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Omnia

Un manifesto consuntivo

Lo sguardo delle fucine (mai) mute

Le rassicurazioni del buon pater familias.

Era il lontano gennaio del 2002 – quasi due anni, a rifletterci solo un po’ – quando scrissi il mio ultimo editoriale sul numero 36 di Fucine Mute. Quelle ancora underground ed un po’ pulp; quelle staticheHTML ben lontane dalle attuali ipertecnologichePHP/SQL; quelle che rappresentarono allora le istanze d’un passato al quale adesso ripenso col sorriso sulle labbra. Un passato che, prendendo in prestito i testi de  “L’isola non trovata” di Francesco Guccini, tingendosi d’azzurro, assume ora color di lontananza.
Riassumere dopo tanto tempo, seppure nella forma pro tempore, il ruolo del direttore editoriale ad interim, adesso che non ho, come allora, punti di domanda con cui infarcire riflessioni alla bisogna ma al più solo qualche punto esclamativo da intercalare con parsimonia, è situazione che da un lato disorienta (non capisco se sono direttore responsabile, direttore editoriale, editore (ir)responsabile o tutte e tre le cose e fors’anche qualcosa in più) ma che dall’altro rassicura.

Rassicura innanzitutto ritrovare la rivista in uno stato di salute che, al di là delle crisi che hanno investito più o meno trasversalmente tutti i settori (economici, politici, sociali) di questa nostra povera patria, martoriata nel corpo in primis e nell’anima in secundis, non solo testimonia la tenuta di un progetto editoriale che affonda le sue radici nel 1998 ma fa anche ben presagire per il futuro che verrà.
Quello in cui alle Istituzioni cittadine, provinciali e regionali che hanno già riconosciuto il valore del progetto culturale incarnato da Fucine Mute, attribuendo patrocini ed assegnando contributi pubblici per sostenerne il quotidiano agire, potrebbero affiancarsi anche gli Enti nazionali (vedremo a breve se ci saranno possibilità in tal senso da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali) e transnazionali; termine noto a chi, come noi, dimostra una vocazione europeista, anche al di là degli application form di programmi comunitari tipo “Cultura 2000” (rassicurante), “Cadses”(critptico) o “Interreg” (vagamente ma involontariamente ferrotranviario).

Rassicura ritrovare un pubblico di lettori sempre più attento e fedele, attivamente partecipe alla vita della redazione, fattivamente attivo nella sua espansione regionale e definizione nazionale. Lettori che telefonano preoccupati in redazione nel caso in cui il nuovo numero della rivista che attendono con ansia non sia ancora on-line; o che si offrono spontaneamente di collaborare attraverso la recensione, il saggio critico, il lavoro monografico, la tesi di laurea, la panoramica su poesia, cinema, musica e letteratura.
Redattori recettivi e motivati, coordinati dal sempre più bravo, coinvolto, coinvolgente e sconvolgente Christian Sinicco. Che oltre ad essere caporedattore di Fucine Mute, è anche caro amico di chi vi scrive, e di tutti coloro i quali hanno la fortuna di godere del suo sorriso.

Rassicura constatare che quelle stesse Fucine che sono volute programmaticamente essere fin da subito palestra e laboratorio – una fucina, per l’appunto, dove fondere esperienze condivise – in cui poter attuare con successo specifici progetti d’esperienza formativa o di formazione professionale che dir si voglia, che queste Fucine, dicevo, siano state il mezzo che ha consentito l’ottenimento della qualifica di giornalista pubblicista per una decina di giovani ragazzi, in virtù di (minimo) venti articoli da essi prodotti lungo il corso di almeno due anni di collaborazione retribuita e continuativa. Dieci giornalisti cui presto s’affiancheranno gli altri collaboratori nell’ottenimento di analogo riconoscimento, con delibera del Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti. Collaboratori che potranno continuare a partecipare con periodicità costante alle attività di redazione, con la crescita umana e professionale che per essi è derivata dall’avervi già in passato lavorato per migliorarla, e per avervi apportato nuove idee concretizzatesi in un luogo in cui per essi è sempre stato possibile mettere alla prova le proprie competenze ed acquisirne di nuove, in reciproca condivisione di stimoli, idealità e progettualità.

