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Musica

Rain Paint

Disilusion Of Purity

Uscire dall'anonimato

Immagine articolo Fucine MuteI Rain Paint sono la band di Aleksi Ahokas, bassista dei Fragile Hollow e in passato dei Diablerie. Questi ultimi erano un gruppo eclettico e originale e nel 2001 pubblicarono per Avantgarde l’eccellente “Seraphyde”, nel quale contaminavano il death metal con diverse forme di elettronica (e non solo). Aleksi ha certo ereditato dai Diablerie la volontà di osare e distinguersi, necessaria tra l’altro per distinguersi dalla pletora di gruppi finlandesi che suonano gothic metal (o qualsiasi sia la definizione di questa ben nota tendenza) seguendo ogni cliché possibile. “Disillusion Of Purity” rispecchia, infatti, l’anticonformismo di Aleksi quantomeno negli ultimi quattro pezzi, che sono lunghi, complessi e distanti dalla forma canzone. Prima di questi, e prima dello spartiacque costituito dalla cover di “Disintegration” dei Cure (sostituire con la chitarra distorta le tastiere dell’originale per ottenere il pezzo), ci sono al contrario quattro killer songs: immediate, quasi rock se si esclude la lenta e malinconica “Thru The Mire”, prevedibili forse nel loro sviluppo, ma anche per questo assolutamente efficaci. La deriva verso il “gotico finlandese” (HIM?) dunque c’è, come ad esempio dimostrano certe banalità nei testi, ma Aleksi ha il pregio di combinare con stile molte sonorità diverse seppur confinanti tra loro: momenti di death melodico à la In Flames, attimi di Katatonia, frammenti di post-thrash (“Heart Will Stop”). Inoltre la sua voce sorprende per quanto è potente e passionale, tanto che quasi spiace l’alternanza — in realtà lodevole tentativo di arricchire la proposta — con i growl di Henri Villberg, anche lui ex Diablerie e ora nei Rapture.
In buona sostanza i Rain Paint sono almeno due gradini sopra la massa indifferenziata dei loro connazionali, in virtù del loro buon gusto e del loro sforzo progressivo. Da ascoltare di sicuro, anche se in quest’ambito c’è da chiedersi sul serio quante gocce manchino prima che il vaso trabocchi.

Fabrizio Garau (FG): Scusa per la classica domanda stupida. Rain Paint è il nome perfetto per la tua band: evocativo e musicale. Com’è venuta fuori l’idea?

Aleksi Ahokas (AA): Ciao, non è una brutta domanda, quantomeno è un inizio. Rain Paint come nome è scaturito dalle idee e dagli umori di qualche anno fa, quando ho cominciato a scrivere nuove canzoni. Ho visto un’immagine del loro mood e le ho costruito i testi intorno. Era un’immagine della natura completamente in bianco e nero. Sai, è come quando è così buio che non riconosci i colori. Oppure quando piove così tanto in una foresta che è ugualmente tutto bianco e nero. Ho visto questo e ho scritto le parole per uno dei nostri primi pezzi, dal titolo “Rain Paint”. “Rain Paint” è la storia di una coppia che prova sentimenti così intensi che la natura ne ha plasmato un ritratto. Dì che è melenso, dì che è quello che vuoi, ma è una visione che personalmente mi è cara.

FG: Questo non è il tuo solo progetto. Cosa può essere espresso con Rain Paint che è difficile da esternare con un’altra delle tue band?

AA: Progressive. Il piacere di suonare. Ho proprio ascoltato le mie band ieri e sono felice di sentirci così professionali allo stesso modo a livello di musica, gusto e tecnica. Ricordo di aver impiegato ore ad ascoltare e a provare il bass playing delle band che ascoltavo da ragazzo: vecchi Metallica, Black Sabbath, Opeth… Adesso, ascoltando il nostro materiale, sono felice di quello che abbiamo fatto. Forse un giorno quello che è successo a me con questi gruppi succederà a qualcun altro con la nostra musica. In ogni caso è tutto registrato con quest’idea. Per quanto mi riguarda, mi posso concentrare sulla batteria e ascoltare il disco in maniera diversa, e allo stesso tempo posso notare una buona linea di chitarra che non avevo sentito prima. Con band come Rapture o Fragile Hollow c’è uno stile più definito e non ci sono canzoni altrettanto coraggiose e ambiziose. Con i Rain Paint siamo liberi in termini di creatività e non ci sono pressioni. Non temiamo nulla e siamo desiderosi di provare e creare il più possibile. Personalmente, avere band di Rock, Death Metal, Doom, Progressive, e tutte così diverse, è una benedizione. Può tornarmi utile tutto quello che faccio e non lascio nulla in fondo al cassetto.

