// stai leggendo...

Percorsi

Camminare fa male

Caro lettore,

molto probabilmente sei seduto sulla tua poltrona in finta pelle, di fronte al pc, oppure sei sdraiato sul letto, con il vecchio portatile sulle ginocchia, e forse è sera, forse sei sfatto per la giornata in ufficio e non hai voglia di fare un passo, neanche per andare in bagno. Lo so che trascorri un terzo della tua giornata seduto (accerchiato da colleghi che per lo più non sopporti), un terzo a letto (in compagnia di qualcuno che forse non sopporti più), l’altro terzo in macchina, in filobus, su un treno-merci, o ben che vada in palestra, dove ti annoi mortalmente, e quando esci dalla palestra spingi il carrello per 2-300 metri in un supermercato, trangugi un decaffeinato al volo, ti fai stordire da decine di telefonate inutili, durante le quali torturi i tuoi capelli, o fumi, o sorseggi un aperitivo dolciastro, o consegni al vuoto lo sguardo.

Camminare fa male

Il tuo bisnonno, caro lettore, quando si levava il sole era già tra le vigne, quando sentiva le campane si accasciava all’ombra di un platano, mangiava polenta, gli scarti della sera prima, fumava una paglia e poi nel campo a dare colpi di vanga, finché tramontava. Lui, il tuo bisnonno, camminava almeno 10 km al giorno, se non 30. Non lo faceva per rinvigorire le coronarie, né per meditare sull’esistenza o la non esistenza di Dio, men che meno per farsi botanico da marciapiede. Non aveva il cardiofrequenzimetro, il gps, le pedule da trekking spinto, le magliette tecniche, quelle traspiranti-performanti. Il tuo bisnonno non performava, lui camminava e basta.

Caro lettore, quand’è l’ultima volta che sei uscito da casa tua e sei arrivato a piedi dall’altra parte della città? Sì, perché immagino tu viva in un appartamento al terzo piano, e spesso maledici il giorno che hai firmato quel contratto, o che ti sei impelagato in quel mutuo. Prima di firmare, hai controllato che sotto casa ci fosse parcheggio. Hai la macchina, ma maledici pure quelle rate mensili, e speri di non sfasciare la tua utilitaria prima di aver saldato il conto. Nel fine settimana la sposti per andare a sciare, in spiaggia, ad arrampicare, a fare jogging, rafting, tiro con l’arco, o per raggiungere il campetto di erba sintetica in cui sfoghi le tue frustrazioni, il bar in cui bevi birra e giochi a freccette, il cloro della piscina in cui spegni il cervello per un’ora. Hai l’insopprimibile ansia di essere fermato dalla polizia, e superato il posto di blocco ti assale l’ineluttabile ansia di trovare parcheggio, e trovato parcheggio l’ansia – ormai crisi di panico – di riuscire a dormire senza benzodiazepine.

Camminare fa male

Caro lettore, ti hanno insegnato fin da piccino a tenere in ordine un’agenda. Se l’agenda è vuota, ti dicevano, vuol dire che non impieghi bene il tuo tempo. Che lo butti a mare. Che lo perdi. Hai mai pensato, caro lettore, al significato dell’espressione “perdere tempo”? Io sì, e devi credermi, non ho mai capito che diamine volesse dire. Perché, mi dicevo, se non lo perdo, allora il tempo lo posso vincere. Immaginavo insomma la mia vita come una gara contro il tempo. Lui, il tempo, se ne stava là, in un “là” non ben definito, a scorrere, fregandosene bellamente di me e degli altri come me. Era un nullafacente di prim’ordine, senza una prospettiva, che trapassava corpi, oggetti, situazioni, senza avere un obiettivo, se non quello di spingere tutto verso una fine. Rendendo fitta la mia agenda, avevo la sensazione di ingannarlo, depistarlo per poi colpirlo alle spalle, strappargli la pelle, le unghie, i capelli, e la carne. Più andavo veloce, più gli strappavo brandelli, li conservavo nei cassetti, li sigillavo, li tenevo da parte per quando, in futuro, avrei avuto bisogno di altro tempo. Lo so, caro lettore, stai pensando che sono pazzo. Hai ragione, lo sono stato, ma poi ho cominciato a camminare. Oggi non sono più un pazzo e basta, sono un pazzo che cammina.

