Vendetta, Watchmen, il suo ciclo di Swamp Thing e From Hell, solo per citare alcune delle tante. Moore ha cambiato radicalmente il modo di scrivere i fumetti, introducendo elementi magici e filosofici nelle proprie storie e “mettendo i supereroi a confronto con le loro (super) umane miserie” (Ade Capone).
Friedrich Wilhelm Nietzsche è uno dei filosofi più criptici, discussi e innovativi. Tra i suoi libri che maggiormente influenzarono il pensiero europeo di fine ‘800 ed inizio ‘900 ricordiamo Al di là del bene e del male, Così parlò Zarathustra, Umano troppo umano, la gaia scienza e l’anticristo. I suoi testi costituiscono una critica al modello di vita ed ai valori borghesi, e alle costruzioni metafisiche di stampo religioso, etico e morale allo scopo di promuovere l’idea di un uomo nuovo capace di accettare con gaiezza la mancanza di riferimenti dell’esistenza.
Bruce Wayne è un comune uomo d’affari che ha giurato guerra al crimine dopo l’assassinio dei suoi genitori quand’era bambino. Tutte le notti indossa il proprio costume da uomo-pipistrello e, anche se privo di superpoteri, solo il suo nome basta a far tremare i malviventi di Gotham City: Batman.   

The killing Joke è una delle storie più intense e drammatiche del cavaliere oscuro creato da Bob Kane. Batman, il commissario Gordon e sua figlia Barbara saranno trascinati in un vortice di sofferenza e follia senza precedenti nella lunga carriera dell’uomo pipistrello.
Il sipario si apre con la pioggia battente sull’Arkham Asylum di Gotham City, il manicomio criminale che da anni cerca di trattenere tra le sue mura con scarso successo le metafore del male. Due-facce, il pinguino, Killer croc, poison Ivy e tanti altri letali supercriminali attendono, rinchiusi nelle loro celle umide e buie, l’occasione di evadere per ritornare a seminare il panico nella metropoli. La leggendaria sagoma della batmobile si staglia nella notte fermandosi all’ingresso dell’istituto. La sequenza è breve, ma intensa. I gesti animati dei poliziotti e del commissario Gordon ci fanno comprendere che la presenza di Batman ha delle connotazioni drammatiche. Il cavaliere oscuro entra nell’istituto con passo deciso facendosi strada fino alla cella del suo acerrimo rivale: il Joker. Dietro lo sguardo impenetrabile dell’uomo pipistrello si cela il doloroso ricordo della morte di Jason Todd, il secondo Robin, assassinato proprio dal giullare del crimine. L’uomo, dal viso bianco e dai capelli verdi non nota neanche la presenza del visitatore e continua con calma il suo solitario. Il dialogo che nascerà lascia intendere al lettore che non si tratterà del solito scontro tra supereroe e supercriminale, ma tra due sistemi di valori.

Già nelle prime cinque pagine viene mostrata la crisi di un sistema: il penitenziario ha perso la funzione correzionale e diviene un ultimo debole baluardo di protezione per i cittadini “normali”; L’eroe, simbolo della giustizia e della lotta all’oppressione, comincia a veder vacillare i propri principi, perché ormai sa che la lotta con il Joker si consumerà nel sangue, ma vuole concedersi un ultimo vano tentativo per capire il mostro che lui stesso ha creato (come ci mostrerà sapientemente Moore in una serie di Flash-back) una maledetta notte di tanti anni prima.
Ben presto, però, Batman scoprirà che la muta figura intenta a giocare a carte non è il suo rivale, ma uno scagnozzo camuffato. Il folle è evaso e la rabbia acceca Il cavaliere oscuro che aggredisce violentemente l’uomo che ha davanti.

A questo punto la scena passa al nemico: il Joker acquista un parco giochi fatiscente segnando l’inizio del proprio delirante spettacolo. Alan Moore ci regala un’interpretazione del principale antagonista di Batman inquietante e nichilista, letale e sarcastica che si radica nel ricordo di un passato disgraziato. Dai frammenti evocati riemerge la figura di un comico fallito ed il suo tentativo di concedere una vita migliore alla propria famiglia con una rapina.

