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Scrittura

Benedetta Cibrario

Rossovermiglio

Benedetta Cibrario con il Premio Campiello 2008Una donna, due uomini, un’epoca travagliata e un luogo in cui sembra che tutto possa ricominciare, lasciando spazio ai sogni. È Rossovermiglio, opera prima di una scrittrice, Benedetta Cibrario, che con questo libro si è conquistata il Premio Campiello 2008.
Ambientato nell’Italia del Novecento, il romanzo copre quasi un secolo di storia nazionale. In un panorama che della vecchia classe aristocratica mostra le debolezze e l’incapacità di “far valere” la propria fortuna, una donna — che a quella classe appartiene — cerca di trovare la propria strada.

Sfuggendo al destino che la sua famiglia le ha imposto, la protagonista decide di seguire il suo cuore abbandonando un marito pubblicamente fedifrago e rincorrendo l’amore di una sola notte. Lascia così Torino e un matrimonio che per anni l’ha logorata per andare a rifugiarsi nella campagna toscana, unico e amatissimo luogo dove le sue ferite saranno curate e la sua personalità potrà sbocciare. Una storia in grado di mostrare al lettore come la vita possa essere drammaticamente complessa e di come i confini tra giusto e ingiusto, amore e odio, realtà e apparenza siano troppo spesso talmente sottili da risultare impercettibili.

Sara Visentin (SV): Quanto c’è di biografico nella prima opera di uno scrittore?

Benedetta Cibrario (BC): Credo che la presenza di emozioni, convinzioni, ricordi più o meno metabolizzati, racconti, suggestioni e pensieri siano il canovaccio di base su cui si traccia ogni opera creativa, senza distinzioni di sorta tra opera prima o ultima… Lo scrittore non può prescindere dal mondo in cui è immerso, è in continuo dialogo con l’esterno e con l’interno. Non potrebbe essere altrimenti. In Rossovermiglio non ci sono elementi puntuali della storia che siano esplicitamente accaduti a me o a qualcuno che conosco; ma il mondo emozionale del romanzo è, ovviamente, il mio. Io sono, in parte, ciascuno dei miei personaggi; e i miei personaggi, a loro volta, sono proiezioni — o negazioni! — dei miei desideri, delle mie paure, delle mie ansie. Le loro vigliaccherie, le loro paure, i loro slanci, le meschinità, la loro forza e le loro debolezze sono anche le mie.

SV: Come nasce questa storia?

BC: Nasce dal desiderio di raccontare una donna irrequieta, ritratta sullo sfondo di un’epoca irrequieta. Prima di iniziare la stesura di Rossovermiglio, sapevo di voler dare la voce a una donna forte ma piena di contraddizioni, ribelle solo a metà, una donna che fosse nello stesso tempo malinconica e tenace, passionale e fredda, timida e audace. Ma sapevo poco di questo personaggio. Finché un giorno, in un museo, non ho visto il ritratto di una giovane donna in abito da sera, bella, vestita sontuosamente, giovane, ma con uno sguardo di indicibile tristezza, uno sguardo capace di bucare le tela e arrivare dritto al cuore di chi lo guardava, cent’anni dopo, in una sala affollata di museo. Ecco, ho pensato, racconterò, anzi immaginerò, chi è questa donna, cosa ha fatto, da dove arriva…

SV: L’amore è un ingrediente fondamentale del romanzo, quasi un catalizzatore per le scelte che la protagonista compie. In realtà, però, si tratta di un amore che quest’ultima non conoscerà mai davvero, in parte perché lo respinge (quello del marito prima), in parte perché arriva quasi a idealizzarlo (quello dell’amante poi). Perché la scelta di descrivere un sentimento così tormentato?

Copertina del libro Rossovermiglio di Benedetta CibrarioBC: Perché l’amore, come l’odio, è un sentimento primario e, come i colori primari, è un ingrediente indispensabile e necessario. Mescolato ad altro, esattamente come il colore primario, crea infinite altre tonalità, crea sfumature ed entra in tutte le relazioni umane. L’amore è energia, è movimento, allenta i bulloni delle persone, scardina le loro convinzioni, è rivoluzionario, irresponsabile, generoso e crudele…

SV: Che valore ha un elemento come il vino in tutta la vicenda raccontata?

