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Scrittura

Traduzioni di Alessandro Rocco

Immagine articolo Fucine Mute

Nato nell’oscurità

Nato nell’oscurità, fino alla fine sono stato spezzato. E ho dato amarezza con la mia canzone. Ci hanno insegnato il timore. Hanno sciupato il nostro fiore; hanno succhiato fino a uccidere il fiore altrui, per tenere in vita quello loro. Noi dal viso piangente, noi dal volto scarnificato, abbiamo ricevuto soltanto strazio.

Siamo del lignaggio della morte prematura, delle terre dove non fanno nido gli uccelli propizi. Privati della farina, del latte e dell’olio, ambiamo alle briciole altrui. Vuoto il bicchiere, vuoto il piatto, crollano le nostre ossa.

A quale scopo agli abitanti della sodaglia vennero donati denti e occhi quale un ornamento, se mordiamo soltanto le perdite, se vediamo dimagrire il nostro ventre piatto, rimpicciolirsi i nostri petti secchi? Cibo di spavento, quello mangiamo e mangeremo insieme; aloe è e sarà la nostra bevanda. C’è stato chi ha preso molto, c’è stato chi ha preso poco. Neppure gli avanzi dell’elemosina ci lasciano.

Come palude, come nera fogna sono i nostri giorni; assiderate, le nostre notti. Quando i bracieri rimangono spenti, ci arroventa il calore del sangue collerico. Siamo come alberi sterili la cui linfa si sta calcinando.

Congiunti nel patire, cerchiamo consolazione. E quale offerta ci rimane tranne che il lamento dei digiunatori? Quale oracolo tranne quello degli sfortunati?

Noi dal viso piangente, noi dal volto scarnificato, abbiamo ricevuto soltanto strazio, pena che piaga e che incallisce, strazio, scuro e duro peso, strazio.

Immagine articolo Fucine Mute

Spazi

Rinchiuso in una stanza senza finestre.
All’improvviso, in modo abbagliante, si rischiara.
Ed è la morte.

Uno spazio chiuso. Man mano che lo si percorre,
s’allunga, senza perdere il senso del chiuso.

Un altro, completamente aperto. E si cammina
su un pavimento che non si distingue.

Di un altro si sa che è sferico, ma si ignora il suo
                                                          [centro,
si ignora la misura del suo diametro.

Un altro è un cubo senza gravitazione:
qualsiasi faccia può essere terra, parete o tetto.

In un altro, esclusivamente orizzontale,
niente né nessuno ha spessore.

Un altro dove tutto è dentro.

Un altro dove tutto è dietro.

Un altro dove tutto è discesa.

Un altro dove ogni cosa è diminuzione.

Un altro gira dentro un altro che gira dentro un altro
                                                               [che

Un altro spazio è completamente immobile: le distanze
possono stabilirsi da un unico punto.

In un altro nessuna cosa è frammento. I punti sono
                                                    [inconcepibili,
lo stesso una linea isolata o qualsiasi segmento.

C’è quello spazio dove nessuna retta è possibile.

Quello in cui la curva non esiste.

Lo spazio sinuoso dove ogni linearità è apparente

e dove mai si trova la strada più corta.

Quello dove la concavità è inimmaginabile.

Quello dove l’immobilità non esiste

o dove non si può distinguere il mobile dall’immobile.

Uno spazio dove tutto si muove ma nulla si sposta,

o viceversa

o versavice.

Uno spazio spiraliforme dove alternatamente

ascendere è discendere

o

discendere è ascendere
                                             
                                                ma non si sa quando.

Uno spazio dove tutto è orlo.

Uno spazio intermittente.

Uno spazio dove nulla è pieno

e dove nulla è vuoto.

O uno spazio di consistenza uniforme.

Uno spazio dove tutto è un solo corpo.

Uno spazio di luce completamente omogenea.

Uno spazio scuro, vuoto, senza confine.

Immagine articolo Fucine Mute

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