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Gotan Project, Tango 3.0

Gotan Project, Tango 3.0Nonostante assicurino di non avere avuto in principio nessuna ambizione commerciale nel realizzare il loro progetto più di una decade fa, risulta difficile credere che nei Gotan Project non ci fosse la consapevolezza di poter raggiungere un pubblico vasto attraverso il mix tra il popolare e accattivante tango argentino e la moderna musica dance/elettronica. Considerato il successo ottenuto in dieci anni di carriera, si direbbe che l’intuito – più o meno consapevole – del trio franco-argentino sia stato ampiamente premiato, favorendo, se possibile, la popolarità di entrambi i generi e avvicinandoli a un pubblico decisamente trasversale.

A ben guardare gli spettatori presenti lo scorso 14 maggio al Gran Teatro Geox di Padova – prima data italiana del tour mondiale che sta portando in giro la formazione dopo l’uscita dell’ultimo album Tango 3.0 – appare evidente come il gruppo sia riuscito a sfondare anche tra i non più giovanissimi, sicuramente poco avvezzi a certi beats, ma quasi sicuramente consumati ballerini delle milonghe di tutto il nord-est e oltre. Se poi siano stati i rodati tangueros ad avvicinarsi ai Gotan Project o questi ultimi ad attirare orde di neo-adepti del ballo argentino, non ci è dato sapere. Sta di fatto che, probabilmente, Cristoph Mueller e Philippe Cohen Solal, due dei fondatori e djs del gruppo, formatisi nelle discoteche di mezza Europa, forse qualche anno fa non si sarebbero aspettati di vedere attempate signore ballare scatenate in prima fila durante un loro live show.

Il fascino dei Gotan Project sta in una perfetta alchimia musicale, che ha reso possibile in tutto il mondo la vendita di milioni di copie dei loro tre album, un cofanetto, due live e alcuni remix, centinaia di concerti a livello planetario e non pochi tentativi di imitazione. Il tour di Tango 3.0, che in Italia toccherà anche Roma e Milano, serve alla band per mostrare l’allontanamento dai ritmi di Buenos Aires per avvicinarsi al blues e al folk della tradizione americana.

Gotan Project

Il concerto si apre con un classico del tango argentino, Cuesta Abajo di Carlos Gardel, e sul palco un quartetto composto dalla chitarra di Eduardo Makaroff (il terzo dei tre fondatori del gruppo nonché unico argentino), il pianoforte di Gustavo Beytelmann, il bandonéon del maestro Melingo, il violino e la tromba di Lini Cruz. Da dietro le quinte appare poi Cristina Villalonga, voce ufficiale del gruppo, che intona Epoca, successo tratto dal primo album La Revancha del Tango, e scalda subito il pubblico. Con l’entrata in scena dei due djs, la formazione è completa e l’inconfondibile sound del gruppo franco argentino prende forma per ritmare una magica serata.

Seguono alcuni brani tratti dall’ultimo disco, tra cui Tango Square – composta insieme al un mito del blues Dr. John – che esplora le radici blues e black del tango, e Rayuela, omaggio dei Gotan Project a Julio Cortàzar, autore dell’omonimo libro (in Italia tradotto come Il gioco del mondo), celebre per la sua struttura non lineare. Nel brano, il testo viene letto dallo stesso Cortàzar e corredato da un coro di bambini a mo’ di filastrocca. Nell’ultimo album sono numerosi i rimandi all’immaginario a stelle e strisce, come per esempio i riferimenti a film noir in bianco e nero degli anni ’40 del brano De hombre a hombre, dal vivo reso ancor più accattivante dal video di due donne che ballano un tango vestite con lo stesso abito sexy e la stessa acconciatura: quasi un sensuale gioco di specchi.

