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Fumetto

Mark Millar

La nuova autorità

Lorenzo Bertuzzi (LB): Nell’introduzione a “Swamp Thing” n°140 mi ricordo di aver letto una strana storia di “Una vecchia signora uccisa da un cane”, opera di un artista allora emergente (sto parlando della postfazione scritta dallo stesso Millar, in cui raccontava il fatto che aveva segnato la sua infanzia e l’aveva portato a riflettere sull’arte del narrare). Cosa vuol dire scrivere per te? Hai qualche teoria sull’origine profonda dei tuoi soggetti e delle idee che stanno a base di questi?

Mark Millar (MM): Penso che lo scrivere sia come un muscolo: più lo eserciti, più forte diventa. Non tutti possono essere scrittori, allo stesso modo in cui non tutti possono essere atleti, ma ritengo che si diventi abili nel corso degli anni (anche se potremmo non pensarla così all’inizio). Per quanto riguarda l’origine delle mie idee, la vecchia signora che vidi da bambino mentre veniva uccisa dal suo cane è certamente un’ispirazione per l’horror, ma lo è anche lo stare seduti in classe, annoiandosi, quando si vorrebbe essere da qualsiasi altra parte o magari il venire sorpresi dalla pioggia ritornando a casa dal lavoro. Quando scriviamo, possiamo trovare tutto dentro di noi e quindi più cose lasciamo entrare nella nostra mente osservando la gente, guardando la Tv, i film, i fumetti e i videogiochi, più possiamo ricavare da queste quando ci troviamo di fronte a una tastiera.

LB: Come hai iniziato a lavorare nel campo dei fumetti? Qual è stato il tuo primo lavoro come professionista?

MM: La prima storia che io abbia mai venduto è stata una serie horror chiamata “The Saviour”, nel 1989. Fu pubblicata da una casa editrice, la Trident Comics, che ora ha chiuso i battenti, e venne pubblicizzata come “Il seguito della Bibbia”.

LB: Ho letto che hai conosciuto Alan Moore durante una convention nei primi anni in cui lui era ai testi di “Swamp Thing”. Puoi raccontarci come è andata? Tutti noi sappiamo quanto incredibile fosse il suo lavoro, ma quali pensi siano state le cose che non funzionavano nella serie?

MM: Il lavoro di Alan su “Swamp Thing” era grandioso, tanto che mi fece appassionare ai fumetti in un’età in cui li avrei molto probabilmente abbandonati per dedicarmi ad altri interessi. Alan fu estremamente gentile quando c’incontrammo e più che disposto a parlare del suo lavoro… anche se io avevo solo tredici anni; fu molto disponibile.

LB: Qui in Italia, la mia generazione è cresciuta con le serie Marvel degli anni ’60, che vennero tradotte in italiano quasi dieci anni dopo. Quando eri bambino, quali erano i fumetti che più ti piacevano? Te ne ricordi uno in particolare di quell’epoca? E perché?

MM: Probabilmente in Italia e in Scozia sono state ristampate le stesse serie allo stesso tempo. Sono cresciuto con l’Uomo Ragno e i Fantastici Quattro in bianco e nero degli anni ’60, con il Dracula degli anni ’70, con il Pianeta delle Scimmie eccetera eccetera. Ciò che però ebbe il maggiore impatto su di me fu Superman. Sebbene non fosse un periodo altamente creativo, Superman l’ho sempre sentito mio… effettivamente, fino a sei o sette anni, pensavo che fosse una figura storica reale.

LB: Cosa ci puoi dire del tempo passato a lavorare su “2000 a.D.”? In che situazione si trova ora la scena fumettistica britannica (se esiste ancora)?

