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Arte

Davide Di Donato

Bizzarrie d’arte scultorea

Per pura casualità ci siamo imbattutti in un istrionico “artista-artigiano”, poco noto ai più ma con mille storie incedibili da raccontare. Siamo rimasti affascinati nello scoprire il suo piccolo grande mondo, o meglio le ricostruzioni dei suoi mondi, e abbiamo deciso di farvelo conoscere…

Davide di Donato assieme ad una sua scultura

Cristina Favento (CF): Per Fucine Mute intervistiamo Davide Di Donato che pratica un curioso mestiere. Vorrei ce lo introducessi tu stesso: come ti definisci?

Davide Di Donato (DDD): Ho sempre avuto una discreta difficoltà nel definire il mio mestiere. In una veduta d’insieme potrei considerarmi uno scenografo, anche se in realtà ho sviluppato delle specializzazioni abbastanza distinte nella scultura: a livello museale eseguo ricostruzioni di animali attuali ed estinti e di figure umane. È difficile dare un nome alla mia professione: lavoro nell’ambito della realizzazione scultorea tridimensionale, come detto prima, di animali, uomini e figure in genere, ma anche di ambienti tuttora esistenti o meno, diorami, realizzazioni scenografiche. Insomma è un lavoro… a 360°.

CF: Come ha iniziato questa professione?

DDD: Indicare un inizio cronologico per la mia attività sarebbe impreciso perché ho sempre avuto questa passione, fin da bambino. Ho memorie infantili di quando, con i primi “pani” di Pongo, realizzavo le prime piccole sculture di dinosauri ed animali in genere, già da bambino ero attratto da quel mondo. Successivamente la vita, attraverso diverse esperienze, mi ha condotto al punto da dove ero partito, alla mia inclinazione personale. Percorso che non necessariamente ha sempre avuto a che fare con il mondo dell’arte, è giusto dire che ho avuto anche altre esperienze lavorative che hanno contribuito alla mia formazione personale e artistica.

CF: A livello pratico, so che per diversi tuoi lavori ti sei preparato da autodidatta, che ti documenti personalmente e sei molto scrupoloso su quest’aspetto. A livello artistico, invece, quali ritieni essere i tuoi riferimenti e i tuoi maestri, ammesso tu ne abbia?

DDD: Sarebbe ingiusto citarne uno su tutti. Ho sempre guardato ovunque con estrema ammirazione, cercando di acquisire e “rubacchiare” qua e là perché, e credo sia onesto dirlo, ci sono molti bravi artisti, anche sconosciuti. Con molti di loro, peraltro, ho allacciato rapporti professionali. Non necessariamente bisogna guardare ai “mostri sacri” celebrati dai libri di storia dell’arte o dalle riviste specializzate. Sono sempre stato un attento osservatore, caratteristica che mi ha aiutato molto in questa professione: osservo la variegata e complessa realtà che mi circonda, concentrandomi sui particolari che la compongono, cercando di riunire tutti gli elementi in una riproduzione, rappresentazione tridimensionale, creazione, costruzione, che mi daranno il lavoro finito.

Davide di Donato, i mezzi del mestiereIl procedimento è lo stesso sia che si tratti della ricostruzione di un animale, del prototipo di un giocattolo, della realizzazione di un ambiente oppure della rappresentazione di un personaggio famoso che deve assolutamente ricordare e assomigliare in tutto e per tutto al modello reale. L’osservazione, la concentrazione, lo studio ed anche solamente il pensare prima di mettersi al lavoro, sono fondamentali fasi preliminari. Successivamente, quando si decide di partire, a seconda del lavoro da realizzare, ci sono degli accorgimenti personali — e qui ognuno ha i suoi metodi di preparazione — per arrivare al lavoro finito.

CF: Approfondiamo un po’ quest’aspetto e parliamo del tuo modo di lavorare. Immagino ci sia una fase progettuale prima dell’esecuzione pratica, come ti organizzi in concreto per la realizzazione i tuoi lavori.

