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Musica

Not Moving

Racconti dalla cripta

Quest’anno ricorre il trentennale dei Not Moving e per festeggiarlo la neonata etichetta Audioglobe Relics (costola del distributore fiorentino Audioglobe) stampa il cd LIGHT/DARK: Singles, EPs & Early more 1981-1987, compilation che raccoglie gli Ep e il primo demo del gruppo e prima delle tre uscite che ristamperanno tutto ciò da loro prodotto tranne Sinnermen, primo Lp già ristampato lo scorso anno dalla Spittle.

Not Moving, immagini di ieri

Nati a Piacenza all’inizio degli anni ’80, i Not Moving sono stati il primo gruppo italiano a produrre un vinile per l’Electric Eye di Claudio Sorge (allora redattore di Rockerilla, unica rivista alternativa italiana che non trattasse il punk come un fenomeno da baraccone) e unico gruppo con matrici punk/r’n’r presente in “Gathered”, prima compilation in vinile curata da Rockerilla e recentemente ristampata in cd e vinile dalla Spittle. I Not Moving del primo periodo, infatti, dovevano molto al punk e se non fosse stato per il loro amore verso Johnny Thunders, Gun Club, gli X et similia penso che ci saremmo trovati davanti un gruppo totalmente differente. Non per nulla il loro chitarrista storico Dome La Muerte (il quale rimpiazzò Paolo già dal secondo Ep) aveva suonato anche con i C.C.M. (Cheetah Chrome Motherfuckers), gruppo tra i più bollenti del pisano Gran Ducato Hard Core, mentre Tony era stato alla batteria nei Chelsea Hotel, uno dei primi gruppi punk italiani.

I primi due Ep dei Not Moving uscirono entrambi con formato 7″ per l’Electric Eye, rispettivamente nel 1982 e nel 1983. Già grazie a Dolls, brano di apertura di Strange dolls, i fan del r’n’r più grezzo potevano rendersi conto che il quintetto di Piacenza non aveva scelto il mero revival e che i testi non parlavano di amori giovanili o dubbi esistenziali, ma di vudù (vedi il brano Baron Samedi), pozioni letali e magia: i Not Moving, praticamente, stavano prendendo l’iconografia cara a Screaming Jay Hawkins togliendole quel velo di spettacolarizzazione caro agli americani. I due Ep, contenenti quattro tracce ciascuno (sette originali ed una cover di Wipe out del gruppo surf The Surfaris), durano in tutto diciannove minuti scarsi, però non pensate di trovare canzoni accennate o quattro riff in croce, perché in due minuti i Not Moving erano capaci di mettere il Farfisa suadente di Maria Severine, la sferzante chitarra di Paolo e poi di Dome, la batteria di Tony che tirava dritta come un treno, aiutata dal basso di Dany, e la voce ipnotica di Lilith (chiamata Rita Loa sulla copertina di Strange dolls). Dopo questi due Ep, nel 1984 doveva uscire un mini Lp intitolato Land of nothing (potete trovare un accenno nell’intervista che segue questa recensione/introduzione), che venne poi stampato in vinile da Area Pirata nel 2003 ed è presente anche qui. Nel 1985 uscì il mini Lp Black’N’Wild per la Spittle Records (disco ristampato sia qui sia sul cd di Sinnermen) e coloro che avevano amato i primi Not Moving si trovarono davanti una band ancora più consapevole del proprio suono, che scelse atmosfere leggermente meno oscure: abbandonata l’iconografia “magica”, il gruppo iniziò ad abbracciare la causa degli Indiani d’America, impegno poi concretizzato anni dopo con l’album Not Moving, Lance Henson & Friends Song of myself. I quattro pezzi nuovi del disco non lasciano dubbi e i ragazzi non hanno nulla da invidiare a band garage blasonate del calibro dei Fuzztones. Chitarre distorte e tastiere creano l’atmosfera giusta per Lilith, i riff glissati di Eternal door proiettano l’ascoltatore in un vortice dove psychedelia, punk e r’n’r si incontrano. Il disco si chiude con un breve cenno di Sinnermen: già allora si sapeva che quello sarebbe stato il titolo del primo album del gruppo, quindi quell’accenno di trenta secondi dalle atmosfere tribal-western incuriosiva non poco. Dopo il primo album, nel 1987, venne stampato il mini Lp Jesus loves his children. Questo disco si apre con I want you, brano ritmato e r’n’r e prosegue con il blues psichedelico di New situations. Surfin dead blues fonde surf e punk nella migliore tradizione psychobilly, mentre Spider toglie il fiato per il suo ritmo incalzante e veloce. Il mini si chiude con una versione fuzz psichedelica di Break on through dei Doors. Dopo questo, troviamo un gioiellino che è sempre stato di difficile reperibilità: il demo con i suoi sette pezzi. Ne troviamo cinque già presenti sui primi 7″, in una versione quasi definitiva e già affascinante. Questa è una ristampa che non dovete perdere!

