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Fumetto

Il fumetto rivelato

Raramente si è visto, nel panorama della letteratura colta sul fumetto, un testo chiaro, completo ed esaustivo come Système de la bande dessinée; la completezza con cui sono delineati i diversi temi — individuati con notevole acume — che presiedono alle problematiche relative al linguaggio dei comics rende l’opera di Groensteen un interessante paradigma teorico di forte spessore.

Nato come tesi di dottorato nel 1996, Système — con un titolo, già altri lo hanno notato, che inequivocabilmente rimanda al Roland Barthes di Système de la mode (e la nota curiosa — ma non casuale — è che al successivo libro di Barthes, S/Z, si rifà la ricerca di un prossimo collaboratore di Fucine Mute, Jeffrey Miller dallo Utica College di New York, uno degli organizzatori delle tavole rotonde dell’ICAF) — rivela ovviamente la propria estrazione universitaria, caratterizzata da un’impostazione fortemente sistematica e rigorosa.

Ciò che stupisce, tuttavia, al di là dell’immediatezza con cui il pur complesso impianto teorico di Groensteen è svelato al lettore, è la decisione — non priva di coraggio — con cui i cardini dell’analisi semiotica vengono selezionati e sviluppati, eliminando alcuni presupposti di precedenti lavori di ricerca qui considerati non pertinenti all’indagine.

In primo luogo, è immediato l’affrancamento da tutte le questioni — e relative dispute teoriche — legate alla ricerca di unità minime all’interno del quadro: Groensteen dimostra che è impossibile riscontrare elementi specifici che consentano, su questo piano, una classificazione sistematica, in virtù dell’assoluta variabilità legata alle modalità di rappresentazione nel fumetto cui conseguirebbe un inutile quanto fuorviante tentativo di definizione che verrebbe smentito (altrettanto arbitrariamente) nel momento stesso in cui venisse proposto. In altri termini, è inutile cercare, scomponendo il quadro, unità significanti riconducibili ad un sistema univoco ed universale.

In secondo luogo, l’autore ribadisce il primato dell’immagine sul testo, lasciando ad altri — potremmo affermare — l’analisi di un rapporto tra disegno ed eventuale testo scritto all’interno del quadro: e, vista la natura dell’opera, e la sua propensione ad occuparsi dei principi di base che sottendono il codice linguistico dei comics, ha ragione Groensteen a privilegiare un approccio che consideri il quadro l’unità minima significativa (ovvero il punto di partenza costituito da una sommatoria di segni che non possono essere ulteriormente scomposti in unità specifiche, sebbene non possiamo escludere che una certa suddivisione secondo poche tipologie di base possa essere operata; ma non fondante, né ad ogni modo produttrice di senso solo all’interno di una composizione organica quale la vignetta), e l’immagine complessiva come il fulcro di strutture sintattiche.

È di un linguaggio che stiamo parlando, e pertanto sono unità linguistiche ciò di cui siamo in cerca: è pertanto comprensibile, per non dire ovvio, l’approccio dello studioso francese al problema, che oltretutto ci sgombera il campo da questioni scomode e di scarsa rilevanza. Il principio su cui, alla luce di questi primi chiarimenti, procede la ricerca è semplice, ma al tempo stesso costituisce un potente strumento di indagine a diversi livelli: è ciò che Groensteen definisce con l’espressione “solidarité iconique”, ovvero ciò che, in parole povere, distingue il fumetto dall’illustrazione. È chiaro, proseguendo nella lettura, che si tratta del principio secondo il quale le vignette vengono messe in serie e vengono percepite tanto come unità isolate quanto come parti di un insieme, determinato di volta in volta dalla logica del testo e in generale dalla logica di un linguaggio non certo privo di categorie, strutture, peculiarità più o meno reiterate, né di potenzialità che il potente costrutto teorico di Groensteen (la “scatola degli attrezzi” per l’analisi critica, come lo stesso autore sottolinea, non senza un pizzico di ironia) è in grado di soddisfare.

Si accennava, qualche riga sopra, a “diversi livelli” di analisi a partire dal presupposto della “solidarietà iconica”, e ci si riferiva, in particolar modo, alle diverse possibilità di lettura del testo a fumetti sulla base di tale concetto: la scansione stessa di Système — apparentemente poco equilibrata nelle proporzioni, ma assolutamente esaustiva dove l’approccio necessita di un approfondimento, e volutamente più snella nella proposta di temi non del tutto vincolanti — costituisce prova evidente che possiamo leggere il fumetto come una sequenza lineare di quadri, ma non possiamo perdere di vista le sue caratteristiche di organizzazione articolata in uno spazio più ampio, ossia della loro compresenza nell’ambito della tavola.

