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Intervista ad Amos Pons

L'Inferno dantescoOltre che proprietario del negozio specializzato Mondiversi di San Secondo di Pinerolo (ovviamente presente anche online), Amos Pons è un animatore di lungo corso del settore dei giochi di ruolo in Italia, collaborando con importanti realtà fieristiche come PlayModena e la stessa Lucca Comics & Games nell’organizzazione di tornei “old school” della Scatola Rossa.
Tra le altre cose, ha anche realizzato, ben prima delle celebrazioni per i Settecento anni della morte, una versione per Dungeons & Dragons classico dell’Inferno dantesco, ferma al momento all’undicesimo canto… (di cui si era dimenticato anch’egli dell’esistenza) e una mini guida alla storia di Dungeons & Dragons.

Luca Lorenzon (LL): Impressioni su questa Lucca dopo il primo giorno? [l’intervista è stata raccolta la mattina del 30 ottobre, NdR]

Amos Pons (AP): È ancora tutto da valutare, comunque il primo giorno come affluenza è andato molto bene.

LL: Forse anche troppo considerando la pandemia in corso e i “suggerimenti” dell’organizzazione di non ammassarsi a Lucca…

AP: Io frequento le fiere di settore da quando hanno riaperto, cioè da luglio, e devo dire che c’è stata sempre una grande affluenza quindi mi aspettavo una grande partecipazione perché l’avevo già vista in altri eventi. La gente ha voglia di uscire, ha voglia di fare, ha voglia anche di comprare, ha voglia di distrarsi, perché questa pandemia ha colpito duro anche mentalmente. Quindi mi aspettavo una grossa affluenza perché la gente ha bisogno di svagarsi.

LL: Come mai la scelta di non portare materiale vintage per concentrarsi solo sui prodotti recenti? Io speravo di prendere qualcosa del vecchio Advanced D&D e magari anche di Rolemaster o Call of Cthulhu

AP: Non ho portato antiquariato quest’anno per motivi puramente commerciali, perché saremmo stati in un posto totalmente diverso e il pubblico che mi aspettavo secondo me non rispondeva alle caratteristiche dell’antiquariato. Nel senso che in genere le persone che si avvicinano all’antiquariato sono persone (non me ne vogliano, mi metto anch’io nella categoria!) di una certa età e quindi quelle più soggette ad avere timore, anche giustamente, di quella che può essere la malattia. Quando si arriva a una certa età ci si fanno delle domande che da giovani non ci si fanno. Magari si ha una famiglia e quindi giustamente ci si tiene un po’ più indietro. Probabilmente l’anno prossimo tornerò con l’antiquariato ma quest’anno secondo me il pubblico non sarebbe stato quello giusto.

LL: Dal tuo osservatorio privilegiato come vedi la situazione dei giochi di ruolo in Italia, anche considerando le novità?

AP: Direi che il mercato dei giochi di ruolo è molto florido, nel senso che funziona molto bene, ci sono molti editori interessanti tra cui cito volentieri Need Games, che ha portato novità e un nuovo modo di fare gioco di ruolo. Un tipo di diffusione del gioco di ruolo diversa dal solito, originale e funzionale al mercato attuale quindi sicuramente ci sono dei players interessanti che hanno portato molta qualità e innovazione. Anche il settore indie mi sembra molto florido, quindi ci sono molte realtà che stanno portando molti giochi e molte novità. Secondo me il gioco di ruolo sta vivendo un ottimo momento in Italia in questo periodo.

Tante storie di ruolo

LL: Ho notato che quest’anno Mondiversi è presente anche con una rivista fatta da voi, che ho prontamente acquistato. Di cosa si tratta?

AP: Si chiama Tante Storie di Ruolo e più che una rivista io la chiamo “una cosa con delle cose dentro”, perché in realtà non è proprio una rivista, più che altro è una cosa che facciamo per passione. La mia e anche quella di Luca Volpino, soprattutto con il suo aiuto siamo riusciti a concretizzarla. Volpino è anche lui veterano del settore, cerchiamo di portare avanti questo progetto che per noi è anche una cosa divertente, nel senso che ci mettiamo dentro tante cose, ma tante cose che piacciono a noi, tante cose “antiche”: in questo ultimo numero abbiamo un’intervista a Roberto Di Meglio visto che quest’anno cade l’anniversario dell’uscita di Kaos, la storica rivista di giochi di ruolo. Abbiamo festeggiato Call of Cthulhu con un articolo di Ciro Alessandro Sacco. La proposta è molto varia, ma rimane fondamentalmente una cosa che facciamo per nostro piacere, perché ci piace veramente molto farla. E così possiamo anche essere slegati dalle logiche di mercato: non ci interessa vendere ventimila copie ma ci interessa che quello che facciamo sia qualcosa che piaccia a noi e agli appassionati, quindi qualcosa che non deve per forza produrre utili ma molto divertente da fare.

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