Immagine articolo Fucine Mute

È la storia di un uomo che viveva in un appartamento miserabile con la moglie Jeannie, ormai vicina a partorire il loro primo figlio; dopo l’ennesimo provino mancato si lasciò convincere da due malviventi a tentare un colpo in una fabbrica di carte da gioco. Il suo compito consisteva nel guidarli attraverso l’impianto chimico dove aveva lavorato per un periodo, in modo da giungere sul retro della fabbrica. Sua moglie morì il giorno prima della rapina mentre provava uno scaldapappa elettrico. Un destino ironico e beffardo che gettò nella disperazione il povero disgraziato. Questi tentò lo stesso il colpo travestendosi con un cappuccio rosso, ma Batman e la polizia intervennero in tempo per fermare lui ed i suoi complici, costringendoli alla fuga. Il giovane vedovo terrorizzato inciampò e scivolò in una vasca di prodotti chimici venendone fuori con il volto sfigurato. Il veleno del male ha corroborato l’anima del Joker donandogli la dignità della follia; perso ogni riferimento, ogni fiducia nei valori della società, egli riesce a ridere dell’insensatezza di ciò che gli è accaduto. Appare subito ovvio che, con queste premesse, dietro i gesti che animano nel presente il criminale ci sia un proposito di vendetta, ma in realtà nell’ombra di quella mente malata si cela un pensiero più profondo che sta tessendo una tela raffinata in preparazione all’inevitabile scontro finale.

Il primo atto si svolge nel domicilio del commissario Gordon. L’anziano poliziotto e la figlia Barbara conversano ignari, fino a che questa non avverte il campanello suonare. La ragazza apre la porta e in un attimo la tranquillità del suo mondo va in frantumi. Il Joker le spara nel ventre di fronte allo sguardo attonito del padre. Per Gordon è solo l’inizio di una lunga e tormentosa tortura.
Mentre gli sgherri del Joker atterrano il commissario, Barbara chiede sofferente “perché fai queste cose?” E nella risposta “ho qualcosa da dimostrare” diviene chiaro che la funzione dell’insana violenza è esprimere un messaggio. Facendo del male a coloro ai quali vuol far sentire per primi il proprio potere il Joker fa sì che s’interroghino sulla sua causa.

Nel secondo atto Batman raggiunge Barbara in ospedale. La donna non potrà più servirsi delle gambe, ma la disperazione non le impedisce di avvinghiarsi al supereroe supplicandolo di salvare il padre prigioniero del Joker. Il cavaliere oscuro inizia la ricerca che, al principio, si rivelerà infruttuosa.

Nel frattempo Gordon è sottoposto alle sevizie del suo sorridente carnefice che gli propone senza tregua le immagini della figlia stesa a terra inanime ed insanguinata. Il commissario grida disperato il nome della figlia, credendola morta. Il Joker finora ha mosso la folla traducendosi nell’attore di se stesso, in qualcosa di grottescamente chiaro al fine di presentare le proprie tesi. Nel riferimento al “passato imperfetto, il giardino delle delizie con i profumi dell’infanzia e i neon pulsanti della pubertà”, appare chiara l’immagine di un mondo idilliaco con delle basi sicure su cui poggiarsi per condurre una vita serena, un’età felice in cui non si affaccia ancora quel “ricordo che un attimo dopo porta in qualche posto freddo e nero pieno di ombre ambigue e attaccaticce che speravi dimenticate, ma possiamo vivere senza ricordi? È su di essi che si basa la ragione. Se non possiamo affrontarli neghiamo la ragione stessa a cui siamo contrattualmente legati”. L’affacciarsi alla nostra coscienza della totale mancanza di senso della vita avviene per gradi, finche la misura non è colma. Ma non siamo legati alla ragione da “clausole di responsabilità, (…) così, quando ti accorgi che la tua mente viaggia su binari angosciosi, diretti verso i posti del tuo passato dove l’urlo della tua anima è insopportabile, ricordati che c’è sempre la follia, la follia è l’uscita d’emergenza” Questo elogio della follia ci fa comprendere come l’uomo dopo aver sentito l’odore della putrefazione divina ed aver visto le rovine degli incrollabili pilastri delle proprie certezze adesso si trova di fronte ad un bivio “devi semplicemente fare un passo fuori e chiudere la porta e tutte le cose che sono accadute, tu puoi sigillarle per sempre”. L’intento è “farci riflettere sulla vita e sulle sue casuali ingiustizie”.

