// stai leggendo...

Omnia

Muro contro muro (l’avvocato del diavolo)

Qualcosa sull’ultimo “caso” politico-mediale ed europeo, quello dell’ultranazionalista austriaco Jörg Haider, del quale si è detto e scritto moltissimo ultimamente, spesso con toni isterici, talvolta con minacce, pressioni, ricatti e interventi politici piuttosto preoccupanti nella loro durezza e, a mio modo di vedere, dettati da clamorosa arroganza e miopia politica.

Guardo “Circus” di Santoro, per la puntata riguardante proprio Haider: un circo, ovviamente, di sede a Trieste, “città più haideriana d’Italia” secondo il titolo della puntata della trasmissione, organizzato tra nani e ballerine, estremisti dell’una e l’altra frangia, mitomani, matti, ecc. . A Trieste Santoro e “Circus” sono venuti per organizzare il dibattito che scaturisce dallo “scandalo” politico della “solidarietà” espressa negli ultimi giorni dai gruppi Forza Italia e Lega Nord al “mostro” austriaco (sembra che il bel tomo abbia dichiarato, tra le altre cosette, che le SS erano composte da uomini d’onore…). Dibattito che si era già avvelenato con l’invito rivolto al leader nazionalpopulista austriaco dal Presidente della Regione Friuli Venezia-Giulia Antonione, presente alla trasmissione: venga, caro Haider, a visitare la Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in Italia. Pronto fatto, l’invito è strumentalmente accolto. Al che Israele, ovviamente, ritira l’addetto commerciale, le comunità ebraiche protestano, gli Stati Uniti avvertono, Sampaio dal Portogallo insorge e non va a Vienna, a Roma si tengono fiaccolate di protesta ecc. ecc. Ma soprattutto, la comunità europea minaccia, e Santoro (europeo sino al midollo, filoamericano, filoisraeliano anzi sionista, nonché cacciatore di nazi) fa “Circus”.

“I object”, diceva Perry Mason.

A “Circus”, assieme ad Antonione, sono presenti Guerra, ex Presidente della Regione, e Illy, sindaco della città. Un po’ in disparte, Hack, l’astrofisica prestata alla politica, e il sindaco veneziano Cacciari. Detto che, se il tema non fosse terribilmente serio, almeno per come è montato, verrebbe da ridere (ed infatti i lazzi, i buuuh!, le pernacchie si sprecano tra il pubblico presente), rilevo che gli interventi degli invitati eminenti sembrano – stranamente, vista la differente provenienza culturale e politica dei convenuti – convergere da subito verso posizioni che moderino, invece, gli slanci e gli anatemi moralistici e polemici di Santoro e Hack (versus la politica della giunta, verso le ultime dichiarazioni d’Antonione, e lo stesso Haider, chiamato in Austria a far parte del governo perché votato da un austriaco su tre – probabilmente perché, tutto sommato, è un bell’uomo: sembra il cattivo d’una tragica soap opera). Dicono, gli invitati, che qui a Trieste (una città priva di hinterland, che soffoca, spesso abbandonata completamente alla propria malasorte politica ed economica) si sono stretti con fatica fertili rapporti commerciali con le regioni e le nazioni d’Alpe Adria, con l’Austria come con gli altri, e che non si è affatto disposti a buttare a mare il frutto di tale lavoro perché qualcuno, oggi, si accorge assai in ritardo – dopo che Haider è stato governatore in Carinzia per parecchio tempo, mica stava su Marte… – del percorso storico e politico del personaggio in questione.
Cacciari, che non possiamo certo temere abbia vestito all’improvviso una camicia bruna, ci avverte del rischio d’una demonizzazione a tavolino del nazionalista austriaco. Invita a fare politica, ricorda che intolleranza e xenofobia, razzismo e violenza sono conseguenza d’una politica debole, laddove il lavoro, la scuola, lo Stato, con le sue infrastrutture fondamentali, sono assenti. 

