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Cinema

Frederick Baker

The Haider Show

Martina Palaskov (MP): Come le è venuto in mente di fare un documentario su Haider?

Frederick Baker (FB): Per anni, tanti mi hanno chiesto di fare un documentario su Haider. Io ho sempre risposto che avrei fatto un documentario su di lui solo se avessi avuto abbastanza tempo a disposizione per trattare a fondo l’argomento. Volevo avere a disposizione più di mezz’ora, poiché credo che avendo più tempo sarei potuto andare oltre i cliché dei telegiornali. Infatti, proprio questi cliché hanno sempre aiutato Haider e non hanno mai aiutato a capire Haider.

MP: è stata una sua scelta personale quella di trattare la vicenda del politico carinziano o si tratta di un lavoro commissionato dalla BBC?

FB: è stata una mia scelta personale. In parte perché mi ero stufato di dover spiegare ai miei amici perché Haider si comporta in un certo modo e che cosa sta succedendo; ero stanco di spiegare individualmente il meccanismo dietro il quale si snoda il successo elettorale di Haider, e perché sia così pericoloso, più pericoloso di quanto si pensa. D’altra parte, volevo anche far notare che egli non è un neonazifascista.

MP: La città di Trieste e Haider hanno un rapporto abbastanza particolare e controverso. Cosa ha provato lei nel mostrare il suo documentario in questa città?

FB: Mi sono impegnato molto per venire a presentare il documentario al Festival. Sono molto felice che il mio film sia stato scelto per far parte del programma di Alpe Adria. Se si pensa all’esperienza haideriana come ad un esperimento del tipo “funzionerà o non funzionerà”, credo che Trieste sia il secondo posto dove mi sarebbe piaciuto vedere i risultati dell’esperimento. In primo luogo l’Austria, chiaramente, ma Trieste viene subito dopo. Volevo rendermi conto e capire se la sua politica possa essere controllata e analizzata in entrambi i paesi, Italia e Austria. Sono convinto che le esperienze e gli sbagli che sono stati fatti nel trattare con Haider, da parte di Trieste e del Friuli, sono utili a tutta l’Italia per evitare di commettere di questi errori una seconda volta.

MP: Il suo film, chiaramente essendo un documentario, evidenzia sia le caratteristiche negative sia quelle positive del personaggio. Lo spettatore può, quindi, focalizzarsi sulla negatività, ma anche sulla positività di Haider. Che cosa ne pensa?

FB: La cosa bizzarra che solitamente avviene con Haider è che se lo si colpisce subito, dandogli del mostro, allora lo si aiuta. Gli elettori leggono spesso sui giornale le affermazioni che lui ha elargito, dove è dipinto come un mostro. Quando vanno a vedere uno dei suoi comizi, però, immediatamente cambiano idea. E dicono “forse non è così male”. Infatti, sono solamente i giornali che cercano di dipingerlo in questo modo. A lui piace e va bene, poiché uno dei ruoli che preferisce recitare è proprio quello della persona che non è capita dai mass media. Un po’ come “Rocky”, l’uomo che si è fatto da solo e che salendo lotta contro l’autorità. Proprio quando i mass media dipingono un’immagine esagerata di lui, egli ne esce vincitore. La piccola gente, infatti, dice: “guarda un po’, si veste normalmente, non ha mai detto niente contro gli ebrei”. Haider, inevitabilmente, non rappresenta più un problema. Però il problema c’è, esiste, poiché egli è autoritario, egocentrico, opportunista, basa la sua politica sull’invidia, e si muoverà ovunque possa trovare dei voti. Si tratta di populismo totale… è ciò è pericoloso, specialmente in luoghi come Trieste dove sono ancora presenti problematiche storiche. La politica di Haider è la politica del terrore. Lui crea dei buchi enormi, simili a delle nuove foibe, ed estrae la paura. Vuole creare la paura che lo aiuterà a smuovere le masse. è come andare al cinema: una delle cose che spinge la gente ad andare al cinema, a vedere le grandi produzioni cinematografiche hollywoodiane è la paura. Il timore stimola le persone a reagire e ad andare in una specifica direzione. Haider lavora in questo modo.

MP: Il documentario non è mai stato distribuito in Austria?

FB: Il documentario è stato distribuito dalla BBC in Austria, e divulgato attraverso le reti pubbliche. La distribuzione è stata molto limitata però.