FG: Hai suonato anche nei Diablerie. Ho adorato “Seraphyde”, un album decisamente aperto a un sacco di influenze musicali. Cosa puoi raccontarmi di questa band?

AA: Sì, è stato un trip. All’epoca è stato grandioso suonarci solo il basso. “Seraphyde” ha delle jam parts che mi sono divertito un sacco a fare. Il merito va dato principalmente a Mr. Villberg, che è maestro nel suo campo. Ha un sacco di grandi cose in piedi, come se fosse alla guida di un camion di denaro attraverso il paradiso della creatività fino all’inferno dei testi, così chiunque ci salti su per il marketing o per pubblicarlo sarà sicuramente un uomo ricco. Lo spero per lui, perché se non ci sono reazioni arriva la frustrazione. Dove siete, maledette record label? Henri sta facendo un nuovo singolo e non mi aspetto altro che grandi cose. Quando eravamo insieme c’erano troppe persone creative per una sola band. Ricordo che mi andava bene solo di suonare, ma non mi interessava essere una guida creativa. È accaduto solo che poi abbiamo tutti trovato da fare di meglio per noi stessi. Öre suona in alcuni gruppi rock, ho visto Juha all’Università, Kimmo ha i The Chant, tra l’altro degni di considerazione, e Kola ha ancora continuato a stare dietro alla batteria. Saluto tutti, abbiamo suonato e riso tanto insieme.

FG: Rain Paint, Diablerie, Rapture: ci sono sempre sia la voce pulita che i growl. Perché?

AA: Nei Rain Paint vengono utilizzati come approccio teatrale. In ogni caso, be’… certe cose sono meglio coi growl. C’è qualcosa che uno può capire solo se li prova. E consiglio a tutti di farlo. È come avere una più ampia comprensione e un maggiore godimento della musica, non è, come dicono certi, “l’approccio del non so cantare”. Ha più a che fare col gusto con il quale li usi.

FG: Leggendo le recensioni, troviamo spesso la parola “metal” (per forza) e l’aggettivo “gothic”, ma non penso che voi siate solo una gothic metal band, che dici?

AA: Hai centrato il problema! Odio che venga detto di noi. Sono sordi, cazzo? Certo, i Rain Paint hanno elementi di praticamente tutto quello che ci piace, ma noi siamo progressive. Questo significa che possiamo suonare un pezzo gothic con delle strutture progressive e tu manco te ne accorgerai. Questo è il trucco della musica progressive. Facile da ascoltare, ma comunque progressive. Quando Paradise Lost o Type O Negative dicono “We are gothic” è comprensibile. Diavolo, anche gli HIM erano gothic ed era qualcosa di figo e onesto. Ma questa merda in giro etichettata come gothic è solo merda in giro. Non faccio nomi, ma guarda quanti cloni ci sono in Finlandia a leccare il culo dell’audience! Questo è il motivo per cui non uso normalmente il termine “gothic”.

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Al giorno d’oggi infatti troppe band sono definite “gothic”: è diventato un termine vuoto e inutilizzabile. Non hai paura di essere considerato uguale ad un altro miliardo di gruppi?

AA: No, non ho paura. So che succede sempre, quindi semplicemente non m’importa. Rispetto i nostri veri fan. E non quelli che venerano i loro poster.

FG: Abbiamo anche una cover dei The Cure. Che rappresenta per te il lavoro di Robert Smith? I Cure hanno una carriera trentennale: perché hai scelto “Disintegration” tra qualcosa come cento o duecento canzoni?