MM: “2000 a.D.” era grande. Gli editor erano miei amici e ci lasciavano scatenare, a me e a Grant Morrison, quando lavoravamo per loro. Ci lasciarono addirittura prendere in mano le cose per dieci settimane nel 1993. Attualmente, non ho proprio idea di cosa stia succedendo da quelle parti, ma è una vergogna che sia rimasto così poco: una volta c’erano dozzine di fumetti per adolescenti e tutto ciò che è rimasto ora sono le serie umoristiche per gli under-8.

LB: “A ovest ragazzo, vai a ovest”: quali furono, secondo te, le ragioni dell’esodo di massa degli scrittori di talento durante gli anni ’80? Dando per scontato che, secondo la maggioranza degli scrittori britannici, la Lady di ferro è stata la peggiore piaga del secolo per la Gran Bretagna, quale singolo evento, sociale o storico, ha influenzato maggiormente la tua generazione?

MM: La povertà. Diventammo tutti scrittori, ed eravamo determinati ad arricchirci, perché gli anni ’80 spazzarono via ogni altro lavoro.

LB: Il panorama degli scrittori americani era davvero così arido da costringere la DC Comics a rivolgersi ai rigogliosi artisti d’oltreoceano? Che tipo di fumetti leggevi negli anni ’80?

MM: Gli scrittori americani avevano semplicemente finito le idee entro l’inizio degli anni ’80. La stessa cosa accadde a quelli britannici negli anni ’90: erano diventati niente più che una parodia di loro stessi, avevano bisogno di nuovi punti di vista.

LB: Tra tutte le storie di “Swamp Thing” che hai scritto, qual è la tua preferita? Cosa ne pensi della nuova testata basata su Tefè, la figlia dell’elementale della palude?

MM: L’arco di storie che preferisco fu “River-Run” perché giocai per un numero con ognuno dei vecchi mondi paralleli della DC (pre-Crisis). Il numero veramente migliore doveva essere quello che è il fumetto di più dubbio gusto di tutti i tempi. Il numero 165. Questo albo fu scritto dal punto di vista di un repubblicano e come disegnatore ospite avevamo addirittura Curt Swan, il disegnatore delle storie classiche di Superman. Dio lo benedica… anche se non sarei sorpreso se questo numero fosse ciò che l’ha ucciso, poveraccio.

LB: Ho letto che hai conosciuto Grant Morrison a una riunione della “Società dei Tredici”. Puoi dettagliarci maggiormente su questo epocale e decisivo momento storico?

MM: è una società molto segreta… se ti dicessi di più, dovrei ucciderti.

LB: Tu e Grant Morrison avete collaborato più volte… chi è Paul e chi è John, beatlesianamente parlando, quando lavorate assieme? Qual è il tuo metodo di lavoro? Com’è l’uomo Grant Morrison?

MM: è veramente singolare che tu menzioni l’analogia con i Beatles, perché noi diciamo sempre che lui è il Lennon della situazione, mentre io sono il McCartney. Ciò è vero in termini della personalità e della vita privata (lui è sempre preso dalla sua ricerca spirituale e io continuo ad avere bambini). Bisogna però dire che io sono quello bello… e il più divertente… e lo scrittore migliore e via dicendo.

LB: Se non mi sbaglio, il tuo primo lavoro per la Marvel fu “Skull Kill Krew”. Cosa ne pensi di quella miniserie? Cosa hai in serbo per la tua nuova collaborazione ai Cavalieri Marvel?

MM: Jimmy [Palmiotti] e Joe [Quesada] mi hanno parlato dei Cavalieri Marvel, ma non abbiamo raggiunto effettivamente nessun accordo. “Skull Kill Krew” fu probabilmente la cosa più oscena che la Marvel abbia mai prodotto. è come un incubo per loro… e a me piace da impazzire. Comunque, Grant li sta resuscitando per la sua nuova serie di “Marvel Boy” per i Cavalieri Marvel.

LB: Secondo te, è solo una coincidenza il fatto che molti sceneggiatori di fumetti britannici, se non addirittura tutti, abbiano avuto esperienze nel campo della magia? Cosa è per te “magia”? Cosa hai pensato quando Grant ha invitato a masturbarsi i lettori di “The Invisibles”?

