// stai leggendo...

Palcoscenico

Sul comignolo più basso

Immagine articolo Fucine MuteFusione a-percettiva di generi artistici, Sul comignolo più basso di Luigi Nacci è uno spettacolo teso ad elevare lo spettatore appena al di sotto delle nuvole, dove i sogni e le dannazioni vengono scandite da azioni concitate e sensuali, intreccio di parole e corpi che si mischiano in un turbinio di arte e vita.

Grazie al video iniziale di Alberto Guiducci e Mario Ruggiero e, in seguito, grazie alle fotografie realizzate e proiettate sul fondale da Furio Pillan, gli spettatori salgono sul comignolo di una fabbrica, ed ivi assistono al dialogo tra l’uomo del comignolo, Simone Gobber, e la donna del comignolo, Cristiana Fusillo.

Il fondale di nuvole ed acciaio in alternanza si muove parallelamente all’oscillare degli attori al centro dello spazio scenico su un’installazione di forma cubica, realizzata da Massimo Palme, e le luci, orchestrate da Sergio Sigoni, sottolineano i passaggi dall’elevazione alla caduta dei corpi — nell’oscurità a volte nulla rimane se non la presenza ineffabile de l’uomo con la torcia, Matteo Danieli, che fievolmente accenna un raggio in direzione degli attori. La musica, curata da Lorenzo Castellarin, dona il suo contributo nella creazione di quella cornice che tanto pesa nella riuscita di uno spettacolo contemporaneo. Tutto infatti si gioca al limite della percezione dove lo scarto tra banalità ed incisività può essere di un soffio.

La commedia letteraria, sopraffine, è ricca di citazioni prese da vari campi. Una su tutte s’impone, cioè quella di “calviniana” memoria, che relaziona alla celebre opera “Il Barone Rampante”; da questa si dipanano le storie dei personaggi, simboli “freudiani” (Eros e Thanatos) caratterizzati da personalità opposte che a volte riemergono per scoprirsi o, per megliodire, riscoprirsi simili. Da questi aspetti nasce il senso profondo dell’evento artistico in questione, che pesca tra le pulsioni umane in continua lotta tra loro.

Per ciò che concerne la caratterizzazione dei personaggi, la creazione da parte dell’uomo del comignolo di un microcosmo fatto di sculture di nuvole — e la volontà di rimanervi relegato o prigioniero — è sintomatica del bisogno naturale di ogni essere umano di difendere il proprio territorio; allo stesso tempo è un chiaro riferimento “leopardiano” all’arte che è racchiusa in tutti, sebbene sia più spiccata negli artisti. Più precisamente Luigi Nacci affronta il tema del “fanciullino”, che vive nel proprio mondo incontaminato e non lo vuole lasciare per non perdere la purezza dell’infanzia.

L’altra figura emblematica dello spettacolo, la donna del comignolo — anch’essa a suo modovisionaria — si arrampica lassù per suicidarsi; poi cercherà invano di far scendere almeno per una volta l’uomo “scultore di nuvole” sullaterra.

Il dialogo, in seno alla rappresentazione, sifa sempre più intenso grazie alla narrazione dell’infanzia passata in miniera, al buio — e da qui l’auto-esilio sul camino — da parte dell’uomo del comignolo, per divenire sul finale conoscenza profonda tra i due personaggi.

Proprio l’ultima scena ci fa comprendere come i due protagonisti si salvino a vicenda, grazieall’amore reciproco che li porta ad essere persone totalmente diverse e più libere dalle proprie angosce e sofferenze.

Dal punto di vista scenografico, il video-prologo e la commedia si incastonano perfettamente con i giochi di luci ed ombre a voler sottolineare la vera essenza dei personaggi. La scenografia è parte integrante del testo, che da sfondo ad unaaa storia dagli echi mistici e surreali…

Ombre quasi a voler evocare: da un lato i ricordi d’infanzia dello “scultore di nuvole”, dall’altro i vari turbamenti e le angosce che affliggono “la donna del comignolo”, scatenati da una vita di dolori e sofferenze. La luce è invece intesa come vera e propria voglia di rinascita in quel mondo tanto agognato e sognato, nel quale iprotagonisti vedono la libertà, si trasforma e giunge a significare il punto d’arrivo di un lungo processo di conoscenza che porta alla liberazione totale dei sensi e alla visione chiara del futuro.