LIGHT / DARK : Singles, Eps & Early More 1981-1987

Di seguito trovate la trascrizione di un’intervista ai Not Moving che feci insieme a mio fratello Marco nell’anno di uscita di Sinnermen.  Originariamente uscì sul terzo numero della nostra fanzine Snowdonia e fu fatta alla fine del loro concerto tenuto al Big Club a Torino.

Maurizio Pustianaz (MP): Quest’ultimo LP “Sinnerman”, rispetto alle prime cose classiche con cui vi siete imposti all’attenzione, come ti sembra definire il vostro cammino?

Tony Face (TF): C’è stata un’evoluzione soprattutto di suono dove nei primi lavori eravamo più classici, più vicini magari al r’n’r classico: adesso c’è una rielaborazione secondo me molto più personale di quelle basi e influenze che si inspirano agli anni ’50-’60. In particolare l’Lp è un po’ un manifesto di quello che sono le nostre influenze. Sono quindici brani…

MP: … molto diversi?

TF: Sì, vanno a pescare un po’ dappertutto: ci sono un paio di blues, c’è Sinnermen che è uno spiritual classico della musica nera fatto anche da Nina Simone, ci sono riferimenti al garage rock, alla psichedelia, al punk. Per cui è un sunto di cosa abbiamo fatto e ciò a cui ci siamo ispirati. È forse la chiusura di un ciclo, che partiva all’inizio da basi abbastanza scolastiche, passando anche da periodi tipo Cramps / X, soprattutto nei primi dischi. Punti d’arrivo e di nuova partenza.

MP: La tradizione r’n’r si rispecchia anche nei testi? Non mi sembra, credo siano un po’ “torturati”…

TF: Sono piuttosto intimisti, molto personali: molte volte non trovi messaggi, non riesci ad interpretarli in modo esplicito e molti sono fatti in funzione di un’interpretazione che può dare l’ascoltatore, perché tendono ad offrire una gamma di immagini che poi vanno interpretate a seconda della sensibilità di ciascuno. Non abbiamo mai fatto un testo manifesto, è sempre stato qualcosa di molto libero.
Se vuoi, è un codificare uno stato d’animo racchiuso in una serie di parole che poi a sua volta suscita uno stato d’animo in qualcun altro.

MP: Qualche volta c’è anche un senso nichilista!

TF: Forse sì, spesso. Non mi sembri molto soddisfatto delle mie risposte sui testi…

C’è un po’ di bagarre a questo punto, quando interviene il bassista Dany Dallagiovanna: “Non si fanno domande sui testi, il testo è già tutta la spiegazione”. In effetti i Not Moving ci tengono all’inafferrabilità dei loro flash.

MP: Ma i testi sono il prodotto di uno solo o…

TF: No, sono distribuiti fra tutti noi, forse Lilith ne scrive di più, ma c’impegnano tutti ugualmente.

Dopo aver chiarito che “What a wonderful night to die” non è dedicata a James Dean, come voleva una nostra peregrina idea…

MP: Anche Suicide temple non ha riferimenti a templi specifici?

Not Moving, immagini di ieri TF: Quella è del bassista ed è in realtà molto personale. Comunque ci preme sottolineare che anche questi riferimenti apparentemente lugubri sono abbastanza distanti dalla nostra personalità, nel senso che sono solo mezzi per esprimere una sensazione. Vedo che molte riviste continuano a descriverci come fautori di musica dark, ma nonostante le apparenze, sebbene vestiamo di nero, o anche leggendo i testi, nei quali c’è un uso ripetuto di parole come “suicidio”, “morte”, “sangue”, siamo però lontani come sensibilità da esasperazioni di quel genere. Ci tengo a non essere avvicinato al dark!

