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Cinema

Robert Glinski

Czesc Tereska

Robert Glinski regista polacco del bellissimo film Ciao Tereska, presentato all’AlpeAdria Film Festival a Trieste.

Martina Palaskov-Begov (MP): Parliamo del film e della giovane regista Alexandra Geitner, che lei ha scovato in un riformatorio, se non sbaglio.

Robert Glinski (RG): Parlando chiaramente, lei non è un’attrice professionista, ma una semplice ragazzina. è stato difficile per me trovare una ragazza adatta alla parte. Non è facile trovare una brava attrice di quell’età poiché le ragazzine a quell’età sono troppo consapevoli del ruolo cinematografico che potrebbero avere e quindi poco spontanee. Ho guardato ovunque; nelle scuole, nelle agenzie, nei teatri. Uno dei posti in cui ho cercato è stato appunto il riformatorio. Ho guardato in tutti i riformatori di Varsavia e l’ho trovata. Era molto spontanea poiché se ne fregava della macchina da presa e della gente che le stava intorno. Questo è il motivo per cui ho scelto lei, e le ho fatto interpretare il ruolo principale.

MP: Adesso, purtroppo, nonostante il film, è tornata a fare quello che faceva prima, ed è inevitabilmente ritornata in riformatorio…

RG: Esatto. Ricordo che dopo i giorni in cui abbiamo girato il film, la liberarono e lei colse l’occasione per compiere trenta rapine con la sua gang di ragazzini. è stata presa, arrestata, ma riuscì a fuggire. Quando abbiamo avuto l’anteprima in Polonia, tutti noi la stavamo cercando. Finalmente la trovammo, ma la anche la polizia la stava cercando. Riuscimmo a farle incontrare il pubblico e assistere alla proiezione, ma il posto era sempre molto sorvegliato.

Durante un incontro con un giornalista, in una macchina parcheggiata sul ciglio della strada, la mia Tereska è stata riconosciuta da un poliziotto che passava di lì ed è stata presa. Adesso si trova in riformatorio, studia, spero vivamente che riesca a lavorare sul suo carattere. Sono andato a trovarla Domenica (che è il giorno delle visite), e quando le ho raccontato che stavo andando in Italia con il nostro film, si è messa a piangere. Spero che questo le serva da insegnamento, io stesso le ho detto che in futuro, quando sarà liberata e se la smetterà di comportarsi in quel modo, potrà essere presente ad altri festival a cui parteciperà il film.

MP: Le tecniche cinematografiche che lei ha utilizzato sono molto simili alle tecniche e agli espedienti cinematografici del nostro Neorealismo del dopoguerra; attori non professionisti, macchina a mano, poca musica. Si è forse ispirato a questo movimento?

RG: Il linguaggio cinematografico che ho usato deriva dalla tradizione documentaristica della scuola polacca; gli attori non protagonisti, la telecamera che si mantiene sempre ad una certa distanza dagli attori, dalla scena. Ho usato specificatamente questa tecnica per dare libertà agli attori, affinché potessero recitare più naturalmente senza la pressione e la presenza assillante della macchina da presa. Volevo rendere il film molto realistico, lo scopo era quello di ricercare qualcosa dietro la semplice storia, che stesse dietro alla sceneggiatura. Volevo che tutto fosse il più naturale possibile. I dialoghi, per esempio, degli adolescenti sono stati scritti e scelti da loro. Hanno apportato parecchi cambiamenti alla sceneggiatura poiché sostenevano che i dialoghi non erano adatti al linguaggio dei giovani. Alcune scene sono anche improvvisate, ovvero io davo la chiave per l’inizio e la fine della scena, ma lasciavo a loro la facoltà di improvvisare nel mezzo. Io proponevo la domanda che la ragazzina doveva porre a Tereska, e lei s’inventava, improvvisando, la risposta.

