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Musica

B B 2 – Cronaca del Breakbeatnikk Festival

Ljubjiana, Krizanke 8 settembre 2000

Drum’n’bass e break beat, i due termini del gergo musicale che hanno compiuto più velocemente la loro parabola di rise and fall di questi anni Novanta: da invasivo linguaggio rivoluzionario a musica di nicchia. La seconda edizione del festival BB2K svoltosi a Ljubijana sotto la direzione del collettivo di dee-jay Radyoyo ci permette di tastare il polso del movimento e verificare l’impatto live di una musica che nasce in territori siliconici per essere propagata dai subwoofer dei club più cool del mondo.

Le radici del fenomeno si collocano a metà strada tra i sound system reggae del carnevale giamaicano di Notting Hill e le accelerazioni techno dei raves illegali dell’ultimo decennio, musica da ballo dunque e di incontro tra culture distanti. Figura centrale della cultura break beat (letteralmente significa battito spezzato) è quella del dee jay, elevato al ruolo di demiurgo del popolo della notte, ma non solo, anche artista capace di rimanipolare tutta la sua conoscenza musicale nel creare nuove atmosfere attraverso il riciclo di campioni, note ed atmosfere. Emblematica quantomeno la nota statistica riguardante le vendite di strumenti musicali nel Regno Unito, nella quale i proverbiali giradischi Technics 1200 hanno superato le chitarre tra le preferenze dei giovani d’oltremanica.

L’inizio dell’evento BB2K è affidato ad una graffiti session eseguita al ritmo di 5’00’ of Fame nel cortile di Krizanke, una suggestiva scuola d’arte nel centro di Ljubijana — un edificio costruito dall’Ordine dei Cavalieri Teutonici nel XIII sec.: in vetrina quindici tracce di hip hop secco ed energico nei microfoni di altrettanti progetti sloveni orchestrati dalle basi create dal collettivo di  Radyoyo per presentare l’omonima tape compilation e la straordinaria vitalità della scena nazionale.

Il Russian Percussion Group (aka Dj Vadim) inaugura la serata nell’arena principale, una struttura che ospita di norma musica classica e rappresentazioni teatrali durante il periodo estivo da Beethoven a Byron. Dj Vadim, russo d’origine, si fa accompagnare da un altro gira manopole, lo Scratch Pervert Mr. Thing e da due Mc’s che innestano la loro energia vocale su un denso tappeto sonoro fatto di sporche e lente battute hip hop e fumosi giri di contrabbasso jazzy. Il combo riesce a creare un’atmosfera di grande intensità emotiva ammaliando il pubblico della propria zoppicante cadenza ritmica. Attese pienamente soddisfatte da uno dei maestri della Ninja Tune, casa di produzione tra le più rappresentative che compie quest’anno il proprio decennale.

I 100bpm dell’hip hop continuano ad invadere i padiglioni auricolari degli astanti che ciondolano pure sulle rime di Jeru The Damaja, rapper proveniente da oltreoceano, New York, Brooklin. “Make some noise!” è la frase pronunciata ossessivamente ad infuocare Krizanke, con il suo incedere schiettamente old school: direttamente dai maestri battuta secca più voce con grande stile ed orgoglio.

Non si fanno attendere sul palco nemmeno Smith & Mighty, sfortunati eroi della scena di Bristol, coloro che hanno prodotto il primo disco dei Massive Attack  Blue Lines senza però riuscire a riscuotere grandi successi personali. La loro performance si apre in pieno stile sound system tra profondi bassi dub e jungle delle origini (i vecchi 33 giri giamaicani spediti a velocità raddoppiate) con uno scatenato MC ad arringare la folla sino a sfumare nello showcase del loro ultimo album Big World, Small World. Il microfono passa tra le mani dell’algida Tammy Payne (per il vero un po’ impacciata sul palco) e quelle di L. D., singer di colore, capace di grandi doti vocali ed energia da vendere nella splendida Rescue Me, uno dei vertici musicali della serata. I padrini del suono di Bristol ricominciano da dove avevano iniziato con vecchi dub plate a girare sui Tech 1200 ed a far ballare la gente, la cosa che meglio sanno fare e motivo, forse, per cui non hanno tanto successo nel mondo discografico quanto tra le mille luci di un club.

A percorrere il percorso inverso, dalla musica prodotta attraverso macchine e campioni alla musica suonata con strumenti, sono i Pressure Rise, combo inglese con all’attivo solo alcuni dodici pollici (versione originale con remix a cura, tra gli altri di Source Direct per Let go e Bad Company per Stranger) ed una popolarità crescente. I Pressure Rise si propongono con una sezione ritmica irrefrenabile, chitarre e tastiere a condire il suono di suggestioni acid jazz, una vocalist ed un mc: il suono live non riesce ad essere tanto potente (fatta eccezione per la splendida She’s in your mind) da scaldare il pubblico sloveno a quanto pare già abituato a consumare situazioni che non impongano l’uso organico degli strumenti, piuttosto attento all’efficacia del ritmo.

Inevitabile, infine, che la chiusura della serata a Krizanke venga affidata alle veloci mani di Dj Bayley ed alle contorsioni linguistiche di Mc Moose, rappresentanti di una delle etichette che hanno fatto la storia del drum’n’bass e della musica elettronica tutta degli anni Novanta, la Metalheadz di Goldie. I suoni taglienti dei rullanti uniti a bassi dalle frequenze inaudite hanno mosso le migliaia di teste metalliche all’unisono sulle cadenze vertiginose di un dj set tanto poco innovativo — da far rimpiangere l’atteso e rimpiazzato Dj Die di Full Cycle e Dope Dragon — quanto rigoroso ed irrefrenabile. Se è vero, come sembra, che il consumo della musica elettronica, ovvero prodotta con campionatori, computers e macchinari vari, sta acquisendo proporzioni di massa, grazie anche all’ausilio della televisione e della pubblicità che ne hanno adottato come propri i ritmi (sarebbe interessante un’indagine sugli stretti rapporti che intercorrono tra la nuova elettronica ed il montaggio negli spot pubblicitari), il BB2K è stato un ottimo motivo per saggiare la portata ed il radicamento certi di esserci anche l’anno prossimo. Listen to da beat.

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