Prima di tutto: io non cammino perché camminare fa bene. Anche perché, seguimi, non è vero faccia poi così bene: c’è gente che è schiattata d’infarto, chi ha avuto i piedi amputati per le vesciche non curate, chi è finito in sedia a rotelle per essere scivolato in un burrone, chi è ruzzolato in un canale ed è bell’e morto annegato, chi è stato sbranato da lupi, linci, gambizzato da cinghiali, sparato per sbaglio da cacciatori, azzannato da cani rabbiosi, punto da zecche, morso da vipere, investito da tir, ustionato da un sole post-nucleare, chi si è spaccato il bacino in due su una mulattiera dismessa, chi si è pigliato la broncopolmonite dopo un tappone di montagna, chi è morto disidratato nelle steppe roventi, chi ha visto un orso e si è portato a casa un terrore che non lo abbandonerà mai più, chi è semplicemente morto di solitudine.

Camminare fa male

Caro lettore, camminare fa male. È pericoloso. Sappilo fin d’ora, così che tu possa levarti dalla testa il pensiero di calzare le scarpe, o i sandali, e metterti in cammino. Resta dove sei, con il tuo mutuo, vai in palestra due volte alla settimana, il weekend vai a correre, in alternativa vai a ballare. Ci sono molti modi di tenersi in salute, già lo sai. La televisione che guardi quotidianamente te lo insegna. Un’ora di step ti fa bruciare il doppio delle calorie che bruceresti camminando tra i campi. Un’ora in salita ti farebbe consumare di più, ma potresti rischiare di farti venire un’ischemia. Nel bosco non ti troverebbe nessuno. Invece in palestra l’ambulanza arriverebbe nel giro di 5 minuti. Ti salveresti.

Caro lettore, se ancora mi stai leggendo significa che non credi a quel che dico. Evidentemente per te camminare fa bene. E sia, diciamo pure che male non fa, ma andiamo oltre. Per camminare ci vuole tempo. Siccome in media, tra pause, dislivelli, eccetera, si fanno 4 km/h, per attraversare la tua città, da periferia a periferia, hai bisogno di quanto, 3 ore? 4? 5? In macchina ci metteresti mezz’ora. Un’ora, forse, con il traffico di punta un’ora e mezza. Guadagneresti tempo, lo potresti mettere nel baule per i periodi di magra. Non è meglio starsene sotto le coperte a fare l’amore?

Caro lettore, se sei ancora qui cosa posso dire? Sei un lettore cocciuto. Pensi che camminare faccia bene, e non ti importa di perdere tempo facendolo. Ora però sta a sentire. Camminare è una noia tremenda. Peggio che nuotare. Perché stare a mollo nell’acqua è pur sempre piacevole. Ti ricorda i tempi del grembo di tua madre, è un’immagine commovente, no? Ma quando sei nato non camminavi, c’hai messo un po’ prima di imparare a farlo. Ecco la prova limpida che si tratta di un’attività innaturale. Come dicevo poc’anzi: tremendamente noiosa. Dimentica le passeggiate pasquali, un’ora, due, a pancia piena, tra i lecci, in riserve naturali dove i caprioli ti saltano in braccio e sai che la macchina ti aspetterà al cancello. Pensa piuttosto a una camminata di giorni, settimane, addirittura mesi, per discariche, zone minate, montagne impervie, foreste bruciate, periferie industriali, raccordi autostradali, colline straziate dalle villette abusive, sentieri di pietre aguzze, sterrati senza fine, zone acquitrinose infestate dalle zanzare, campi d’erba in cui rigogliosi si moltiplicano gli insetti più furibondi. Sì, ci sono anche i paesaggi del mulino bianco, ma quelli, credimi, sono una minoranza silenziosa. Per cui desisti, spegni il computer, sparati 20 gocce di alprazolam e coricati, ché domani ti aspetta una giornata di lavoro duro, duro, duro.

