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Scrittura

Proust, la Recherche e tre traduzioni italiane di Du côté de Chez Swann (I)

Ritratto di Marcel ProustIl romanzo A la recherche du temps perdu di Proust, la cui stesura inizia nel 1906 e si conclude nel 1922 con la morte dello scrittore, fin dall’inizio non ha vita facile. Il primo volume Du côté de Chez Swann viene pubblicato in Francia a spese dell’autore e anche la sua ricezione in Italia si presenta alquanto difficoltosa. Se la critica letteraria italiana inizia ad interessarsi a Proust intorno agli anni Venti, senza però coglierne appieno il valore e la novità, le prime traduzioni vengono realizzate a metà degli anni Cinquanta e sono spesso influenzate da determinate impronte culturali.

In questo contesto saranno analizzati frammenti di traduzioni del primo volume, realizzate rispettivamente da Bruno Schacherl (Sansoni, 1946), Natalia Ginzburg (Einaudi, 1946) e Giovanni Raboni (Meridiani Mondadori, 1983).

Innanzitutto è importante specificare che quella di Proust è una scrittura completamente nuova, che coinvolge l’elemento sintattico; i periodi proustiani traspongono nella lingua l’amplificazione interiore dell’avvenimento psicologico e pertanto sono legati al modo in cui l’autore osserva il mondo; riflettono la complessità del suo universo. Si tratta di frasi “fiume” in cui si inseriscono numerosi affluenti, ma che tuttavia conservano un loro ordine preciso. A volte l’autore rappresenta la realtà su più piani per mettere in evidenza le diverse dimensioni dell’universo psichico. Spesso la sequenza di frasi arborescenti è determinata da un avvenimento dall’apparenza insignificante che suscita tutta una serie di associazioni nella mente del narratore e genera un “flusso di memoria” che trova la sua manifestazione in minuziose descrizioni. È quindi importante per il traduttore rispettare questa struttura, perché, altrimenti, si rischia di annullare tutto l’apparato psicologico che la determina.

Camera da letto di Proust

Nel romanzo di Proust nessun elemento della frase è lì per caso. L’aggettivo dimostrativo, ad esempio, è uno strumento linguistico molto ricorrente ed è dato dalla volontà di precisare sempre quello che viene detto, per non lasciare nessun dubbio intorno alla persona, l’oggetto, l’evento di cui si sta parlando. Un dimostrativo può anche essere utilizzato per annunciare un fenomeno non ancora citato, in questo caso è seguito da una relativa: “cette…que”, e suscita l’immaginazione del lettore.
L’anticipazione dell’accordo grammaticale, con un aggettivo, un participio o un pronome che si accordano in genere e in numero con un sostantivo che viene dopo, rispecchia invece uno stile impressionista, dato che il soggetto produce un effetto più forte in posizione finale trasmettendo sonorità alla fine della frase.

Proust da bambino con un amicoLe parentesi permettono l’inserimento di determinati elementi narrativi: avvenimenti esterni apparentemente insignificanti che in realtà ricoprono un’importanza maggiore di quella che si vuole lasciare intendere, riflessioni, legami tra due situazioni o due personaggi molto lontani nel romanzo, critiche da parte del narratore ai fatti appena esposti o il pensiero di uno dei personaggi. Le parentesi assumono dunque un ruolo specifico all’interno del romanzo e costituiscono una delle strategie dell’autore, che non può essere banalizzata. Lo stesso discorso vale per la sequenza ternaria, intesa come una sequenza di tre aggettivi riferiti ad ambiti totalmente diversi; a causa della sua organizzazione simmetrica attorno a un elemento centrale, essa indica qualcosa di definitivo che non può essere riprodotto tramite l’uso di sinonimi od omettendo uno degli elementi che la compongono.
Le frequenti glosse in comme si, in cambio, permettono all’autore di creare una dimensione di profondità spirituale, smascherando le fantasie e le illusioni insensate e allontanandosi da quello che descrive; instaurando dunque una distanza tra l’Io narrante e l’Io dell’azione. Infine l’assenza dell’interpunzione intermedia è una scelta stilistica dello scrittore e tale deve essere mantenuta; a questo proposito è interessante sottolineare il contrasto tra la versione del romanzo di Proust della Pléiade del 1954, in cui i curatori Ferré e Clarac hanno attuato un intervento di ipercorrezione della punteggiatura, allo scopo di facilitare la lettura, e la versione della Pléiade del 1987, curata da Tadié, in cui, avendo avuto la possibilità di analizzare anche gli avantesti, la punteggiatura torna ad essere quella originale.