Proprio nell’atto conoscitivo si cela un linguaggio che va al di là di quello recitato, fatto di sguardi e gesti che evocano l’originale essenza del teatro, il teatro come rito.

Infatti la commedia e la sua scenografia ricordano in un certo senso un rito di passaggio, dal sapore antico, dove i protagonisti vengono chiamati a delle prove, e tramite il superamento di queste raggiungono uno stato di consapevolezza che li rende più forti e finalmente liberi.

Punto di forza è questa presenza della ritualità, che rende l’evento unico ed originale, in quanto queste due componenti si attraggono e respingono a vicenda dando così movimento e forma alle azioni sceniche ed ai personaggi.

La commedia porta letteralmente il pubblico fuori da se stesso fino a farlo immedesimare totalmente ora con uno ora con l’altro personaggio, in una sinfonia di emozioni che è tale da addensare l’aria circostante.

Nei passaggi centrali la fotografia di sfondo abbraccia gli attori amplificandone le voci ed i gesti ed aiutando quindi il pubblico ad entrare in sintonia con la narrazione e con il rapporto che le è sotteso. L’invisibile in questo spettacolo gioca sicuramente un ruolo determinante, vuoi intendendo con esso il lavoro di regia e di montaggio, vuoi indicando invece la strana empatia che ad un certo punto i corpi e le ombre dipanano sulla scena.

Immagine articolo Fucine MuteCerto è che la contaminazione appare del tutto oltrepassata: la commedia ben si colloca nell’arte del millennio appena iniziato che pone l’attenzione sulla creazione di un contesto attivo attorno alla figura dello spettatore piuttosto che sull’accostamento di diversi sentire. Tutto qui è ampliamento sensoriale, è costruzione percettiva. Non è scindibile in frammenti questo avvenimento, e proprio qui sta la sua grandezza e originalità.

La potenza che gli deriva dall’intreccio interno permette tra l’altro una grande flessibilità esterna: la scena in senso tradizionale, il teatro con i suoi palcoscenici, non esiste più. La scena è nella stessa azione continua, è nei fatti e nelle emozioni che si concatenano davanti, dietro e dentro gli spettatori, non più ignari, non più passivi, non più sottovalutati.

La lunga diatriba sulla riproduzione, sulla vendita e sulla resa qui non si pone neppure: solo ciò che avviene in quel tempo e solo chi vi partecipa con il suo dono prende parte all’avvento artistico. Fanno sorridere quindi i commenti sulla validità del testo, figli solamente di ipocrisie e ammiccamenti; meno male chei giovani che hanno avuto la fortuna di partecipare alla prima (e speriamo non ultima) di questa commedia si sono ben resi conto di ciò che stava accadendo.

Un incontro di spiriti. Nella scena creata dagli spiriti. Come le anime tra le nuvole scolpite quando il cielo è basso, vicino, nostro.

Da “ Sul comignolo più basso” di Luigi Nacci

[…]

Lui: Sembrano raggi di sole accecanti…hanno troppa luce dentro…io..io non sono abituato alla luce… quassù, per esempio, il cielo è spesso azzurro ma non c’è mai il sole…

Lei: Come sarebbe a dire?

Lui: Sarebbe a dire che se ci sono io il sole non c’è…ora, siccome io non scendo sulla terraferma da quando ero ragazzo…significa che qui il sole non splende da parecchio tempo! Non so spiegarti il perché…è così dal mio primo giorno di lavoro. Cielo blu e niente sole, luna quanta ne vuoi, stelle a bizzeffe, vento poi non parliamone…pioggia! Pioggia quando meno te l’aspetti…e la pioggia per me vuol dire rimettersi al lavoro…la pioggia è una parte di me…la bellezza delle gocce di pioggia dipende anche da me…

Lei: Tu costruisci gocce di pioggia???

