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Omnia

FuciNETwork

Avrete sicuramente notato come il numero di Fucine Mute che state navigando (stavo per scrivere “sfogliando”… a nulla valgono le deformazioni professionali) conta dieci voci di sommario a differenza dalla ventina di una mensilità standard.

Il motivo è presto detto: vogliamo lasciarvi per la pausa estiva con un numero doppio decisamente corposo, che vi terrà compagnia, a partire dai prossimi giorni, per la stagione che viene ad annunciarsi con i primi caldi e – ahimè – con i primi temporali, che guarda caso si intromettono deludendo le aspettative delle nostre domeniche – almeno qui a Trieste. Di qui il pur ricco antipasto che state gustando ora, ma che verrà presto archiviato a favore della portata principale, che si preannuncia di altissimo livello.

Ve lo dico senza nulla togliere al numero che avete davanti ai vostri occhi: dieci pezzi, ma ben scelti, con il solito, commovente trionfo del maestro di cultura e di vita che è Ivo Gaido, con l’usuale ed importante contributo di Martina che continuerà nei prossimi mesi, con una new entry come Matteo Orlando che ci invia un estratto dalla sua poderosa tesi sulle poetiche del fumetto d’autore italiano.

Matteo, per me che, pur su binari diversi, ho portato avanti un discorso sui fumetti durante il mio percorso di studi, rappresenta anche la soddisfazione per conferire ulteriore spazio ad un impulso spesso disatteso dall’università, ma che in questo caso è stato raccolto dal professor Antonio Faeti, il relatore del nostro nuovo collaboratore. Alzi la mano chi, tra i fumettari d’Italia, non ha studiato su almeno uno dei suoi testi; non a caso certi stimoli provengono dalla fertile area bolognese, quando sarebbe tuttavia cosa buona e giusta una loro estensione sull’intero territorio nazionale con la medesima sistematicità e competenza. Ma, per favore, senza vittimismi di sorta nel propugnare simili soluzioni; c’è abbastanza terreno sondato alle spalle per potersi rimboccare ulteriormente le maniche, e abbastanza macerie per cui anche gli addetti ai lavori recitino i loro mea culpa prima di prendersela contro il sistema culturale che congiura alle loro spalle, senza voler per questo minimizzare la difficoltà della situazione.

Chiudo la parentesi, invito alla riflessione, e riprendo il discorso interrotto: il numero in corso, il numero doppio di prossima uscita, il futuro di Fucine Mute.

Credo che, pur nell’assuefazione al layout della rivista per i più fedeli tra voi, e alla conseguente operazione selettiva in favore delle sue funzionalità più comuni, vi siate di tanto in tanto soffermati sulla parola “Fucinetwork” che ammicca da fondo pagina. Se conosco abbastanza Enrico Baravoglia posso immaginare – non posso assicurarvelo perché non c’ero – che anche nel giorno in cui quel marchio di fabbrica ora fonte di mille elucubrazioni veniva coniato, esisteva da qualche parte (magari nascosta anche a lui, in incubazione profonda) la consapevolezza che Fucine Mute non sarebbe stata più sola, pur in un percorso assecondato necessariamente dalla logica evolutiva dei sistemi informatici.

Partimmo con lo streaming poco più di un anno fa, e non sto ad illustrarvi – è già stato fatto anche nell’editoriale, e potete sincerarvene da soli – quanto peso esso ricopra oggi nell’economia di ogni singolo numero di Fucine Mute. Mai mero sfizio, ma sempre al cospetto della natura del testo scritto su Internet; ma al contempo mai asservito, perché un linguaggio è tale se e solo se trova la propria dignità in uno statuto che venga a configurarsi in piena autonomia, senza snaturarsi né snaturare.

In questa breve ma sufficientemente pomposa definizione del percorso operativo finora mantenuto, che, se rovesciata da un punto di vista cronologico, altro non è se non una più precisa formulazione della nostra dichiarazione di intenti iniziale, risiede la ricerca continua e talvolta estenuante di un equilibrio formale, nonché tecnologico, che ci ha accompagnati nel corso dei mesi nel tentativo di dare vita ad un testo – tutto il corpus di Fucine Mute in via di sviluppo – che rispondesse positivamente ai nostri interrogativi.

Interrogativi che, a volte, potevamo definire di ordine etico: il rispetto per la natura del supporto, i dubbi circa la valorizzazione della dignità dei contenuti, la definizione di adeguate modalità di fruizione (è giusto non creare sofisticati specchietti per le allodole, ma è anche giusto fornire al lettore il contenuto nella forma consona alle potenzialità del linguaggio scelto per avvalersene) possono apparire, agli occhi del profano, mere questioni da “copia e incolla” o da smanettoni fuorviati ma che, posso assicuravi a costo di sembrare patetico, sono qui state avvertite in modo ben diverso. E guai se così non fosse: l’ultima accusa che vorremmo ricevere è di mancanza di onestà – intellettuale in primo luogo.