Parco di Combray

La traduzione di Bruno Schacherl

La prima traduzione presa in esame è Casa Swann di Bruno Schacherl, pubblicata nel 1946 dall’editore Sansoni. Schacherl è un autore di saggistica letteraria, non è uno scrittore in proprio e realizza la sua traduzione in un periodo dominato dal purismo linguistico, in cui l’obiettivo è proteggere la lingua italiana dall’influenza straniera, inoltre non ha a disposizione la critica letteraria scritta sull’opera di Proust nei decenni successivi. Il suo approccio traduttivo consiste nel portare il testo verso il lettore naturalizzandolo; di conseguenza in numerose occasioni egli semplifica la sintassi accorciando i periodi, convertendo le subordinate in proposizioni principali e distruggendo quel “flusso di memoria” tipico di Proust:

[…] Malgré la silencieuse immobilité des aubépines, cette intermittente odeur était comme le murmure de leur vie intense dont l’autel vibrait aussi qu’une haie agreste visitée par de vivantes antennes […]

[…] Malgrado la silenziosa immobilità dei biancospini, quell’ardore intermittente pareva il mormorio della loro vita intensa. L’altare ne vibrava come una siepe di campo visitata da antenne viventi […]

Nell’esempio succitato odeur (odore) viene tradotto come se fosse ardeur (ardore), e la costruzione était comme le murmure (era come il mormorio) diventa pareva il mormorio. Il legame esistente tra il profumo dei biancospini e l’altare che vibra viene inoltre spezzato in una costruzione che facilita la lettura del testo, ma non rispecchia lo stile proustiano.

[…] Et justement ces fleurs avaient choisi une de ces teintes de chose mangeable, ou de tendre embellissement à une toilette pour une grande fête, qui, parce qu’elles leur présentent la raison de leur supériorité, sont celles qui semblent belles avec le plus d’évidence aux yeux des enfants […]

[…] E questi fiori avevano scelto proprio una tinta da roba da mangiare, o da delicato ritocco a un’acconciatura per una festa di gala. Tali tinte presentano da sé la ragione della loro superiorità, e appaiono per questo più evidentemente belle agli occhi dei ragazzi […]

Il termine polisemico toilette viene reso in italiano con acconciatura, ma in questo contesto si riferisce a un abito da gran gala. Une de ces teintes perde il dimostrativo e muta semplicemente in una tinta, tornando però al plurale nella frase successiva quando Schacherl spezza le subordinate (Tali tinte).

Tomba di Proust

A volte il traduttore aggiunge segni interpuntivi e altera il sistema parentetico, mettendo tra parentesi quello che gli sembra accessorio e togliendo la parentesi dove questa racchiude segmenti testuali che, come spiegato in precedenza, svolgono una funzione specifica:

[…] elles faisaient courir au milieu des flambeaux et des vases sacrés leurs branches attachées horizontalement les unes aux autres en un apprêt de fête, et qu’enjolivaient encore les festons de leur feuillage sur lequel étaient semés à profusion, comme sur une traîne de mariée, de petits bouquets de boutons d’une blancheur éclatante. […]

[…] essi facevano sfilare tra i ceri e i sacri vasi i loro rami orizzontalmente uniti l’un l’altro, come in un apparato di festa ancor più imbellito dai festoni delle loro foglie, seminate a profusione (come uno strascico di sposa) di ciuffi di bottoncini di una bianchezza sorprendente. […]

Molto spesso Schacherl ripristina l’ordine soggetto+verbo+oggetto dei componenti della frase eliminando l’anticipazione dell’accordo grammaticale e normalizzando lo stile dell’autore:

[…] Plus haut s’ouvraient leurs corolles […]

[…] Più in alto, le loro corolle s’aprivano […]

[…] comme sous les parties gratinées le goût d’une frangipane ou sous leurs taches de rousseur celui des joues de Mlle Vinteuil. […]

[…] come il gusto del marzapane sotto le parti più rosolate, o quello delle guance della signorina Vinteuil sotto le loro chiazze di rossore […]

In altri casi, inverte l’ordine dei sintagmi, dove la struttura è regolare, mettendo in risalto un elemento diverso:

[…] M. Vinteuil était venu avec sa fille se placer à côté de nous. […]

