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Fumetto

Tim Bradstreet

Vampiri metropolitani (II)

Lorenzo Bertuzzi (LB): Fin dall’inizio della tua carriera, nei lavori per la White Wolf, come ad esempio Vampire: The Masquerade, e più tardi nella raccolta delle tue opere Maximum Black, i ritratti di vampiri e di altre creature della notte sono una costante. Quali pensi possano essere le ragioni del grande successo di questi mostri nella società occidentale? Potrebbe essere la paura della morte o forse il terrore dell’invecchiamento, sai, vedere il proprio corpo che cambia… o magari è solo una figata fare casino con i tuoi amici, vestendosi di pelle nera e facendo sesso occasionale senza pensare alle conseguenze?

Tim Bradstreet (TB): Proprio una bella domanda!… Penso l’ultima cosa che hai detto… credo che si tratti semplicemente della voglia di essere giovani e belli per sempre. Prova a pensarci un attimo: poter scegliere il periodo della vita in cui ti sei divertito di più, sai, il periodo in cui capisci molte cose di te stesso ed esci dal nucleo familiare; ci sei solo tu, nessun altro cui badare; hai tutto il mondo davanti a te e infinite possibilità che ti passano per la testa… non vorresti forse fermare il tempo per sempre? C’è una sorta di romanticismo senza tempo in tutto questo. Ritraendo i vampiri, sono stato capace di catturare un po’ di questo “abbandono selvaggio”. Seriamente, se tu fossi un vampiro, potresti vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo e non doverne subire le conseguenze. Mi sa molto di festa… e fanculo tutte quelle cose dell’”essere dannati”. è un po’ datato come film, ma credo che Ragazzi perduti fosse riuscito a catturare bene quest’atmosfera: possiamo considerare l’idea dell’essere giovani e fare casino per tutta la vita una nuova rilettura dell’argomento. Il fatto che io utilizzassi dei modelli e uno stile fotografico reale e scegliessi un approccio postmoderno, zingaresco, gotico e trash pareva rendere il concetto più accessibile. Credo che anche questo ne aumentasse il fascino.

LB: Quale film preferisci tra Il buio s’avvicina, The Addiction, Miriam si sveglia a mezzanotte e Cronos? E perché? Quando pensi all’horror, la tua mente va a questo genere di film recenti o sei più conservatore e preferisci Lon Chaney e Bela Lugosi o il Vincent Price di cormaniana memoria?

Tutti quelli che hai nominato mi piacciono. Se il materiale è buono, ci sono ottime possibilità che ci troverò qualcosa cui agganciarmi. Ovviamente, però, il mio stile richiede un approccio più moderno. Il mio target di pubblico è costituito prevalentemente da generazioni più giovani. Dispiace veramente dirlo, ma la maggior parte dei giovani ritiene che i classici non siano altro che muffa e vuole qualcosa di nuovo e attuale, oppure qualcosa che non abbiano mai visto prima. Si è creato una specie di microcosmo all’interno della nostra società. Quando queste persone matureranno nei loro gusti, scopriranno quanto inarrivabili siano i classici dell’horror e solo allora potranno apprezzarli per come sono. Ma non voglio dire che tutti i giovani non siano in grado di apprezzare le vecchie versioni. Diamine, quando ero ragazzo io, i film di Lugosi mi spaventavano a morte. Si può dire che sia cresciuto a pane e Dracula della Hammer. Christopher Lee e Peter Cushing… incredibili! Penso però che sia più probabile che i veri appassionati dell’horror siano in grado di apprezzare qualunque film di questo genere senza badare all’anno di produzione. Nel caso di Il buio s’avvicina, è stato semplicemente fantastico quello che hanno fatto con il mito dei Vampiri. Non una sola volta durante tutto il film queste creature vengono chiamate “vampiri”.

L’approccio transeunte, errante, nomade e tribale utilizzato dalla pellicola è semplicemente geniale. Il personaggio interpretato da Bill Paxton, Severin, è uno dei più bastardi assetati di sangue che abbia mai visto sullo schermo, un personaggio veramente unico. La trovata del vampiro che raccoglie badge e distintivi dai corpi delle sue vittime è puro genio. Fondamentalmente, voleva stare a significare che lui non aveva assolutamente alcun rispetto per l’autorità o che aveva scelto di cacciare una preda più difficile (nella maggior parte dei casi, una sfida alla legge). O entrambe le cose. Tony Scott ha dato vita a un’altra visione veramente unica con Miriam si sveglia a mezzanotte, come peraltro Abel Ferrara con The Addiction. Cronos, invece, prende il mito dei vampiri e lo gira di 180° con l’idea dell’insetto all’interno dell’uovo/marchingegno che dona l’immortalità con una puntura del suo pungiglione. (Tra l’altro, sono un felice possessore di una delle tre uova di Cronos realizzate appositamente per il film da un gioielliere. Per averlo, ho regalato a Guillermo una copertina di Hellblazer.) Non tutti questi film sono dei capolavori, ma il loro pregio è quello di avere un approccio peculiare al mito dei vampiri. Stilisticamente parlando, sono tutti dei tesori da conservare.