MM: La magia per me ha avuto inizio quando facevo il chierichetto. Il bruciare l’incenso, le preghiere in latino e gli antichi simbolismi e rituali possono essere definiti esclusivamente come magia. Avere delle basi cattoliche rende il soprannaturale molto naturale. Niente mi spaventa più ora. Cristo! Abbiamo conversato quotidianamente con Dio. Sono anche un massone, ora, e conduco i miei rituali privati… magia è quello che facciamo per vivere! Magia vuol dire sedere davanti a una macchina da scrivere e trasformare le parole nella casa in cui vivo!

LB: Tra gli artisti con cui hai lavorato, quale ti piace di più? E con chi ti piacerebbe lavorare?

MM: Frank Quitely si occupa delle matite di “The Authority”. Al momento è lui il migliore. Ma anche Alex Ross, Travis Charest, Bryan Hitch e Brian Bolland sono dei grandi. Ce ne sono troppi da menzionare.

LB: Le tue trame sono molto dettagliate o di solito lasci spazio anche ai disegnatori?

MM: Dipende… se sto lavorando con un idiota, allora cerco di coprire il più possibile le sue incapacità artistiche con la mia prosa. Ma se invece sto lavorando con qualcuno di cui mi fido (e adesso è proprio quello che sto facendo), allora gli concedo una certa libertà per sviluppare le sue idee.

LB: Ho letto che hai anche una colonna sull’Evening News. Cosa significa essere uno scozzese di questi tempi, ora che il tuo paese ha guadagnato una certa indipendenza? Quali sono le differenze più vistose tra la tua patria e l’Inghilterra? In un’epoca in cui, almeno dalla nostra parte della Manica, si parla molto dell’Europa unita e di Moneta Unica, che senso ha parlare ancora di nazioni? O invece pensi che in una Grande Nazione Europea le “regioni” e le “autonomie” conteranno ancora di più?

MM: Penso che stiamo andando verso un unico superstato mondiale, non importa cosa votiamo. Questo potrebbe voler dire un’utopia globale o un campo di prigionia globale, a seconda di quanto comprensive siano veramente le persone che stanno dietro le quinte di questo show. Le nostre identità nazionali esisteranno ancora… ma solo nella forma delle pizze o dei kilt che venderemo ai turisti. Come editorialista, mi piace scagliarmi contro tutte queste cose. Mi porta via solo un paio d’ore la settimana, ma poter dare dei calci nelle palle ai politici scozzesi o poter dire la mia su argomenti importanti da un palcoscenico più grande mi dà nuova linfa per i fumetti.

LB: In questo periodo si parla molto della crisi del genere supereroistico e molti autori stanno già perlustrando strade differenti da poter battere, come ad esempio Moore con la sua linea Abc o come Ellis con l’approccio postmoderno del suo “Planetary” o ancora come avviene nel taglio social-futurista di “Channelzero” o di “Transmet” (bleah! Odio essere così culturale, ma mi pagano per questo!). Se non mi sbaglio (e credo di no, conoscendo il tuo lavoro su “Flash” e sulla “Justice League of America”) ami disperatamente i supereroi e li rispetti… quindi va a prendere la tua sfera di cristallo e dicci quale sarà il futuro nell’arte sequenziale e degli uomini e delle donne in calzamaglia!

MM: Penso che nella mia nuova serie, “The Authority”, i supereroi saranno reinventati e avremo dunque un’altra “golden age” in cui la gente li vedrà fare cose mai viste prima. Parlo sul serio. Voglio scrivere storie su dei supereroi “preventivi”, dei supereroi che non permettano ai russi di bombardare i ceceni, che non permettano che la gente muoia di fame nelle nostre grandi metropoli. Voglio vedere i supereroi affrontare ogni tipo di problema e voglio che siano ritratti come persone reali. Lasciamo che si veda la loro sessualità, le feste nei loro quartieri generali, o che escano con supermodelle. Voglio leggere un fumetto di supereroi che mi ecciti come “Transmetropolitan” o “Preacher”.