[…] Era arrivato il signor Vinteuil e prendeva posto accanto a noi, con la sua figliola. […]

[…] La lumière tombait si implacable du ciel devenu fixe que l’on aurait voulu se soustraire à son attention […]

[…] Dal cielo, fattosi immoto, la luce cadeva implacabile: si sarebbe voluto sfuggire alla sua attenzione […]

Veduta di Combray

La traduzione di Schacherl è caratterizzata anche dalla scomparsa di elementi, come ad esempio le congiunzioni che Proust utilizza all’inizio del periodo per non creare discontinuità, i dimostrativi che permettono di garantire la coesione testuale e vere e proprie parti di testo la cui eliminazione finisce per indurre il traduttore in errori di interpretazione:

[…] Mais, sans oser les regarder qu’à la dérobée […]

[…] Non osavo guardarli che di sfuggita […] (omette la congiunzione mais all’inizio del periodo e crea un distacco rispetto alla frase precedente)

[…] Combien naïves et paysannes en comparaison sembleraient les églantines qui, dans quelques semaines, monteraient elles aussi en plein soleil […]

[…] Quanto ingenue e bucoliche al paragone le eglantine che tra poche settimane si sarebbero arrampicate in pieno sole […] (omette il verbo di apparenza sembleraient che Proust utilizza spesso nella frase quadro e che ha la funzione di modificare la realtà oggettiva)

[…] comme celles qui à l’église ajouraient la rampe du jubé ou les meneaux du vitrail et qui s’épanouissaient en blanche chair de fleur de fraisier. […]

[…] come quelle che in chiesa traforavano le scalette dell’ambone o le traverse delle vetrate sfumando nel bianco incarnato di un fior di fragola […] (la rampe non si riferisce alle scale ma alla balaustra e s’épanouir non significa sfumare ma sbocciare)

Dal punto di vista del linguaggio, il traduttore si avvale di un lessico che richiama la tradizione letteraria come: “sentieruolo”, “vetriata”, “istile” con la /i/ protetica, “artifizio” o l’arcaico “mercantessa”. A volte l’esigenza di naturalizzare il testo lo induce a rendere un elemento tipico della cultura di partenza, e quindi intraducibile, con un elemento tipico della cultura di arrivo, per cui il francese frangipane diventa l’italiano marzapane. In alcuni casi anziché utilizzare il corrispondente italiano il traduttore fa un adattamento, come nel caso di églantines che diventa eglantine (invece di rose canine), oppure calca la parola straniera, come per esempio magasin che si converte in magazzino invece dell’italiano emporio.

[Leggi la seconda parte]

Per approfondire l’argomento vedere anche l’ottimo saggio di Manuela Raccanello: Le prime traduzioni italiane della Recherche di Proust, Edizioni del Tornasole 2008, dove vengono analizzate nei minimi dettagli le traduzioni di Schacherl e della Ginzburg, oltre che quelle dei morceaux choisis da parte di Eugenio Giovannetti e Renato Mucci.

Bibliografia

Marcel Proust, Casa Swann, traduzione di Bruno Schacherl, Firenze, Sansoni, 1946.
Marcel Proust, La strada di Swann, traduzione di Natalia Ginzburg, Torino, Einaudi, 1946.
Marcel Proust, Dalla parte di Swann, traduzione di Giovanni Raboni, Milano, Meridiani Mondadori, 1983.
Leo Spitzer, Le style de Marcel Proust, in Leo Spitzer, Etudes de style, Paris, Gallimard, 1996, pp. 397-473.

Commenti

3 commenti a “Proust, la Recherche e tre traduzioni italiane di Du côté de Chez Swann (I)”

  1. ma come si fa a tradurre frangipane con ” marzapane ” ???

    Di Pietrina Farina | 17 marzo 2015, 22:08

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] [Nella prima parte… Tradurre Proust ha sempre comportato notevoli difficoltà, sia a causa dello stile dell'autore sia per la struttura stessa di un'opera imponente come la Recherche. Se negli anni Cinquanta Bruno Schacherl opta per una traduzione che si avvicini il più possibile al lettore e che faciliti la comprensione del testo, Natalia Ginzburg e Giovanni Raboni faranno scelte abbastanza diverse. …] […]

  2. […] Quella di Raboni per Mondadori, della Ginzburg per Einaudi o di Schacherl per Sansoni? Da Fucinemute un interessante articolo. A voi la […]

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