Più persone che lavorano ed hanno lavorato nell’apparato di redazione possono ora qualificarsi come web designers, web masters, grafici, programmatori, in misura minore traduttori, e magari tentare l’ulteriore passo verso l’assunzione presso altre realtà private e commerciali con un’esperienza più solida alle spalle ed un curriculum più corposo.

Rassicuri inoltre i nostri lettori, amici e simpatizzanti il fatto che, nonostante Fucine Mute sia vissuta sempre nella forma esclusiva del solo autofinanziamento, sulla base di un’attività tecnico-editoriale interna (nei locali di redazione) e di collaborazioni esterne (provenienti da redattori dislocati sul territorio nazionale), sarà tuttavia nostra intenzione, sempre più convinta, rafforzare la rete organizzativa che presiede alla nascita di un numero, in primo luogo mediante l’intensificazione tanto dell’attività esterna dei collaboratori, quanto dell’attività dei collaboratori esterni.
Il che implicherà una maggiore copertura di quanto avviene fuori dei territori che sono stati finora il luogo principale dei nostri reportages extra-triestini ed una più stretta collaborazione della rivista con altre realtà ad essa analoghe per vocazione di ricerca estetica, stimoli culturali e linee editoriali lato sensu.

Si lavorerà, insomma, per consolidare le collaborazioni in essere o per rendere stabili quelle prodottesi singolarmente (in caso di traduzioni o interviste, ad esempio) in modo da aumentare la proporzione degli interventi saggistici di profilo più elevato, mentre la produzione di saggi originali verrà comunque incentivata e sollecitata su tutti i fronti. Al di là delle chiacchere, tutto ciò accade, di fatto, già nel presente numero grazie alla collaborazione con la “Fondazione Bassetti” per la ripubblicazione su Fucine Mute del bel saggio di Giuseppe O. Longo su “Progresso e responsabilità”, già accolto all’interno del sito ufficiale della Fondazione. E ringraziamo a tal proposito il gentilissimo Gian Maria Borrello (responsabile del sito e direttore dell’attività che la “Fondazione Bassetti” svolge via Internet), oltre che il caro Professor G.O.Longo, personalità già ben nota ai lettori di Fucine Mute, e non solo.

Il manifesto delle Fucine.

Le ipotesi di sviluppo futuro per Fucine Mute son veramente tante. Provo nell’impresa alquanto ardua di enumerarle tutte, e non se n’abbia a male qualcuna se mi dimenticherò d’accluderla alla conta.

Fucine Mute, in concerto con l’omonima Associazione culturale ONLUS, vorrà promuovere la diffusione della cultura letteraria, cinematografica, teatrale o delle arti visive in genere, attraverso progetti editoriali innovativi e tecnologicamente evoluti che si realizzino anche grazie alla costituzione, al mantenimento e alla definizione di un network transnazionale di testate giornalistiche multimediali, altamente specializzate, in grado di condividere e distribuire sulla Rete Internet risorse testuali e audiovisive all’interno di un archivio informatico accessibile ovunque a titolo non oneroso e fruibile da studiosi, ricercatori e docenti universitari.
Il network – ipotizzato proprio su Internet come luogo deputato per antonomasia ad accogliere un dibattito forte e produttivo per la costruzione di un potente strumento di divulgazione mediato dai nuovi linguaggi della Rete – nascerebbe per rivolgersi al mondo della cultura internazionale, e vorrebbe proporsi programmaticamente, sul piano dei contenuti, in ambito tecnologico e nell’indagine espressiva a carattere multimediale, come sintesi binomiale e dicotomica tra quelle stesse tradizione e avanguardia che hanno finora caratterizzato gli statuti editoriali di Fucine Mute:

  • Tradizione, rappresentata da un prodotto editoriale la cui pubblicazione periodica e costante ha sempre perseguito quell’imprescindibile rigore informativo, non disgiunto dalla qualità contenutistica, ottenuto attraverso metodologie operative tradizionalmente associate a quelle dell’informazione su carta stampata.
  • Avanguardia, rappresentata dall’utilizzo intelligente e ragionato delle nuove tecnologie di comunicazione interattiva e multimediale offerta dalla Rete e dagli attuali sistemi di elaborazione dell’informazione, sempre più diffusi non solo negli uffici come strumenti di lavoro ma anche nelle abitazioni quale valido ausilio per l’intrattenimento personale o il reperimento informativo in tempo reale.