Camminare fa male

Caro lettore, se sei ancora qua non c’è che dire, sei un lettore tosto. Comincio addirittura a pensare che tu sia un potenziale camminatore. Stai pensando che camminare fa bene, non è una perdita di tempo, magari aguzza lo sguardo. Ora però ti dirò una cosa che ti spedirà dritto dritto a letto. Sappi che, se ti metterai in cammino, ti capiterà di dormire in posti condannati anche dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Rifugi abbandonati, senza riscaldamento, senza letti, senza docce, senza fornelli, più sozzi dell’inferno, abitati da brutali animali in via di estinzione, da fantasmi ipertesi, da esseri disumani che ti terranno ad occhi spalancati fino all’alba. Oppure starai sotto le stelle. Dimentica i racconti estasiati dei tuoi amici scout. Dormire all’addiaccio è un’esperienza tragica, qualcosa di simile a una malattia senza possibilità di cure, una sofferenza indicibile. Sarai sottomesso alle implacabili leggi della natura matrigna che tutto dispone. Ricordi il giardinetto di Leopardi? Beh, sarà molto peggio. E rischierai di essere rapinato, seviziato, violentato, ucciso, sotterrato vivo in una bara in mezzo ad una selva nera, una giungla, un campo di girasoli. Nessuno ti sentirà gridare. Perciò spegni il computer, la luce, l’intelletto, fai finta di non aver mai letto queste righe, e via a letto.

Caro lettore, sei ancora qui. Non hai paura di mettere a repentaglio la tua vita e hai tempo da perdere in quantità. Cosa posso dire? Cominci a piacermi. Potrei tentare di farti desistere dal tuo malsano proposito, ma ho il sospetto che, essendo arrivato fin qua, non molleresti la presa. E allora: benvenuto. Sì, molto probabilmente anche tu fai parte di quella setta anomala che Thoreau definì “Ordine dei Camminatori”. Sappi, dunque, che questa rubrica sarà dedicata agli adepti della misteriosa setta di cui tu ed io, umilmente, affermiamo di fare parte. Sarà una sorta di bollettino aperiodico, senza schemi, senza mete, una pura perdita di tempo. Un patto tra te e me dal quale non ricaveremo nulla. Già, cosa te lo ridico a fare: il camminare ha a che fare con la gratuità. Basta accelerare di poco il passo e già si entra in un mondo in cui gli uomini vengono giudicati sulla base dei secondi, perfino dei centesimi (roba da non credere, lo so). Promemoria: noi non gareggiamo, noi camminiamo.

Caro amico, vorrei che ci dessimo ogni volta un compito. Perché siamo lenti, e spesso siamo amorevolmente sopraffatti dalla dimenticanza. Vorrei che entro la metà di giugno facessimo tre cose:

1) Leggere, o rileggere, un vero classico per noi membri della setta: Henry David Thoreau, Camminare (si trova in edizione economica).

2) Partire da casa, camminare fino alla casa di un amico che non vediamo da tempo, salutarlo, abbracciarlo, trascorrerci assieme un buon tempo (quanto? fai tu), tornare indietro a piedi.

3) Venire qui a raccontare com’è quel libro, com’è stato l’incontro con quell’amico, quella camminata.

Vorrei che immaginassi questo spazio come una panchina di quercia all’ingresso di un inceneritore. Un posto in cui riposarci un po’, scambiare impressioni sui ritmi delle nostre vite, sul come fare a rallentarle, renderle umane, parlare di cammini che abbiamo fatto e altri che ci aspettano, ricordare viandanti che non ci sono più, che hanno scritto libri che andrebbero letti, prendercela assolutamente con calma, fare sì che i nostri fiati, il nostro sudore, le nostre parole, portino bellezza dove apparentemente non c’è.

Memento retardare semper!

Camminare fa male

Commenti

34 commenti a “Camminare fa male”

  1. Molto calviniano, se posso permettermi, professore. Pur non amando la fatica sono arrivata fino in fondo, ed è perché l’articolo è agevole, per rimanere in tema, ma preferirei dire magnetico. Leggerò il libro, ma prima devo finire La casa in collina, prima di decidermi ad affittarne una per evitare lo strazio del tapis roulant.

    Di Valentina Avoledo | 17 Maggio 2011, 01:05
  2. Cara Valentina, ti ringrazio (però non chiamarmi ‘professore’) e aspetto un tuo futuro passaggio da queste parti, quando verrai a raccontarci del libro e della camminata (tornerai, vero?).