AA: È un pezzo che ha girato per anni in casa mia sin da quando Tim mi ha introdotto di nuovo ai Cure. Mi piaceva quand’ero piccolo. Così ho scelto un pezzo che si avvicina al nostro mondo melodico: questo è ciò che è. Fondamentalmente è sempre lo stesso riff e cambiano solo le linee di basso. È difficile da ricordare quando la canti e alla fine l’ho cantata e basta senza stare lì a pensare. L’ho lasciata scorrere.

FG: I primi quattro pezzi sono killer songs: catchy, potenti e facili da ricordare. Così ottenete che si sia immediatamente coinvolti da “Disillusion…”, ma dopo “Disintegration” l’album diviene meno facile. È stata una scelta voluta?

AA: Lasciami dire che l’abbiamo sentita il più naturale possibile. Mi piace che un album progredisca di pezzo in pezzo. Nel nostro caso è più semplice che per esempio nei Fragile Hollow che hanno album più legati alla forma canzone. Oltretutto è buono che parta easy listening e che abbia un regalo per ascoltatori diversi alla fine. Giuro che c’è un sacco di roba nascosta nei pezzi che si sentirà solo negli ascolti successivi. Mi sembrava che “Disintegration” dividesse bene l’album. A molti piace quel pezzo e dicono che gli piace la parte successiva dell’album, poi ci sono altri a cui piace la prima.

FG: I testi: è sempre difficile evitare i cliché e ho notato che hai il vizio di utilizzare la parola “heart” (di nuovo, ascoltare le prime quattro canzoni). Citando un’intervista a Nick Cave, alla fin fine, siamo tutti lì a scrivere canzoni d’amore?

AA: Non credo nell’amore. È un concetto stupido che varia tanto a seconda di quante persone e opinioni/sentimenti ci sono. Il tuo amore non è lo stesso per qualcun altro. Quindi l’oggetto della discussione è caotico e inconseguente. Mi piacciono i sentimenti forti e chiamiamoli come vogliamo: quest’album è chiaramente incentrato sul sopravvivere e uscire da una relazione. Non ho concepito i testi se non dopo un anno che registravamo. Oltre che per le mie ragioni autoterapeutiche, i testi sono un ottimo metodo per sentirsi uniti e avere un certo sollievo a sapere che altri hanno avuto le nostre stesse esperienze o i nostri stessi pensieri. O almeno che ad altri è andata peggio. Non è quello che vogliamo tutti?

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FG: “Nihil Nisi Mors” e “Disillusion of purity”. Due album con un unico immaginario visivo. Lo puoi spiegare?

AA: Ha molto a che vedere con il nome della band e l’insieme delle nostre idee. Come il primo album voleva mostrare un altro lato di New York o di un qualsiasi altro posto dove però non vanno i turisti. Ci sono foto che riguardano la solitudine e la decadenza che vivono nascoste, ma a fianco dei percorsi della vita “normale” che non se ne cura. Stavolta abbiamo usato foto dall’Estonia. Non è comunque una questione di un posto particolare. È più che altro un pensiero universale: aprire gli occhi e vedere la solitudine e la disperazione intorno a te. Ognuno merita di essere notato e di ricevere attenzione.

FG: Il futuro? Dopo due album, possiamo considerare Rain Paint non solo come un side-project?

AA: Adesso sì. Siamo carichi e pronti ad andare in studio non appena qualcuno ci fa firmare. Ho canzoni per un intero album doom e per un intero album death metal. Telefonatemi, etichette.
Peace!

Title: Disillusion Of Purity
Record label: My Kingdom Music
Tracklist: 1. Year Or Two – 2. Give Back My Heart – 3. Heart Will Stop – 4. Thru The Mire – 5. Disintegration * – 6. Purity – 7. Final Peace – 8. Inside Me – 9. Disillusion (outro)
*The CURE cover
Recorded & mixed: by Tuomo Valtonen at Sundicoop Studios (Finland).
Mastered: by Mika Jussila at Finnvox (Finland).
Line-up: Aleksi Ahokas (guitars, bass, vocals), Sami Koikkalainen (guitars), Tim Toivanen (drums)
Guest musicians: keyboards by Tea Dickman (Eavesdrop); growl vocals Henri Villberg (Rapture).
Artwork, Layout & Design: Snake Pakkanen & H.J. Villberg (www.sundi.net)

Commenti

Un commento a “Disilusion Of Purity”

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