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Fumetto

Vita a Gotham City (II)

Immagine articolo Fucine MuteIl fumetto supereroistico nasce come prodotto di consumo e, ad eccezione di alcuni album isolati, tale rimane ancora oggi, nonostante l’evoluzione dei disegni e le tecnologie sempre più complesse cui si ricorre per il disegno.
In quanto tale, esso rispecchia la società all’interno della quale trova diffusione, divenendo ora forma di critica politica, ora rappresentazione delle paure diffuse tra la gente, ora veicolo di diffusione di un determinato modello culturale.
L’analisi testuale del fumetto non può dunque essere scorporata da quella sociologica, che ne evidenzia ragioni e motivazioni, che analizza il suo rapporto con la realtà, che spiega la relazione tra l’onnipotenza degli eroi e le fantasie dei lettori.
Il presente lavoro intende avanzare alcuni temi di riflessione e di analisi su Batman, personaggio secondo per fama e longevità solo a Superman, ma senz’altro dalla psicologia assai più complessa.

Delimitazione spazio-temporale

Ancora una volta la considerazione da cui partire è che il fumetto è un prodotto commerciale. Come tale, è soggetto alle leggi del mercato, che tenta di soddisfare nei modi più vari. Questa è la ragione per cui, se da un lato continuamente nascono e muoiono (o meglio: scompaiono dalle edicole e dalle librerie) nuovi personaggi, dall’altro si moltiplicano le serie dedicate a quelli più celebri e affermati.
L’esistenza di più serie regolari delle avventure di uno stesso personaggio provoca dei problemi di continuità storica fra quanto gli accade nella serie principale e quanto in quelle che attorno ad essa ruotano. Quando la questione non viene completamente ignorata (come accade frequentemente anche nel caso di Batman), si presentano due possibili soluzioni:
a) la prima consiste nel creare serie parallele senza punti di contatto, come se non si trattasse sempre del medesimo personaggio, ma di un suo alter ego; in alcuni casi l’eroe mostra delle differenze (nel disegno, nei superpoteri, nella presenza di eventuali personaggi secondari), come accade nelle due serie “Superman” e “Superman Classic”;
b) la seconda consiste nel far sì che le serie narrino avventure accadute all’eroe in momenti diversi della sua storia; è questo il caso di “Batman”, la serie regolare, e di “Le leggende del Cavaliere Oscuro” (“Legends of the dark knight ”), i cui racconti, ipoteticamente e salvo dove si verifichino cross-over tra le serie, si collocano nella fase iniziale della vita di Batman, quando Bruce Wayne ne ha da poco vestito i panni.
Nella storia editoriale del nostro eroe sono state adottate entrambe queste soluzioni, con il risultato che… Batman è vissuto in universi differenti, letteralmente! La DC aveva infatti creato gli “universi paralleli”, un sistema di serie che adottava il primo tipo di soluzione e per cui esistevano tanti mondi, in cui gli stessi personaggi delle serie regolari vivevano destini leggermente diversi. In una di queste realtà Batman era sposato con Catwoman (e chi potrebbe biasimarlo?) e dalla coppia era nato un figlio: Robin.
Immagine articolo Fucine MuteUn esempio di come a volte vengano completamente trascurati i problemi della continuità si ha invece con tre volumi splendidamente disegnati, usciti fuori dalla serie regolare (ne posseggo le edizioni spagnole, che non riportano i titoli originali; non sono nemmeno certo della traduzione dei titoli in italiano, ma credo che siano “La nascita del demonio”, la cui storia è di Dennis O’Neil, “La sposa del demonio” e “Il figlio del demonio”, scritti da Mike W. Barr). Nel secondo e nel terzo episodio della trilogia, Batman dapprima si scontra, quindi si allea con il suo antico nemico Rhas’al Ghul, trovando il tempo per amarne la figlia Talia, da sempre attratta da lui. Quest’ultima rimane incinta e Bruce Wayne decide di abbandonare il manto da pipistrello, ma in seguito a un’azione di guerriglia Talia gli dice di aver perso il bambino (si scoprirà nelle ultime vignette dell’album che non era così e che il neonato viene abbandonato presso un istituto per le adozioni). Talia e Bruce si separano nuovamente, per tornare alle loro vite, l’una a fianco del padre, l’altro nella propria Gotham. Evidentemente non si tratta di eventi trascurabili, anche per un supereroe, eppure nella serie regolare non ne viene fatta menzione.
Voglio infine ricordare come la DC abbia trovato un nuovo espediente per proporre storie dal sapore differente ai propri lettori, riprendendo con qualche variazione l’idea degli universi paralleli: si tratta della collana “Elseworlds ”, nei cui volumi il supereroe viene inserito di volta in volta in epoche o ambienti geografici completamente differenti da quelli classici. Normalmente questa operazione si basa sulla fusione con altri miti o altre tradizione letterarie. Per usare un lessico più appropriato, i volumi di Elsewords costituiscono tentativi più o meno riusciti di intertestualità. Personalmente ritengo che, trattandosi di storie che snaturano completamente il personaggio o che lo collocano in ambientazioni inappropriate alla sua natura (Batman è stato inserito persino nel Vecchio West!), nella maggior parte dei casi emergano delle avventure a dir poco improbabili: solo per appassionati e collezionisti.