    Di Luigi Nacci | 17 Maggio 2011, 01:17
  3. Carissimo collega (anch’io sono stato insegnante). Il tuo pezzo sul camminare mi trova perfettamente d’accordo. Se ne hai voglia acquista il mio ultimo libro, frutto di una vita a piedi…:
    http://www.libridimontagna.net/Il-piacere-di-camminare

    vedrai che ti ci ritroverai.

    Un caro saluto

    Di Gianfranco | 17 Maggio 2011, 07:14
  4. Caro Gianfranco, leggerò sicuramente il tuo libro, grazie della segnalazione. Spero di rivederti ancora da queste parti (magari avrai voglia di raccontare qualche tuo cammino?).
    Un caro saluto

    Di Luigi Nacci | 17 Maggio 2011, 13:00
  5. Ma no teo podevi scrivare prima che partisse pa Santiago!!!!!! Desso go capio parcossa che quando se sera so stuffo agro e i pie me fa tanto mal. Pa fortuna che ogni tanto go un musso che me tira un poco!!!!! Grande pezzo caro il mio Nacci un abbraccio

    Di massimo | 17 Maggio 2011, 15:48
  6. Puri e duri!! (l’immagine dei camminatori che secondo me si ricava dal tuo articolo). Concordo sui puri, sui duri è tutto da vedere. Provvedò a colmare una lacuna leggendo Henry David Thoreau, Camminare. Un abbraccio.

    Di laura monastier | 17 Maggio 2011, 15:50
  7. Massimo, quando andiamo a Roma coi tuoi mussi?
    Laura: né puri, né duri…
    Grazie a entrambi, guardate che aspetto i vostri report entro metà giugno!

    Di Luigi Nacci | 17 Maggio 2011, 19:01
  8. Lo so che non son solo, anche quando parto da solo.
    Lo so che come me ci sono altri… ma ritrovarli, ogni volta, è una sorpresa ed un immenso piacere.

    Io cammino sempre e tanto e quando non lo faccio vado con la fantasia e progetto nuove ripartenze.

    E’ bellissima la tua lettera, è come sentirti parlare e sentirsi leggere dentro, è riscoprire che non sei solo, che altri la pensano come te, vivono nella tua maniera, senza uno stile o una moda, solo con la naturale naturalezza.

    Di Manfredi | 18 Maggio 2011, 10:55
  9. solo per dirti: altra bellissima pagina. Sono ammirato.

    Di gianfranco franchi | 18 Maggio 2011, 15:34
  10. @ manfredi e gianfranco: grazie

    Di Luigi Nacci | 22 Maggio 2011, 16:28
    • ma cosa sono queste stupidaggini ? camminare fa bene , l,uomo da quando si alzato ha sempre camminato , siamo predisposti strutturalmente per camminare . ciao

      Di FRANCESCO | 24 Maggio 2011, 20:25
  11. caro francesco, sei sicuro di aver letto tutto l’articolo?

    Di Luigi Nacci | 25 Maggio 2011, 00:23
  12. scusate l’intrusione ma c’è qualcuno fra di voi che ha fatto la VIA FRANCIGENA?
    io ho percorso parte del cammino di Santiago e ne sono rimasta incantata, mi chiedo: ma la nostra BELLA ITALIA non può fare altrettanto?
    mi indigna il fatto di vedere pellegrini camminare sull’asfalto sotto il sole cocente e leggere le guide dove NON sono riportati ostelli e davvero così???
    Grazie wrr

    Di wendy roberta | 1 Giugno 2011, 14:57
  13. Cara Roberta,

    io ho fatto la Francigena nel 2009 e posso assicurarti che sono arrivato a Roma perdendomi solo due o tre volte. Certo, l’accoglienza non è ancora al livello del Cammino di Santiago, ma lentamente la situazione sta migliorando anche da noi, grazie al lavoro e al volontariato di molte persone.

    Ti segnalo un sito in cui puoi trovare molte informazioni su tappe e alloggi:
    http://www.francigenalibrari.beniculturali.it/news1.html

    Le guide francigene ormai aumentano di anno in anno, e non solo quelle che riguardano il ramo ‘classico’. Ci sono infatti molti cammini che storicamente portavano a Roma, e in uno dei prossimi articoli vorrei parlarne.