    Nello specifico – a mo’ di manifesto programmatico – nel corso del suo futuro prossimo venturo, Fucine Mute vorrà:

    • Dare vita ad un vero e proprio laboratorio teorico ed osservatorio multimediale che sappia esprimere una sintesi profonda e produttiva delle manifestazioni più interessanti del panorama culturale legato alle nuove tecnologie e alla trasformazione da esse operate nella nostra quotidianità, nella nostra vita culturale e nelle nostre esperienze relazionali.
    • Costituire di un network di concreta cooperazione tra tutti i magazine europei nella volontà di rafforzarne le possibilità di sopravvivenza e crescita, con l’obiettivo ultimo d’integrare i giovani all’interno di un dibattito diversificato e pubblico in Europa, che dia loro la possibilità di far sentire la propria voce (in piena adesione a certo progetto di libertà comunicazionale che caratterizza le linee editoriali di Fucine Mute).

    L’esperienza dei colleghi europei, anche su fronti altri rispetto ai settori di pertinenza della rivista, potrebbe consentire un proficuo scambio di opinioni e la prima base per la costituzione di un vero e proprio network, che potrà trovare proprio on-line una sua espressione più consona da un punto di vista di cooperazione transfrontaliera propriamente detta. La testata giornalistica auspica in tal senso di potersi definire quale portale comunitario di riferimento europeo, in cui articoli provenienti da quotidiani e periodici del continente possano trovare traduzione in più lingue dell’area CE, nel pieno perseguimento di finalità nobili ed ecumeniche che incoraggino un proficuo scambio d’esperienze, metodi di lavoro e progetti. Affinché possano risultare accresciute e migliorate le competenze collettive, nonché le capacità interculturali dei singoli editori afferenti alle rispettive iniziative on-line, accrescendo la comprensione in generale sul valore del pluralismo, della comune identità europea, con particolare riguardo ai diritti di libera espressione sanciti dai documenti e dalle singole Costituzioni nazionali.

    • Implementare sulla Rete Internet soluzioni informatiche a valore aggiunto e ad alto profilo tecnologico in grado di consentire lo sviluppo di piattaforme editoriali capaci di gestire una pubblicazione decentralizzata ed in tempo reale di contenuto editoriale multimediale (per veicolare su Internet un’informazione di tipo audiovisivo, codificata e ritrasmessa sulla Rete con tecnologie webcast di data streaming).

    • Incentivare lo sviluppo transfrontaliero, cooperativistico, ipermediale e pluridisciplinare di programmi applicativi server side di tipo Open Source, ricadenti nella definizione di GNU General Public License (GPL), in base a quanto definito dallo Stauto dell’organizzazione internazionale Free Software Foundation.

    “FuciNETwork”. Un respiro editoriale proteiforme.

    Nel corso dei quasi cinque anni di attività costante e continuativa in cui ha preso forma e sostanza la vita editoriale della testata giornalistica Fucine Mute, a partire dal quel progetto madre si sono via via definiti nuovi esperimenti editoriali in virtù di quella necessità, sentita dall’apparato redazionale, di differenziare sia contenuti sia le soluzioni tecnologiche adoperate per veicolarli, in prodotti editoriali distinti e specificamente riprogettati per accogliere al loro interno metodologie di analisi linguistica diverse da quelle originariamente adottate.

    Fucine Mute, osservatorio nazionale sui temi della multimedialità e sulla contaminazione dei linguaggi, ha sempre prestato particolare attenzione alle tendenze di Internet, focalizzando in particolare i suoi interessi di ricerca in ambito semiotico proprio sull’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione che prendevano il via nel mondo della Rete. Ed ha saputo, di fatto, conformare ed adattare il proprio respiro editoriale alle mutate esigenze dei suoi lettori, soprattutto in seguito all’avvento di connessioni Internet a larga banda e con il sempre più diffuso utilizzo che ne è seguito, da parte dei suoi fruitori, di una Rete intesa anche nell’accezione ludica e commerciale di visual entertainment e non più solo in quella storicamente intesa di vettore informativo che fosse esclusivo appannaggio di studiosi o centri di ricerca accademica.

