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Fumetto

Il Bel Tempo/Il Clima della Fiera

Il Bel Tempo - coverJoe Matt è nato nel 1963 e di professione faceva il colorista per i comic book americani, un lavoro che ha svolto senza piacere, per motivi puramente economici. Proprio un povero bastardo a sputare nel piatto in cui mangia e a cui vorrebbero accedere un sacco di aspiranti. Comunque una certa competenza nel campo deve pur averla, visto che è stato nominato per l’Eisner Award come colorista. Però quello che veramente gli piace e gli interessa, e per cui lo hanno candidato all’Eisner più volte che come colorista, è la sua produzione di fumetti autobiografici cominciata nel 1987.

Fair Weather si inserisce in questo filone e come gli altri volumi di Matt è una raccolta dei suoi comic book della serie PeepShow, che la Drawn&Quarterly pubblica dal 1992 e che a loro volta nei primi tempi raccoglievano one-pager sparsi, per poi adeguarsi alla misura standard dei comic book. Si tratta di un racconto autobiografico dal tratto minimalista-pop, un po’ Adrian Tomine e un po’ (ma giusto un po’) Peter Bagge. A livello narrativo è difficile identificare con chiarezza un nucleo centrale attorno cui ruotano le vicende narrate, né i punti focali di maggiore rilevanza sono particolarmente forti da caratterizzare la storia riconducendola a sé. E non c’è nemmeno un “ace in the hole” che anche gli autori indie più iconoclasti sono abituati a usare: c’è solo la descrizione di due giorni nella vita del giovane Joe Matt e del suo amico Dave. Sappiamo che qualcosa di importante è successo “prima”, e ne vedremo almeno gli effetti nel corso dell’opera, ma ciò che dovrebbe succedere “dopo” e a cui di logica lo storia dovrebbe tendere come climax sin dal titolo (la fiera parrocchiale) non viene mostrato.

Io però mi concentrerei sul confronto tra la fotografia che ritrae i due protagonisti, pubblicata nell’ultima pagina, e il disegno che Matt ne ricava e che vediamo in quarta di copertina. Con il suo stile lieve, Matt riproduce rigorosamente tutti gli elementi presenti nella foto, con le inevitabili licenze poetiche per correggere le prospettive della realtà. C’è, però, una cosa che non torna: il bambino nella piscina mostra palesemente il dito medio, cosa che nella fotografia, se c’è, non è assolutamente visibile – a me tutt’al più sembra che saluti. Che Matt voglia dare una chiave di lettura della sua opera con questa piccola modifica? Ci ha “fottuti” facendoci credere che quelli che abbiamo letto sono i fatti fedelmente riportati, quando invece si è preso qualche libertà o ha unito ricordi di periodi diversi unificandoli in un’unica odissea coerente?

Effettivamente è davvero difficile pensare che intorno ai 12 anni Joe Matt avesse una mente così speculatrice come ci viene fatto credere, e pure che conoscesse con tanta maniacale precisione la storia e le quotazioni di comic book a cui con ogni probabilità un bambino degli anni ’70 non era nemmeno interessato. Per non parlare della fitta dialettica e dei sofismi a cui si aggrappa quando deve togliersi dai guai o imporre il suo punto di vista.

Sia come sia, l’opera è veramente una celebrazione dei fumetti e della cultura pop in generale, poco importa in fondo che le singole sequenze siano state prese da anni e contesti diversi e rappresentino la summa delle esperienze vissute da una persona cresciuta negli anni Settanta. Una persona veramente difficile, che si mostra senza pudore né pietà come un tirchio calcolatore, un fifone, uno spione, un approfittatore, un isterico viziato e persino geloso.

Caratteristiche, queste, che devono averlo seguito anche nella vita adulta se è vero che Robert Crumb ha detto di lui «è un vero stronzo, ma fa dei grandi fumetti».

Il Bel TempoSabato 5 agosto (l’anno possiamo solo intuirlo da alcuni dettagli) Dave passa a prendere il suo amico Joe in bici. La vita che imita l’arte: come vuole una lunga tradizione di popolari romanzi, film e telefilm, il primo è un ragazzo più maturo della sua età, fondamentalmente buono ma non troppo intelligente, che prova affetto e forse ammirazione per l’amico più debole, probabilmente più intelligente e colto di lui ma privo delle giuste abilità sociali utili per ritagliarsi un suo spazio nel contesto sociale in cui vive. Joe preferisce farsi vedere in compagnia di Dave perché ha tirato una “sola” a Rizzo, che lo guarda da lontano da casa sua, e all’occorrenza l’amico più forte potrebbe fargli da guardaspalle.

