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Fumetto

Walter Simonson

Fumetti col martello

Lorenzo Bertuzzi (LB): È vero che sta lavorando ad una nuova versione di Manhunter? Che cosa si ricorda della fortunatissima serie degli anni settanta che comparve come appendice alle storie di Batman su Detective Comics?

Walter Simonson (WS): Ciò che sto facendo non è proprio una versione moderna del Manhunter, la serie che creai assieme adArchie Goodwin. Si tratta di una nuova storia, che sarà inclusa in una ristampa della serie originale. Un paperback, con il materiale vecchio e quello nuovo, verrà pubblicato in giugno dalla DC Comics. Per quanto riguarda il lavoro sulla serie originale con Archie, quella fu una delle esperienze più valide a cui ho avuto modo di partecipare da quando lavoro nell’industria dei comics. Al tempo in cui lavoravo su quelle strisce, la cerchia degli appassionati non era strutturata così com’è adesso, ma allora ero un nuovo artista nel mondo dei fumetti, e la risposta alla serie nell’ambiente contribuì a costruire la mia reputazione professionale.

LB: Uno dei suoi primi lavori che mi è capitato di vedere è stata una storia di Batman (…). Era in bianco e nero, o almeno così venne pubblicata in Italia dalla Cenisio, ed era un’avventura in appendice alla serie regolare dedicata alla creatura di Bob Kane, a quel tempo gratificata dalle stupende ed inconfondibili matite di N. Adams. Allora avevo quattordici anni, e mi sembrava così strano vedere il cavaliere oscuro senza le sue orecchie puntute e con un’espressione molto inquietante, lontana anni luce dalla elegante figura a cui ero abituato… Ma quando, alcuni anni dopo, uscì “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”, mi ricordai di quello strano Batman che avevo visto anni prima. È solamente una mia impressione o ci sono delle similitudini tra le due interpretazioni grafiche? Quando disegnò questa storia, lei era una matricola in un mondo — come quello del fumetto americano — dove regnavano artisti del calibro di Adams, Infantino, Woods, Kirby, ecc. Ebbe dei problemi in questo tentativo di rivoluzionare l’aspetto grafico del personaggio? Quali furono le sue influenze per questo lavoro?

Immagine articolo Fucine MuteWS: Suppongo che si potrebbe sostenere che ci sono alcune lievi similarità fra il Batman che disegnai allora e il Dark Knight di Frank Miller, ma non so se Frank abbia mai visto la mia storia. È stato molto più probabilmente un caso di “analogia di pensiero” riguardo alle possibilità del personaggio. Il fatto è che entrambe le versioni sono piuttosto differenti dal solito Batman, così com’era disegnato al tempo in cui le storie uscirono. Naturalmente, le idee di Frank erano molto più sviluppate delle mie, costituiscono un “pacchetto” completo di storia e disegno. Avevo già disegnato Batman una volta nelle strisce di Manhunter, quando feci quella storia, e lì venni influenzato dalla versione di Neal. Penso ancora alla sua versione come a una delle più autentiche versioni “classiche” del personaggio di Batman.

La mia intenzione era quella di provare a portare concretamente il personaggio verso una direzione differente. Pensavo a una specie di demone della notte tarchiato, sodo e brutale, in contrasto con l’esile e agile cacciatore. Credo che a quel tempo la DC Comics rimase piuttosto spaventata dalla mia versione. Ma non ebbi nessun vero problema con loro, sebbene quella fosse una delle pochissime volte in cui i direttori chiesero una modifica nei disegni. Originariamente, avevo mostrato Batman che sogghignava sulla pagina d’apertura, come se stesse minacciando l’uomo grasso, perché pensavo che un ghigno inaspettato fa più paura che un ringhio. Il mio direttore non fu d’accordo e me lo fece cambiare in modo che ringhiasse. Anni dopo, quando il lavoro fu ristampato in “L’arte di Walter Simonson”, lo ripristinai. Ma la DC Comics è sempre stata una forte sostenitrice del lavoro che ho prodotto per loro.

LB: Dr. Fate, Thor, Hercules, I Nuovi Dei… Lei è realmente interessato alla storia e allo studio della mitologia?