MP: Beh, molti gruppi garage hanno in effetti usato delle immagini non dico legate all’occultismo, ma… fantasmi, mostri… è anche un patrimonio sul quale giocare.

TF: Sì, purtroppo di quel patrimonio s’è fatto un cattivo uso in questi ultimi anni, spacciando per oscuro tutto quello che era tinto di nero, un uso deteriore di quelle immagini da parte di molti gruppi…

MP: Il famoso stile “gotico”.

TF: Personalmente queste cose non le ho mai sopportate e le sopporto anche meno adesso, anche se c’è stato un periodo, mi ricordo, quando eravamo abbastanza legati a questo genere di roba, ma penso in una maniera abbastanza spontanea e non così da “poseurs” come fanno molti altri.

MP: Ti riferisci a brani come Baron Samedi?

TF: Ecco, appunto, quello era un riferimento abbastanza particolare, infatti si parlava poi di divinità vudù, era un periodo in cui eravamo interessati alla magia nera, all’occultismo. Alcuni di noi avevano avuto delle esperienze abbastanza dirette, ma penso che non sia il miglior modo di parlarne, né il più interessante quello di metterle in musica, in un testo, in modo da poter farle conoscere. Son cose che se hai un interesse pericolare te le tieni per te, non le vai ad infangare.

MP: Tra l’altro questa canzone o per lo meno lo stesso titolo l’ho trovato nella prima cassetta dei canadesi Deja Voodoo. Una coincidenza?

TF: In effetti i Deja Voodoo mi avevano contattato dicendo che avevano sentito qualcosa di noi. Ma non è assolutamente una nostra cover, al limite il contrario!

MP: Ascoltando quei brani più blues e poi il titolo Sinnermen, ritornano tematiche un po’ alla Nick Cave, il peccato…

TF: Abbiamo molto care queste immagini non del peccatore in termini moralistici, ma più interiori, slegati da ogni concetto perbenista, dai tabù che rimangono nell’uomo occidentale. Per cui il peccatore simboleggia anche un desiderio di libertà…

MP: E mi verrebbe da dire l’angoscia di non raggiungere la purezza. Mi sembra una visione tendenzialmente estremizzata di sensazioni personali. E per quanto riguarda Black ‘n’ Wild, a me era piaciuto moltissimo e penso a molti altri. L’Lp è innanzitutto diverso come suono, come registrazione. Black ‘n’ Wild era più grezzo forse, ma pieno di acuti.

TF: A livello tecnico l’LP è stato registrato su 24 piste, B ‘n’ W su 16. L’LP è stato registrato in quindici giorni, B  ‘n’ W in due o tre, per cui Sinnermen è risultato molto più curato.

MP: Come suono, però, B ‘n’ W è molto più è più immediato e scintillante…

TF: Ah, sì? Mah. L’Lp è stato ritoccato in sede di equalizzazione, se ascolti il promo su cassetta è leggermente diverso, è molto più espanso. Qui il suono è venuto più inscatolato, ruvido e più compresso. Ma io penso che sia migliore quest’ultimo. Forse B ‘n’ W era più corto e immediato e quindi suonava anche più fresco, al di là del suono.

MP: Sicuramente più facile da ascoltare. L’Lp è più impegnativo, soprattutto al primo ascolto.

TF: Sono anche 45 minuti interi!

MP: Come mai non avete messo i testi per intero dentro il disco, solo frammenti?

TF: È stato un nostro accorgimento, abbiamo scelto frasi indicative di ogni pezzo…

MP: … forse per suggerire e lasciar più libero l’ascolto?

TF: Anche per questo. Alcuni testi sono riportati per intero, altri solo a spezzoni.

MP: Anche il frammento di Sinnermen alla fine di B ‘n’ W era molto diverso dalla versione definitiva. Era improvvisato?

TF: Praticamente sì. C’eravamo ricordati di questo brano che facevamo precedentemente in concerto ed erano anni che non lo proponevamo.  Proprio Federico Guglielmi, il nostro produttore, se n’è ricordato, era convinto che lo inserissimo su B ‘n’ W e invece l’abbiamo inserito sul momento, un pezzo, come richiamo anche al titolo dell’Lp, che già allora era preventivato così.