MP: Ci aiuti a capire il significato e il perché dell’utilizzo di un personaggio così controverso e strano come l’uomo, amico di Tereska, in sedia a rotelle.

RG: Volevo inserire un personaggio molto simile alla protagonista. Tereska è da sola, alla ricerca d’amore, come l’uomo in sedia a rotelle. Entrambi sono soli, disagiati, li considero due emarginati che si ritrovano nelle loro disavventure. Potremmo considerare l’uomo una sorta di alter ego di Tereska.

MP: Adesso ci spieghi perché lei alla fine, si arrabbia talmente con lui, da ucciderlo, colpendolo con un bastone di legno.

RG: è stano, è vero. Infatti, durante il film vediamo che lui è l’unico personaggio che fa sorridere la bimba. Solo con lui Tereska riesce ad aprirsi e ad essere felice. Lei approda alla baracca dell’uomo come ad un ultima spiaggia. Dopo tutte le disavventure che hanno caratterizzato la sua storia; è stata stuprata, picchiata dal padre… ma anche lui stavolta non la capisce, insiste nel chiederle particolari sconci sul rapporto sessuale che lei dice di aver avuto con il suo ragazzo (in realtà lei è stata stuprata dall’adolescente).

Tereska si reca da lui credendo di trovare un amico: gli racconta una favola, un sogno al posto di un incubo. Voleva raccontargli l’amore, immaginare l’amore.
Ma quando viene sottoposta a questo tipo di interrogatorio, quando l’uomo distrugge per una seconda volta la sua dolce idea dell’amore, non regge la situazione e reagisce colpendolo ripetutamente con il bastone… una reazione.

MP: Lei crede che ci siano delle caratteristiche in comune tra voi esponenti della nuova scuola polacca?

RG: Ritengo che la situazione sia ancora molto eterogenea. È possibile trovare film in stile contemporaneo, come il mio, fatto sulla scia dei grandi documentari polacchi, ma anche film di stile epico, film molto lunghi con costanti piani sequenza e girati in modo molto tradizionale. Credo, tuttavia, che la scuola polacca offra una validissima formazione ai cineasti, anche se di base l’insegnamento è molto tradizionale. Infatti, anche se poi la pellicola verrà girata con caratteristiche che fanno parte del cinema contemporaneo, ritengo che una buona conoscenza dei metodi formali tradizionali sia indispensabile per diventare un buon cineasta.
Però la scuola non si limita ad insegnare solo come girare film tradizionali. Ci sono parecchi rami d’istruzione che comprendono anche l’analisi del documentario o del film “realistico” come il mio. Quindi è difficile sottolineare delle caratteristiche comuni tra di noi, proprio perché la formazione è così eterogenea.

MP: Il cinema polacco è un grande cinema, infarcito di enormi personalità come Krzysztof Kiewslowski, Andrzej Wajda, Jerzy Kawalerowicz. I polacchi si rendono conto della potenza del loro cinema nazionale e vanno spesso al cinema a vedere pellicole polacche?

RG: Che strano… mi capita spesso quando sono all’estero di sentire che la critica elogia il nostro cinema, perché non succede lo stesso in Polonia. Infatti, i critici e gli spettatori stessi non considerano grande il cinema polacco come quelli francese, per esempio, o quello russo o quello europeo. La situazione è migliorata molto rispetto agli inizi degli anni novanta. Infatti prima lo spettatore preferiva vedere film americani. Adesso i film d’oltre oceano sono troppi e la gente incomincia finalmente ad apprezzare il suo cinema nazionale.
I polacchi si interessano maggiormente ai loro problemi che vengono illustrati attraverso il cinema. La situazione sta lentamente cambiando, ma ritengo che questo graduale interessamento si stia sviluppando positivamente sempre più.

MP: Bene, torniamo al film, Hi Tereska. Perché ha girato la pellicola in bianco e nero?