Immagine articolo Fucine MuteWS: La mitologia mi interessa moltissimo. Mi è sempre piaciuta. Penso che ci sia una caratteristica riguardo al pensiero mitologico, comune a diverse culture, che può essere considerata una pietra di paragone per una larga varietà di idee ed esperienze umane. E tutto questo può essere rimescolato in storie stupendamente evocative di vite di superuomini e trionfi e tragedie di dei e dee. Di queste storie mi piace l’analogo assunto per il quale, come esseri umani, non siamo sempre padroni dei nostri destini: è proprio la nostra lotta contro il Fato che ci rende grandi. (Naturalmente, ci sono pure dei bellissimi costumi!)

LB: Ho sempre pensato che la sua versione di X Factor sia stata veramente qualcosa di speciale. I disegni e le storie mi avevano riportato ai primi ed indimenticabili numeri della premiata ditta Kirby/Lee. Mi chiedo se ciò sia dovuto solamente al mio smodato amore per questi personaggi, o se anche lei si era veramente affezionato ai membri originali degli X Men — dalle sue tavole sembrava che lei si stesse veramente divertendo nel realizzarle. Non pensa che la Marvel abbia esagerato nella sua operazione di sfruttamento economico dell’intero universo mutante?

WS: Ho amato fare X-Factor, sia perché mi piacevano i personaggi negli X-Men originali, sia perché mi sono veramente divertito a lavorare con mia moglie, Louise, che ne curava i testi. Inoltre mi è piaciuto veramente il lavoro che Chris Claremont e John Byrne hanno fatto con gli X-Men assieme ad alcuni altri eccellenti artisti. Lavorare con Bob Wiacek poi, che ha inchiostrato la maggior parte del mio lavoro è stato molto divertente per entrambi. Quindi è andata a finire piuttosto bene, tutto considerato… Per quanto riguarda lo sfruttamento del “fenomeno Mutanti”, le compagnie tendono a pubblicare qualunque cosa possano vendere, e la Marvel ha venduto una quantità davvero enorme di fumetti sui Mutanti. Fin tanto che la gente continuerà a comprarli, gli editori li pubblicheranno. Semplicemente io non li ho seguiti.

Immagine articolo Fucine MuteLB: Quando in Italia venne annunciato il suo ritorno come disegnatore della testata dedicata a Thor, incarico che lei aveva già ricoperto alcuni anni prima, io non ne fui molto soddisfatto. Mi ricordavo di quando anni prima lei aveva già curato i disegni della testata dedicata al “tonante”, e secondo me il risultato non era stato all’altezza del lavoro dei precedenti disegnatori, Kirby e Buscema su tutti. Ma quando finalmente mi trovai fra le mani il suo primo numero… Wow, era semplicemente eccezionale. Ci fu un cambiamento di stile radicale: le venne data maggiore libertà o c’erano stati dei problemi con il modo in cui erano stati precedentemente inchiostrati i suoi disegni?

WS: Non è stato esattamente a causa di nessuno di questi fattori. Il cambio dell’inchiostratore creò la differenza, naturalmente (Tony Dezuniga e io non inchiostriamo alla stessa maniera, è vero), ma il fatto è che allora, nei tardi anni settanta, stavo eseguendo molti lavori (e intendo includere tra questi anche il lavoro su Thor) ai quali contribuivo unicamente con dei layouts e non con scene complete; e l’inchiostratore, in quei casi, era in realtà più una persona che completava i disegni, sostenendo un grado maggiore di responsabilità riguardo al risultato finale del lavoro. A quei tempi volevo imparare a disegnare a matita più velocemente, e forzare me stesso per un po’ a lavorare sugli schizzi era un modo per scoprire la velocità e l’essenzialità nel disegnare fumetti. È anche vero che, quando stavo creando gli schizzi per Thor, la prima volta stavo in realtà cercando di disegnare la versione di Jack Kirby di Aasgard e degli Dei norvegesi, perché quello era il lavoro che avevo letto e amato. Quando ritornai a questa serie la seconda volta, forse perché avevo già fatto (per così dire) la versione di Jack, mi sentivo più libero di provare ad avvicinarmi a questo materiale in maniera un po’ differente. E naturalmente, avevo altri cinque anni di pratica ed esperienza quando ritornai la seconda volta.

