// stai leggendo...

Omnia

João Cerqueira

Gesù Cristo, Fatima e la fine del comunismo

La presente intervista è stata pubblicata per la prima volta il 17 aprile 2013 sul sito The Driftless Area Review, A blog of book reviews and cultural musings. Si ringraziano Karl Wolff e  João Cerqueira per l’autorizzazione alla traduzione, a cura di Annamaria Martinolli.

Miracolo di FatimaOggi intervisto João Cerqueira, l’autore portoghese di The Tragedy of Fidel Castro. Insieme parleremo di Dio, del comunismo e di arte.

Karl Wolff (KW): Perché scrivere un romanzo su Fidel Castro?

João Cerqueira (JC): Ho sempre nutrito un particolare interesse nei confronti di questa complessa figura storica. Ha capeggiato una rivoluzione, ha sfidato l’America per decenni e ha quasi fatto scoppiare una guerra nucleare. Il Muro di Berlino è caduto, l’Unione Sovietica non esiste più, la Cina è diventata un paese capitalista, ma niente sembra destabilizzare Castro. La CIA tenta di avvelenarlo, di eliminarlo; ingaggia la Mafia per ucciderlo, ma i suoi piani sono destinati a fallire. È vecchio e malato, non è più in grado di sostenere un discorso di sette ore, ma è ancora El Comandante, è ancora lui che comanda. Mi sono recato a Cuba tre volte e ho parlato con molte persone. La scena del libro in cui si narrano le manifestazioni contro il regime e il lancio di pietre mi è stata raccontata dai cittadini dell’Avana presenti in loco. Mi hanno anche narrato la storia dell’esecuzione di uno dei loro eroi nazionali, il generale Arnaldo Ochoa (che nel libro mi ha ispirato il personaggio di Camilo Ochoa, e il cui nome di battesimo è un riferimento a Camilo Cienfuegos). In un certo senso, l’idea di scrivere un romanzo su El Comandante mi è venuta in quel momento. Inoltre, non mi sembra siano stati scritti molti romanzi dedicati a Fidel Castro.

KW: Quali sono le ragioni che ti hanno indotto a rappresentare Dio, Gesù Cristo e Fatima in un certo modo?

JC: Come la maggior parte dei portoghesi, sono stato allevato secondo i principi del cattolicesimo. Mi hanno battezzato, ho frequentato il catechismo, ho fatto la cresima e sono andato a messa (dovevo andarci) fino al compimento dei quattordici anni. Fin dalla tenera età, quindi, la religione, per me, ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione culturale. Allo stesso tempo, la storia del miracolo di Fatima mi ha sempre incuriosito profondamente: la Vergine Maria e gli angeli che scendono dal cielo e rivelano tre segreti a tre pastorelli; la descrizione dell’inferno, la fine del comunismo e un terzo segreto, che per lungo tempo si è creduto riguardasse la fine del mondo. Inoltre, la Santa Vergine aveva avvertito i ragazzi che il 13 ottobre 1917 il sole si sarebbe mosso, e migliaia di persone si diressero a Fatima e giurarono di averlo visto muoversi davvero. Cosa ci può essere di più straordinario di questo? L’episodio si fece ancora più interessante negli anni Ottanta quando uscirono diversi libri e teorie su un probabile intervento alieno a Fatima. La Vergine Maria e gli angeli sarebbero stati dunque degli esseri provenienti da un altro pianeta. La mia immaginazione disponeva di tutti gli elementi necessari per inventare una storia avente per protagonisti questi personaggi. Inoltre, siccome una delle profezie riguardava la fine del comunismo, il legame tra il miracolo del sole e Fidel Castro risultò, dal punto di vista letterario, credibile.

Cuba

KW: In che modo il tuo background culturale in storia dell’arte orienta la tua scrittura? Sia che si tratti di narrativa, della redazione di un’antologia, o di uno scritto sulla guerra civile spagnola.

JC: Ho iniziato a scrivere The Tragedy of Fidel Castro nel periodo in cui mi stavo laureando, mentre la mia tesi era sottoposta a valutazione. Quando ho una buona idea, la metto subito sulla carta. Quello che viene dopo è una sorta di osmosi: il perfezionamento del mio stile scrittorio, così importante per la riuscita della mia tesi, mi ha aiutato a migliorare il romanzo e ho finito per inserire nella trama anche alcune delle tematiche ivi trattate, come l’architettura vernacolare e il modernismo. The Tragedy of Fidel Castro, per quanto strano possa sembrare, deve molto alla mia tesi The holiday home of the Municipality of Caminha. Tuttavia, le nozioni in mio possesso sulla guerra civile spagnola, il conflitto tra repubblicani e nazionalisti, hanno probabilmente ispirato la scena in cui gli abitanti di un villaggio si dividono in due fazioni: Padristas (pro Castro) e Putistas (contro Castro). Conflitto che si conclude con un duello tra un prete e una prostituta.

KW: Parlaci dell’interrelazione, e/o dell’attrito, tra le culture linguistiche spagnola e portoghese nell’ambito dell’America Latina.