Per questo nasce in via ufficiale – ne avrete a breve la riprova – il Network: autonomia e spazio alle diverse tipologie di contenuti senza sottrarre l’interazione tra i singoli mezzi espressivi; implementazione di tecnologie dedicate che, da una parte, non diventino intrusive rintracciando nella rivista lo spazio più adeguato, e, dall’altra, non vengano svilite nell’espressione sminuita di potenzialità che risulterebbero più produttive in altri contesti.

Inoltre, lavorare su singoli progetti consente una maggior dedizione al riscontro di soluzioni più raffinate, poiché pensate non più come corollario, ma come nuova sfida; non a caso, tanto Fucine.TV quanto Fucine.FM (i suffissi non hanno bisogno di alcun commento, credo) possederanno una veste editoriale propria, ovvero ulteriori diramazioni rispetto al corpo principale da cui si dipartono le iniziative, insieme ad una solida base tecnologica innovativa rispetto al passato recente. Non avrebbe senso, altrimenti, una differente collocazione che, seppur concettualmente definitoria, non giustificherebbe un percorso epistemologico volto all’individuazione di una nuova identità.

L’impiego intensivo di contenuti multimediali richiede una mano che sappia dirigerli ed incanalarli; una mano ancora più salda, se si pensa che c’è un intento comune alle spalle, una strada intrapresa da cui scostarsi con cognizione di causa. Non è un caso, quindi, che si stia pensando ad un restyling della stessa rivista madre: Fucine Mute, nell’evoluzione subita in questi due anni e mezzo, ha saputo esprimere al meglio le istanze di un certo tipo di cultura anche perché il contenitore è sempre stato all’altezza; e lo sarebbe tuttora, se non fosse che le nuove idee necessitano di differenti tipologie organizzative. Abbiamo quindi deciso di porre nuovamente mano alla struttura del sito, operando sui diversi livelli di cui esso si costituisce.

Senza stravolgere nulla, beninteso, ma con l’idea di innovare, di rinfrescare, di aprire ai nostri lettori con nuovi servizi ed iniziative. Le direttrici del nuovo corso non mancano, sebbene alcune si trovino ancora ad uno stato embrionale; tuttavia, approfitto dell’occasione – che non venga intesa come un invito di circostanza, vi prego – per chiedervi di esprimere la vostra opinione. Siete in molti, lo so, e per questo non nascondetevi, né tiratevi indietro: questo mese, in particolar modo, le statistiche di accesso al sito hanno lasciato stupiti pure noi. Ma dietro ai numeri ci siete voi, con le vostre preferenze e, soprattutto, i pareri sul nostro operato che non possiamo sondare da soli, ma solo indovinare. Perciò desidererei constatare da parte vostra una partecipazione proporzionale al successo della testata: dal messaggio sul guestbook all’e-mail privata, ogni vostro intervento sarà gradito, tanto nei termini della semplice opinione, tanto in quelli della proposta di collaborazione. Non per nulla è molto difficile che un vostro riscontro sia mai rimasto senza risposta; perciò, oggi più che mai, vorremmo avvertire in modo ancora più diretto il polso della situazione.

In altre parole, la navigazione senza mappe, ideale punto d’arrivo cui ambiva – e che pareva aver raggiunto – Massimiliano Spanu nell’editoriale di maggio altro non è se non il frutto di un lavoro certosino a monte; il che non significa tracciare invisibili ma parimenti costrittivi percorsi alle spalle dell’utente – mera illusione di indipendenza nella ricostruzione del testo – , bensì fornire un terreno vasto e ugualmente degno d’essere liberamente esplorato. A meno che una navigazione senza mappe non voglia definirsi in una navigazione a vuoto, nei vertiginosi precipizi di cui la rete è costellata.

Nel frattempo, quest’estate sarà per noi periodo di lavoro intensivo sul Festival della Fantascienza, che avrà luogo a Trieste a partire dal prossimo 22 settembre e di cui troverete presto i dati completi sul sito ufficiale all’URL www.sfx.it: luoghi, appuntamenti, personalità che interverranno alle proiezioni e alle tavole rotonde e, come e più dello scorso anno, materiale iconografico di spessore. Tutti i ragguagli del caso vi verranno ovviamente forniti strada facendo.

Ma ora vi lascio al nuovo numero di Fucine Mute; perdonate il piglio forse eccessivamente verboso, figlio della difficoltà di parlare di se stessi, e indegna prosecuzione delle riflessioni lanciate da Spanu lo scorso mese. Prometto che alla prossima occasione discuteremo di ciò che ci circonda. Ci rivediamo a luglio con il numero doppio, ora godetevi queste anticipazioni.

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