LB: Puoi darci un assaggio di Red Sky Diary? Ho letto che stai pensando di ricavarne un film: ora che stai lavorando come designer concettuale alla produzione di Blade 2, quanta parte dei concetti o della grafica ideati per le avventure di Manfred Gallows utilizzerai?

Mi piacerebbe molto portare Red Sky Diary sul grande schermo. Ma prima devoImmagine articolo Fucine Mute raccogliere le idee che mi sono venute in mente negli ultimi dieci anni e utilizzarle per scrivere una storia coerente. Ho pensato con devozione a quest’idea più o meno dal 1990. Racconta l’epica storia di un clan di cacciatori di vampiri. Il personaggio principale è Manfred Gallows, patriarca del clan Ullan-Bataar. Egli è l’ultimo discendente di una stirpe di cacciatori che nacque ai tempi di Kubilai Khan. Ci vorrebbe veramente troppo tempo per raccontare e spiegare l’intera trama della storia. Basti dire che egli è il mietitore delle anime dannate, la “Tempesta Rossa”, il cacciatore di Mudir (demone o vampiro). Questi sono solo alcuni dei nomi con cui la leggenda lo conosce. Per quanto riguarda Blade 2, realizzerò semplicemente ciò che Guillermo ha scritto. Le sue visioni e le mie si combineranno per dare forma a qualcosa di totalmente nuovo. Quando vedrai il film, riconoscerai la mia mano. Red Sky Diary, invece, sarà frutto unicamente delle mie visioni. Il mio marchio sarà impresso su entrambi i film, ma saranno comunque unici.

LB: Per me, le tue cover sono immagini in movimento… mi spiego meglio: sembra che tu abbia sviluppato un approccio cinematografico nei confronti delle illustrazioni che produce una sensazione filmica nel lettore. Da dove provengono le immagini che crei? Quando prepari uno dei tuoi lavori, sai già dall’inizio come sarà il suo aspetto finale?

Potrà sembrare strano, ma la maggior parte delle volte, basandomi su una quantità limitata di informazioni, vedo nella mia mente l’immagine di come un soggetto sarà raffigurato su una copertina. Si tratta del mio subconscio che è molto attivo. Molte mie illustrazioni nascono dal feeling iniziale che ho nei confronti del personaggio. è una di quelle cose automatiche che è veramente difficile spiegare, succedono e basta. Forse ho una specie di magazzino che contiene immagini di cose che ho visto o sentito da qualche parte, sia nei film che nella vita reale. Penso che un personaggio debba essere definito dalla poesia del movimento, o dalla mancanza di questo. In quasi tutte le mie illustrazioni, provo a catturare il momento che precede o segue l’azione, perché mostrare il personaggio in azione mi sembra ridondante in un certo senso: infatti, si sa che questo può tirare un pugno, che può picchiare qualcuno fino a ucciderlo… tutta quest’azione viene mostrata ogni mese all’interno dell’albo. Io, invece, cerco di dare al lettore un’idea di cosa sta succedendo nella mente del personaggio. Ritengo che il linguaggio del corpo sia molto più potente. Lo sguardo di John Constantine può dire a chi guarda la cover tutto quello che c’è da sapere. Personalmente, preferisco quest’approccio sottile, al posto di colpire il lettore con tutte le informazioni di cui è già al corrente. Utilizzando quest’approccio, credo di poter dare al lettore le informazioni necessarie per trarre le proprie conclusioni. Sai, ogni tanto, alla gente piace pensare.

LB: Appurato che ti piacciono film e cinema in generale, chi sono i registi che ti hanno influenzato di più? Cosa ne pensi del tanto acclamato The Blair Witch Project (che per me è una vera merdata! Non sono stato in grado di trovare una persona con più di 22 anni che mi dicesse il contrario!)?