In conclusione si vede come la DC, storica casa editrice dell’eroe, non abbia sempre curato la qualità delle storie del Cavaliere Oscuro, dando piuttosto spazio a mode, filoni, iniziative di singoli sceneggiatori, nell’intento dominante di mantenere giovane e avvincente per il grande pubblico un personaggio ormai settantenne. Gli esiti sono stati, nei vari decenni, assai diversi, e Batman ha alternato momenti di gloria a momenti di scarsità di idee e di debolezza narrativa.
Risulta allora opportuno e anzi necessario in questa sede circoscrivere il campo di analisi. Per evitare di prendere in considerazione albi che hanno un carattere di eccezionalità, e che dunque non rappresentano il normale corso della vita del supereroe, in questo lavoro tratterò solo le serie regolari di Batman. Purtroppo questa scelta metodologica richiede ulteriori precisazioni.

Immagine articolo Fucine MuteIl fumetto “Batman”, come vedremo, è caratterizzato da un livello di analisi psicologica non disdegnabile e decisamente più alto rispetto alla media delle altre testate supereroisitche. Questa sua intensità analitica e critica nei confronti della società lo ha reso capace, specialmente a partire dalla metà dagli anni ’70, di appassionare un pubblico costituito in misura via via maggiore da adulti. Lo stesso personaggio Wayne/Batman è adulto: mentre Superman appare come un eterno ragazzino, o al massimo come un giovane uomo, idealista e sportivo, mentre Spiderman è davvero un ragazzino, e nel 2000 ancora affronta i nemici scaricando colpi e battutine (che personalmente me lo rendono illeggibile), Batman è un uomo stanco ma combattivo, sempre al limite della propria resistenza emotiva e fisica (Batman è uno dei pochi supereroi a non disporre di superpoteri), che costantemente si interroga sul proprio operato e sugli effetti dei propri gesti, vedendosi comunque obbligato a continuare la propria missione salvifica. Batman è un uomo straordinario, certo, ma con tutti i limiti della propria umanità. Superman, con i propri poteri, virtualmente potrebbe salvare il mondo, evitare o risolvere i conflitti bellici, rovesciare i governi, arginare gli effetti delle catastrofi naturali (vedremo altrove perché non lo fa). Batman, invece, e specialmente il Batman degli ultimi 15 anni, davvero non può far altro che il giustiziere, perché le sue capacità non gli offrono altre possibilità. Batman è un uomo che si infligge una missione disperata, un compito pantagruelico e sisifico: quello di lottare contro una criminalità locale che si autorigenera, che sembra nascere dal nulla. L’esistenza di supercriminali come il Joker è diventata negli anni ’90 un dato secondario rispetto alla presenza della criminalità in generale: i supercriminali sono solo la figurativizzazione del male sociale e della follia suburbana, il risultato della povertà, della discriminazione, della mancanza di giustizia.
Ora, è evidente come un personaggio del genere non potesse più a soddisfare il bisogno di onnipotenza del lettore giovanissimo o adolescente, che certamente non riusciva più a identificarsi in un eroe scuro e sempre meno manicheo. La DC ha così dato ampio spazio a nuove serie, che hanno per protagonisti personaggi che nella testata “Batman” sono poco più che dei gregari: Robin in primis, che ha una propria serie regolare; quindi Catwoman, la cui serie italiana è stata purtroppo chiusa; Nightwing, anch’egli in Italia pubblicato all’interno della collana dedicata a Batman; e un’infinità di altri personaggi secondari nati negli ultimi anni, la cui considerazione renderebbe questa analisi assai complicata (basti pensare che persino ad Alfred vengono dedicate delle storie autonome, in cui il maggiordomo tuttofare deve risolvere piccoli misteri senza l’ausilio del “padron Bruce”).