LB: Le piace la nuova versione di Thor realizata da John Romita Jr.?

WS: Penso che sia grande. Amo il lavoro di JR.

LB: Se non ricordo male, lei realizzò la versione a fumetti di “Alien” e pure altre riduzioni a fumetti di alcuni film degli anni settanta. Cosa ne pensa dei legami tra questi due media, il fumetto e il cinema? Ha mai pensato di lavorare per l’industria cinematografica?

WS: I comics tratti da film dipendono di più da decisioni prese fuori dall’ambiente dei fumetti, rispetto a quanto succede con i titoli regolari. Nel caso di “Alien”, io e Archie Goodwin (che ha scritto l’adattamento) ottenemmo una notevole cooperazione da parte dello studio che realizzò il film. Penso che questo si rifletta sulla qualità dell’adattamento. Per quanto riguarda “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” (anche questo venne realizzato da me e Archie) fu completamente l’opposto: virtualmente nessuna forma di collaborazione fu attivata da parte degli studio, e penso che il prodotto finale rifletta questa mancanza di cooperazione. La mia impressione è che i fumetti tratti dalla TV o dai film siano oggi più difficili da realizzare rispetto a quanto accadeva un tempo: questo a causa di una moltitudine di fattori estranei che attualmente vanificano gli sforzi dei creatori nel tentativo di raccontare una buona storia. (Per esempio, larga parte dell’energia creativa impiegata nei comics tratti da film o produzioni televisive, viene attualmente spesa nel tentativo di riprodurre le apparenze che trovano maggior consenso. Questo potrebbe risultare nell’abbellimento degli attori o delle attrici coinvolte nello spettacolo, ma non si traduce necessariamente in storie migliori. In realtà, penso che probabilmente sia dannoso per la storia il fatto che così tanta energia creativa venga spesa nel migliorare l’aspetto di un naso invece che nel rendere buona la storia). Così il fumetto, come storia, ne risente. Ma, al di là dell’aspetto fumettistico, non ho mai avuto realmente alcuna relazione diretta con l’industria cinematografica.

LB: Nella sua caratterizzazione di Thor, a mio parere, lei ha realizzato una perfetta armonia tra l’aspetto fantascientifico della versione kirbiana ed una maggiore fedeltà alla tradizione vichinga. Ricordo molto bene, per esempio, il castello di Loki, che — se non sbaglio — fu modellato sulla base delle piante delle prime chiese cattoliche norvegesi: lei ha studiato molto bene gli usi scandinavi prima di accingersi a sceneggiare il Norreno? Ha mai letto l’Edda?

WS: Ho collezionato una grande quantità di libri sui miti norvegesi e sulla vita dei vichinghi, durante il periodo in cui stavo lavorando su Thor, ed ho cercato di essere molto attento riguardo alla storia scandinava, sempre tenendo in mente che il mio obiettivo ultimo era quello di riuscire a raccontare una buona storia a fumetti del Thor della Marvel, non di scrivere una storia accurata della mitologia norvegese o della cultura Vichinga. Ho letto molte differenti traduzioni dell’”Elder Edda”, così come la traduzione usuale inglese del “Prose Edda” di Jean Young. Ed ho collezionato molto materiale visivo sui costumi e le abitudini vichinghe: alla fine, una parte di questo rientra, in una forma o nell’altra, all’interno del fumetto.

Immagine articolo Fucine MuteLB: Una delle sue storie di Thor che ricordo con maggior piacere è “Thor Croaks”. Il possente dio dei fulmini e delle tempeste trasformato in una rana… semplicemente geniale. Come le è venuta questa idea? Le piacciono le fiabe?