    Intanto ti ringrazio di essere passata di qui. A presto, spero,

    Luigi

    Di Luigi Nacci | 1 Giugno 2011, 17:17
  14. Questo pezzo è grandioso!
    I miei complimenti!
    Federica.
    Ps: sono nuova della cricca, per adesso riesco a farne 10 al giorno di kilometri e sarebbe davvero bello ed interessante intraprendere un lungo cammino.

    Di Federica | 6 Giugno 2011, 00:05
  15. “Il tempo non è mai perso, finché si vive è tutto tempo guadagnato…”

    Un antiquario di cui non ricordo il nome in una storia di dylandog di cui non ricordo il titolo

    Di io | 6 Luglio 2011, 23:36
  16. Complimenti per l’articolo.
    Io sono un camminatore forte ma non duro e puro: spesso camminando leggo un buon libro, e questo mi fa apprezzare ancora di più il camminare. Consiglio di provare.
    Saluti.
    Alberto.

    Di Alberto Rovelli | 12 Settembre 2011, 14:54
  17. ciao grande,tornando ai nostri nonni vi schematizzo la giornata del mio:si alzava alle 4.faceva una mega colazione.lavorava fino alle 9 nei campi.faceva una mega merenda con mezzo litro di vino.lavorava fino alle 12.pranzava con calma con tutta la famiglia e andava a dormire fino alle 15.si alzava lavorava nei campi fino alle 19 e tornava a casa cenava e andava a dormire alle 20:30.questo significa che lavoravano come cani ma sapevano anche prenderla bene azzerando lo stress e non lo mai visto senza andare ad una festa o la domenica al bar.ciao e volevo sapere esistono trekking da fare in compagnia

    Di cristian | 26 Novembre 2011, 17:46
  18. Un dono il tuo, l’ho sempre detto 🙂 BB

    Di Manuela | 19 Gennaio 2012, 19:21
  19. camminavo da un parte all’altra nella pizzeria dove lavoravo, camminavo da una parte all’altra del mio appartamento poi delle mie gambe non ne facevo quasi più uso, finchè improvvisamente non mi sono trovato su uno strano lettino bianco da cui poi sono sceso con le mie stesse gambe ed ora non apro più il finestrino per vedere bene dove sono ma guardo la strada che sotto i miei piedi si allontana.

    Di pasquale | 26 Gennaio 2012, 18:31
  20. Sono arrivato in fondo, senza fatica, forse perché come nome del neonato GruppoNaturalisticoCulturale di cui faccio parte, ho proposto “i camminatori”. Spinto dall’abbrivo ho continuato leggendo anche i commenti!
    Dunque leggerò il libro segnalato.
    Alessandro

    Di Alessandro Pastò | 15 Marzo 2012, 21:42
  21. Un pezzo bellissimo.. e come darti torto.. è una vita DURA DURA DURA ..

    a presto
    Davide

    Di davide | 12 Giugno 2012, 13:45
  22. Bellissimo. Mi hai commosso, un brivido è salito su per la mia schiena. Grazie. Una camminante.

    Di Elisa | 25 Agosto 2012, 11:23
  23. è davvero un bel pezzo, ho iniziato oggi a camminare 10 km al giorno per andare e tornare dal lavoro, se non fosse per una caviglia davvero malconcia ti direi, camminare è davvero bello!!

    Di Antigone | 20 Settembre 2012, 20:09
  24. sono una camminatrice nata, a roma e ovunque. Praticamente cammino da sempre tutti i giorni 5, 10 km e anche più. A new york ho girato tutta manhattan a piedi due tre volte al giorno. Qui a roma raggiungo il centro dalla periferia ecc. Insomma per me camminare non è attività fisica è una filosofia di vita, la mia religione.vago anche senza meta e a volte mi creo un traguardo lontano magari solo per un caffè. Ciao michela

    Di michela | 14 Aprile 2013, 20:56
  25. <>:ogni santo giorno sono ripresa dai miei superiori!!! io ligia al dovere inserisco ed ordino l’agenda:ma solo quando è vuota ottengo i migliori risultati.Da scout ho camminato, adesso da mamma corro. Bel pezzo!