Immagine articolo Fucine MuteQuesti personaggi servono a soddisfare i bisogni narrativi tipici degli adolescenti: Robin (quello attuale, Tim Drake) è il sogno di qualsiasi ragazzino, visto che oltre a essere uno studente, a far felice suo padre e ad avere una bella ragazza, è persino un eroe. Nihgtwing è ancora giovane, non ha l’esperienza di Batman, ma a sua volta soddisfa il bisogno di identificazione di un pubblico ancora immaturo. Catwoman, con le sue curve strette nella tutina aderentissima e scollatissima, con il suo fare provocante e malizioso, con la sua natura generosa ma trasgressiva, rappresenta invece il bisogno di evasione e rottura delle regole, oltre che un richiamo sessuale tipico del fumetto americano.
Alla presenza di queste collane si aggiunga che Batman è un personaggio talmente celebre e di successo che il suo mondo è stato il precursore di quelli di altri eroi, come Azrael, che è di derivazione batmaniana, o come Darkness e Spawn, che sono estremizzazioni fantastiche dell’atmosfera buia e gotica della cara vecchia Gotham.
Al fine di esemplificare le dinamiche narrative appena descritte, e poiché le storie del Cavaliere Oscuro si intrecciano frequentemente con quelle che vedono i suoi gregari protagonisti, sarà opportuno prendere in considerazione un periodo dell’epopea batmaniana in cui gli altri personaggi trovino ampio spazio.

Immagine articolo Fucine MuteEcco però che, oltre a quello della molteplicità delle serie, si presenta un altro problema: quello temporale. Se Batman fosse un fumetto in progress, ovvero nel quale si prevede che i personaggi invecchino, avrebbe un’età venerabile e faticherebbe ad alzarsi dalla celebre poltrona di villa Wayne. Poiché non lo è, il suo carattere e le sue avventure sono stati adattati ai gusti del pubblico nelle varie epoche, tanto che il mito della nascita del supereroe è stato ripreso più volte da scrittori e sceneggiatori differenti. In particolare nel lontano 1988, la DC, impegnata già da due anni nel rilancio dei propri personaggi con l’operazione “Anno uno”, affidò a Frank Miller il compito di riscrivere la genesi di Batman. Il volume “Batman — Anno Uno” fu un successo assoluto e diede inizio a un nuovo corso, caratterizzato, come ho avuto modo di accennare in precedenza, da maturità psicologica e realismo sociologico. È lo stile narrativo a cambiare, non la continuity: “Anno uno” non fa parte della serie regolare e non cancella quanto era accaduto in precedenza, ma attualizza il personaggio.
Come riferimento considereremo allora le peripezie che Batman affronta negli ultimi 16 anni, dopo l’opera di Miller, e che vale la pena riassumere brevemente:

  • il secondo Robin, alias Jason Todd, viene ucciso per mano del Joker e di un sondaggio telefonico della DC (a differenza del primo Robin, alias Dick Grayson, che aveva abbandonato il manto per trasformarsi in Nightwing, Jason era decisamente inviso ai lettori);

  • dopo un periodo in cui Batman preferisce agire in solitudine, Tim Drake diviene con successo il terzo Robin;

  • nasce il personaggio di “Azrael”;

  • Batman viene sconfitto e ferito gravemente da Bane e lascia il manto prima ad Azrael, quindi a Nightwing; si profila una crisi d’identità del personaggio;

  • Batman ritorna ma, dopo una brillante e articolata serie di avventure, si scontra con un nemico troppo forte anche per lui: un’epidemia che si diffonde a Gotham, uccidendo migliaia di persone;

  • passata l’epidemia, Gotham viene quasi completamente distrutta da un terremoto e, abbandonata dalle autorità, rimane in mano a giustizieri e criminali; soltanto la presenza di Batman e di altri giustizieri, unita all’impegno politico ed economico di Bruce Wayne, permettono la rinascita di Gotham.

