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Omnia

Bit for sale / Bid for free

Immagine editoriale Fucine MuteNel 1975, un poco più che ventenne Bill Gates disse: “Nel futuro vedo un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa”. Sarebbero dovuti trascorrere altri trent’anni almeno prima che questa profezia s’avverasse, né il Bill di cui sopra poteva presagire che ciò sarebbe accaduto più o meno in concomitanza con il suo congedo dalla guida della Big Corporation da egli fondata. Sta di fatto che messosi lui stesso in pensione da una parte, dall’altra parte centinaia di milioni di computer quelle scrivanie e quelle case stanno pur occupando, anche e sempre più per la gioia di chi – altro big: Steve Jobs – ha fatto la sua fortuna vendendo il contenitore (hardware, peraltro di ottima fattura, con l’inconfondibile mela rosicchiata, ad memoriam – così dicono – di tal Alan Touring, morto proprio per aver mangiato una mela avvelenata), piuttosto che il contenuto (software, senza il quale un sistema di elaborazione dell’informazione avrebbe ben poca ragion d’essere).

A riprova di come i tempi siano cambiati, e di quale tenore sia l’urgenza di una domanda sempre più in crescita, per altrettante offerte poi puntualmente presenti sul mercato, basti pensare a come si siano evolute le proposte commerciali di due enti così storicamente radicati nella cultura italiana dell’entertainment e dell’informazione: SIAE e RAI.

Immagine editoriale Fucine MuteLa prima ha capito, già dal lontano 2001, che il ruolo che era statutariamente chiamata a ricoprire, rispetto alla tutela dei diritti morali e di riproducibilità economica delle opere degli autori ed editori italiani, non poteva più restare confinato negli ambiti della radio o filodiffusione (o in quelli, fin’anche da sagra paesana, dell’esecuzione dal vivo di un’opera musicale, cinematografica, teatrale, letteraria), ma doveva gioco forza estendersi anche in quelli di una nuova rete trasmissiva, rappresentata allora da una Internet in rapida crescita e sempre più capillare diffusione; una rete capace di mettere a disposizione di milioni di utenti strumenti, anche raffinati, per la fruizione non mediata (leggasi: praticamente immediata e comunque non intermediata) di contenuti audiovisivi o multimediali che dir si voglia.

Fu partorita allora una prima forma di “licenza sperimentale”, a dire il vero assi imprecisa tanto nella forma quanto nella sostanza, mentre oggi quella licenza di allora è si è affinata al punto tale che, con modalità per cui noi italiani siamo famosi in tutto il mondo, ovvero così burocraticamente pedisseque e notarilmente precise, non c’è un solo ambito in cui essa lasci al dubbio interpretativo la caratterizzazione definitoria di una qualsivoglia tipologia di trasmissione webcast. Sia che si tratti di canali monotematici senza possibilità d’interazione dell’ascoltatore con un palinsesto di cui egli risulti essere mero fruitore passivo, sia che si tratti di veri e propri streaming jukebox capaci di erogare anche migliaia di brani audio a semplice richiesta di altrettanti click, ciascuna specifica tipologia contrattuale possiede adesso un suo proprio costo di licenza e regole altrettanto ferree da seguire per un’implementazione dei servizi che sia effettivamente in linea con le regole definite.
Chi, insomma, poteva fino all’inizio del nuovo millennio trasmettere su web la propria musica preferita e, in una situazione di vacatio legis, farla ascoltare anche a terzi, senza incorrere in problemi normativi o ipotesi sanzionatorie di sorta, adesso non può più continuare a farlo, se non a titolo comunque oneroso (devono pagare anche le organizzazioni senza scopo di lucro o un semplice privato cittadino, pur’anche in assenza di attività commerciali connesse alla gestione della sua webradio casalinga).

