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Musica

Rapporti orali e trasversalità sonore

concerto di poesia sonora

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L’esperienza di Nicola Frangione è orientata verso quella che alcuni artisti definiscono: “drammaturgia delle arti”. L’attenzione al corpo come elemento espressivo fondamentale segna in maniera indelebile il suo lavoro. Nelle sue performances il corpo “smette di rendersi utile”: esso è, agisce di per sé; ha un rapporto di tipo rituale con lo spazio e con il silenzio che lo circonda. Gli oggetti sottolineano le valenze corporee con connotazioni simboliche: pane, olio, pietre. La parola è compressa nel corpo; essa agisce al suo intero e muore sulle sue labbra; il corpo non se ne separa, quasi fosse la sua anima, e punta sul coinvolgimento di tutti i sensi in una dimensione pre-linguistica. Lo spazio rappresenta la scena dello scontro percettivo, dello stupore sinestetico; il tempo segna la durata delle tensioni, dell’interrogazione, e determina il completo svuotamento dei ritmi quotidiani in favore di espansioni che finiscono per coincidere con i labirinti della memoria, al di fuori di qualunque dimensione storica, ma in una sorta di psicodramma.
Ma questo teatro del silenzio, questo muto rituale dell’ostensione del corpo come materia pulsante, come presenza vibrante, come vertigine sensoriale, come nodo inestricabile di misteriose tensioni, sa rivelare talvolta quelle voci che animano gli abissi delle infinitudini inferiori; esse premono negli alveoli e percorrono gli interstizi risalendo lungo fasci di nervi, affiorando, scabre, da quelle insondabili cavità, dove il flatus si stringe all’anima e con essa si confonde.

Abbiamo allora una vocalità che, da una parte, partecipa alle performances del corpo ponendosi alla stessa stregua degli altri elementi linguistici, e che, dall’altra, si manifesta in veste di protagonista, in tutta la sua compiutezza, in una dimensione sonora che si lega al testo e alla musica secondo modalità intermediali, rispettando gli orientamenti fondamentali della “poesia sonora”, ben consolidati in mezzo secolo di prassi e di osservatorio pragmatico.
A partire da “vocecevovoce”, del 1980, Nicola Frangione mette in cantiere lavori che si fondano sull’uso del testo e della musica in chiave sinergica, nel senso che tali elementi non sono semplicemente giustapposti in un’ottica di mera “spettacolarità”, ma vengono costruiti con reciproco sostegno al fine di “rivelare” la voce, di manifestarla “poieticamente”, di manifestarne la sonorità in tutta la sua pregnanza.

Non si tratta quindi di letture drammatiche con sottofondo musicale, dove la musica sottolinea la recitazione dell’attore e l’attore interpreta il testo; ma di “poesia del suono”, di un evento sonoro come oggetto artistico, dove testo, voce, musica sono in stretta fusione, dove il suono corrisponde alla dimensione aurale del testo e non si pone come commento ad esso, né interviene come orpello; insemina le valenze sonore sono stabilite da un testo che le anticipa “in nuce” e che ricerca il completamento delle proprie forme in una vocalità che possa condurlo fuori dai confini della pagina in un gioco di mutue valorizzazioni e dilatazioni del senso. Come in altre occasioni ho avuto modo di sottolineare, per questa via si giunge ad una nuova concezione di testo: un politesto, un ipertesto multipoietico, un ultratesto trasversale basato su una nuova lingua poetica che scavalca i margini assegnati dalle regole della scrittura e che, nel suo sconfinare, tende a fregiarsi del contrassegno della totalità, con tensione al rinnovamento, ma senza tradirne le valenze consolidate.

Nel lavoro sonoro di Nicola Frangione, quindi, si registra un ampliamento ed uno sfondamento dello specifico tecnico; si va oltre il limite della produzione artistica di settore, non c’è né “musica”, né “teatro”, né pura vocalità; ma nello stesso tempo è possibile ritrovare tutto questo in una “parola totale” che sa raccontarsi, ma che sa anche farsi guardare, divenendo architettura, costruzione visiva, e poi suono ed eco figurativa di una tensione poetica che utilizza i materiali di molte tradizioni specifiche per poter viaggiare meglio verso orizzonti totalizzanti.