MP: E di cover ne avete sempre fatte?

TF: Tendiamo sempre ad inserire qualche cover senza eccessi. C’era Wipe out nel primo Ep, un surf, Just wanna make love to you, fatta anche dagli Stones ma di Willie Dixson, Sinnermen, un classico gospel e Cocksucker blues degli Stones, inedito e solo su bootleg. Usualmente dal vivo inseriamo due o tre cover oltre a quelle dei dischi, ad esempio questa sera potremmo fare Break on through dei Doors in versione abbastanza hard; ricorrono poi spesso vari classici r’n’r. Abbiamo una lista di cover più o meno lunga che interscambio a seconda dei periodi.

Not Moving, immagini di ieri

MP: C’è questo fatto strano, che adesso grazie anche a gruppi di pressione o di tendenza, c’è una rinascita di interesse per gli anni ’60 o la psichedelia. Sull’ultimo “Lost Trails” (la rivista di Claudio Sorge) c’era una lista di gruppi italiani…

TF: … noi esclusi!

MP: Appunto. Ecco, i Not Moving non vengono in genere mai e poi mai associati a questo movimento, non capisco se per principio voi tendete a distanziarvi da tutti questi (anche perché avete cominciato prima, cinque anni fa!) o se il vostro atteggiamento è diverso, o semplicemente non siete simpatici a certa gente!

TF: Penso quest’ultima. Perché ascoltando la nostra musica, non vedo che cosa abbiamo di meno psichedelico di Nicola Vannini! Quell’articolo in particolare ha voluto dimostrare che c’è una scena psichedelica italiana, il che invece non è vero. Perché sono un appassionato e seguo da tempo la “scena” beat psichedelica e sarei contentissimo se ci fosse veramente. Ci sono cinque o sei gruppi validi più che un’altra altra decina che…

MP: A me sembra che molti non abbiano ancora fatto niente!

TF: Infatti la maggioranza non ha né inciso né fatto circolare demo di decente qualità. E mi sembra che qui si stia forzando la mano a tutti i costi al mercato per far apparire che c’è una scena psichedelica, come prima si forzava facendo capire che c’era una scena hardcore, o una scena sin, o una scena rockabilly. In Italia in realtà…

MP: … non c’è una scena!

TF: No, non ci sono scene particolari. Ci sono gruppi più o meno validi che si ispirano a questo o quello, ma nessun gruppo di gruppi che possano essere accomunati in una scena particolare. In Italia in ambito psichedelico ti posso citare i Sick Rose, Double Deck 5, Pression X, Four By Art, Birdmen Of Alcatraz e altri duo o tre. Tra l’altro vedo inseriti dei gruppi di Piacenza che fanno della new wave delle più classiche e con la psichedelica non hanno nulla a che fare. Probabilmente un accostamento a questa “scena” sarebbe anche giustificato nei nostri confronti perché di influenze garage e psichedeliche ce ne sono, magari non troppo evidenti, ma si sentono.

Dome, RAI Sessions, 1986MP: Però rispetto a molti di questi gruppi che sono bravi ma al limite un po’ monocordi, voi come gruppo siete apertissimi. Ci sei tu, l’esperto beat e mod, ma anche Dome, che viene dall’hardcore dei CCM!

TF: Appunto. Io apprezzo quei gruppi, ma – tranne forse i Birdmen – tutti si rifanno abbastanza accademicamente a un suono, tendono a riproporre in modo revivalistico cose che conosciamo da anni. Noi abbiamo preso quei suoni, li riproponiamo, ma adattandoli ai nostri gusti e alla nostra ottica; che so, usiamo il Farfisa ma non in stile ’60, usiamo i riff da garage o ritmiche beat, ma il risultato finale non ha a che fare con niente.

MP: Forse preferisco brani dove la voce femminile non è lasciata sola, anche perché non ha quella forza e quella carica da sostenere un LP, è sempre un po’ una voce in secondo piano…

Un coro si leva. È lì dietro! Lilith era entrata alle mie spalle proprio mentre stavo diplomaticamente mettendo in dubbio le sue qualità di trascinatrice vocale! Ma, con grande abilità di tutti, si rimedia alla situazione…

TF: Forse è il fatto di avere 45 minuti con la stessa voce che accentua quest’impressione!