Immagine articolo Fucine Mute

La scena passa nuovamente al cavaliere oscuro che riceve un invito al parco giochi del Joker. Paradossalmente questi vuole essere trovato. Nel contempo il giullare del crimine getta nel ridicolo Gordon di fronte a degli “scherzi di natura” (splendida la citazione da “Freaks” di Tod Browning). “Signore e signori! Ne avete letto sui giornali! Adesso rabbrividite mentre vi mostro dal vero il più raro, il più sconvolgente, il più tragico fra gli errori di madre Natura! L’uomo Medio!” Siamo giunti al momento cruciale, la critica al sistema del gregge: Pur se fisicamente non ha nulla d’interessante, sarete sorpresi notando ne il deformato sistema di valori! Notate l’odiosamente integrato senso della centralità dell’uomo, la deforme coscienza sociale dai piedi di piombo e il contorto senso della speranza. (…) ma ancor più repellenti sono il suo fragile senso dell’ordine e la sua salute mentale. Se appena si esercita un po’ di pressione sopra… saltano!” Il Joker ride del tentativo di mettersi al riparo delle tempeste dell’esistenza, mostrando come la più alta forma di nobiltà sia possedere una qualche follia. Immagine articolo Fucine MuteEgli mostra i segni della corruzione e dell’autunno di un debole popolo che egli stesso contribuisce a mettere in profonda crisi e per questo si colloca fra i primi esemplari degli individui, cioè dei diffusori del verbo dell’oltreuomo. Egli diviene quindi un portatore del seme del futuro, un autore della colonizzazione spirituale.”
Il debole uomo medio, invece come vive, chiederete voi? Come può sopravvive nel mondo crudele e irrazionale di oggi? Non molto bene è la triste risposta. Di fronte all’inevitabile fatto che l’esistenza umana è pazza, casuale e senza scopo, a uno su otto di loro saltano i nervi: ne consegue la perdita irreparabile del cosiddetto ben dell’intelletto. Come condannarli? In un mondo psicotico come questo… qualsiasi altra risposta sarebbe pura follia!” E in questo frangente si colloca la distinzione tra nichilismo attivo e nichilismo passivo: comprendere l’assoluta mancanza di riferimenti getta getta l’uomo nella confusione più totale. “È come il folle che nel chiarore del mattino, accendeva la lampada andava al mercato e gridava incessantemente: cerco Dio! Cerco Dio! (…) In che direzione ci muoviamo noi adesso?(…) Lontani da ogni sole? (…) Esistono ancora un sotto e un sopra? Non vaghiamo forse in un nulla infinito? (Aforisma 125,Gaia Scienza, nda).
Il Joker non si dispera di fronte alle chiese, ormai monumenti funebri di Dio, ma è capace di vivere nell’assoluta assenza di valori universali e metafisici e diviene creatore di un proprio credo individuale. Il suo è un nichilismo attivo, un’accettazione gioiosa dell’assoluta mancanza di senso e dell’assurdità della vita. Il suo nichilismo non si limita a negare l’esistenza di valori oggettivi, di un ordine intrinseco nel mondo, ma crea, in una manifestazione di volontà di potenza, nuovi personali valori, dando senso alla realtà. Egli ci palesa che l’errore della società (gregge, massa, specie inferiore) è l’aver disimparato la modestia gonfiando i propri bisogni fino a farne valori cosmici e metafisici.