Giovanni Fontana 

 

“Nembo verso nord” 4.02
“Scoppiano le gare ai riflessi scudi dei vestiti scoppiano le gare d’archi tesi al petto dei traditi, l’ultimo singhiozzo “.
Dedicato a tutti gli incontri-scontri interpersonali, performances dove il linguaggio verbale diventa competizione del nulla. Un protagonismo dove i soggetti o i concorrenti non hanno più importanza ma restano: “maschere dello spettacolo, calzoni sopra scalini, nella finale l’alito sconfitto è nelle mani”. Alla fine della gara tutto ricomincia, sempre la stessa storia. “Non è accaduto nulla, c’è sempre un arbitro che fischia contemporaneamente l’inizio e la fine della gara mentre altri indicheranno i prezzi più covenienti.”

“Ittoosang” 4.16
La partitura riguarda esclusivamente l’ascoltatore che è invitato ad attenersi alle seguenti istruzioni: (A)- ascoltare il pezzo restando per minuti 4,12 in piedi. (B)- i piedi devono calzare esclusivamente scarpe. (C)- le scarpe possono essere di qualsiasi forma. (D)- nella forma della stanza restare al centro. (E)- al centro è possibile muoversi a piacere. (F)- per il piacere è sempre possibile non attenersi a queste istruzioni. Il pezzo è dedicato a tutti i cacciatori e a tutte le prede della new economy. A tutti loro: “ITTOOSANG!” (una esclamazione antica, usata in alcune regioni dell’Italia meridionale tra Napoli e Foggia. Significante: Butta il sangue! Vai morire!).
“La preda
diventò cacciatore e fuggì dal sé, il pensiero incontrò l’idea e volò via, il pensiero incontra la preda e diventa cacciatore fuori del sé volò via, il pensiero con l’idea incontrò la poesia il cacciatore fuggì e la preda fuori del sé volò via. ITTOOSANG!”.
Le istruzioni sono sempre utili a chi le scrive, molto poco a chi le esegue.

“Pin-occhio al ticket” 1.31
Pinocchio, personaggio mitico da un racconto del Collodi per un minuto di adulterio: “Pinnocchio! al ticket, perché ogni strada d’utopia ha il suo pinocchio, perché ogni pinocchio paga il sogno percorso, perché ogni percorso costa ciò che non si dona, perché ogni dono conosce il ticket, occhio! Pinnnamando la Fata Turchina, perché tanto il tempo scorre e l’intervallo gode.” Dedicato a tutte le bugie vere diventate adulte.

“vocecevovoce” 5.39
Allitterazioni sonore della parola “voce” (mentre la poesia rimbalza il poeta salta).

“bassa marea” 4.15
Nel 1984 la registrazione concreta di “bassa marea” il suono dell’acqua è riferito a un breve spazio di registrazione, circa cm.7-8 di accostamento alla riva. Dopo anni di archivio nel 1999 la registrazione viene rielaborata, il concretismo non utilizzato resta nella memoria visiva poiché sostituito da una formica capace oggi di nuotare nella mia bocca. “Un’onda inafferrabile per un solo essere, non immenso, non vuoto, non gravido di angoscia, ma simile. Cadere sulla soglia per ricordarsi tutto, spaventarsi dentro per ricordarsi tutto, bagnare il prato dell’intervallo nubile, sciogliere il dolce dell’insetto all’albero. Guardarsi oltre per ricordarsi niente.

“giallo notturno” 3.53
“Jaune nocturne, c’est un objectif de tendance dans une ambiance unique Ici rien n’est séparé. Tout se noue dans les tripes du poète, le quotidien après diner, l’égarement parvenu au repos. Mode de compilation de la poésie musculaire. Désir tactile où rien n’est séparé ni le rythme du corps ni le risque du jeu. C’est ton jaune nocturne. Bonne nuit…”

Contatti


Nicola Frangione c/o harta performing.
Via Ortigara 17
20052 MONZA
tel/fax 039-2000033
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