MP: Certo, l’Lp più volte lo senti, più è bello. Tra l’altro l’avere una voce femminile, all’inizio della vostra carriera, vi ha creato, immagino, accuse tipo “Ah, come Exene! Ah, come Siouxsie!”

TF: Si, puntualmente. Siamo stati gli X italiani o i Cramps italiani o i Fuzztones italiani. La maggior parte dei critici non ha neanche fantasia. Chiaramente i Cramps erano una grande influenza all’inizio, e in “B ‘n’ W” e nell’Lp è abbastanza facile trovare pezzi alla X.

MP: La chitarra nel primo Ep era crampsiana.

TF: Non sono influenze che neghiamo, siamo i primi a dire che ci ispirano però è limitativo classificarci in qualsiasi modo (interviene il bassista: “E poi se le radici sono simili è naturale che si faccia parte tutti delle stesse tradizioni che tutti hanno assimilato”, ndr).

TF: Per dire, sia noi sia gli X, ad esempio, amiamo il rock, il blues, così avremo lo stesso modo di sentire la nostra musicalità, ed escono cose più facilmente simili.

MP: Mi sembra che i Not Moving siano un modello abbastanza esemplare di un gruppo che ha avuto un’evoluzione graduale e coerente, mai un voltafaccia.

TF: Siamo rimasti fedeli alle basi iniziali, ma ricercando in quelle suoni e moduli e penso che in futuro ci baseremo sempre su questi criteri artistici.

MP: A proposito, ascoltando qualche brano dell’Lp mi è venuto persino in mento un suono “australiano”!

TF: Anche qui, è perché le influenze sono le stesse dei Lime Spiders, dei Died Pretty. In fondo anche loro pur essendo di estrazione anglosassone non hanno avuto occasione di aver sotto mano i gruppi americani e le matrici blues, soul, country o garage se le sono dovute reinventare accostandosi a quelle tradizioni come facciamo noi.

MP: Nella storia del vostro gruppo ci sono stati molti cambiamenti di formazione?

TF: No, l’unico è stato il chitarrista vecchio Paolo, che dal secondo Ep è stato sostituito da Dome.

MP: E ciascuno dei componenti viene da interessi o esperienze diverse?

TF: Il chitarrista suonava nei CCM e adesso suona in un altro gruppo, The Sons, che fanno r’n’r alla Clash, un suono molto elettrico e scarno. Io venivo dall’hardcore (Chelsea Hotel, tristemente famosi) ma ho anche suonato cose tipo jazz-soul. Gli altri non avevano esperienze musicali prima, anche se ora suonano a tempo perso in altri gruppi, in particolare il bassista.

MP: Riguardo le vostre esibizioni dal vivo, spesso si diceva che sceglievate una strada estrema, di velocizzare notevolmente i brani, di creare un grande muro sonoro. È così in generale che vi muovete voi?

TF: In generale è la tendenza che ci ha caratterizzati dall’inizio. Forse però adesso abbiamo impostato anche un repertorio meno agitato e d’assalto. Ho notato quasi per caso che dalle scelte fatte per la scaletta ci sono molte più pause rispetto a prima, con l’inserimento di brani più lenti, nonostante “lento” non voglia dire meno teso, meno denso, però sicuramente meno sparato e punkeggiante. Prima eravamo più veloci e anche incasinati, adesso cerchiamo di curare un po’ meglio l’aspetto tecnico dal vivo per rendere meglio rispetto al disco. Prima era poi abbastanza problematico ascoltarci in condizioni ottimali, non eravamo inseriti in una struttura che ci permetteva di suonare decentemente in posti decenti, si arrivava puntualmente nel locale senza il nostro tecnico, trovando impianti terribili.

MP: Questo “Sinnermen tour” quando è cominciato?

TF: All’inizio di Aprile in Toscana, poi Roma, Bologna, ora Torino, poi Pordenone, Milano, Rimini e date sparse.

MP: Che riscontro di vendite avete avuto o state avendo con B ‘n’ W o l’Lp?

TF: B ‘n’ W ci ha favorevolmente sorpreso anche perché non avevamo fatto una vera e propria tournée promozionale, solo dei concerti slegati. Ha venduto bene rispetto alle nostre previsioni e anche Sinnermen è partito bene.

MP: Siete contenti della Spittle?