C’è stata una distribuzione anche fra alcuni canali privati. è in programma una proiezione speciale al Diagonale Film Festival in marzo. Credo che sia, tuttavia, molto improbabile che le televisioni austriache comprino il documentario.

MP: Ci sono stati dei problemi?

FB: All’inizio abbiamo avuto dei problemi con la televisione austriaca poiché non ci permetteva di consultare alcun materiale d’archivio. Siamo riusciti ad accumulare un po’ di materiale in seguito… il problema delle televisioni austriache è che sono sotto una fortissima influenza politica. I politici amici di Haider sono importantissimi per la tv. Non la controllano direttamente, ma la loro influenza e il loro parere è importantissimo. Chiaramente la televisione influenza molto l’opinione pubblica. La tv evita di mettere in giro delle notizie che potrebbero essere motivo d’imbarazzo per Haider.

MP: Il documentario, oggettivo, lineare, non fa trasparire il suo punto di vista. Sono molto curiosa di sapere che cosa ne pensa lei, personalmente di Haider.

FB: Ho girato questo film da giornalista e in quanto giornalista credo che il mio dovere sia quello di essere il più obiettivo possibile. C’è poi la questione legale che viene spesso a galla quando si tratta di Haider. Haider utilizza molto spesso la legge contro i giornalisti. Questo fa sì che noi giornalisti dobbiamo stare molto attenti.

Personalmente, credo che sia una persona piena di talento, ma che trascini la sua politica verso la paura. Credo che sia una persona che cerchi di raggiungere l’elettorato attraverso la psicologia. Credo, inoltre, che questo tipo di politica non aiuti lo sviluppo sociale futuro. Molte fra le sue critiche al partito e al governo austriaco sono effettivamente corrette. In Austria, Haider non ha vinto le elezioni per qualità personali, ma perché si è trovato di fronte un avversario debole. Questo è il messaggio cruciale.

Haider è un idolo delle persone piccole, egli si presenta come un eroe semplice, un “Rocky”. La piccola gente è stata, infatti, abbandonata dal partito tradizionale austriaco, in particolare dal partito democratico, che ha dimenticato come parlare alla classe lavoratrice. Haider adora lo scontro, il combattimento contro le persone al potere. Sembra dire: “fermatemi se ce la fate, io ho la gente dalla mia parte”. Questo è uno dei messaggi cruciali della politica di Haider. Haider farà sempre la stessa cosa. La sua strategia è molto semplice. Il punto su cui interrogarsi è il seguente: le persone o i partiti che vogliono fermarlo, cosa faranno? Saranno forti abbastanza? Riusciranno ad avere un appoggio da parte degli elettori? Nel film ho voluto mostrare le caratteristiche delle persone che votano Haider, i suoi elettori. Sono persone molto ordinarie. Ho fatto film su Stalin, e su altre dittature. Devo affermare che le dittature e i regimi autoritari hanno alle spalle un elettorato molto ordinario, persone normalissime facenti parte della classe media. Si fa presto a dire: “sono stati dei mostri, una dittatura simile non potrà mai instaurarsi tra noi, in Carinzia”. Così come in Italia è ridicolo affermare che Haider è un mostro e che un’esperienza dittatoriale non si verificherà più. Haider è austriaco, anche Hitler era austriaco. Si tende a pensare che si tratti di un problema esclusivamente austriaco. Questo è un atteggiamento sbagliato, poiché potrebbe capitare ovunque… perdo il lavoro, divento cattivo, divento invidioso dell’altro, ho paura di perdere il mio lavoro, oppure sono solamente annoiato.

Haider ha fatto della politica uno spettacolo. Molti degli altri partiti erano noiosi. Queste sono cose importantissime. La democrazia non si ottiene solamente ottenendo dei voti, né avendo solamente il partito. La democrazia è un valore che deve essere rivitalizzato. Ogni nuova generazione la rivitalizza a modo suo. La democrazia deve essere qualcosa di nuovo, e lui insegna questo. Se una democrazia è vecchia, putrida, diventa ammuffita e cade a pezzi come una vecchia casa.

MP: Crede che Haider si sia ispirato a qualcuno in particolare?