    Di Mariantonietta | 15 Maggio 2013, 14:52
  26. Un articolo di grande intensità e profondità, da cui non ci si stacca senza essere arrivati alla fine. Grazie mille!
    Da veneziana d’origine, ho sempre camminato parecchio, tuttora preferirei muovermi a piedi o in bicicletta. Ciò che detesto di più è prendere l’auto per brevi tratti, per spostarsi di poco a tappe (sali e scendi, metti la cintura-stacca la cintura di sicurezza, che affanno!).
    Camminare ha molti aspetti: permette d’incontrarsi, di vedersi in faccia, di guardarsi attorno. Ammetto di non aver mai fatto percorsi estremi o il cammino di Santiago, l’hanno fatto i miei figli (non tutto, l’ultima parte, da scout), non so se ce la farei, ma camminare è comunque esperienza ricca di significati.

    Di marina monego | 23 Dicembre 2014, 23:34
  27. Ho 70 anni. Da 10 anni cioè da quando sono in pensione, insieme ad altri pensionati, due volte a settimana andiamo a camminare per 15. 20 km. Con dislivelli di 400.500 metri. Io sto bene e trascorro con serenità e allegria delle belle giornate. Ecco il probkema: il mio istruttore di ginnastica per anziani dice: CHE E’ DANNOSO CAMMINARE COSÌ TANTO E Che IN SEGUITO NE PAGHERÒ LE CONSEGUENZE. Il Suo parere qual’è?

    Di Liliana Tarchi | 28 Gennaio 2017, 13:01
  28. bei tempi, quando nonno poteva camminare tanto senza incontrare mai un’autostrada che gli bloccava la strada! Non rschiava ogni passo la sua incolumità per colpa delle macchine.

    Di lucia | 1 Maggio 2017, 19:56
  29. caro Luigi ho letto con curiosità l’aricolo non sono un camminatore mi piace la poltrona , il divano , la tv ,il pc …… letto il tuo modo di vedere quanto fa male camminare ho deciso di iniziare a passeggiare cosi staro molto lontano dal rischio cammino . Bellissima la tua riflessione

    Di Sergio | 27 Settembre 2017, 11:45
  30. Sono un po’ in ritardo rispetto all’articolo, ma si sa a piedi si va piano a 5-6 km orari e si ha il tempo di parlare con lumache e lombrichi che diversamente nemmeno sapremmo esistere. In ogni caso camminando e camminando sono riuscita a scendere da 97 a 67 chili, segno che forse è la poltrona di cui sopra, di casa o d’automobile, a farmi del male. Per cui domattina tempo permettendo chiederò alle mie gambette di portarmi in giro per una trentina di chilometri, tanto per annoiarmi un po’ che davanti al pc mi vien difficile farlo. Ciao e grazie per questo scritto. 🙂

    Di Francesca Silvana | 24 Ottobre 2017, 21:03

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] dessimo dei compiti per casa (se ancora non hai fatto quelli dell’altra volta, cosa aspetti, vai qui). Vorrei che consultassi le guide in circolazione (lo so, ce sono centinaia, ma confido nel tuo […]

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Montalbano Je suis

La morte nei film di animazione

Il romanzo di Sant Jordi: Màrius Serra...

Scoprendo Joe Orton (II)

Joe Orton: Scoprendo Joe Orton (I)

Dan Panosian: Una passione di famiglia

Piero Alligo: La magia delle tavole originali

La parola alla difesa e Poirot non...

È troppo facile e Dieci piccoli indiani

Marco Galli: Materia Degenere

Victoria Jamieson: Il fumetto come il roller derby

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Un viaggio senza fine

Barriera invisibile (Gentleman’s Agreement)

José Muñoz: Miraggi di memoria

C.B. Cebulski: Il globetrotter della Marvel

Trieste Film Festival 2019

Umberto Pignatelli: La rinascita del librogame?

Dave McKean: L’illusione del significato

Tito Faraci: Feltrinelli Comics: una scommessa vinta

James O'Barr e Chiara Bautista: Oltre Il Corvo

Marco Steiner: Corto come un romanzo, anzi due

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Casomai un’immagine

mar-11 mar-14 th-16 th-43 th-47 15 kubrick-57 thole-13 ruz-06 ruz-07 petkovsek_07 malleus_02 h acau-gal-14 26 bav-06 busdon-01 tyc rbg cip-09 holy_wood_25 sac_09 Otrok01 mis4big-2 pugh-08 sla-gal-7 wendygall-01 Installazione di Alessandro Gallo Jingle SCI-FI Sogno (tra C e R), 2011 A. Guerzoni Profilo 2007