Immagine editoriale Fucine MuteNon che gli americani se la passino meglio, tra RIAA (Recording Industry Association of America) ed i vari altri colossi del calibro di EMI, Sony BMG Music Entertainment, Universal Music Group e Warner Music Group; tutte realtà che a vario titolo hanno nel corso degli ultimi anni fatto chiudere i battenti a parecchie software house produttrici di client peer-to-peer per il cosiddetto ed ormai ben noto file sharing (Napster e Kazaa in primis)… Lì la situazione è ancora più drammaticamente protezionistica di quanto non sia dalle nostre parti, il che è tutto dire, se pensiamo a quanto sia facile, anche nell’Italia dei vari decreti Bersani per liberalizzazioni che ne son poi derivate in forme parziali se non del tutto disattese, aspettarsi in risposta attesa un manrovescio in pieno volto da parte dei potenti cui si pestano i calli (“copyright infringement!” hanno tuonato certi Studi legali a coloro che altro non hanno potuto fare se non porger anche l’altra guancia). Apro a questo punto una breve parentesi, quasi una sorta di interiezione da più classico inciso: il passato governo Berlusconi ha depenalizzato il falso in bilancio, salvo tuttavia aver introdotto la galera per chi masterizzava i DVD (e nuovamente la SIAE a cavalcare la nouvelle vague con altra tassa, sui DVD, per l’appunto, anche quelli vergini sui quali, ad esempio, il sottoscritto masterizza i backup dei suoi chilometrici editoriali, e non certo l’ultima produzione cinematografica targata Hollywood o Cinecittà).

La RAI, da parte sua, non paga delle campagne mediatiche cui sottopone milioni di italiani nei primi mesi di ogni anno, quando ricorda a ciascuno di essi che deve rinnovare il canone di abbonamento (o pagarne uno ex novo, magari solo sulla base del fatto che si presuppone ogni unità locativa percipiente un televisore, o pur’anche un video registratore con sintonizzatore televisivo)… la RAI, dicevo, adesso se ne esce fuori con la trovata geniale – altra cosa su cui il nostro italico popolo è maestro: trovare sempre e comunque il modo di tartassare se stesso con ulteriori e sempre rinnovati dazi o balzelli – di pretendere il pagamento del canone anche da parte chi possegga un contratto di connettività xDSL residenziale o semplicemente un PC.

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In buona sostanza, questo il ragionamento nei piani alti di viale Mazzini: se hai Internet a casa allora puoi accedere alla programmazione televisiva che lo stesso portale RAI mette in tal senso a disposizione. E se Internet non varca la soglia del tuo uscio domestico, attraverso il doppino telefonico che più o meno tutti abbiamo, e pur tuttavia possiedi un PC, foss’anche portatile o sullo scassato andante, allora puoi certamente acquistare a poche decine di euro un decoder televisivo da collegare ad una qualche porta di quel computer, per poterti tranquillamente godere il fior fiore di programmi che altri comunque pagano perché l’antenna ricevente è in quel caso sopra un tetto, piuttosto che in prossimità di un piccì piccinino.

Alla Scalfari: tre asterischi per cambiar discorso (ma mica tanto).

* * *

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Anche quest’anno la terza edizione di “Catodica – Rassegna Internazionale di Videoarte” si è tenuta a Trieste il 23 gennaio 2008 con la proiezione, presso il Cinema/Teatro Miela di Trieste, di opere afferenti all’entourage artistico di importanti centri di ricerca e sperimentazione audio/visiva e gallerie d’arte contemporanea, anche internazionali. Senza ripetere in questa sede ciò che in altre è già stato scritto, ed invitandovi pertanto a prendere visione del programma curato da Maria Campitelli, mi preme qui ricordare la principale novità che ha caratterizzato l’evento culturale: il concerto da vivo di Murcof, al secolo Fernando Corona. Due riferimenti biografici, giusto per inquadrare il personaggio.

Fernando Corona nasce a Tijuana (Messico) nel 1970. Si laurea in Analisi dei Sistemi e Programmazione, sviluppando un interesse per la musica realizzata col computer. Per quanto si desume dalle interviste, possiede un’infarinatura di musica classica, poiché il padre era polistrumentista, e in più conosce la musica elettronica grazie alla scoperta di Jean Michel Jarre e del suo capolavoro Oxygen.
Nel 2002 pubblica “Martes” a nome Murcof, esplicitando sin da subito i propri intenti, ovverosia unire campionamenti di musica classica ai battiti sintetici della più recente elettronica. Nel 2003 si trasferisce in Europa, a Barcellona, dove pubblica una serie di tracce che in seguito verranno raccolte nell’album “Utopia”, che mostra il lato più vicino alla club culture di Corona, rintracciabile ora soprattutto nel suo progetto parallelo a Murcof, che ha deciso di chiamare “Terrestre”. L’album successivo, “Remembranza”, prosegue la strada della contaminazione, fondendo il suono degli archi con le parti digitali.