Per prima cosa, penso che, alla fin dei conti, The Blair Witch Project sia un film di merda altamente sopravvalutato: secondo me, gli ultimi 10-15 minuti funzionano alla grande perché fanno venire i brividi, ma è una vergogna che abbia dovuto aspettare 90 minuti per viverli. Allo stesso tempo, capisco che la generazione dell’informazione avesse bisogno del suo Non aprite quella porta. Credo proprio che ciò che ha reso il film così famoso sia stato l’uso di un sito web dedicato per generare più interesse nei confronti del film stesso. Chiunque entrasse nel sito ha avuto l’impressione di essere stato il primo a scoprire l’esistenza del film. Il passaparola che ne è derivato è stato in effetti molto più eccitante del film stesso. E credo anche che tra dieci anni le stesse persone con meno di 22 anni di cui parli si renderanno conto che The Blair Witch Project non è poi un granché. Anche se il fattore nostalgia potrebbe influenzare il giudizio… mah, fanculo! Lasciamoli dire quello che vogliono, in fondo tutti hanno diritto ad avere un’opinione, no? Il concetto di base del film è interessante. Chapeau ai creatori di questo fenomeno. Mi congratulo per il loro successo.

LB: I registi che mi hanno influenzato sono molti. Potrei scriverti una lunga, lunga lista, ma non sprecherò il tuo tempo. Farò un favore a tutti e ti darò la mia top ten, che però non segue un ordine particolare. Inoltre, e ti prego di tenerne conto, questa classifica non è la mia top ten dei registi migliori, anche se molti di loro lo sono effettivamente.

   1. David Lean 
   2. Akira Kurosawa
   3. Sergio Leone
   4. Ridley Scott
   5.Roland Joffe
   6.David Lynch
   7.Luc Besson
   8.Joel Cohen
   9.Francis Ford Coppola
   10.François Truffaut

LB: Dove trovi i modelli per i tuoi lavori ? Mi puoi raccontare qualche aneddoto strano che ti è accaduto mentre stavi cercando le persone da ritrarre?

I modelli li trovo ovunque. Molti di loro sono parenti o amici. Mia moglie ha fatto la barista per sette anni e quindi, grazie a lei, incontro molte persone. Non ho assolutamente remore a chiedere a uno sconosciuto di posare per me. A volte sono nervosi, ma sono veramente bravo a fare rilassare le persone di fronte a una macchina fotografica, le faccio sentire a loro agio. Molti soggetti sono naturali e raramente rifiutano di posare quando glielo chiedo. Penso che a quasi tutti, che se ne rendano conto o meno, piaccia apparire sulle foto. Voglio dire, quanto bello sarebbe essere il soggetto di una cover di un fumetto? Così si diventa immortali!

Effettivamente, qualche mese fa, mi è accaduto qualcosa di strano. Ma non con un modello. Avevo appena terminato una sessione di foto per una cover del Punitore. Il mio modello, Tom E., aveva posato con alcune armi da fuoco (in realtà, repliche a proiettili di plastica). Dopo aver finito la sessione, portai il rullino a sviluppare in uno di quei laboratori che ti riconsegnano le foto in meno di un’ora. Un paio di ore dopo, ritirai le foto e, dopo averle osservate, mi ritenni molto soddisfatto del risultato. Il giorno seguente bussarono alla porta. Guardai fuori dalla finestra e vidi una berlina nera parcheggiata davanti a casa. Stavo lavorando, così fu mia moglie ad aprire. Un paio di secondi più tardi sentii che mi chiamava, dicendomi di scendere. C’erano due detective che volevano parlarmi. Il cuore iniziò a battermi forte, mentre stavo cercando di immaginare perché mai volessero parlare proprio con me.

Gli era forse arrivata una foto anonima che mi ritraeva mentre urinavo in un vicolo vicino a un bar? Mi ero forse masturbato una notte dimenticandomi di chiudere le persiane? La mia mente stava correndo veloce. Scesi le scale per parlare ai detective, ancora senza capire. Finché, e allora capii, vidi che uno dei detective aveva una busta di foto col nome del posto in cui le avevo portate a sviluppare. Un’ondata di sollievo mi percorse nel momento in cui capii perché erano venuti. Sembra che il laboratorio fotografico fosse preoccupato che stessi facendo qualcosa di illegale. Nel loro zelo biblico, avevano telefonato alla polizia per avvertirli di un potenziale pericolo. I detective avevano addirittura esaminato le foto al microscopio per determinare se le armi fossero autentiche o illegali. Risi così tanto che devono avermi pensato completamente pazzo. Li portai nel sottoscala, dove si trova il mio studio fotografico, e mostrai loro le repliche e anche alcune pistole vere che uso occasionalmente, ma che sono legali.