Girano in bici e tra i tanti incontri e itinerari si imbattono anche nella fiera di San Stanislao che il giorno dopo allieterà i giovani del posto. Sarà una cosa fenomenale soprattutto per i “piccoli fan” televisivi: farà infatti la sua apparizione il Dottor Shock in persona col suo baraccone di trucchi e scenografie tratte dal suo show televisivo, che una provvidenziale nota ci spiega essere andato in onda in Pennsylvania tra il 1970 e il 1979.

Altro fatto saliente di sabato 5: al suo rifiuto di falciare il prato, la madre di Joe gli butta nell’immondizia la sua preziosissima collezione di fumetti, scaraventandolo nella disperazione più cupa. La sera di sabato si conclude con una festa che dà anch’essa un’incredibile sensazione di familiarità anche per un pubblico non statunitense, già saturato da rimandi iconografici analoghi visti in qualche film, in qualche telefilm o magari letti in qualche romanzo o racconto. Joe darà prova della sua incurabile imbranataggine anche nella piscina della casa di Dave.

Il Bel TempoDomenica 6, il giorno della fiera su cui è giocato il doppio senso del titolo (inevitabilmente andato perduto nella traduzione italiana), Joe potrà finalmente mettere le mani su un fumetto preziosissimo, tradendo la fiducia di Dave e un segreto di cui lo ha messo a parte. La catarsi, dopo un sacco di botte (meritatissime), arriverà scavando il fortino che abbiamo visto nelle prime pagine e che si guadagna persino gli onori della copertina, tentativo un po’ velleitario di chiudere il cerchio. L’amicizia di Joe e Dave e la loro dedizione al lavoro di ripristinare il fortino è così importante che il fumetto si chiude sì con l’ambìto incontro con Dottor Shock, ma in una maniera che è incredibilmente reminiscente del finale di The Commitments. Ma certo, se Matt ci dice che è tutto vero perché dovremmo dubitare di questo autore che per sua stessa ammissione raccontava balle da quando aveva dodici anni e ingannava la gente per il proprio tornaconto?

Al di là delle situazioni rappresentate ne Il bel tempo, che tanto abbiamo già visto migliaia di volte in film, telefilm, e via dicendo, quello che interessa e avvince del fumetto è la particolare prospettiva adottata da Joe Matt, che calca la mano con veemenza proprio sugli aspetti meno gradevoli (e sono tanti) del suo stesso carattere. E per «particolare veemenza» intendo che Matt ricorre ogni tanto anche a dei grafismi esasperati (ecco l’elemento alla Bagge) per mostrare la sostanziale meschinità del suo alter ego ragazzino di cui finiamo per compiacerci di fronte ai risibili drammi e alle piccole tragedie di cui è costellata la sua vita, e che comunque è andato lui stesso a cercarsi. C’è insomma un lato estremamente comico nella faccenda, e anche il titolo PeepShow assume una valenza particolare alla luce dell’autoironia di Matt: ben lontano dall’evocare il sesso (non in questi quattro numeri, almeno) sembra un invito a godere delle disgrazie di un altro, “disgrazie” tanto più esasperate quanto sono in realtà ben poca cosa rispetto ad altri problemi più concreti. E anche questo meccanismo finisce per provocare il sorriso – talvolta anche l’ilarità, in alcuni punti – del lettore.

Il Bel TempoUn gusto che aumenta ulteriormente se confrontato con il resto dei prodotti analoghi: sembra che Matt concentri le sue forze a rappresentare la disperazione della perdita dei fumetti o la delusione abissale nello scoprire che l’Action Comics 1 paventato come originale è in realtà una ristampa come a scusarsi di non essere stato molestato da bambino, di non avere un fratello epilettico o una compagna sieropositiva.

Questa comicità è l’elemento più forte e determinante de Il Bel Tempo, ciò che lo eleva dalla media dei prodotti analoghi. Che a Joe Matt piaccia o no.

Di Joe Matt Coconino Press ha già pubblicato nel 2008 il volume Poor Bastard, che raccoglie i primi sei numeri di PeepShow.

Joe Matt è nato nel 1963 a Philadelphia, dove si è diplomato in arte. Ha vissuto a lungo a Toronto. Nel 1987 comincia a tenere un “diario a fumetti”, pubblicato nel 1992 dalla Kitchen Sink Press col titolo di “Peepshow: the Cartoon Diary of Joe Matt”. Il volume “Poor Bastard”, pubblicato da Drawn & Quarterly e in Italia da Coconino Press, comprende i primi sei numeri della seconda serie di Peepshow. Sempre la Drawn & Quarterly ha pubblicato i graphic novel “Fair Weather” (Il bel tempo) e “Spent”.

coconinopress.it

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