WS: Sono un grande fan di Carl Barks, lo scrittore/artista delle storie di Paperino e Zio Paperone. Ad un certo punto, pensai di rendere omaggio al suo lavoro: l’idea della storia con una rana mi venne al momento appropriato assieme a quella dell’omaggio a Barks. Avevo pensato di usare un papero, originariamente; ma scelsi invece una rana, perché le rane appaiono spesso nelle fiabe tradizionali. L’idea generale per quell’episodio era di raccontare una storia ispirata nella forma alle favole e nel contempo di scrivere una delicata parodia delle mie “storie liriche” di Thor, descrivendo una guerra fra rane e ratti a Central Park. E sono riuscito a trattare una o due leggende urbane usando gli alligatori nelle fogne di New York.

Le “Favole di Esopo” furono uno dei primi libri che lessi. Lì da qualche parte ci potrebbe essere una connessione, sebbene io non sia sicuro riguardo a quale fosse la morale della mia storia. Probabilmente qualcosa come “Siate gentili”.

LB: I suoi disegni si sono sempre distinti per la loro potenza e forza espressiva. Attualmente, la maggior parte dei giovani talenti del fumetto americano è influenzata dai manga giapponesi — enormi e dilatati occhioni rotondi, corpi sproporzionati e ipercinetici… Chi ritiene possa essere considerato, tra i nuovi disegnatori, suo epigono? Cosa ne pensa dell’invasione giapponese nel campo del fumetto? Le piacciono i manga?

WS: Lì per lì non so di nessuno che stia seguendo esattamente le mie orme, sebbene io sappia di qualche artista che mi elenca tra le sue influenze. In generale, mi piacciono i lavori manga ben fatti, anche se non mi interessano particolarmente. Preferisco disegni leggermente meno esagerati, come si trovano in Lone Wolf and Cub, o in Akira di Otomo. Ma ho visto lavori influenzati dai manga che ritengo fossero eccellenti.

LB: Cosa pensa della pubblicazione di Heroes Reborn? Non pensa che, a parte l’indubbio successo economico, si potrebbero trovare altre strade per tentare di risolvere la crisi che attanaglia il mercato americano, come per esempio cercare di diversificare i generi pubblicati, dando maggior spazio a prodotti per un pubblico più adulto — senza comics code, quindi — magari puntando sulla fantascienza come ha fatto lei con i suoi Starslammers? Quali sono i suoi progetti per questa razza di mercenari spaziali?

WS: In realtà non ho mai letto il materiale di Heroes Reborn, eccetto per i Vendicatori, dopo essere stato assunto per realizzare le ultime cinque uscite della pubblicazione. Certamente, come metodo per focalizzare l’attenzione dei fan sui titoli che stavano languendo da qualche tempo a questa parte, sembra che abbia funzionato. La mia impressione è che ci sia stato molto interesse per questi titoli, durante e dopo l’anno che hanno passato presso l’Image. Per quanto riguarda il mercato negli Stati Uniti, credo che il problema sia la distruzione del mercato piuttosto che propriamente i generi di fumetti che stanno uscendo. Per esempio, sento che il mercato statunitense è nei guai a causa della scomparsa di moltissimi negozi di fumetti. Non conosco le cifre esatte, ma è opinione generale che negli ultimi anni la metà dei negozi negli States abbiano chiuso: questo senza che in realtà si aprissero nuovi sbocchi per il mercato dei comics. Ho degli amici che non vivono in grandi città, e dovrebbero guidare per un’ora o due solo per comprare i fumetti… Naturalmente, non lo fanno. Come sintomo, questo mi sembra certamente più infausto rispetto al problema dei generi che vengono pubblicati. Se non si possono far uscire i fumetti in modo che le persone possano comprarli, non importa che tipo di comics si pubblichino.

Riguardo a Star Slammers, ho un’altra trama in otto parti nel cassetto, e se ad un certo punto mi sembrerà propizio farlo, le darò certamente un’opportunità. Ma per il tempo immediatamente a venire, mi concentrerò su i Nuovi Dei e Orion.

LB: Ho letto che lei è un grande appassionato di fantascienza: quali sono state le fonti d’ispirazione che hanno portato alla realizzazione di Star slammers? Ha visto il film “Starship troopers”?