JC: Il principale attrito è insito nella stessa lingua portoghese. Il governo portoghese ha istituito un Accordo Ortografico per uniformare la lingua portoghese. Il Brasile, l’Angola, il Mozambico, la Guinea-Bissau, Capo Verde, São Tomé e Principe, e Timor hanno firmato l’accordo che determinava un unico modo di scrivere in portoghese. Tuttavia, come accade ogni qualvolta si cerca di modificare la realtà dall’interno di un ministero del governo, il risultato è stato disastroso. La maggior parte dei portoghesi si rifiuta di utilizzare un’ortografia diversa da quella che hanno imparato a scuola, l’Angola si è ritirata dal patto, mentre in Brasile nessuno sembra interessato a modificare il proprio modo di scrivere. La conseguenza è che adesso il portoghese ha tre diverse regole di scrittura: la vecchia maniera; quella che segue le norme dell’accordo e la forma brasiliana. Fidel Castro, a Cuba, centralizzò tutto, dall’economia alla cultura, ma non osò mai imporre regole linguistiche. Con l’insorgere di questo problema, la diffusione della cultura portoghese in America Latina sarà ancora più difficile.

Strade di Cuba

KW: Con la recente rinascita di popolarità di cui ha goduto la letteratura spagnola, soprattutto per quanto riguarda la pubblicità martellante di cui è stato oggetto l’ultimo Roberto Bolaño, in che modo, secondo te, i lettori che non conoscono la letteratura portoghese possono entrare in contatto con essa?

JC: In quanto portoghese di nascita, la mia opinione non è affatto imparziale. Detto questo, ritengo che José Saramago e António Lobo Antunes siano i più grandi autori degli ultimi vent’anni; secondo Harold Bloom, Saramago era il migliore scrittore vivente, e un simile elogio lo rivolgeva anche a Lobo Antunes. Roberto Bolaño, a loro confronto, è un autore minore. Per quanto riguarda i nuovi autori, consiglierei caldamente ai lettori stranieri il romanzo di Mário de Carvalho Passeggia un dio nella brezza della sera, sull’ascesa della cristianità nell’Impero romano, in cui si narra la storia del governatore di una città romana costretto a scegliere tra la sua coscienza e le leggi che ha giurato di far rispettare. I romanzi più importanti su Roma sono Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar e Io, Claudio di Robert Graves; dal mio punto di vista il romanzo di Mário de Carvalho li supera entrambi. Un altro scrittore che sta lasciando un segno nella letteratura portoghese è Afonso Cruz: http://afonso-cruz.blogspot.pt/.

KW: Pensi che le favole possano avere un impatto politico?

JC: Esopo e La Fontaine ricorrevano alle favole per trasmettere messaggi etici e morali in grado di migliorare la società. Ma è stato George Orwell a utilizzare la favola con uno scopo puramente politico. La fattoria degli animali non ritrae solo l’Unione Sovietica del totalitarismo, ma rivela anche i motivi per cui quel sistema era destinato al fallimento: la natura umana non si conforma al comunismo. L’uomo, incarnato nella cavallina Mollie che si rifiuta di smettere di indossare collane, preferisce i piaceri del consumismo o la soddisfazione dei propri interessi personali alla rivoluzione e alla società senza classi. La fattoria degli animali non ha rovesciato l’impero sovietico, ma ha aperto gli occhi a milioni di lettori. La prova del forte impatto politico di questa favola risulta dalle difficoltà che Orwell dovette affrontare quando cercò di pubblicare il libro. Tutti gli editori che lo rifiutarono avevano capito che si trattava di un’arma più pericolosa di un missile.
Poiché il mio romanzo non contiene alcun personaggio di natura animale, ritengo che esso si possa definire una parabola piuttosto che una favola; il messaggio che vuole trasmettere è la difesa della libertà di pensiero (religioso o politico). Per queste stesse ragioni, il libro non è piaciuto a tutti: un agente letterario cinese mi ha detto che pubblicarlo in Cina sarebbe praticamente impossibile; un altro agente che si occupa di narrativa cristiana si è limitato a replicare: “Che Dio la protegga signor Cerqueira”; in un blog di estrema sinistra, in compenso, è stato giudicato “una lettura fastidiosa”. Credo che nemmeno i leader cubani lo apprezzeranno. Comunque mi piacerebbe se venisse pubblicato a Cuba, un giorno, e se fossero in molti a leggerlo; questo perché i cubani sanno meglio di chiunque altro se ho ritratto la loro realtà in modo fedele oppure no.

Joao Cerqueira e copertina del libro

KW: L’attuale crisi in seno alla Chiesa cattolica (comprese le dimissioni di Papa Benedetto XVI) è equiparabile alla crisi politica sofferta dal comunismo che accelerò il crollo dell’Unione Sovietica?