BC: Il vino si fa con il tempo, con tanta fatica, con infinita pazienza. La vigna dà i suoi frutti solo anni dopo che è stata piantata. Bisogna lavorarla ogni giorno. Augurarsi che una gelata o una grandinata non arrivi a rovinare tutto il lavoro. Ma quando va bene, il buon vino è un premio meraviglioso, che si conserva negli anni e migliora con il tempo, si modifica, diventa più importante, più prezioso… Mi è sembrata una metafora perfetta non solo dell’esistenza stessa o dell’amore, ma anche della scrittura.

SV: Il romanzo è ambientato a Torino, prima, e nella campagna senese, poi. Cosa rappresentano per lei queste due realtà?

BC: Rappresentano mondi che amo, che conosco, che fanno parte del mio paesaggio interiore. Sono nata in Toscana, ci ho vissuto, ho vissuto tanto anche a Torino che è la città in cui ho trascorso gli anni decisivi per la formazione, quelli dell’adolescenza e dei vent’anni. Quando scrivo ho sempre bisogno di ambientare le mie storie in luoghi imprecisati (tutta la Toscana di Rossovermiglio è inventata, è un collage di luoghi diversi, tutti esistenti ma riaccorpati e modificati) che però abbiano per me, che scrivo, un richiamo emozionale profondo.

SV: E il periodo storico in cui tutta la vicenda viene vissuta?

BC: L’ho scelto perché il Novecento è un periodo con cui facciamo i nostri conti ancora oggi, continuamente. Il romanzo racconta più o meno un secolo di storia, anche se filtrato dai ricordi personali dei protagonisti. Si prenda, per esempio, il periodo tra le due guerre — che ha un ruolo centrale nel romanzo — o il primissimo dopoguerra: è già storia, ma è storia che le nonne o i nonni hanno vissuto. Molti racconti in prima persona di quegli anni li possiamo ancora sentire; e si è trattato di un secolo inquieto, irresponsabile, coraggioso, crudele e generoso, esattamente come la protagonista di Rossovermiglio.

SV: La protagonista, un po’ per l’epoca nella quale vive e un po’ per via della sua indole, non sceglie mai. Le uniche decisioni che prenderà nella sua vita, però, le cambieranno completamente l’esistenza. Come va considerata questa donna piena di limiti e di debolezze che, praticamente alla fine della sua vita, si accorge di non aver quasi mai vissuto?

BC: Una donna, semplicemente. Una che vive come meglio può, che ha dei limiti e delle debolezze, che è intessuta di coraggio e di vigliaccheria, come tanti. Una donna che però è capace di provare forti passioni, per un uomo e per una terra, la sua vigna, a cui dedica tutta la vita. La sua scelta la fa, in realtà: sceglie di tenersi in disparte, di non partecipare al caos del mondo perché lei, il suo caos, ce lo ha nel cuore.

SV: La storia è affrontata con grande delicatezza e con estrema profondità. Lo stile della scrittura appare essenziale ma elegante, in certi momenti sembra quasi appartenga alla vicenda stessa…

BC: È così infatti e sono felice che lei lo abbia notato. Ho lavorato moltissimo sulla lingua. Doveva avere la tonalità giusta per poter essere la voce di quella donna, una voce elegante, colta, misurata, con piccole incursioni dialettali dovute al contesto, ma senza birignao, senza cadute melense, priva di sciatterie linguistiche, asciutta ma ricca. Ho cercato di restituire al lettore la voce con cui parlavano a me, nel pensiero, quei personaggi.

SV: Il suo primo romanzo ha vinto il Premio Campiello 2008, cosa ha significato per lei e per il suo futuro di scrittrice?

BC: Un onore e un onere. Ricevere un premio così prestigioso riempie di gioia perché significa che qualcuno ha visto qualcosa di buono nella tua grande fatica. Ma sento anche l’impegno di dover continuare a meritarmelo, ogni volta che scrivo una parola, che metto una virgola, che cancello una frase o immagino una storia.

SV: Com’è stato il rapporto con la casa editrice?

Benedetta CibrarioBC: Sto benissimo da Feltrinelli. Hanno creduto in me, nel libro, mi hanno incoraggiato e sostenuto in ogni momento, fin dal primissimo incontro, quando nessuno di noi aveva idea di quel che sarebbe successo. Quando io ero una perfetta sconosciuta con un manoscritto sotto il braccio e l’aria un po’ sconvolta per essere stata ricevuta da un editore.

SV: Si può parlare già di un prossimo libro?

BC: Sto scrivendo da tempo ormai e comincio a intravedere qualcosa. Ma sono terribilmente superstiziosa e non vorrei parlarne. Non ancora, almeno…

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