Gotan Project

A metà concerto la partecipazione si accende sulle note della coinvolgente La Gloria, singolo tratto da Tango 3.0 che vede il featuring di Victor Hugo Morales, commentatore sportivo argentino divenuto celebre a livello mondiale per aver accompagnato l’incredibile goal di Maradona all’Inghilterra nei mondiali di Mexico ’86 con un interminabile “Goooooooool!”, che nel brano si trasforma in un altrettanto lunghissimo e potentissimo “Gooooooooooo-tan!”. Qualcuno tenta di alzarsi in piedi e ballare, ma il pudore ha il sopravvento e alla fine il tentativo fallisce, purtroppo (è proprio il caso di dirlo), lasciando tutti sulle proprie sedie ad accontentarsi di muovere la testa con composto entusiasmo.

La prima parte del concerto termina con Panamericana, che riprende le atmosfere country folk del sud degli Stati Uniti, per poi ritornare nuovamente verso l’America Latina con un accenno conclusivo a Triptico, del primo album. Chitarra e bandonéon accennano furbescamente a Nel blu dipinto di blu e il pubblico non si lascia cogliere impreparato, cantando a squarciagola le parole del brano nazional-popolare di Domenico Modugno e chiudendo così momentaneamente il sipario.

Lo spettacolo non è ancora finito, però. La cantante, nel frattempo, ha provveduto a uno strepitoso cambio d’abito e i musicisti tornano sul palco. Ancora qualche pezzo, tra cui la famosissima Queremoz paz, che contiene un frammento del discorso di Che Guevara fatto davanti all’ONU il 12 dicembre 1964. Incitando il pubblico sulle note di Peligro, tutta la platea finalmente si alza avvicinandosi al palco e ballando gli ultimi tre brani tra cui Santa Maria, del 2001, e concludendo con Inmigrante dalla versione LP dell’album Tango 3.0, sulla nostalgia della propria terra lontana che gli stessi Gotan Project dedicano agli italiani immigrati in Argentina.

Gotan Project, Tango 3.0

Lo spettacolo nella sua interezza è un equilibrio perfetto tra musica, luci e immagini, curate dalla visual artist Prisca Lobjoy. Chi conosce e apprezza lo stile raffinato del gruppo in fatto di videoclip non rimane certamente deluso dal live show, durante il quale ogni brano è accompagnato dal commento visivo proiettato sul sipario alle spalle dei musicisti. I tre artisti fondatori giocano decisamente sulle somiglianze, salgono sul palco vestiti esattamente uguali e quasi non si distinguono l’uno dall’altro sotto i loro borsalini grigi. Quest’ambiguità è ripresa anche nei video proposti al pubblico, dove spesso i protagonisti sono coppie o terzetti identici nel look e nelle movenze, che creano un gioco di sdoppiamenti e rimandi tra presenza scenica e riferimenti virtuali. Ammiccano al tango ma senza la pretesa di offrire uno spettacolo di tango, coinvolgono con luci, sintetizzatori e altri ingegni elettronici ma senza correre il rischio rischio di ri-creare un dancefloor. Il filo rosso che tiene unite contaminazioni linguistiche e differenti generi durante tutto lo spettacolo è la sensualità: Cristoph, Philippe e Eduardo sembrano conoscere molto bene la materia viva alla quale attingono, vale a dire il tango, le radici della musica che li ha ispirati, che è malinconia, sensualità ed erotismo, vicinanza di corpi che ballano e che suscitano un’emozione particolare, la stessa di quelle figure umane, nude e seducenti, che si intrecciano, si curvano e si allungano componendo la parola “Gotan” sui riflettori ai piedi dei musicisti, riprendendo la copertina dell’album.

Insieme alla tradizione vi è però la scoperta di nuove frontiere (il 3.0 della tradizione musicale argentina mescolata appunto a sonorità blues, country e all’immancabile elettronica), perché, in linea con la definizione data della filosofia che sta dietro alla loro ultima creazione, la loro musica è “il pensiero triste che si balla”. Dando uno sguardo al parterre della serata, come dar loro torto?

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