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Fumetto

Luca Raffaelli

La scommessa di Romics

Carmine Amoroso (CA): Siamo a Romics con Franco Spiritelli e Luca Raffaelli, il Direttore Artistico di questa manifestazione. Luca, come mai ti è saltato in mente di fare Romics?

Luca Raffaelli (LR): A me non è saltato in mente nulla. Il nuovo direttore della Fiera di Roma è un appassionato di Castelli Animati. Quando si è trovato senza manifestazione sui fumetti e sul cinema d’animazione ha detto all’organizzazione dei Castelli Animati: “perché non la organizzate voi?”. Mi sono trovato coinvolto ed eccomi qua. Questa è la pura verità. Poi sono successe certe cose per cui ho pensato “ma chi me l’ha fatto fare, ma perché ho detto di sì?”. Poi alla fine ce l’abbiamo fatta, le cose stanno andando bene e siamo contenti.

CA: Possiamo dire che sta andando benissimo nei termini di affluenza di pubblico, soprattutto se usiamo come parametro Lucca. Punti di contatto e differenze con Castelli Animati.

LR: è veramente il contrario dei Castelli Animati. Castelli Animati è una manifestazione sul cinema d’animazione, che con il fumetto ha dei punti di contatto solo marginali, e che si svolge esclusivamente all’interno di un cinema, a parte qualche situazione collaterale come le mostre. Qui invece è il contrario: la manifestazione non si sa dove sia, perché ci sono tanti luoghi dove si svolgono situazioni diverse. Il festival bisogna andarlo a cercare, leggerlo sul programma, andarlo a vedere tra le bancarelle, tra i monitor, tra le persone, perché il festival è dovunque, e quindi c’è questo senso di esaltazione — ognuno si costruisce il festival che vuole — e dall’altra parte di imbarazzo, perché magari sto sbagliando e sto perdendo cose interessanti altrove. Questo è il gioco e vedo che in queste giornate funziona.

CA: Un complimento va fatto per l’idea di portare le mostre tra i padiglioni. Chi passa per comprare guarda la mostra e si aggiorna sul personaggio, porta il fumetto a contatto con la realtà. Cosa pensi di due mostre di fumetto negli stessi giorni, nello stesso luogo, in contemporanea?

LR: Come si fa a pensare che io possa pensare qualcosa? Mi sono trovato di fronte al fatto compiuto quando ho accettato questo incarico. Che dire di fronte a una cosa del genere? Certo è un’assurdità. Quello che posso forse dire è che la stranezza è che entrambe le manifestazioni in qualche maniera stanno funzionando, nel senso che c’è del pubblico in entrambe. Magari l’idea per il prossimo anno sarà di farne tre, di farne quattro a Roma e può essere che ci sia pubblico per tutte. Non saranno contente le manifestazioni ma lo saranno gli editori che potranno trovare maggiore pubblico per il fumetto. A parte tutto, l’importante sarebbe quello: se i libri o gli albi a fumetto vendessero di più, ben vengano anche sei manifestazioni.

CA: Luca è famoso per la sua imperturbabilità. Allora passo la palla ad un intervistatore molto più esperto di me: Franco Spiritelli.

Franco Spiritelli (FS): Tu hai una lunga esperienza nel settore, che ti ha portato a militare per lungo tempo anche nel salone di Lucca. Nel fare questo salone, che riprende un po’ l’eredità del precedente, che come Lucca puntava sui comics e sui games, e aveva praticamente abbandonato l’aspetto del cinema d’animazione, cosa che anche a Lucca ha fatto ultimamente. Qui invece avete realizzato un ritorno alle origini. A parte la tua passione per il cinema d’animazione, c’è anche qualche altro progetto di cui ci vuoi dire?

LR: Innanzitutto è ovvio che, partendo questo festival dall’esperienza di Castelli Animati non potevo dimenticare il cinema d’animazione. D’altra parte mi sembra ci siano molti più contatti tra cinema d’animazione e fumetto: gli appassionati di fumetto vedono i cartoni animati, ma non è detto che partecipino ai giochi.