Lui: Nulla si può costruire…esiste già tutto, ma la gente non vede le cose……prima tu non hai visto nulla, vero?

Lei: Vero…

Lui: C’era un bambino di fronte a te…

Lei: Un bambino?!?! Ma io non ho visto nulla!

Lui: Un bambino…ma non un bambino in carne ed ossa…un bambino di fumo! Se ne è volato via nell’istante preciso in cui tu hai gridato di non vedere niente……c’è rimasto male…chissà…chissà in quale cielo sta vagando, come il suo solito…non sta fermo un momento! Alla prima corrente d’aria mi saluta e se ne va…ma è un bimbo responsabile, non mi preoccupo troppo. è l’unica mia creatura che ritorna sempre.

Lei: Costruisci bambini di fumo?

Lui: Non costruisco nulla…il mio lavoro è molto semplice: il fumo scuro che vien fuori dal camino…lo vedi? Io non faccio altro che…trasformarlo in qualcos’altro! …Non ti è mai capitato, quando eri a terra, di alzare la testa e di avvistare in cielo nuvole dalle forme più strane…non ti è mai successo di dire: “ Ma guarda un po’…quella nuvola assomiglia al mio cane”…oppure… “Sembra proprio il volto di un uomo! E l’altra lì in fondo è uguale a un gabbiano!”

Lei: Sei uno scultore di nuvole!!!

Lui: Be’…

Lei: Un artista!!!

Lui: Mi lusinghi…

Lei: E come fai a modellare il fumo…come puoi trasformarlo in magnifiche nuvole?

Lui: Con le mani…prima mi dicesti che la mia mente colorava con la fantasia le pareti della miniera e tutto mi appariva più bello di quanto in realtà fosse…dicesti questo o mi sbaglio?

Lei: Non sbagli…

Lui: Io…io non dipingevo…vedevo le cose da un altro punto di vista…da sotto. Così come ora vedo le cose da un punto di vista opposto…da sopra. In lontananza…sempre in lontananza. In lontananza le cose hanno poco colore e contorni sfocati, soprattutto al buio. Non puoi sentirne l’odore e non puoi toccarle…sei costretto a ricomporre la cosa dentro di te, a darle un ritmo interno, una vita…… come si può…come si può separare ciò che è irreale da ciò che non lo è? Tutto esiste già, basta mutare l’angolo visuale…per vedere non occorre la luce. I ciechi vedono cose che la gente non può nemmeno immaginare, e il motivo non è la loro cecità. Il motivo è che hanno un angolo visuale differente. Sono vicini alle cose, le possono toccare, annusare, e allo stesso tempo le ricostruiscono dentro di sé…sono, rispetto al mondo, vicini e lontani. Direi che hanno una vista perfetta. Io ho sempre veduto le cose da lontano…per questo prima ho pianto. Avevi gli occhi rasenti ai miei…non mi è mai accaduto…

Lei: Se sono vere le tue parole…tu non hai mai baciato una donna… non hai mai abbracciato una donna??!

Lui: Se è per questo nemmeno un uomo…

Lei: Ma i minatori si abbracciavano…

Lui: Tra di loro…quando le lanterne esaurivano l’olio. Ma io non ero un minatore, ero un bambino…mi abbracciavo da solo, ogni volta prima di addormentarmi……non è lo stesso?

Lei: No che non è lo stesso! No! No! E poi…no!