L’astrofisica Hack letteralmente brucia di sacro fuoco, parla indignata di cose tipo “i poveri extracomunitari che fanno il lavoro che gli italiani non vogliono fare…” (è considerazione razzista al contrario, questa… conosco italiani che lavano cessi, scale, fanno gli spazzini, lavorano in catena di montaggio, fanno gli affossatori comunali e non se ne vergognano affatto…); poi s’agita, urla strozzata “State zitti! Buffoni!” (perché è toscana, le tensioni triestine non le avverte affatto) a chi non è d’accordo con lei ed esprime il proprio disappunto: insomma, stelle comete, galassie, buchi neri, certo, ma non sembra avere idee politicamente chiarissime. Illy teme salti ogni tavolo di trattativa, ogni accordo (sarebbe un fallimento gravissimo per la città! E a Santoro rimprovera sin dall’inizio della trasmissione un inequivocabile, opportunistico giornalismo d’assalto); teme vada in fumo, soprattutto, una certa linea politica ed imprenditoriale che porterebbe dritti dritti al rifiorire del porto di Trieste, che attualmente è malconcio. Ricorda, il sindaco, che Trieste è anche città transnazionale, di tolleranza e convivenza, dove trovano patria varie etnie, razze, lingue diverse, religioni (i luoghi di culto sono cattolici, ebrei, protestanti, luterani, greco-ortodossi, serbo-ortodossi e presto anche musulmani).Antonione cerca di riparare alla propria mossa politica (per lui è stato come l’invitar a cena il convitato di pietra), probabilmente inopportuna e replica, ad onor del vero, che il busillis starebbe nella sua cattiva interpretazione di alcune parole del rabbino Piperno della Comunità ebraica di Trieste… mah?!; Guerra si difende, consapevole anche delle parole che un tempo urlava il segretario del suo partito (quello che aizzava al daghe al terùn! che minacciava proiettili nella cassetta delle lettere; quello poi al governo con la destra, e successivamente ravvedutosi a sinistra, col “ribaltone”). Rivendica, l’Alessandra Guerra, il diritto a difendere equilibri e ricchezze strappate oltre confine, con fatica, mentre l’Italia guardava a Trieste senza meritarsela, con sospetto, “dimenticando” per mezzo secolo la tragedia delle foibe, insomma non concedendo nulla, o quasi. E poi l’extraterrestre, l’intervento del Sindaco di Treviso, un fulmine a ciel sereno, quello che pronuncia frasi di sette otto parole al massimo, tipo è finito il tempo dei buffetti sulla guancia, ci vuole il pugno secco (sembra Sartana, quello che quando passa vendi la pistola e ti tocca comprar la bara…, o Terence Hill quando aveva il fascino del picchiatore furbo e veloce, prima che diventasse Don Matteo). Gentilini, quello che Santoro presenta per un attimo come sindaco di Udine – per correggersi subito dopo lo spezzone -, che dice le sue sette otto parole e poi aggiunge, tutt’altro che premuroso, hai capito? hai capito? perché teme che noi stupidi non si capisca.

L’intervistatrice attonita tace, noi capiamo fin troppo.

Detto che l’atteggiamento di Santoro è talmente ributtante che ne dovrebbero fare un cartone animato tipo South Park (che so, proporrei la storia d’un puro di cuore che offendendo, senza rendersene conto perché crede d’essere nel giusto, sostiene di portare la verità delle cose: Sant’Oral magari, che a pensarci bene potrebbe essere anche la storia di quello che cambia colore e accenti a seconda delle palanche che intasca, e allora direi Sant’Oro!), ci si accorge che al “Circus” tutto è strumentalizzato, che la povera signora Ascoli, se ricordo bene il cognome, ebrea ex-deportata che torna alla Risiera con grande, vivo dolore (assieme all’inviata di “Circus” che l’incalza di domande sciocche) è utilizzata per fini di pura amplificazione retorica, per distorsione del problema e della discussione.