DDD: Anche in questo caso è necessario fare delle distinzioni. Se parliamo di costruzioni scultoree di personaggi famosi, ad esempio sportivi o personaggi pubblici, — mi è successo e tuttora mi capita spesso di realizzarne per aziende che lavorano nel nella commercializzazione delle action figures – mi viene fornito del materiale fotografico molto ampio. Più ce n’è e meglio è, perché, rispetto a dei riferimenti bidimensionali, riuscire a centrare la somiglianza dal punto di vista della tridimensionalità è molto complesso. Se aggiungi una dimensione in più al ritratto, per il quale un bravo disegnatore con due tratti di matita riesce abilmente a catturare la somiglianza, il soggetto non può più solamente assomigliare frontalmente al modello, è necessario tener conto anche al profilo.

Davide di Donato al lavoro assieme a Mario AlbertiAlcuni libri realizzati da alcuni collaboratori dell’FBI, perlopiù artisti e scienziati, analizzano le varie strutture che compongono un cranio, un volto, una razza, un’espressione; descrivono l’invecchiamento e i suoi processi, raccolgono tutta una serie di conoscenze che si acquisiscono con lo studio, l’esperienza e il lavoro. Nel caso del profilo, ad esempio, ci sono i cosiddetti casi di unpredictable profiles, ossia casi persone che appaiono frontalmente in una data maniera mentre di profilo ci sorprendono con dei tratti insospettabili. Pensiamo, ad esempio, a qualcuno senza mento perché è completamente spiovente o, al contrario, a chi ce l’ha molto proteso in avanti. Sono caratteristiche che frontalmente non riesci a notare, ma che di profilo si rivelano. Quindi, se un personaggio deve risultare molto somogliante, scultoreamente parlando e magari con la maggiore difficoltà di avere una scala di realizzazione molto piccola, si devono avere più informazioni possibile — fornite appunto dalle foto -.

Per quanto riguarda gli animali, invece, bisogna fare un attento studio della specie: molte volte mi è capitato di dover realizzare specie estinte, si trattasse di dinosauri o di specie estinte recentemente. Una difficoltà, ad esempio, è rappresentata dai casi in cui non esiste una bibliografia recente o esauriente. Si è costretti, quindi, a basarsi su testi molto antichi e approssimativi o sugli esempi tassidermizzati che si trovano nei musei. Questi rispondono, però, a dei criteri di tassidermizzazzione, cioè di impagliatura, di inizio secolo che stravolgono completamente l’anatomia dell’animale e ce la riportano con delle forme del tutto errate. In ogni caso è utile tenerli in considerazione per l’importanza della realizzazione stessa, se non altro per i cromatismi del pelo che magari non esistono più.

In questi casi diventa importante lo studio dello scheletro, delle ossa, della dentizione, del cranio e sulla base di quest’ultimo, si iniziano a creare le varie muscolature. Nel caso degli animali, parto sempre dal cranio, nel caso dell’uomo no, perché è abbastanza versatile. Nel caso di esseri umani “contemporanei” si può realizzare una sagoma di base che ricordi il modello e continuare nella ricostruzione; se invece parliamo di antenati dell’uomo di Neanderthal, allora ci riferiamo ad altre specie, con problematiche osseologiche diverse e conseguenti diversi risultati, totalmente distinti da quelli attuali.

Una scultura di Davide di Donato

Nel caso di ambienti e scenografie, queste si eseguono a progetto, in base alle volontà del committente. Possono variare da una parete rocciosa a una simulazione del mare, di una foresta o di un “brodo primordiale”. Mi è capitato di dover realizzare le più svariate combinazioni. In questi casi, si seguono le indicazioni e necessità del privato, del museo, del regista, dello scenografo. Li si ascolta e si pensa alla realizzazione tecnica per “aggredire” il problema e offrire un prodotto finito soddisfacente.

CF: C’è una tecnica o un materiale che ami particolarmente, con il quale lavori meglio?