Immagine articolo Fucine MuteWS: Leggevo molta fantascienza durante gli anni Sessanta e nei primi anni Settanta. Recentemente non ho avuto occasione di leggerne tanta, e certamente non ho mantenuto il contatto con questo genere. Non ho visto il film, ma ho letto il libro di Heinlein più di trent’anni fa ormai. Penso che il libro mi abbia influenzato. Ho letto molti dei racconti di Heinlein e li ho trovati interessanti ma forse “The Door Into Summer” è quello che mi è piaciuto di più. Le maggiori influenze di cui mi possa ricordare a vent’anni di distanza, vennero primariamente da altre fonti. Iniziai a lavorare su Slammers circa nel ‘69. Il nome fu un’alterazione del titolo di un racconto pubblicato su un libro di una collana economica, che vidi su un girevole in un emporio — “Gunslammer”. Pensai che fosse un bel nome e lo modificai, prima in Space Slammer e poi in Star Slammer.

L’idea di base fu di fare qualcosa per promuovere un Convegno Mondiale sulla Fantascienza a Washington DC, nel 1974. I fumetti erano il mio interesse principale; e una scena drammatica centrata attorno a dei nemici che distruggevano Washington mi sembrò una stupenda idea pubblicitaria. Venni influenzato, dal punto di vista grafico, dallo Zap Comics di Robert Crumb, sebbene abbandonai questo stile dopo esattamente una pagina. Molto più importante fu l’influenza di Vaughn Bode, dei suoi Cobalt 60 e Junkwaffel. Tale lavoro fu probabilmente più significativo di qualunque puro racconto di fantascienza per la prima stesura di Slammers: sebbene abbia modificato l’aspetto del fumetto nella fase di pre-pubblicazione — da uno stile “cartonesco” ad uno più realista — abbastanza velocemente, quello spunto iniziale mi aiutò a definire la direzione della mia idea degli Slammers (come usare una penna Rapidograph per disegnare tonnellate di piccoli uomini, tutti che vestivano tute spaziali e che portavano grandi cannoni!).

LB: Ricordo che lei creò il personaggio Justice Peace, un ovvio tributo a Judge Dredd. Conosce la produzione fumettistica europea? Le piace Sergio Toppi?

WS: La storia di Justice Peace, almeno negli Stati Uniti, ha una dedica alla fine a Carlos, Brian, Mick e agli altri creatori iniziali che lavorarono su Judge Dredd, molti dei quali sono miei amici. Amo quel materiale.
Conosco un gruppo di artisti e le opere europee, anche se la maggior parte della mia conoscenza risale al periodo che va dai primi anni Settanta alla metà degli anni Ottanta circa. Era più facile ottenere raccolte europee, qui in America, tempo fa. Ero un grande fan — e sono stato pure influenzato dai lavori — degli Inglesi Holdaway e Bellamy (mi piacevano di più le loro strisce che i loro fumetti), amavo Moebius e Mezieres dalla Francia, Toppi in Italia, Palacios in Spagna — mi piacevano veramente molti artisti europei. Ora a questa lista aggiungerei anche Otomo, che non sarà europeo ma è da ricordare. Ho avuto occasione di vedere diverso materiale europeo in quegli anni, e mi è piaciuto molto: ho una collezione abbastanza buona di romanzi grafici europei di quel periodo. Sono un fan eccezionale di Sergio Toppi. C’era un nuovo, bellissimo libro uscito in Italia qualche mese fa riguardante Toppi ed io, assieme ad alcuni altri artisti, fui abbastanza fortunato da avere l’occasione di scrivere una breve prefazione sul suo lavoro. Amo il suo materiale. Lo amo davvero! È un maestro.

LB: Quale leggendario artista suggerirebbe, come insigne esempio, ad un giovane disegnatore, per salvarlo dall’orrendo destino finire a disegnare enormi occhi rotondi, gambe sproporzionate, e seni paurosamente esplosivi? Seriamente chi le piace tra i nuovi disegnatori?