Una volta recuperata drasticamente la situazione, comincia una nuova serie di Batman, caratterizzata da un disegno abbastanza diverso (ispirato alla serie “Batman Adventures”, a sua volta tratta dal cartone animato di Batman e rivolta a un pubblico giovanissimo), nella quale per il momento non mi addentrerò: nei pochi punti sovrastanti sono riassunti 12 anni di avventure, dal 1989 al 2001, forse uno dei periodi migliori del fumetto in esame. Il disegno si evolve sempre più, mentre le storie accolgono la logica della modernità, sebbene non giungano a seguire l’ondata dell’impegno sociale che invece caratterizza molte testate della Marvel.

Circoscrivere un periodo in cui le varie testate dell’universo batmaniano siano in cross-over e costituiscano tutte episodi di un’unica storia; in cui il fumetto sia moderno per temi e disegno; in cui si assista alla nascita di un personaggio gregario che poi si trasforma in un personaggio con una serie indipendente è possibile: si tratta della famosa Batman Saga, che inizia, nell’edizione americana, nell’ottobre 1992 e termina con l’album “Batman — L’inizio del domani” nell’Ottobre 1994.
Si tratta di un cross-over che comprende quasi tutte le serie regolari del mondo batmaniano: Detective Comics, Batman, Shadow of the Bat (che si caratterizza per storie più mature, spesso vagamente oniriche o fantastiche, e per un disegno a volte molto stilizzato), nonché Robin, Catwoman, Nightwing e persino JLA (Justice League of America), di cui Batman e Robin sono membri. In Italia la Play Press ha rimediato al numero sconcertante di brevi fascicoli che ha composto la saga raccogliendoli in volumi che offrono storie complete.

Immagine articolo Fucine MuteEcco cosa succede, in breve, durante la Batman Saga: il Cavaliere Oscuro, già sfiancato dalle ultime avventure, deve fronteggiare un’evasione di massa dall’Arkham Asylum, il manicomio criminale di Gotham; con l’aiuto di Robin e Nightwing riesce a riassicurare alla giustizia quasi tutti gli antichi nemici; debilitato da tre giorni di scontri durante i quali non si era concesso riposo, viene gravemente ferito da Bane, l’organizzatore della maxi-fuga e si ritrova costretto su una sedia a rotelle; consapevole che non può mancare un Batman, Bruce Wayne affida il manto al neofita Azrael, ex-gregario di una setta oscura convertitosi al bene. A questo punto la serie regolare si divide in due filoni, proprio così, due filoni: “la ricerca”, durante la quale un Bruce Wayne paraplegico vive delle avventure tropicali che lo portano a riacquistare in pieno la salute, e “la crociata”, durante la quale un Azrael sempre più angelo vendicatore si lascia trasportare dal suo ruolo, perdendo il controllo in una spirale di violenza ai danni della criminalità cittadina. Bruce Wayne ritorna e affronta un ormai irriducibile Azrael, sconfiggendolo e aiutandolo poi nella ricerca delle proprie origini.
Le conseguenze della Batman Saga sono profonde: Bruce Wayne rimane in preda ai dubbi, al punto da lasciare nuovamente i panni di Batman, affidandoli questa volta a una persona più fidata: Dick Grayson, altrimenti noto come Robin/Nightwing. Bisognerà aspettare il Febbraio 1995 per l’ennesimo ritorno di Bruce, che da questo momento cambierà il proprio costume: alla tradizionale tutina grigia con accessori blu e gialli sostituisce una tuta in materiale antiproiettile e ignifugo completamente nera, con la cintura gialla. Se il costume si fa più scuro, anche le storie da questo momento diventano ancora più adulte, e Batman, finalmente, matura come personaggio e come fumetto.

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