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“Cosmos”, uscito nel 2007, è il tentativo di Fernando Corona di incorporare i tratti distintivi del suo sound in un discorso più ampio e vicino alle avanguardie, sia quelle che hanno sperimentato con la classica sia quelle che hanno esplorato le nuove possibilità offerte dalla tecnologia. I media italiani, cartacei e non, scoprono Murcof (quando non trovano conferma delle loro impressioni passate) e gli dedicano grandissimo spazio, con approfondimenti e interviste. Corona, spesso associato alla dance, viene ora paragonato ad artisti quali Arvo Pärt e Ligeti. Le pulsazioni ritmiche, infatti, non sono più il centro di tutto: il loro ruolo è riconosciuto, ma “Cosmos” possiede un carattere meno immediato e più di ricerca.

Nel corso della sua carriera, Fernando Corona ha già curato alcune colonne sonore di film messicani, conscio di come la sua musica si presti a questa commistione di linguaggi. Poiché è a conoscenza dei limiti di un’esibizione live elettronica rispetto ad una rock, è naturale per lui accompagnare i propri concerti con le immagini: per questo instaura diverse collaborazioni con artisti visivi e vj. Nello specifico caso di Catodica, la performance sonora è stata accompagnata dalla “colonna visiva” del gruppo “xx+xy visuals“, composto dalla macedone Sladzana Bogeska e dal romano Giuseppe Pradella.

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Ebbene di quel concerto, che ha visto l’intero Teatro Miela gremito di persone – bello soprattutto il fatto che la loro età variasse dai quindici anni di quanti volevano l’autografo di Murcof ai settant’anni di coloro che, giunti per la videoarte, son poi anche rimasti, per tutta la seconda metà della serata, ad ascoltarsi il concerto per ritrovarsene in compagnia di ulteriore -, è esistita anche una versione trasmessa in diretta su Internet, per la gioia di quei più di 10.000 utenti unici che hanno potuto goderselo standosene tranquillamente seduti davanti al proprio computer.
Circa 400 persone dentro ed esattamente 10.728 persone “fuori”, collegate in diretta video da ben 114 paesi distinti, dall’estremo oriente di Cina, Sud Corea e Russia, fino all’America Latina (Messico, Ecuador, Bolivia, Paraguay, Guatemala e Nicaragua in primis), passando ovviamente dall’Europa e giungendo infine anche in paesi esotici quali Bermuda, Azerbaijan, Kazakhstan, Brunei Darussalam, Indonesia, Isole Cayman, Costa d’Avorio, Seychelles, Latvia, Malaysia.

Gratuito l’ingresso al teatro per i primi, parimenti gratuito l’accesso alla diretta per i secondi. Altro che biglietti di ingresso per entrare in un luogo fisico o carte di credito per poter accedere all’interno dell’area riservata di un sito Internet. Altro che SIAE e RAI: da queste parti siamo fermamente convinti che il denaro pubblico, quello concesso alla nostra associazione per l’organizzazione di questa terza edizione di Catodica, su iniziativa dell’assessorato regionale alla Cultura, da parte di Giunta e Consiglio del Friuli Venezia Giulia, pubblico sia anche e soprattutto nei termini in cui esso sia pubblicamente “redistribuito” a quella stessa collettività di cittadini che pagano le tasse e che hanno il diritto di prender parte ad un evento culturale che non costi loro nient’altro se non il tempo dedicato a godersi una serata tra amici, conoscenti e fors’anche in beata solitudine.

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Peraltro a breve prenderà via il progetto, sempre rivolto al popolo della rete, di costruzione di un sito Internet, interamente dedicato alla video arte e già fin d’ora raggiungibile all’indirizzo www.catodica.it, che accoglierà al suo interno gran parte delle opere proiettate nel corso delle tre passate edizioni di Catodica, consentendone una fruizione in video streaming servito ad altissima qualità e a disposizione di tutti coloro che, da ogni parte del mondo in cui sia presente una connessione alla rete, potranno non solo visionare quanto già trasmesso in passato ma anche prendere visione di ulteriori opere che in tal modo saranno rese disponibili via via che i singoli autori autorizzeranno la loro pubblicazione su web, già a partire dai prossimi giorni e fino a quando la prossima edizione di Catodica prenderà nuovamente luogo a Trieste.

Nella speranza che ciò non rimanga solo una mia precisa dichiarazione d’intenti, ma diventi anche una chiara volontà di prosecuzione con il passato da parte di quello che a breve sarà il nostro nuovo Consiglio regionale.

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