JC: In un passo del romanzo faccio scrivere a Castro quanto segue sulla Chiesa cattolica: “Ha secoli di conoscenza accumulata alle spalle, un’organizzazione complessa e un’insuperabile capacità di sopravvivenza e di adattamento a ogni regime e periodo storico. La Chiesa è una delle creazioni umane più affascinanti e complete ma anche una delle più pericolose”. Effettivamente, la Chiesa sta affrontando grossi problemi, molti dei quali auto inflitti, ma è un’entità talmente vasta e importante che non può di certo crollare come l’Unione Sovietica. Tuttavia, vi è anche un’altra differenza: i cattolici romani non sono obbligati a credere e a pregare; obbediscono al Papa perché sono loro a volerlo. Niall Ferguson, nel suo libro Occidente: Ascesa e crisi di una civiltà, sottolinea come la cristianità, i protestanti e i cattolici, abbia svolto un ruolo fondamentale nella nostra storia. Anche i non credenti vengono influenzati dagli insegnamenti di Gesù. Dopotutto, è stato il primo a sostenere che tutti gli uomini sono uguali, e una simile dichiarazione politica sta alla base di ogni società occidentale. Un giorno il comunismo abbandonerà Cuba, ma la Chiesa ci sarà sempre.

KW: Chi sono i tuoi scrittori, poeti e artisti preferiti?

JC: I miei scrittori preferiti sono: Fialho de Almeida, José Saramago, António Lobo Antunes, Mário Cláudio, Mário de Carvalho, Sérgio Sant’Anna, Marcel Proust, Pär Largerkvist, Kafka, George Orwell, Mikhail Bulgakov, Marguerite Yourcenar, Italo Calvino, Amin Malouf, W. G. Sebald, Enrique Vila-Matas, Philip Roth, Cormac McCarthy, Paul Auster, Jorge Amado ed Erasmo da Rotterdam (Elogio della follia).

I miei poeti preferiti sono: Luis de Camões, Fernando Pessoa e Federico Garcia Lorca.

I miei artisti preferiti sono: gli antichi pittori egizi, Giotto, Botticelli, Bosch, El Greco, Bronzino, Velásquez, Goya, Turner, Monet, Gauguin, Van Gogh, Amadeo Sousa-Cardoso, Klimt, Munch, Rousseau, Kirchner, Picasso, Bonnard, Hooper, De Kooning, Rothko, Basquiat, Paula Rego, José de Guimarães.

Anche i grandi chef, secondo me, dovrebbero essere considerati dei grandi artisti.

João Cerqueira: è nato in Portogallo nel 1964 e vive a Viana do Castelo. Ha conseguito un dottorato in storia dell’arte presso l’Università di Oporto e ha scritto sette libri, tra cui i romanzi Blame it on to much freedom, Devil’s Observations e The Tragedy of Fidel Castro, e i saggi Art and Literature in the Spanish Civil War (pubblicato in Portogallo e in Brasile), Maria Pia: Queen and Woman, José de Guimarães (pubblicato in Cina dal Today Art Museum) e José de Guimarães: Public Art.

I suoi romanzi satireggiano la società moderna e, attraverso l’ironia e l’umorismo, generano dibattiti e riflessioni.

La biografia è tratta dalla quarta di copertina di The Tragedy of Fidel Castro.
Il sito ufficiale dell’autore è http://www.joaocerqueira.com

 

Commenti

2 commenti a “Gesù Cristo, Fatima e la fine del comunismo”

  1. Brava! Interessante l’articolo e ottima la traduzione.

    Di edda de battisti | 30 aprile 2013, 21:22

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] fucinemute.it/2013/04/gesu-cristo-fatima-e-la-fine-del-comunismo […]

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Frankenstein a teatro (II)

Frankenstein a teatro (I)

L’etimologia dei nomi e il loro significato...

La domatrice e Il Natale di Poirot

Poirot sul Nilo e Due mesi dopo

Tonya di Craig Gillespie

Enrique Jardiel Poncela e la censura franchista

Somewhere Over the Rainbow

Cujo di Stephen King

Tutti quanti voglion fare jazz

La parola ai giurati di Sidney Lumet

Aristotele e Eugène Labiche (II)

Jason Aaron: Gli eroi di Jason Aaron

Aristotele e Eugène Labiche (I)

Glenn Gould scrittore

Roberto Baldazzini: Sultane e dive di Hollywood

Giuseppe Peruzzo: Le novità Q Press

Breve ricerca storica sul concetto di musica...

Stefano Conte "TheSparker": Volt: una scommessa vinta

Elisabetta Cifone: Molto più di un manga all’italiana

Histoire du soldat, una favola in musica

Andrea Rivi: I nuovi traguardi di Nona Arte

Luca Salvagno: Si può epigonare l’inepigonabile?

Wang Xiaobo e l’arte della rivolta

Wang Xiaobo e l’arte della rivolta

Breve excursus estetico tecnico/formale sulla forma sonata

Casomai un’immagine

pas-16 pas-17 sir-07 mar-04 viv-26 pck_04_cervi_big th-27 12_pm kubrick-47 dobrilovic_01 dobrilovic_02 003 bon_12 malleus_02 malleus_11 mccarroll08 f p 39 busdon-03 cas-02 solo2 05-garcia sac_04 Otrok24 mis3big-2 pm-18 pm-24 pm-34 tsu-gal-big-01