Immagine articolo Fucine Mute Mostrai loro anche la mia carta d’identità di possessore di armi da fuoco (essenzialmente un porto d’armi) e allora se ne andarono. Con le pive nel sacco.

È da 11 anni che faccio foto di persone armate e questa è la prima volta che mi è successa una cosa del genere… be’, questo è ciò che mi merito per vivere in una città conservatrice.

LB: Hai mai avuto dei grossi problemi con la censura per le tue opere, non so, ad esempio qualche immagine che sia stata considerata troppo fastidiosa o, che so, offensiva in un certo senso? Cosa pensasti quando la DC decise di non pubblicare “Shoot” scritta da Warren Ellis? E non è strano che la stessa casa editrice che pubblicò un’opera come Saint of the killers si sia poi rifiutata di pubblicare la storia di Ellis?

Non ho mai avuto grossi problemi di censura. La storia prevista per Hellblazer n°141 (“Shoot”) venne cestinata a causa dell’argomento, non dei disegni. Più specificamente, non a causa dell’immagine di copertina. Ecco… se vuoi, qualche tempo fa la Marvel mi ha leggermente censurato una cover del Punitore: conoscendo le direttive del Comics Code Authority, mi hanno fatto togliere una siringa dalla copertina del n°1. Fondamentalmente, mi hanno chiesto questa modifica perché sapevano che il CCA non l’avrebbe lasciata passare, anche se la siringa era al centro del mirino di un fucile. Era, cioè, un elemento grafico che dipingeva quella che secondo me era una posizione anti-droga (nel mirino c’erano in effetti le droghe). Ma la posizione della Marvel era ferma: niente siringhe in vista sulla loro copertina, punto e basta. 

Mi dispiace, perché faceva funzionare l’illustrazione su più livelli. Però capii le loro ragioni e modificai l’immagine senza troppi rimpianti. In fondo, nella cover originale la siringa c’e ancora, quindi mi ritengo soddisfatto. Invece, una volta, alla Gen Con (la convention di giochi di ruolo più grande del mondo) bandirono dall’esposizione una maglietta che avevo disegnato. Era una maglietta che raffigurava un vampiro, il Malkavian, con una camicia di forza e con del nastro adesivo sulla bocca, rinchiuso in una cella imbottita. Per qualche strano motivo, la convention la riteneva troppo scomoda. Non ho mai capito la loro decisone. Comunque, finora sono stato piuttosto fortunato con la censura. Terrò le dita incrociate.

LB: Ci sono altri milioni di domande che vorrei farti, ma capisco che hai anche una vita privata e quindi… quali sono i tuoi progetti per futuro?

In futuro cercherò di lavorare di più per il cinema. è il prossimo grado della mia evoluzione. Mi piacerebbe anche moltissimo illustrare un libro. Dune mi divertirebbe molto. Inoltre, come ho detto prima, mi piacerebbe fare un libro fotografico con i miei scatti. Sarebbe veramente fantastico. Ma per adesso ho altri progetti in ballo: disegnare una storia di Batman scritta da Brian Azzarello è una possibilità concreta, e con lui abbiamo discusso anche di uno one-shot dell’Unknown Soldier; inoltre, penso che ci siano ottime possibilità di ritornare ai disegni di Hellblazer per uno o due numeri. In questo momento, sto illustrando una storia breve scritta dal primo sceneggiatore di Hellblazer, Jamie Delano, per The Hellblazer Case Files
Farò anche tre cover per Transmetropolitan, che si vedranno a partire dal n°37, e una cover per il nuovo volumetto di Human Target che uscirà in estate. L’anno prossimo aspettati invece un portfolio del Punitore, comprendente tutte le illustrazioni di copertina della maxi serie di 12 numeri. All’interno del portfolio ci saranno anche altri materiali, come le cover che disegnai per le Collection 1 e 2 o alcune altre illustrazioni che ho realizzato per me stesso.

Ma l’obiettivo principale, tra tutti i miei progetti futuri, continua a essere Red Sky Diary. Che esca nella forma di libro illustrato, di brevi storie a fumetti o di film adesso ancora non si sa, ma non appena mi sarò trasferito dall’Illinois alla California, riuscirò a concentrarmi di più su questo progetto. Fino ad allora, cercami su Hellblazer o The Punisher o sulle cover delle altre testate.

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