DDD: Per scolpire uso una varietà enorme di materiali perché, a seconda di ciò che devo realizzare, in ogni lavoro devo prenderne in considerazione diversi. Ad esempio, per l’elaborazione di prototipi di giocattoli, oggetti piuttosto piccoli e contenuti, esistono dei materiali specifici. Per la maggior parte sono difficili da trovare in Italia, spesso devo rifornirmi negli Stati Uniti dove c’è una giusta considerazione commerciale delle nostre esigenze. A New York ma anche a Londra, ci sono dei negozi che sono delle vere e proprie “mecche” dello scultore, dove uno come me può perderci intere giornate (ride, ndr). Li ho visti personalmente e sono straordinari, ti permettono di scoprire l’immensa varietà di materiali che si possono utilizzare. Ognuno poi ha le proprie preferenze.

Io, per le grandi ricostruzioni, lavoro il polistirolo poliuretano o, in alternativa, materiali molto duttili ma al contempo compatti e necessariamente leggeri. Una realizzazione molto grande, infatti, dev’essere facilmente trasportabile e, allo stesso tempo, anche molto strutturata perché in un museo, a contatto con la gente, il rischio di danno è alto. Sfortunatamente mi è già capitato di vedere opere da me realizzate orribilmente danneggiate, e molte volte non da bambini ma da adulti che (il tono è piuttosto ironico, nda), evidentemente, devono associare l’esperienza tattile a quella visiva… guardare non basta, bisogna toccare e possibilmente rubacchiare, strappare e/o portarsi via qualcosa (ride ndr) per apprezzare fino in fondo.

Una scultura di Davide di Donato

Come dicevamo, quindi, è opportuno strutturare con il ferro questo tipo di lavori. Ho dovuto — con gioia, perché mi diverte moltissimo — imparare a saldare. Si potrebbe pensare che una saldatrice c’entri poco con la scultura ma, in realtà, il ferro ha una tale duttilità da poterlo lavorare quasi come una qualsiasi cera. Ho un po’ divagato forse… Nella produzione di giocattoli, ad ogni modo, utilizzo anche un mio compound di cui non vi rivelerò la formula (ride, ndr). Si tratta di varie cere che ho unito per raggiungere la durezza e la duttilità più utile per lavorare al meglio.

CF: Qual è il lavoro più “bizzarro” che ti è stato commissionato?

DDD: Tutti! Tutti i miei lavori sono bizzarri (ride, ndr), potete farvi una vaga idea visitando il sito www.davidedidonato.it. Vedere qualcuno che un giorno, quasi si svegliasse da un sogno, mi chiede la riproduzione in miniatura di un calciatore per poterne poi realizzare una produzione in serie. Ci sono tante persone che investono capitali in questo e hanno bisogno di figure professionali come le mie. Ma in questa professione si può davvero dire che tutto è veramente strano, tutto è fuori dalle righe; francamente non saprei citare un lavoro in particolare.

CF: Ti senti più un artigiano o un artista?

DDD: Credo che, ad un certo livello, l’artigianato possa veramente esser considerato arte. Le due realtà sono perfettamente amalgamate. Artigiano e artista sono due parole che in se stesse possono voler dire tutto e nulla. Io mi ritengo un artigiano-artista. Non saprei dire quale dei due aspetti è privilegiato e soprattutto se, a certi livelli qualitativi, tra queste due parole ci sono delle differenze. L’artista, se non si tratta di arte concettuale, deve sempre poter tradurre manualmente tutto ciò che ha dentro, che vuole esprimere, che vuole “portare in vita”. Si tratti di pittura, di scultura o di musica, l’esigenza è di “bloccare” qualcosa, di concretizzarla su un pentagramma o in una figura tridimensionale o in un tela, passando, dunque, necessariamente attraverso lo strumento delle mani che creano e realizzano.

Morgana di Mario Alberti scolpita da Davide di Donato

CF: In passato hai collaborato con Dario Argento e con Gabriele Salvatores, per Nirvana. Qual è il tuo rapporto con il cinema?