Da una parte, quindi, il libro si struttura (si parla di un centinaio di pagine) nello studio della “spatio-topie”, ossia l’analisi delle modalità di suddivisione della tavola, dei rapporti spaziali tra vignette, di alcune forme sintattiche viste alla luce delle peculiarità della mise en page; dall’altra — ma la separazione propone in realtà i due lati della stessa medaglia, con più di un’occasione di convergenza, a ben vedere — il testo propone un approccio alla cosiddetta “arthrologie”, ovvero la messa in relazione delle vignette, la loro articolazione, la suddivisione in sequenze e relative categorie, e, infine, la possibilità di analisi delle modalità di funzionamento delle vignette a distanza (strutture sintattiche e morfologiche ricorrenti nello stesso testo, ad esempio).

Ovviamente, sebbene qualcuno abbia sottolineato negativamente la mancanza di proporzionalità tra i capitoli del libro, lo sforzo maggiore della ricerca è dedicato alla distribuzione spaziale e alla messa in pagina, in quanto principale tra gli elementi fondanti del linguaggio stesso del fumetto; la dimensione temporale viene di conseguenza, non meno importante ma sicuramente non altrettanto distintiva — pur con modalità differenti, ad esempio, sono forti le analogie tra essa con il linguaggio cinematografico, sebbene, come puntualizzeremo più avanti, la resa della temporalità sarebbe un tema da approfondire.

E dal cinema provengono, in misura decisamente maggiore rispetto agli omologhi testi italiani concernenti il linguaggio dei comics, alcune riflessioni e non pochi spunti teorici — ricontestualizzati con intelligenza senza mai forzare la mano — a testimoniare possibili convergenze e linee di ricerca decisamente interessanti, che forse più di tante dispute nate e morte in ambito fumettistico possono fornirci chiavi di lettura interessanti.

Infine, dato non trascurabile vista l’incertezza con cui spesso il tema è affrontato, vengono trattati — sebbene non del tutto sviluppati, perché le relative problematiche andrebbero sviscerate a parte — argomenti collaterali e contingenti quali le modalità di lettura e di interpretazione del testo, in virtù di categorie sintattiche che di volta in volta vengono offerte alle prospettive dell’analisi in corso. In questo senso è auspicabile un ritorno alla questione in separata sede.

Di fronte ad una simile completezza e alla chiarezza — verrebbe da dire all’onestà intellettuale — con cui le varie declinazioni del linguaggio del fumetto sono approfondite, possiamo senza dubbio affermare che Système de la bande dessinée rappresenta uno strumento di studio tra i più rigorosi e completi mai realizzati in un campo difficile, che purtroppo non gode ancora dell’adeguato riconoscimento accademico, e un paradigma teorico con cui dovranno confrontarsi le opere di studio a venire; un invito esplicito, in senso lato, a riconsiderare l’importanza della narrazione per immagini nel nostro sistema culturale, come lo stesso Groensteen ha tenuto a sottolineare, ed una parola definitiva sul tema, in attesa di ulteriori linee di ricerca che da oggi in poi possono trarre nuovo spunto.

Thierry Groensteen, Système de la bande dessinée
ed. Presses Universitaires de France
Collection “Formes sémiotiques”, 1999

Thierry Groensteen (1957), belga naturalizzato francese, giornalista e saggista, è tra i principali animatori della scena fumettistica francofona, cui i suoi numerosi saggi hanno fornito un consistente contributo. Sceneggiatore dagli anni ’80 (collabora con Casterman, con la rivista “Spirou”), redattore per i Cahiers de la bande dessinée (per i quali tra il 1984 e il 1988 realizza più di quaranta interviste e un centinaio di articoli, di cui alcuni pubblicati anche all’estero) e per il supplemento letterario de Le Monde (1986-1990). 
Dal 1986 al 1989 insegna linguaggio del fumetto presso l’Institut des Hautes Etudes des Communications Sociales (già frequentato da studente), e partecipa ad altre innumerevoli attività.


Tra queste, segnaliamo l’impiego, in qualità di “consigliere scientifico”, presso il Centre National de la bande dessinée e de l’image (CNBDI) dal 1989  al 1992, e poi dal 1993 come direttore del Musée de la bande dessinée.

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