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Fumetto

Emanuele Barison

Un nuovo volto per Diabolik

Immagine articolo Fucine MuteDagli esordi in Mondadori e Disney nei primi anni ’80, Emanuele Barison, pordenonese, classe ’63, ha fatto molta strada. Ha dato vita assieme a Toffolo e Toffanetti alla Scuola Fumetto il Gorilla Bianco a Pordenone. Ha creato il personaggio di Alex il Britanno insieme a Romeo Toffanetti, e ha pubblicato su il Messaggero dei Ragazzi dal ‘88 al ‘94. Per la Star Comics ha disegnato gli albi di Lazarus Ledd, ma il successo è arrivato dopo le collaborazioni con lo sceneggiatore francese François Corteggianni con cui ha pubblicato due serie di albi per le edizioni Soleil e Glenat tra cui la celebre Yakuza. Dal ‘99 collabora con la casa editrice Astorina disegnando le storie di Diabolik. Per il settore didattico Emanuele Barison, con lo scrittore Francesco Boni De Nobili, ha realizzato due libri L’Editto di Rotari e Quasar a Pratobello, per le edizioni Videa di Pordenone.

Valentino Sergi: (VS): Dopo Vampiri a Clerville si prospetta una nuova collaborazione con l’Astorina, collaborazione che si appoggia ad una tua lunga esperienza ancora in corso con il fumetto francese. Cosa puoi dirci dell’inizio di questo connubio?

Emanuele Barison (EB): Con Mario Gomboli ci siamo conosciuti proprio mentre lavoravo a Yakuza per le Ėdition du soleil. È stato un po’ il  trait d’union per entrare dalla porta principale dell’Astorina. A Mario è piaciuto il mio taglio delle immagini, le mie inquadrature molto cinematografiche e così mi è stata offerta l’opportunità di iniziare una collaborazione. Premetto che, purtroppo, io Diabolik non lo leggevo, perché mio padre me lo impediva. Ero più orientato al fumetto classico come Tex, Zagor, Tarzan, e simili, perché i miei genitori ritenevano che Diabolik fosse diseducativo, ma poi, come tutte le cose proibite, finii per cercarlo comunque.

VS: Facendo la felicità dei lettori di Diabolik. Il tuo lavoro però uscì dai consueti schemi grafici…

EB: Il mio primo lavoro per l’Astorina, (Vampiri a Clerville, ndr)  fu un albo di “rottura” proprio per il taglio cinematografico delle inquadrature, e per questo è stato molto discusso. Le mie scelte si discostano da quelle dei disegnatori classici, come il grande Zaniboni, ma con quel tipo d’impostazione non mi divertirei a disegnare. È anche vero che Mario mi ha dato molte indicazioni che hanno mitigato la mia visione iperrealista mutuata dalla scuola francese e compresi che Diabolik funziona proprio perché ha delle determinate caratteristiche di cui non si può non tener conto. In ogni caso il mio lavoro, l’unico che finora ho realizzato per Diabolik, nonostante uscisse dagli schemi canonici è talmente piaciuto a Mario che adesso ho la possibilità di prendere il posto di Zaniboni ed è stato bello avere anche l’approvazione di uno dei disegnatori storici di Diabolik, un grandissimo artista, e ciò non può che spingermi a fare del mio meglio.

VS: Come sei riuscito ad adattare il tuo stile allo schema classico di Diabolik e, nel contempo, a rinnovare quest’ultimo?

EB: Mi hanno lasciato libero di scegliere le inquadrature e di adottare stacchi “inconsueti” a patto che la scena alla fine funzionasse e risultasse comunicativa. Difatti, Mario mi dice sempre che è meglio prediligere la chiarezza della scena e del contesto quando devo scegliere l’inquadratura di una vignetta, per evitare di complicare la lettura con un disegno sì ben fatto o elaborato, ma che poi non rende bene nell’economia della storia. Per questo io cerco di mediare. Ad esempio, negli speciali vengono spesso inseriti dei flashback riferiti a episodi precedenti e allora io sposto il punto di osservazione fuori da una finestra oppure metto in primo piano un mozzicone di sigaretta o ancora pongo il balloon fuori campo e ciò, anche se non sembra, conferisce movimento alla scena. Ovviamente me la cavo bene anche nelle scene di statica, con le posture fisse e con piccoli accorgimenti come la terza di quinta vista da dietro e spostata leggermente in basso, non frontale come una foto-tessera, perché quando uno sta seduto e parla a qualcuno in piedi la visuale non può essere frontale. Questo e altri elementi sono stati mutuati dal cinema e i fumettisti li hanno adottati solo di recente. Io cerco di portare questa mia esperienza in Diabolik ed in particolare negli speciali che hanno dimensioni più ampie ed in cui si può sperimentare maggiormente, perché nel classico, dal formato piccolo, è più difficile, anche se è mia intenzione continuare su questa strada. Ovviamente lì il taglio delle vignette (due, o massimo tre per pagina), costringe ad un ritmo serrato nella sceneggiatura e nei dialoghi e spesso bisogna prediligere la chiarezza ad una scelta grafica particolare.

Immagine articolo Fucine Mute

VS: E questo ti mette in difficoltà?

EB: Guarda, io ho lavorato per la Disney, ho lavorato in Francia, e mi sono reso conto che Diabolik è molto difficile da disegnare, soprattutto se si ha voglia di osare, in particolare nelle scene di azione, perché bisogna saper riprodurre le Jaguar, le belle donne in movimento, ma è proprio questo che mi diverte. Tra l’altro io ho sempre disegnato e inchiostrato le storie, ma con Diabolik ho iniziato a realizzare soltanto le matite, ovviamente un buon disegnatore lo si vede dalla matita, la mia è pulita e questo facilita le cose all’inchiostratore. All’inizio questa scelta non mi esaltava, ma poi mi sono reso conto che se volevo realizzare 170 tavole l’anno quella era la soluzione migliore.

VS: Oltre a Diabolik, hai qualche altro progetto in corso d’opera? Puoi darci qualche anticipazione?

EB: Io sto continuando a lavorare per la Francia con Corteggiani e l’anno prossimo uscirà Orphea, realizzato per la Dargaud; un fumetto ambientato a Parigi, Torino e Praga con una trama oscura, gotica, un po’ come La nona porta, ma comunque ci sto lavorando con calma, perché al momento mi sto dedicando quasi interamente a Diabolik, e comunque, dato che per questi realizzo solo le matite, più avanti avrò anche il tempo per realizzare altre cose.

Commenti

Un commento a “Un nuovo volto per Diabolik”

  1. Io ho solo 10 anni e il mio fumetto preferito è diabolik.

    Di roby | 10 maggio 2012, 15:11

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