DDD: Il mio rapporto con il cinema si perde ormai nella notte dei tempi. In passato ho operato la scelta di non vivere a Roma perché la mia vita era qui a Trieste e, tutto sommato, devo dire che non ho grossi rimpianti. Queste belle esperienze fanno ormai parte del passato. Le collaborazioni, in entrambi i casi citati, sono state rese possibili da Sergio Stivaletti, che in Italia è il più importate – e se non l’unico, sicuramente il primo – creatore di effetti speciali. Il settore, però, non ha molta fortuna nel nostro Paese, visti i budget limitati che si mettono a disposizione e, soprattutto, considerato il tipo di cinema che si produce. Deltutto diversa è la situazione negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, dove, soprattutto nell’ultimo decennio, sono sorte impressionanti realtà di studios e maestranza nel campo degli effetti speciali, e dove c’è enorme bisogno di artisti con le mie caratteristiche.

In Italia, purtroppo, per tale indirizzo non c’è spazio e l’ho capito subito. Quando è arrivato il momento di fare delle scelte, mi sono trovato davanti alla necessità di dover cambiare non solo città ma nazione, per poter continuare a lavorare nel settore. In questo particolare ambito, già New York è provincia! Bisognerebbe andare in California, in una zona precisa, dove il mondo degli effetti speciali cinematografici è concentrato. Non ci sono altri luoghi paragonabili e se, per i più svariati motivi, uno non è disposto a rischiare o a fare questa scelta, come me, cerca di inventarsi una professione parallela, che assomigli il più possibile alla realtà prima descritta.
Io, naturalmente, pur radicato nella mia città, mi rivolgo al mondo, i miei clienti sono quasi tutti stranieri; ci sono anche alcuni italiani ma la maggior parte della mia attività la sviluppo, la propongo e la vendo all’estero, non sarebbe possibile diversamente.

CF: Attualmente a cosa stai lavorando e quali sono i tuoi progetti futuri? C’è un lavoro in particolare che ti piacerebbe svolgere.

Morgana scolpita da Davide di Donato

DDD: Sto lavorando a svariate ricostruzioni per alcuni musei ma, per una questione di correttezza rispetto a quanto accordato con i committenti, preferirei non parlarne. Presto, però, i dettagli saranno visibili sul mio sito. Quello che, invece, posso annunciare con gioia è la prossima ultimazione della scultura di Morgana, uno splendido personaggio femminile creato dal mio concittadino e amico Mario Alberti. Ci siamo conosciuti non molto tempo fa ma si è creato un feeling immediato. È uno straordinario artista, penso di poterlo dire obiettivamente, ed è anche una persona speciale, al di là del fatto che sia uno dei più importanti fumettisti europei e, secondo me, mondiali. Ha un tratto favoloso.

Il nostro primo incontro è stato assolutamente casuale. Non avevamo mai sentito parlare l’uno dell’altro ma il caso ha voluto ci incontrassimo, così, oltre ad avere molte affinità, abbiamo scoperto di essere addirittura vicini di casa. Ricordo che appena conosciuti mi ha omaggiato di una copia del suo personaggio più bello, il più affascinante e colmo di significati che lui abbia concepito: Morgana, una splendida eroina combattente. È una storia molto complessa e vi invito a leggere i sui splendidi volumi.

Quasi per scommessa abbiamo deciso di realizzare la action figure e di vedere “di nascosto” che effetto fa. Neanche troppo di nascosto però, perché nei nostri siti abbiamo girato un piccolo short di un minuto che presenta il work in progress di questa scultura della quale siamo tutti e due molto orgogliosi. È una grossa impresa perché avere il “padre” di Morgana che ti sta alle spalle e ti dà indicazioni non è la più banale delle imprese. Però è una bella sfida e sta venendo veramente molto bene. Non abbiamo ancora pensato a come commercializzarla ma qualcosa sicuramente faremo. Se anche dovessimo decidere di non farlo, sarà comunque una bellissima esperienza della quale siamo entrambi molto contenti. Per quanto riguarda un lavoro che vorrei avere per le mani: mi piacerebbe lavorare e collaborare di più nelle scenografie dei teatri della mia città.

Davide di Donato assieme a Mario Alberti

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