A questo punto Batman entra in scena e porta in salvo Gordon che con sguardo grave dice: “Lo voglio dentro… e lo voglio secondo la legge (…) dobbiamo fargli vedere che il nostro sistema funziona!” Appare quasi incredibile la forza di volontà del commissario che con queste parole resta aggrappato al flebile concetto sociale di giustizia. Ma il Joker ha orchestrato tutto sin nei minimi dettagli proprio per il suo storico rivale. L’intento è convertire Batman al suo credo. E nella casa orrori inizia il confronto: “Non mi importa se mi catturi e mi riporti in manicomio. Gordon è diventato pazzo e ho dimostrato che non c’è differenza tra me e gli altri (…) basta un brutto giorno per ridurre l’uomo più equilibrato alla pazzia. Ecco quanto sono lontano, io, dal mondo normale. Solo un giorno!” Basta poco, quindi, secondo il Joker, perché ognuno di noi possa perdere ogni punto di riferimento. “Anche tu hai avuto un brutto giorno una volta, vero? (…) Altrimenti perché ti vestiresti come un sorcio volante? ” Al di là della battuta, ciò che vuol far capire a Batman è che loro due sono facce speculari di un’identica medaglia, ma l’uomo pipistrello “deve continuare a far finta che la vita abbia un senso, che c’è una qualche buona ragione per cui lottare”, mentre il Joker “è diventato matto quando ha visto che razza di oscura barzelletta era il mondo” e il suo tono assume quasi le vesti di una supplica quando spiega al proprio nemico che “è tutta una barzelletta! Qualsiasi valore per cui uno possa combattere… è tutta una mostruosa, gigantesca gag! Perché non puoi vederne il lato buffo? Perché non ridi?”
Ma il cavaliere oscuro, infrangendo uno specchio atterra il Joker e, finalmente, risponde: “Detto fra noi, ho parlato con il commissario Gordon prima di venirti a prendere, e sta bene. (…) Forse la gente comune non da sempre fuori di matto, forse non c’è bisogno di strisciare sotto un sasso come i vermi, di fronte ad un problema”.

Immagine articolo Fucine MuteCon questa storia Moore ha (volontariamente o no) realizzato una delle più intelligenti critiche alla filosofia dell’ubermensch (l’oltreuomo N.d.R.) definendo la follia come una comoda uscita d’emergenza o un sasso sotto cui strisciano i vermi di fronte ad un problema. Il rifiuto dei valori che da secoli fondano la nostra società assumendone di nuovi personali non costituirebbe più la nascita di un oltreuomo capace di ergersi al di sopra del gregge, ma assumerebbe i connotati di un atto di vigliaccheria quando si pone il grave problema di una riforma della società che, invece, andrebbe affrontato da presupposti intersoggettivi e non prettamente singolari. In questa chiave di lettura la rinascita di un sistema chiaramente malato verrebbe sì promossa da pochi, ma questi “eroi” non lo ripudiano e cercano di motivare la comunità nel tentativo di realizzare il sogno di un mondo migliore. All’oltreuomo si contrappone quindi il supereroe nella misura in cui egli divenga, come Batman, custode e medicina del vecchio sistema malato, prendendo atto dei suoi limiti e conducendo una lotta fisica e psicologica esasperante contro il cancro dell’irrazionalità nel tentativo di aiutare i deboli, il “gregge”, per far comprendere loro che c’è ancora speranza. Per questo il cavaliere oscuro non uccide l’avversario, ma attende l’arrivo della polizia per assicurarlo alla giustizia.
È da sottolineare però che, essendo il sistema minato nel profondo delle sue fondamenta, la possibilità di migliorarlo appare pura utopia e il senso della lotta per salvarlo si riduce nella lotta in sé. Il supereroe non cambierà l’essenza della realtà e l’effetto prodotto dai suoi atti d’altruismo corrisponde al tentativo di ripulire un oceano sporco di catrame con un colino. Egli però incarna la speranza in un futuro meno grigio e diviene un modello di integrità morale da seguire ed imitare.
In conclusione Oltreuomo e supereroe assumono una funzione simbolica. Essi forniscono due diverse critiche e due diverse soluzioni alla medesima società agonizzante.

Il finale, nel rispetto dell’ermetica filosofia Nietzschiana, è emblematico: Batman, dopo esser stato provato dal combattimento e dai dolorosi avvenimenti, ride con il Joker dopo che questi ha raccontato una barzelletta.
In quella comune risata possiamo forse percepire un primo disperato arrendersi del supereroe all’inevitabile e travolgente pazzia che infetta la società. Le certezze di un mondo sono state sgretolate con una lucida e sistematica follia e l’unico modo per non cedere alla disperazione è ridere di quella grottesca farsa che è la vita.
Questa storia segna l’inizio di una nuova era di lutti e pesanti sconfitte per l’uomo-pipistrello. Per quanto ancora riuscirà a rialzarsi il nostro eroe?

Bibliografia


Batman: the killing Joke di Alan Moore, Brian Bolland e John Higgins Supplemento al n’1 di Corto Maltese, Gennaio 1990


La Gaia Scienza, di Friedrich Wilheil Nietzsche, Newton e Compton ed. 1996


Protagonisti e testi della Filosofia, Volume D tomo 1, a cura di Giovanni Fornero, Paravia ed. 2000

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