TF: Inizialmente è andato tutto nel migliore dei modi, ci han permesso di lavorare bene come pochi. Ultimamente ci sono stati problemi dovuti forse solo ad incomprensioni, che hanno in parte incrinato quel rapporto paradisiaco che c’era sino a poco tempo fa, comunque si risolverà tutto…

MP: Tutti questi concerti, interviste… non si diventa “operai della musica”?

TF: Sì, qualche volta si perde il gusto di quello che si fa; prima si sogna di arrivare a questo punto (a parte che siamo ancora a livello dilettantesco, non siamo ancora un grande gruppo o delle star), eppure nel nostro piccolo, a Roma, siamo stati sbattuti a destra e sinistra!

MP: Anche quando si inizia una fanzine uno parte dall’entusiasmo ma poi bisogna stare bene attenti a non cadere nella routine. Tu che ne pensi delle fanzine rispetto alle riviste ufficiali? Finiscono per essere la stessa cosa detta in modo diverso o…

TF: Secondo me le fanzine hanno il grande pregio di essere spontanee, anche se qualcuno ha perso la questa spontaneità cercando di essere un’imitazione magari delle testate importanti. Soprattutto quello che apprezzo nelle fanzine è di essere per fortuna lontane da quella faida di rivalità tra giornalisti che portano a situazioni ridicole e deprecabili.

Not Moving, backstage, 1985

MP: Che fine ha fatto quel famoso mini Lp di sei canzoni che doveva uscire?

TF: Doveva uscire per la TNT Records che ci ha prodotto per un anno e che, unica cosa buona, ci ha permesso di far da supporto al tour di Johnny Thunders. Ci han presi, mandati in studio, han pagato le incisioni, han tenuto i nastri, fatto la copertina e… non hanno mai stampato il disco! Non sappiamo ancora perché, al che naturalmente abbiamo rotto. Tre brani di quello sono comparsi poi sull’Lp: Land of nothing, Wonderful night to die e In the batland.

MP: Date all’estero?

TF: Alcuni anni fa abbiamo suonato a Berlino; quest’estate dovremmo andare in Austria, Germania, Francia e Spagna. “Bucketful of brain”, fanzine inglese garage, ha recensito B ‘n’ W e anche in America “Maximum Rock’n’Roll”, “Flipside” e altre. Alcune copie sono state distribuite da Rough Trade a Londra, però chiaramente non ha i paginoni su Sounds, NME ed è assurdo pensare di suonare in Inghilterra.

MP: Una domanda bizzarra: vi piacciono gli horror comics?

TF: A me no, a loro sì.

Not Moving
LIGHT / DARK: Singles, Eps & Early More 1981-1987
Audioglobe Relics 2011

Tracklist

Strange Dolls
1. Dolls
2. Wipe Out
3. Baron Samedi
4. Make up

Movin’ Over
5. Behind your pale face
6. Psycho Ghoul
7. Everything ends here
8. Double mind

Land of nothing
9. Lights of night
10. In the batland
11. You’re gone away
12. Land of nothing
13. A wonderful night to die
14. Pipeline

Black ‘n’ wild
15. Crawling
16. Eternal door
17. Goin’ down
18. I just wanna make love to you
19. Sinnermen

Jesus loves his children
20. I want you
21. New situations
22. Surfin dead blues
23. Spider
24. Break on through

PRIMO DEMO TAPE
25. Dead intro
26. Dolls
27. Devil’s Rattle
28. Baron Samedi
29. Behind your pale face
30. Wipe Out
31 Psycho Ghoul

Discografia

Strange Dolls (Electric Eye 1982)
Movin Over (Electric Eye 1983)
Black and wild (Spittle Records 1985)
Sinnermen (Spittle Records 1986, ristampato nel 2009 con l’aggiunta di Black and Wild e quattro inediti in studio dell’epoca)
Jesus loves his children (Spittle Records 1987)
Flash on you (Electric Eye 1988)
Song of myself (Wide Records 1989)
Home coming (Wide Records 1994)
Land of nothing (Area Pirata, inciso nel 1984)
Live in 80’s (Go Down Records 2005)

Tony Face: sito ufficiale
Oggi Lilith suona nei Lilith and the Sinnersaints, mentre Dome ha il suo progetto Dome la Muerte and the Diggers

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