Sul «Piccolo» di Trieste del giorno stesso della trasmissione (martedì 8 febbraio 2000), quando ancora si aspettava la performance televisiva, Giampaolo Valdevit scriveva:

“A proposito di Haider, infine, sembra che il dibattito verta sull’aggettivo che vogliamo mettergli vicino: nazista, fascista, nazionalista, antisemita, xenofobo, patriottico, populista (mi pare di averli elencati tutti). Se affrontiamo così il problema Haider stiamo sprecando tempo e energie. Perché il problema Haider non è un problema di definizione ideologica, ma nasce da qualcosa di molto concreto. Nasce da un problema che sta marcendo: quell’allargamento dell’Europa ad Est che è stato e viene presentato, alle marche di confine soprattutto (come siamo noi), come una luminosa prospettiva per il futuro. Quella di Haider è una reazione, è una risposta sbagliata. Ma le risposte sbagliate non nascono dalla malvagità umana che sembrava dominata e invece ritorna. Nascono invece il più delle volte – e la storia se è maestra di qualcosa, dovrebbe essere maestra proprio di questo – da problemi che incancreniscono senza trovare soluzione. Ecco, in definitiva, Haider nasce da qui: dalla carenza della politica (dell’Unione europea, in questo caso), da una politica che preferisce predicare anziché, come dovrebbero fare, risolvere i problemi della polis.”

Questo a dire che l’unico vero fenomeno da baraccone, l’unico soggetto circense, è Santoro, e il moralismo di quei politici che pretendono che Haider sia l’unico problema, senza sospettare che, come dice Cacciari, Haider sia solo un sintomo assai volgare. La risposta non è la devastante omogenizzazione prevista dalla globalizzazione europea, ma la conservazione e il rispetto delle diversità nell’arcipelago europeo. Delle diversità, e delle anomalie, forse, anche di quelle austriache. Perché altrimenti, accusando il diavolo, accusiamo anche quelli che l’hanno votato, lo prendiamo per la coda e lo rendiamo più forte nel suo “nazionalismo” e corriamo il rischio di vedere nel diavolo, e in quelli come lui, gli unici responsabili della follia che potrebbe tornare. Non solo: ma corriamo il rischio di veder delegittimati governi di paesi democratici a seconda del governo o del politico straniero che parla (si veda, a questo proposito, il caso dell’ultima ora, quello scoppiato in relazione alle dichiarazioni rilasciate da Schroeder).

Elie Wiesel, invece, a proposito dell’olocausto, diceva: “Noi siamo tutti responsabili”.  
Sarà bene ricordarlo, perché è solo nelle risposte politiche, nella creazione d’interessi comuni, nello scambio di ricchezza e cultura, che i “demoni” come Haider li si fa sparire. Non certo con i circhi e le orchestrine.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Perpendicolare: poesia, musica e movimento

Il sistema Shakespeare sotto accusa

Le rovine e le ombre di Manderley: Rebecca dal libro al film (II)

Le rovine e le ombre di Manderley:...

Le rovine e le ombre di Manderley: Rebecca dal libro al film (I)

Le rovine e le ombre di Manderley:...

Attori Quarantenati Anonimi: sopravvivere alla quarantena grazie...

Far East Film Festival 2020

Discorso sull’Orrore dell’Arte

La donna della domenica e le sue...

Teatro francese in allegria per situazioni di...

La Traviata al Maggio Musicale, febbraio-marzo 2020

Eclissi di Ezio Sinigaglia (Modus Legendi 2020)

Don Matteo: siate banali, siate buonisti

La coccinella e il gatto nero

La coccinella e il gatto nero

Fábio Moon/Gabriel Bà: Storie e non pin-up

Signori, il delitto è servito (in versione...

Trieste Film Festival 2020

Non solo giochi di ruolo

Jeff Grubb: Non solo giochi di ruolo

Cita a ciegas: Gioele Dix, Borges e...

Lo scrittore: una specie in via di estinzione

Lo scrittore: una specie in via di...

Mercy

Mirka Andolfo: Mercy

Gap!

Gap!

Alex Alice: Per fare un libro di carta bisogna...

Joker e la follia: Un film per...

John Bolton: Le tecniche della fantasia

Composizione, analisi musicale e tecnologia nella scuola...

Casomai un’immagine

sir-36 th-02 th-33 th-41 05 22 kubrick-13 kubrick-20 kubrick-22 kubrick-24 b p cas-05 cas-17 01 4 holy_wood_22 s4 sac_14 mis-pre3 mis4big-1 pm-00 galleria15 galleria18 03 tsu-gal-big-02 36 Installazione di Alessandro Gallo Dog Eat Dog Le malelingue, 2003 Carol Rama