RG: Il film è ambientato in periferia, dove troviamo questi enormi condomini e prefabbricati. Il colore di questi complessi è grigio. Ho girato il film in digitale, a colori inizialmente. Poi mi sono reso conto che il grigio delle case risultava verde o blu… non era il colore vero, non mi piaceva. Trasformando tutto in bianco e nero, la versione divenne più fedele all’originale. Il colore era quello. Lei avrà poi sicuramente notato che nel film non c’è musica, ovvero non c’è music off, la musica inserita dal regista per creare l’atmosfera o per descrivere un sentimento. L’unica musica che sentirete nel film è quella che deriva da strumenti che si trovano nel film, come la radio, al televisione… Avevo preparato della musica che poi ho deciso di eliminare, perché come il colore, avrebbe reso il film meno realistico.

MP: Parliamo del personaggio del padre di Tereska. Nonostante sia il classico padre alcolizzato e manesco, lei lo ha descritto in modo particolare. Solitamente questa figura è particolarmente temuta in famiglia, dalla moglie, dai figli. Il padre di Tereska, invece non viene considerato né temuto da nessuno…

RG: Lui in verità vuole molto bene a Tereska, è spesso anche molto fiero di lei, non la picchia, le offre danaro… d’altra parte però beve un sacco, molti polacchi bevono… Non che tutti si comportino come lui, che va in giro a distruggere ascensori in piena notte. Però ho girato molte scene nelle quali lui non è ubriaco. Credo che questo sia il mio vero personaggio “polacco” disagiato che proviene da una realtà particolarmente difficile.

MP: Lei ha già vinto la quinta edizione dell’Alpe Adria Film Festival. Come si sente adesso che è tornato a Trieste e che cosa ne pensa di Trieste come una location cinematografica?

RG: Trieste è una città molto interessante, una sorta di porta verso molte culture e realtà diverse. Ci sono molte tracce di culture e religioni diverse; quella ebrea, quella ortodossa, cattolica. Credo che Trieste sia una città molto diversa da altre città italiane. Se dovessi girare un film, in questa città e se avessi i soldi per farlo, credo che la tematica che prenderei in considerazione sarebbe questo intricato miscuglio di culture e religioni.

MP: Ultima domanda. Il suo prossimo progetto?

RG: Il problema è sempre la mancanza di soldi. Tuttavia vorrei continuare con questo genere di film e ricollegarmi alla vita adolescenziale. Nel film, Hi Tereska, ci sono quattro ragazzi. Vorrei concentrarmi sulla figura di questi bambini e li vorrei accaniti tifosi di una squadra di calcio. In Polonia, la tifoseria calcistica è molto organizzata; hanno treni, associazioni, brochure informative. Vorrei, con il mio prossimo film, far vedere come questi ragazzi reagiscono alle vittorie o alle sconfitte della propria squadra. Vorrei evidenziare anche le grosse problematiche che ruotano intorno alla violenza negli stadi o per strada tra diverse tifoserie di adolescenti. Però intendo anche evidenziare il loro lato infantile, adolescenziale e far vedere che sono ancora molto ingenui.

MP: In bocca al lupo e grazie.

La quindicenne Tereska vive con i genitori e la sorella in uno dei casermoni costruiti durante il periodo comunista. Una famiglia normale: il padre a volte alza il gomito, la madre trova rifugio nella religione. Tereska sogna di diventare una disegnatrice di moda. Inizia a frequentare una scuola di cucito dove incontra Renata, ragazza più esperta di lei, che le fa provare la prima sigaretta, il primo bicchiere di vino, le insegna a rubare e a baciare i ragazzi. Ciononostante Tereska non riesce a trovare quei sentimenti veri che sogna nella sua intimità. Solamente Ezio, il portiere del palazzo, riesce a capirla: Tereska riesce a essere se stessa solo quando è con lui. Ma tragicamente sarà proprio lui a pagare il prezzo più alto.


(fonte: www.spin.it)

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