WS: In generale, il mio consiglio ai giovani artisti è di imparare a vedere con i loro propri occhi. Ciò non vuol dire che non si possa imparare uno stile di disegno determinato da cui partire, per esempio l’approccio grafico portato dai manga. Il trucco sta nell’iniziare da qualche parte, da qualsiasi stile che si senta veramente stimolante ed interessante, e poi muoversi nella propria direzione man mano che cresce l’esperienza. C’è molto materiale manga-style mediocre nel comicdom in questo momento, come c’era molta roba mediocre influenzata da Jack Kirby nel mercato di 25 anni fa. Si deve solo prendere la palla da qualche parte e poi correre con essa. C’è un milione di nuovi artisti, con il cui lavoro non ho dimestichezza, ma mi piace lo stile di Michael Ryan per la Wildstorm. Ha disegnato il mio ciclo dei Vendicatori durante Heroes Reborn e ha fatto un lavoro fantastico in circostanze molto difficili — tiranniche date di scadenza, un milione di personaggi, un’eccellente storytelling. Ho appena visto qualche tavola a matita di Ethan Vamn Scriver per le prossime uscite di Impulse e mi sembrano grandi — molto influenzate dai manga — molto ben realizzate.

LB: Quale personaggio dei fumetti le piace di più, e quale desidererebbe ancora realizzare?

WS: La risposta è proprio i Nuovi Dei. Sono quasi gli unici personaggi rimasti nei parco delle major che io non abbia curato, e che sto veramente morendo dalla voglia di fare! Ho appena iniziato a lavorare su di loro e sono tanto divertenti da realizzare quanto nelle più rosee aspettative mi immaginavo sarebbero stati.

LB: Cosa ha in serbo per i Nuovi Dei, quando inizierà a curare i testi ed i disegni di questa serie? Ha mai letto la testata quando, negli anni Ottanta, veniva scritta da Mark Evanier? Quali aspetti della versione originale verranno maggiormente enfatizzati? (per favore, ho un’enorme nostalgia del suo onomatopeico DOOM DOOM, vorrei vedere degli enormi BOOM TUBE!)

Immagine articolo Fucine MuteWS: Penso che inizierò con una lotta senza quartiere tra Orion e Darkseid, giusto per cominciare bene. (In realtà la battaglia ci sarà appena al quarto numero ma sarà il climax del mio primo story-arc).
Poi penso che porterò Orion in posti dove non è mai stato, sia sulla terra che su Apokolips e Nuova Genesis e in reami che nessuno ha mai visto prima spingendolo fino ai confini stessi della sua anima. Non amo rivelare prima le mie trame, quindi tutto ciò è abbastanza generale, ma diciamo che le prime storie narreranno della caduta e redenzione di Orion. A proposito puoi stare tranquillo ci saranno dozzine di BOOM TUBES. J

Si, ho letto la versione di Evanier è l’ho trovata molto divertente. Chissà, potrei anche prenderne qualche spunto per la mia…

LB: Uno scrittore come lei, che ha scritto migliaia di fumetti e che si è agilmente destreggiato nel mare magno e pericolosissimo della continuity, che ne pensa dello Hyper Time?

WS: Onestamente, so poco riguardo all’Hyper Time. Da quanto ne ho capito, dovrebbe essere un modo per ristabilire la vecchia continuity pre-Crisis, con tutte le sue realtà parallele. Se così è, penso sia una cosa buona in quanto ho sempre ritenuto che il concetto di eliminare tutte queste terre alternative fosse sbagliato dal principio. Non penso comunque che ciò influenzerà il mio lavoro, a parte il fatto che, credo che l’Hyper Time riporterà le storie originali di Kirby, e tutta la saga del Quarto Mondo, nel canonico universo DC, e questa è una gran cosa. 

LB: Pensa che le nuove tecnologie, i computer internet eccetera, influenzeranno il mondo dei fumetti? Ha mai pensato di usare la computer graphics nei suoi lavori?