FB: Alcune delle tecniche che usa sono state indubbiamente prese da altri politici. Ha copiato molto da Strauss, che era un politico bavarese, e dagli Stati Uniti. Ha studiato a Harvard. I repubblicani americani sono una ricca fonte da cui egli ha attinto. Se non fosse stato per l’influenza americana egli non sarebbe di estrema destra, ma di centro destra.

Alcune caratteristiche sono indubbiamente sue, ma ha attinto molto da altri politici. Queste tecniche le usa a modo suo come se si trattasse di in uno spettacolo. Come il Grande Fratello in Olanda, ha funzionato, e adesso il Grande Fratello spopola in tutta Europa. Gli stessi politici di destra, vedendo che Haider ha ottenuto un gran successo, lo copiano. Il suo partito aveva il 3% ed è arrivato al 27%. è normale pensare: “alcune delle sue tecniche devono funzionare”. Qui in Italia, in Friuli, ci sono molte persone che guardano Haider allo stesso modo. La domanda che sorge spontanea è: “il Friuli sarà forte abbastanza da fermare ed impedire alle persone emulare Haider?”. Solo le persone del Friuli e gli italiani possono impedire ciò, non Haider.

MP: Lei crede che Haider sia veramente pericoloso?

FB: Haider… pericoloso… Credo che Haider possa diventare più pericoloso in futuro, poiché ama il conflitto, e vive sul conflitto. Gli piace recitare. La prima regola nello spettacolo, nel teatro, nel cinema, è il conflitto. Se si produce un film hollywoodiano, nel quale tutti si amano, nessuno lo guarderà. Lo stesso vale in politica; se tutti hanno gli stessi punti di vista, tutto diventa noioso. Haider ama il conflitto, e adora provocare. Se la società presenta delle spaccature, lui sarà il primo a farle notare. Insisterà sull’argomento fino ad aprire la faglia enormemente. E si vedrà quanto la società lo autorizzerà a squarciare quella faglia.

Fondamentalmente, Haider è un narcisista… in altre parole ama se stesso. Vuole sempre vedersi come il numero uno, non può sopportare di arrivare secondo. Di conseguenza dirige il suo partito in modo autoritario, come se fosse una famiglia da mandare avanti in modo autoritario. Quindi, se egli riesce ad andare al potere, risulterà lui, come personaggio politico, il numero uno, e nessun altro.

In Carinzia, dove lui è al potere, non ci sono campi di concentramento, nessuna repressione e il confine è controllato severamente come in tutti gli altri paesi dell’Europa. Quello che c’è, però, è la discriminazione. Ovvero, vengono elargiti meno soldi ad alcuni gruppi sociali. Egli tenta di dividere dall’interno gruppi etnici e sociali, come gli sloveni, dando più finanziamenti ad uni piuttosto che ad altri. Si comporta in questo modo nei confronti di altri gruppi, le femministe, per esempio, ed altri.

Egli è in grado di creare un clima dove alcune persone si ritengono autorizzate ad affermare cose come “perché gli stranieri devono vivere qui”. Egli non istiga alla violenza fisica sugli extracomunitari, però alcune persone potrebbe pensare che egli, in modo velato, intende il contrario. Pensano: “questo è quello che veramente intende lui, ed ho intenzione di farlo”.

In Germania, soprattutto nella parte Est, ci sono dei rifugiati genuini e persone che vengono uccise regolarmente ogni settimana da neonazisti. Questo assolutamente non accade in Austria. Ci sono stati alcuni casi, ma il fenomeno resta isolato. La cosa poi non succede per niente in Carinzia. Haider adopera una specie di violenza verbale che non è solitamente tramutata in violenza fisica. In Germania e in Italia la violenza è fisica proprio perché la violenza verbale manca. Si tratta di un paradosso. Pensandola così, ritengo che Haider possa essere più pericoloso all’estero che in Austria. Perché la violenza in Austria… vedete gli austriaci non sono mai stati dei bravi soldati. L’impero austroungarico è stato costruito con i matrimoni, non con le battaglie. Se si dovesse prendere la politica di Haider e inserirla in una società dove la violenza è più normale, allora forse egli potrebbe diventare più pericoloso.

Non so veramente quanto Haider sia pericoloso. Potrebbe solamente recitare. Spesso penso a ciò che dice e mi chiedo: “fa sul serio oppure no?”. Si dirige sempre in diverse direzioni e questa è una delle ragioni per cui ha tanto successo. Questo è uno dei pericoli.