    In tal senso, nel marzo dell’anno 2003, la tecnologia soggiacente a quel progetto “madre”, nonché la sua stessa struttura grafica e contenutistica, ha subìto un cambiamento radicale che ha profondamente sconvolto, ridefinendolo in toto, l’approccio ed il concept comunicazionale, l’interazione dell’utente con le risorse pubblicate e la stessa fruizione interattiva dei contenuti multimediali (musica e video, serviti con tecnologia webcast di data streaming).

    A partire dalla data succitata, che è coincisa con la definitiva immissione sul mercato della rivista informatica, il suo comitato di redazione, in concerto con lo staff tecnico dei programmatori, grafici e creativi, ha ritenuto che fosse opportuno rendere disponibili tutte le interviste ed i materiali audio/visivi che costituiscono l’archivio multimediale della testata giornalistica all’interno di nuove strutture informatiche potenti, flessibili e a loro volta gestite da redazioni specializzate di giornalisti e tecnici audio/video, capaci da un lato di dar corpo ad altrettanti progetti di formazione professionale e dall’altra di estendere il numero dei servizi culturali (ad esempio: trasmissione in diretta mondiale di convegni scientifici o di eventi e performance dal vivo) già offerti a titolo gratuito da Fucine Mute.

    Sulla base del medesimo principio di ristrutturazione ed espansione editoriale si è pensato di dar un primo corpo sperimentale al progetto denominato “FuciNETwork”, attraverso l’ideazione di alcuni portali specializzati, capaci di integrare tra di essi, complementandosi in un rapporto di mutuo scambio informativo e sinergia editoriale, tutti i materiali redazionali di tipo multimediale che fossero risultati maggiormente rappresentativi degli ambiti di ricerca, approfondimento e sperimentazione della pionieristica attività editoriale rappresentata da Fucine Mute.
    Si potrebbe in qualche modo asserire che “FuciNETwork” rappresenterà, rispetto alle attuali, ipermediali Fucine Mute lo stesso gap che esse stesse hanno voluto rappresentare per quelle vecchie (progettate con la tecnologia del 1998: HTML puro ed assenza di database SQL): il salto (di qualità, di prospettiva, di definizione editoriale e ricerca tecnologica)possiede medesima consapevolezza umanistica e coscienza tecnologica in entrambi i paradigmi suesposti in cui si realizza (il rapporto tra le “vecchie Fucine” e le nuove; il rapporto tra le “nuove Fucine” ed l’omologo network). E ciò che vorremo dimostrare, sia nei termini enunciativi del presente editoriale, sia in quelli operativi dello sviluppo in itinere del network, è che questi due rapporti si equivarranno, rappresenterenno la stessa costante concettuale e – se mi si passa il termine – metamatematica.

    Un congedo provvisorio e provvido.

    Tanta carne al fuoco, me ne rendo conto. Del resto, statistiche alla mano (anche se non è quella dei grandi numeri la legge ad esser avocata in questo caso), non è improbabile che il mio prossimo intervento su queste pagine prenda luogo nel 2005 inoltrato: mi sento, quindi, con la coscienza sostanzialmente a posto anche nei confronti di coloro ai quali queste mie riflessioni, dense e fitte fossero risultate indigeste.
    Tuttavia, prima di scrivere – tra qualche tempo tranquillizatevi – uno scrupoloso ancorché manifesto consuntivo a quello che sarà allora un consunto manifesto, diamoci il tempo di crescere tutti assieme e, nel frattempo, continuiamo il nostro percorso sulla strada ormai tracciata. Che – detto fra noi – neanche il blackout elettrico che ha investito l’Italia tutta nel corso della giornata di ieri, è riuscito ad interdire.

    Buon Moretti, buon Jannacci, buon Tharoon, buon G. O. Longo.

    E buone Fucine (mai) mute.

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