WS: Non ne sono sicuro, per esempio sia la colorazione che il lettering hanno fatto largo uso del computer ed entrambi hanno avuto dei risultati altalenanti. Per quanto riguarda il mio lavoro, il mio stile è molto lineare e la maggior parte dei lavori che ho visto nei quali era stata usata la computer graphics avevano altri target, e sinceramente non penso abbiano raggiunto un grande risultato. I due stili non legano, anzi sono opposti. Ma si potrebbe trovare un nodo per fare funzionare questa unione, per integrarli: io stesso ho sperimentato un po’ questa tecnica in Michael Moorcock Multiverse (se nessuno se ne è accorto allora ho raggiunto il mio scopo), e mi piacerebbe riprovarci adesso con Orion. Comunque penso che se il lettore, dovesse accorgersi, che certe scene sono computer generated io avrei fallito nel mio tentativo. 

LB: Ha altri progetti chiusi nel cassetto di cui vorrebbe parlarci?

WS: A parte La storia di Manhunter e la nuova serie di Orion, la solo cosa che ho fatto ultimamente sono un paio di numeri di Impulse per la DC COMICS. In questi episodi, il ragazzino più veloce della terra riceve la visita di un abitante di Nuova Genesis, così Lateef Williams, l’editor della serie, ha pensato di affidarmi le matite di questa parte della storia. Quindi ho disegnato tre pagine di Impulse 52 e sei pagine di Impulse 53. Todd De Zago ha scritto la storia e Scott Williams ha ‘chinato’ le mie matite. Mi sono divertito un sacco con questo lavoro e ho avuto l’occasione per leggere molti numeri di Impulse, un fumetto che ho trovato molto divertente. A parte ciò, spero di essere impegnato con Orion per un lunghissimo periodo.

LB: Ritorniamo per un istante agli anni Settanta: quanto si è divertito a realizzare i Metal Men? Ha realizzato lei tutti i fonts che ha usato per le onomatopee? È una mia impressione o ha cercato uno stile più vicino ai cartoni animati per questo lavoro? Lo sa che lei è uno dei pochi artisti americani che non ha messo la Torre di Pisa a Venezia?

WS: Disegnare i Metal Men fu molto divertente, e usai uno stile più “cartonesco” perché credevo che le storie lo richiedessero, o forse perché io stesso ero più “cartonesco”. Per questo motivo gli scrittori cominciarono a scrivere storie sempre più strampalate, non ne sono sicuro J . Sia come sia, ci divertimmo tutti un sacco. Realizzai io tutti i font utilizzati per gli effetti sonori di sottofondo. Mi ricordo di aver disegnato Venezia nel terzo numero.

Immagine articolo Fucine MuteAndai a comperarmi un libro che si chiamava “Le strade di Venezia”, o qualcosa di simile. Era pieno di bellissime foto in bianco e nero che usai come modelli. Questa è una delle cose che amo di più del mio lavoro, poter riferirmi a posti usi e costumi di tutto il mondo, poter vedere e poi disegnare tantissime cose che altrimenti non avrei la possibilità di conoscere. Devo avere ancora da qualche parte quel libro, non ho più dovuto disegnare Venezia da allora, ma stai sicuro che se ne avrò di nuovo l’occasione, ci metterò un enorme Torre di Pisa, sullo sfondo, tutta per te. J

LB: Non c’è proprio nessuna speranza di rivedere T’Sirri Batai e l’intero cast di Weapon Zero? Cosa pensa della sterzata, verso una direzione più horror impressa ai suoi prodotti da M. Silvestri?

WS: Non so veramente cosa succederà a Weapon Zero: il titolo ed i personaggi erano una creazione di Silvestri, perciò il loro destino e nelle sue mani. Io ero soltanto un “mercenario” J. Non ho avuto contatti con la Top Cow da quando ho abbandonato Weapon Zero, il fumetto non ha mai avuto una grande accoglienza da parte del pubblico, anche se a me piace un sacco tutto ciò che Joe (Joe Wolf) ed io abbiamo realizzato. Sono particolarmente affezionato ad una storia ambientata nel Giappone feudale, penso che Joe ne abbia colto appieno lo spirito. Non ho molto tenuto d’occhio le produzioni Top Cow ultimamente ma sono molto contento del loro successo, soprattutto in questo periodo di crisi del mercato: quindi se horror, magia e incantesimi fanno vendere, che continuino pure così.

(traduzione a cura di Gabriele Del Prete)

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