LB: In che modo le nuove tecnologie hanno influito sul tuo lavoro? Pensi che con le connessioni ad alta velocità e con i miglioramenti nel campo dei software potremo vedere dei veri cyberfumetti (e non quella merda che ho visto sul sito della Marvel Comics!)? La struttura degli ipertesti potrebbe essere utilizzata per rendere i fumetti più interattivi o pensi che con applicazioni come Macromedia Flash il futuro dei fumetti consisterà in un certo tipo di animazione (guarda cosa ha fatto James Hudnall sul suo sito… )?

MM: Entro cinque anni, Internet sarà il posto in cui verranno venduti i fumetti, ne sono assolutamente convinto. Per quanto riguarda l’invio via e-mail delle mie sceneggiature, sono ancora diviso: mi piace il progresso, ma mi manca il poter dire “Guarda che io te l’ho spedito” quando non riesco a rispettare le scadenze.

LB: Quale sarà il tuo approccio con “The Authority”? Sarà un altro di quei blockbuster estivi da 100 milioni di dollari o proverai a dare maggiore attenzione ai personaggi? Cos’è per te un fumetto di supereroi per adulti?

MM: Vedi sopra.

LB: «Era indubbiamente l’unico scrittore degno di considerazione. L’ho fatto ben presente alla Wildstorm nel momento in cui lasciai la serie. Entro un anno, ritengo che tutti avranno completamente dimenticato che io avevo un ruolo in “The Authority”. Mark Millar mi supererà senza fare la benché minima fatica.» Firmato: Warren Ellis. Quanto ti è costato?!

MM: Una pinta di birra e due sigarette bagnate. Ellis si può comprare molto, ma molto facilmente.

LB: Che considerazione hai della tua permanenza su “Superman Adventures”? Ti è piaciuto lavorare su una testata dedicata a un pubblico di bambini?

MM: “Superman Adventures” è stato un sogno per me. Sfortunatamente, nessuno l’ha letta, ma io sono comunque molto orgoglioso del fatto che, probabilmente, ho scritto le uniche storie leggibili di Superman da dieci anni a questa parte.

LB: Al di fuori dei fumetti, quali sono le tue altri fonti d’ispirazione? Qual è l’ultimo libro che hai letto?

MM: Al momento, le biografie di politici. Proprio adesso sto leggendo le memorie di Edward Heath e devo dire che mi piacciono molto.

LB: La musica occupa un posto importante nella tua vita? Che tipo di musica ascolti?

MM: Tutta. è come l’arte. Tutta.

LB: Hai mai pensato di lavorare per altri media, come per esempio il cinema o la televisione? Che genere di film ti piace?

MM: Amo incondizionatamente tutti i film. Soprattutto quelli costosi. E… sì, sto scrivendo una serie dell’orrore per Channel 4. Inoltre, Grant Morrison e io abbiamo unito le nostre forze per scrivere un film su un supereroe che stiamo ultimando proprio in questo mese.

LB: Qual è il tuo progetto di sogno o la storia che desidereresti realizzare?

MM: “The Authority” rappresenta il piacere maggiore che io abbia mai avuto in Immagine articolo Fucine Mute questo lavoro. Mi pagano meglio di chiunque altro con cui io abbia lavorato, mi trattano meglio, mi stampano la storia su carta migliore e mi hanno fornito l’artista migliore che ci sia al momento… è il paradiso!

LB: Quali sono i tuoi progetti futuri?

MM: Altre cose per la Wildstorm. Sì, senza dubbio… anche se la Marvel rappresenta un’altra possibilità.

Traduzione a cura di Andrea Leitenberger

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