Lui: Non ti arrabbiare, non ti arrabbiare con me, per favore…

Lei: Non sono arrabbiata con te! Mi chiedo come sia possibile che un uomo non abbia mai ricevuto un solo abbraccio nella sua vita…mi chiedo come tu sia sopravvissuto…

Lui: Te l’ ho detto. Mi stringevo forte con le braccia…e non erano rare le volte che il buio, durante i nostri discorsi, mi dava la mano…non avevo bisogno di altro…

Lei: Come fai a dirlo! Non ne avevi bisogno perché era il tuo modo di vivere…la lontananza da tutto non ti fa desiderare… calore? Caldo buono per il corpo, non per la mente…

Lui:Posso fare un bel falò di fumo, quando voglio…

Lei: Ma non sarà fuoco vero! La tua nuvola a forma di falò non arderà con l’intensità di un fuoco in terra…le fiamme non divamperanno in tutto il cielo! Non rischierai di abbrustolirti le dita creandolo…sarà un enorme fantastico fuoco fatuo!

Lui: Non pensi alla gente che alzerà gli occhi al cielo e scoprirà un fuoco danzante espandersi come un miracolo? Ci sarà stupore in terra e persone felici! Uomini smetteranno di correre e invece di giudicare altri uomini…penseranno alla bellezza del fuoco! Lo sentiranno ardere nelle vene, come rosso sangue che porta vita!

Lei: Tu! Tu sarai felice? Ti sentirai vivo…tu?

Lui: Che importa…io permetto agli uomini di sognare…il mio compito non è essere felice!

Lei: Stupido! Testardo più di un blocco di cemento armato! Ecco cosa sei…pensa a te stesso! Nessuno si ricorderà di te quando scenderai da qui…sarai un estraneo in mezzo alla gente! Non vi sarà essere umano che ti ringrazierà! Pensa a te stesso…prima che sia troppo tardi!

Lui: Io non scenderò mai da questo comignolo…

Lei: Ah, no? E se un giorno, accidentalmente, affacciandoti,, scivolassi giù…o il vento ti catapultasse, a bruciapelo…nell’ultimo volo cosa penseresti? “ Addio mondo! Il venditore di fumo stramazza al suolo e ti porge i suoi saluti! “

Lui: Non stramazzerò al suolo! Già mi accadde di cadere…afferrai un gruzzolo di fumo che avevo nella tasca e lo trasformai in un aquilone…sai quanti bimbi in festa quel giorno? Credo che chiusero asili e scuole elementari per portare i fanciulli a vedere la nuvola a forma di aquilone…un capolavoro!

Lei: Complimenti…ti faranno un monumento nel giardino pubblico della città! “Alla memoria dell’invisibile fantomatico ignoto artista che forgiò un aquilone nuvoloso per gli alunni delle scuole materne. Lo commemorano sognatori, illusi, visionari e pazienti sottoposti a trattamento con psicofarmaci. “ …ah…ah…ah…ah…

Lui: Che ti ho fatto di male?

Lei: è che……è che mi fa…mi fa rabbia il tuo modo di vivere..inerte! Te ne stai qua a sognare aspettando che piova per ricominciare a sognare…le tue opere non sono eterne! Scompaiono con lo scoppiare del temporale! Cosa rimane del tuo lavoro quando l’ultima goccia di pioggia ha toccato terra? Niente! Pensi realmente che la gente indaffarata laggiù ritorni a casa, la sera, e si metta a riflettere sull’incanto delle tue nuvole? No che non lo fa! Pensa alla prossima vacanza da organizzare, alle rate del mutuo da pagare, pensa al motore della macchina da riparare e poi pensa alle scarpe in pelle, trovate in saldo, da comprare…quelle nascoste in fondo alla vetrina, con la targhetta del prezzo su cui c’è scritto: “ Comprami, comprami presto…o scapperò con il primo arrivato…uhm…fossi in te lo farei ora…ora o mai più…”…e loro comprano! Si spezzano la schiena per quel paio di scarpe! Passano le serate sulla poltrona a guardarsi le punte dei piedi per studiare quale sia la scarpa che meglio faccia risaltare l’imponenza dell’alluce…guardano per terra! Non alzano la testa! Non la alzano mai!

Lui: Basta una persona, una in tutto il mondo che alzi la testa……il nano aveva ragione: “ Ci sono uomini che sognano e uomini che hanno paura di sognare”…finché ci sarà un uomo, un uomo solo a non avere paura, io continuerò…

Lei: E se non ci fosse nemmeno quell’uomo?