Ma non abbiamo tolto lo spazio ai giochi: per una serie di situazioni e per le manifestazioni precedenti ormai è uno spazio che la gente si aspetta di trovare. Però sì: finalmente una sala proiezioni per cui dice ad ogni ora cosa si sta facendo, con i film che vengono proiettati… Onestamente, non è stato il festival che avrei voluto, per tutti i problemi che ci sono stati, anche per questa concorrenza cittadina che ha portato anche a grosse difficoltà economiche. D’altronde, se non ci sono i soldi, le cose non si possono fare come si vorrebbe. È una prima forma di quello che vogliamo.

Soprattutto ci sono due aspetti che funzionano in questo festival. La prima è quella di dividere i quattro mondi del fumetto: i quattro ospiti da quattro parti del mondo — Francisco Solano Lopez dall’Argentina, Monkey Punch dal Giappone, Eddie Campbell per il mondo anglofono e Alfredo Castelli che rappresenta l’Europa con i suoi disegnatori, da Alessandrini a Filippucci — è un’idea che funziona. Il problema nel mondo del fumetto è quello degli appassionati specializzati: chi legge i fumetti giapponesi non legge i supereroi, non legge i fumetti europei, chi legge i fumetti europei non sopporta i giapponesi. Allora bisogna cercare di far venire tutti gli appassionati ad una manifestazione e cercare di far scoprire loro l’altro fumetto.

L’altra cosa sostanziale è rilanciare il libro a fumetto, perché oggi il fumetto vive soprattutto sul libro. In Italia si fanno libri di fumetti straordinari, dove si vanno a comprare ancora non l’ho capito. Alcuni sono nelle librerie ma non si vedono, altri sono nelle fumetterie ma sommersi dagli albi… dove sono i libri a fumetti? Mi interessava allora pubblicizzare il libro a fumetti: noi abbiamo fatto un concorso in cui ogni editore poteva iscrivere tre libri. Ne abbiamo ricevuti 43 solo perché abbiamo indetto il concorso all’ultimo momento, così come molte cose di questo festival. Abbiamo cercato una giuria che non fosse di esperti del fumetto, come Carlo Freccero (direttore di Rai2) che non sapeva dell’esistenza di questi libri, Francesco Guccini che da tempo non leggeva più i fumetti e ha ricominciato a leggerli grazie a questo concorso, e Giulio Giorello che invece i fumetti li legge ma che ha scoperto un tipo di fumetti che non conosceva. Magari queste persone che hanno un potere mediatico possono pubblicizzare il libro a fumetti.

Queste sono le due iniziative che secondo me sono realmente riuscite in questa manifestazione, senza contare che abbiamo avuto delle tavole rotonde organizzate veramente molto bene, per le quali mancava forse il pubblico delle grandi occasioni. Ma sicuramente l’anno prossimo il festival riuscirà molto meglio.

CA: Hai prevenuto la mia domanda. Tu hai citato questi capisaldi, io ne propongo un terzo: le mostre tra il pubblico, secondo me un’arma vincente.

LR: Questa è stata una scelta doppia: da un lato quanto affermavi tu — le mostre distanti dallo stand spesso non sono visitate — ma anche perché gli stand sono solitamente affollatissimi. Mettendo delle mostre si allargano gli spazi, si crea la possibilità di vedere meglio sia le mostre che gli stand. Ti ringrazio per averlo notato.

Il Gran Premio Romics 2001 è andato a “No Pasaran” di Vittorio Giardino, edito dalla Lizard Edizioni. “Il Cavaliere solitario – Tex albo speciale n.15” di Claudio Nizzi e Joe Kubert della Sergio Bonelli Editore si è invece aggiudicato il Premio Speciale della Giuria. Per le diverse aree geografiche, il premio alla scuola giapponese è andato a “Gen di Hiroshima” di Keiji Nakazawa pubblicato dalla Panini Comics, mentre quello della scuola anglo-americana è stato assegnato ex-aequo a “Sandman: stagione delle nebbie” di Gaiman e autori vari pubblicato dalla Magic Press e a “Gemma Bovery” di Posy Simmonds edito dalla Hazard Edizioni. Per la scuola sudamericana il premio è andato a “Un giorno un secolo” di Robin Wood pubblicato da Eura Editoriale. Per la scuola europea invece ha vinto “L’età selvaggia” di Mattioli-Vinci della Kappa Edizioni.


(dal comunicato stampa di chiusura di Romics 2001)

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