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Percorsi

C’era una volta la musica reggae…

Storie di ordinaria “Vucciria”

Vucciria (1)La “Vucciria” è un quartiere del centro storico palermitano, famoso per il mercato che si svolge tra le stradine che si snodano, come un intricato labirinto, tra Piazza Caracciolo e Piazza Garraffello. È uno scorcio tipico della realtà del capoluogo siciliano questo quartiere, ritratto da pittori e descritto da scrittori moderni e contemporanei; da sempre vive e riflette gli umori, i cambiamenti della città, di cui è il cuore pulsante e vivo. Tra i palazzi ristrutturati da poco e quelli abbandonati da tantissimo tempo, dalle antiche botteghe alle chiese barocche, la Vucciria è mai quanto adesso osservatorio privilegiato su Palermo. Città che sempre di più appare capitale decaduta di un impero che non c’è mai stato, che poggia su allori che non ne hanno mai cinto il capo.

Dieci anni fa la Vucciria era abbandonata, finiva per essere la discarica a cielo aperto del vivido quanto confusionario mercato, poi successe qualcosa, si accese la musica. Erano in pochi, all’inizio, quelli che credevano di poter trasformare quello che era un vero e proprio “ghetto”, portavano i dischi e gli strumenti da casa, la musica portò anche una speranza inebriante, da quelle parti non si vedeva da tempo. A Palermo, dal basso, si stava lanciando una campagna vincente di riappropriazione di uno spazio.

Le note cadenzate e avvolgenti della musica reggae avevano portato all’attenzione della città un luogo dimenticato, i giovani e i meno giovani avevano un luogo dove andare, libero e accessibile, finalmente si aprivano le possibilità, di incontro e dialogo, tutto grazie alla musica tipicamente giamaicana.

La musica reggae, d’altro canto, ha sempre avuto, oltre al solo aspetto ludico e spensierato, una vocazione per l’informazione, per la lotta alla sopraffazione e all’emarginazione dei più deboli. Era la musica che più naturalmente si adattava a quelle strade piccole, strette, sdrucciolevoli e umide, tanto che a Palermo, proverbialmente, si ritiene che non si asciughino mai. Il reggae e chi lo preferiva hanno davvero ridato voce a un posto dimenticato, hanno permesso al popolo di una città, soprattutto a quello più giovane, di riscoprire le proprie radici, che affondano nella secolare lotta contro la sottomissione alla prepotenza, alla violenza.

La musica reggae fu la miccia per l’evolversi di un fenomeno nuovo, per un’esperienza continua e partecipata della popolazione alle vicende, vecchie e nuove, della proprio città. In fretta la Vucciria era diventata anche lo snodo centrale dell’alternativa politica palermitana, la Vucciria è stata al centro delle proteste e delle attività studentesche dei primi dieci anni del ventunesimo secolo. Da un quartiere tradizionalmente roccaforte del potere mafioso si ergeva il contrasto attivo al controllo territoriale delle famiglie criminali. Non c’è un posto simile in Europa e forse nel mondo, non c’è un posto in cui la gente e la città si fondano così intensamente, almeno così piace pensarla ai palermitani, e vogliamo creder loro.

Vucciria (2)

Dopo anni di continua evoluzione, però, siamo di fronte a una perversione di questo fenomeno, un declino che sembra avere le sue cause e i suoi motivi in atavici conflitti, in eterne abitudini, ma che in realtà presenta semplicemente, in maniera chiara ed evidente, dei meccanismi che si sarebbero potuti sconfiggere con una chiara volontà politica, una seria organizzazione e un’autentica progettazione per obiettivi. La Vucciria ad oggi sembra una speranza ormai affievolita, chi si ricorda di quando la sua rinascita iniziò il suo percorso si dichiara deluso e magari l’abbandona, la maggior parte di quelli che la frequentano e che l’apprezzano, invece, rimane, individuando i punti deboli e proponendo soluzioni ai problemi; alla fine però non si sa da dove cominciare.

C’era la musica reggae dieci anni fa, la Vucciria cominciò ad essere frequentata, cominciò a essere meta degli sciami notturni in cerca di divertimento. Le dancehall divennero a poco a poco sempre più punto d’incontro, si aprivano nuovi locali, si rinnovavano le antiche taverne che diventavano pub alla moda. Era nato un nuovo luogo di ritrovo per la multirazziale movida notturna di Palermo. Fece in fretta Piazza Caracciolo, sempre piena di gente, a diventare appetibile a chi volesse aprire un bar o una rosticceria. Negli ultimi anni il quartiere ha visto crescere il numero degli esercizi commerciali, bar e rosticcerie, o comunque locali notturni, almeno del quadruplo rispetto al numero di attività presenti nel 2001. Una crescita che non accenna a fermarsi o a rallentare, gli esercenti di locali notturni delle altre zone fanno a gara per accaparrarsi un posto in Vucciria, adesso. Il business ha le sue regole, e le conosciamo, sta di fatto, però, che è facile credere in questo quartiere oggi: è stato difficile crederci quando questo era abbandonato.