Lui: Continuerei comunque…non so fare altro…è il mio destino…

Lei: Non è vero! Potresti fare un sacco di cose! Viaggiare…conoscere posti nuovi…amare una donna! Potresti andare in giro a scuotere le persone…a convincerli che hanno scordato il motivo per cui sono nati! Potresti avere un figlio a cui insegnare tutto ciò che hai imparato…potresti qualsiasi cosa se lo vuoi!……Potresti essere felice!

Lui: Nessuno mi ha insegnato ad essere felice…

Lei: Ti insegnerò io!

Lui: Non ci riuscirai…

Lei: Ci riuscirò!

Lui: Non ce la farai…

Lei: Ce la farò!

Lui: Non so…

Lei: Lasciami provare!

Lui: Ma…

Lei: Sìono?

(si accasciano lentamente, lui si addormenta. Lei gli è accanto, dopo un po’ inizia)

Immagine articolo Fucine Mute

Lei: Sei buffo…con queste guanciotte sotto gli occhi…sembra quasi che tenga in bocca una nuvola…e questi occhietti…due spicchi di mandarino! Hai le spalle larghe…del minatore che si carica addosso carriole pesantissime…e il pancino rotondo…un cocomero maturo!Sei buffo non c’è che dire…hai manine al posto delle mani…senza un segno, come se non le avessi mai usate…e invece con le mani agghindi il cielo! Le labbra…ah le tue labbra…sono rare. Immacolate, non le hai donate a nessuno…candide…candide come il tuo cuore! Sei proprio buffo…innocente…potessi averla anch’io la tua innocenza! Darei qualsiasi cosa in cambio! La vita, se necessario…

[…]

Questa recensione analizza la commedia “Sul comignolo più basso” di Luigi Nacci, di cui potete trovare anche un estratto. Vi consigliamo di guardare il videoprologo allo spettacolo di Alberto Guiducci e le fotografie per il fondale scattate da Furio Pillan.

Commenti

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] ha collaborato con la rivista culturale “Fucine Mute“, per la recensione dello spettacolo “Sul comignolo più basso“ per la regia di Luigi Nacci, o curato la recensione al libro di Matteo Danieli per il blog di […]

    Anonimo - 5 aprile 2012

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Jackson Pollock e la musica

L’altro volto della speranza

Il linguaggio di Boris Vian

Vita da commessa

Jackie

Frank Cho: Un sacerdote in meno, un fumettista in...

Tuono Pettinato: Fumetti stondati con contenuti storti

Agatha Christie e i film gialli tratti...

Romina Moranelli: Pin up italiane

Paesaggio e Sublime

Andrea Sorrentino: Dai giochi di ruolo ai supereroi

Fabiano Ambu: Un’iniziativa meritevole: IT Comics e i suoi...

Il cliente

Eugène Scribe: ascesa e caduta di un...

Nicola Genzianella: Un artista tra Bonelli e fumetto francese

Ugo Bertotti: Dalle riviste d’Autore ai graphic novel

Minutaglie: sei libretti per adulti e bambini

Alex Ross, musicologo e scrittore

Anna Brandoli: Il ritorno del Mago di Oz

Dario Fo e Georges Feydeau: La farsa...

Assassinio sull’Orient Express e Tragedia in tre...

Tex è sempre più alla francese

Giulio De Vita: Tex è sempre più alla francese

Dario Fo e Georges Feydeau: La farsa...

La notte stellata di Vincent Van Gogh

Trieste Science+Fiction 2016

Casomai un’immagine

pas-04 pas-16 sir-26 mar-43 pck_02_cervi_big th-07 th-12 08_pm kubrick-23 kubrick-27 offf petkovsek_24 bon_11 m acau-gal-00 acau-gal-07 acau-gal-13 bra-big-01 busdon-07 cas-01 cas-15 17 sac_15 Otrok01 murphy-13 01 38 tsu-gal-big-12 vivi-09 Song Dong