MP: Haider ha mai visto il suo documentario?

FB: è divertente… Quando stavamo girando il film, gli abbiamo scritto e gli abbiamo chiesto se egli volesse collaborare con il progetto, dicendo un paio di parole alle nostre telecamere, per avere la possibilità di illustrare il suo punto di vista. Abbiamo un detto in Austria che dice: “non siamo nemmeno stati ignorati”. Abbiamo fatto il possibile: telefonate, fax, abbiamo importunato la segretaria quanto basta. Chiaramente, abbiamo poi capito che la cosa non gli interessava. A due giorni dall’uscita del film, però, abbiamo ricevuto una telefonata dal suo ufficio. Haider voleva vedere il film. Abbiamo mandato tutta la documentazione al suo ufficio. Credo che abbia voluto vederlo per esaminare il contenuto e considerare la possibilità di portarci in tribunale. Haider è molto pericoloso per i giornalisti, perché adora portarli il tribunale. Usa la legge per proteggersi. Ci sono, infatti, alcuni giornalisti che sono molto disordinati, che non prestano attenzione a cosa dicono o scrivono, che non conoscono la storia. Scrivono di lui e gli mettono in bocca frasi che non ha mai pronunciato. Fa chiaramente parte della sua politica. Quando si avventa su un giornalista, lo fa per far vedere come ingiustamente cercano di contrastarlo. Uno dei suoi slogan a Vienna era: “sono contro di me, perché sono per voi”. Se si pensa alla psicologia della frase… be’, credo che sia molto intelligente. Specialmente per le persone che lavorano, che non hanno una situazione economica favorevole. Sono contro di me, perché sto combattendo per voi. Ogni qual volta un giornale o un giornalista lo attacca, la gente stessa finisce per convincersi che egli ha ragione. Più lo attaccano, più lui diventa forte. Si tratta di una rivoluzione. Lui è un rivoluzionario perché è pericoloso per l’ordine politico attuale. è anche pericoloso perché alimenta il marcio e il corrotto di una parte della società. La democrazia ha sempre dei punti deboli che possono essere toccati, e questi punti fanno destabilizzano l’intero sistema.

Credo che voi siate fortunati in Italia, perché avete avuto il vostro Di Pietro, manipulite. Tante verità sono venute a galla. Ma in Austria ciò non è accaduto, perché tanti scandali non furono approfonditi dalla stampa o non furono indagati.

Quindi, quando Haider attacca gli oppositori facendo riemergere gli scandali, le persone chiaramente si convincono che egli deve avere ragione.

La società è quella che conta. Forse in altre società, come quelle che ricordano l’Austria del passato, come in Belgio, egli potrebbe avere maggior successo.

MP: Lo ha mai incontrato?

FB: Sì, ad alcune conferenze stampa… ma non mi ha mai permesso di presentarmi. Credo che sia un po’ prevenuto nei confronti della BBC, poiché i miei colleghi hanno fatto dei servizi di cui lui non ha condiviso i punti di vista. Il giornalismo in Austria rispetta pedissequamente ciò che la politica impone. Io lo chiamo “giornalismo da tribunale”. Tendi a non fare quelle domandine in più, che invece in Inghilterra vanno fatte. I politici austriaci si scioccano quando si sentono rivolgere certe domande, mentre in Inghilterra la cosa è normalissima.

MP: Mi dica due aggettivi, uno positivo ed uno negativo per descrivere Haider.

FB: (Passa parecchio tempo prima che mi risponda… la situazione si fa imbarazzante, N.d.R.)

È difficile trovare un aggettivo positivo per Haider che non sia… ma forse è meglio cominciare con uno negativo…

Credo che l’aspetto negativo sia il suo eccessivo amor proprio. Credo, inoltre che sia anche l’aspetto positivo, poiché si tratta della sua più gran debolezza — tutto ciò dovrebbe avere un senso. Un’altra cosa positiva… be’, ama moltissimo i suoi genitori. Credo che li ami molto non soltanto perché sono i suoi genitori, ma soprattutto per quello che rappresentano.

La redazione di Fucine Mute Webmagazine desidera ringraziare tutto lo staff di Alpe Adria Cinema, con particolare riferimento alla Sig.ra Marzia Milanesi, per la cortese disponibilità dimostrata lungo tutta la durata della manifestazione.

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