Vucciria (3)

I ragazzi che dieci anni fa suonavano e diffondevano il reggae in Vucciria, permettendo alla città di riappropriarsi di un suo patrimonio, sono delusi, amareggiati dai risultati della loro piccola rivoluzione, di cui ci si è dimenticati. Questa musica, per queste persone, volontari che spesso non riuscivano neanche a recuperare i soldi spesi per la strumentazione necessaria a suonare, era un’occasione per far soffiare in città un vento nuovo e fresco, non solo di commercio e profitto; un modo di lanciare la sfida al degrado e guidare la rivalsa. Adesso chi propone il reggae, se non particolarmente famoso o legato al quartiere per conoscenze e amicizie, legittime e normali per chi è cresciuto in quelle strade e si è guadagnato il rispetto, viene ostacolato. In pratica, il reggae dalla Vucciria è sparito del tutto ormai, soppiantato da generi di musica che attirano più gente, che attirano più “consumatori”.

Quando hanno capito le potenzialità di guadagno, i proprietari dei locali hanno smesso di finanziare chi suonava reggae, determinando quello che sembra un fatale cambiamento di dinamiche. Adesso i gestori dei locali litigano tra loro per imporre i propri dj, serve della musica house, della musica elettronica, senza parole, musica rapida e ritmata al massimo, bisogna aumentare il volume, non si riesce più a parlare e ad ascoltarsi e allora l’alcol scorre a fiumi, come e più di prima.

Sono i proprietari dei locali, infatti, che si occupano della “gestione” totale di Piazza Garraffello, che fanno in modo che la musica sia sempre più veloce e l’alcool sempre più conveniente. La malavita, piccola e grande soprattutto, ha colto l’opportunità insita in una tale mole concentrata di giovani alterati dall’alcol appena ne ha avuto l’occasione. Lo spaccio di droghe pesanti si diffonde e si moltiplica, infatti, in virtù di prezzi più bassi rispetto alle tradizionali tariffe della città. Coloro che si muovono per gli spazi angusti dei vicoli per cercare un angolo da usare come vespasiano all’aria aperta, o un comodo ripiano dove consumare le sostanze acquistate poco prima, diventano prede vulnerabili e di fatto vengono colpiti. Rapine e furti ormai non si contano più, e gli episodi di violenza ad essi collegati sono sempre in aumento.
Non pochi dicono “se tornasse il reggae queste cose non succederebbero”, ma non è così semplice. Il reggae aveva guidato la riappropriazione di uno spazio, ma l’alternativa non ha retto allo sforzo. Ora la Vucciria è diventata il detonatore di una nuova imposizione mafiosa, paradossalmente, l’affacciarsi di questo quartiere come svolta nella vita cittadina ha favorito gli affari illegali, in particolare l’estorsione e lo spaccio.

Resta il fatto che l’evoluzione, in suddetti termini, delle vicende del quartiere: se è frutto del caso rasenta molto da vicino la vera e propria strategia criminale. La realtà è che non è stato necessario ordire una vera e propria strategia, da parte della criminalità, è bastato sfruttare le falle dell’amministrazione comunale, informata ma disattenta alla situazione, non si sa quanto colpevolmente e consapevolmente.

Vucciria (4)

I controlli da parte delle forze dell’ordine in Vucciria non sono decisivi, le offensive si esauriscono nelle multe a profusione ai gestori non in regola con i permessi. Viene ritenuto più importante far spegnere la musica piuttosto che affermare sul serio la presenza dello Stato. Si pensa di fare giustizia abbassando il volume, ma oltre a voler dormire, gli ormai stanchi residenti del quartiere, vorrebbero anche sentirsi più al sicuro. L’amministrazione comunale, oltre le velleitarie raccolte di firme, che propongono la repressione di un fenomeno ormai radicato, non va; invece di riconquistare il territorio attraverso la riqualifica e l’espressione delle migliori realtà cittadine, ha preferito lasciare che i “capoccia” si facessero guerra tra di loro, venendo a patti solo per aumentare i fatturati, facendo delle scelte esclusivamente orientate al profitto individuale, non immuni dal coinvolgimento di micro e macrocriminalità.
Il Comune non solo ha rinunciato all’atto simbolico della presenza, ma ha letteralmente consegnato l’autorità a chi vuole sfruttare i frequentatori della Vucciria sia come consumatori, sia come facili bersagli di atti predatori. 

Restano in pochi ancora a fare e diffondere musica reggae: in Vucciria, e in tutta la città, sono lontani i fasti di un tempo. Ormai uomini vissuti, disillusi, preferiscono dedicarsi alle proprie attività, con la musica sempre al centro della propria vita ma lontano dalla Vucciria, che resta solo nel cuore, ormai così distante dai loro ideali e dalle loro speranze.

Le fotografie del presente articolo sono del fotografo Luca Lo Piccolo.

Commenti

2 commenti a “C’era una volta la musica reggae…”

  1. Bravo! È la pura verità! La vucciria ormai è finita ed è diventata solo un luogo pieno di gente inutile..sempre risse o furti..basta..

    Di Gianluca | 13 Marzo 2013, 23:21
  2. Sante parole..”la vucciria” nn esiste più..rimane solo nel cuore..

    Di AndreaFilox | 30 Marzo 2013, 05:49

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