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Palcoscenico

Sebastiano Somma

Ritratto di un divo-antidivo

Appartiene alla vasta schiera dei “belli” dallo sguardo ceruleo, di cui si pensa subito “male”, perché li si reputa solo esteticamente affascinanti.


Sebastiano Somma (nato a Castellammare di Stabia nel 1960 ma residente da tempo a Roma) è l’eccezione che conferma la regola: affascinante ma culturalmente dotato, proviene dal teatro che, come si sa, poco indulge a chi non possiede “polmoni”.


Le sue prime esperienze artistiche sono tutte all’insegna del bel palcoscenico: debutta a Napoli nel 1976 con “Miseria e Nobiltà”, poi lo ritroviamo anche in “Napoli Milionaria”, “Le Sorelle Materassi”, “Sogno di una notte di mezza estate”, tutti  realizzati assieme ad altri giovani amici, con cui condivide l’amore per il teatro.


Sebastiano  lavora poi nei fotoromanzi, dove si ritaglia subito uno spazio di consistente popolarità.
Ricorda con un sorriso il suo primo passo nel mondo del cinema, con il film “Un jeans e una maglietta”(1981) assieme a Nino D’Angelo.


Seguiranno svariate altre esperienze cinematografiche, diretto anche da registi di buona taglia, come Argento, Corbucci, Vanzina.


Tra i titoli più rappresentativi, vanno senz’altro citati “Opera” di Argento, “I miei primi quarant’anni” di Vanzina, e poi “Zero in condotta”, “L’occhio che uccide”, “Vamos a la plaja”, “Vita di scorta”, “Rimini Rimini”, “Hanna D.”
Per la televisione recita in diverse fiction RAI e Mediaset di notevole impatto popolare: “Il Boss”; “Skipper”; “Cronaca Nera”, oltre a condurre programmi di successo quali “M’ama non ama” e “Tutti a tavola”.


La sua “nuova stagione” di grande popolarità si deve al riuscito, incisivo personaggio del magistrato d’assalto Luca Bartoli, protagonista della fiction di RAIDUE “Sospetti”, accanto a Isabella Ferrari, pure lei diventata protagonista di rango dopo un lungo passato da “bella senz’anima”.


Dietro la macchina da presa di “Sospetti” troviamo un regista come Luca Perelli, già autore della “Piovra” televisiva, a cui Sebastiano Somma è sinceramente grato per la possibilità che gli ha dato di dimostrare la propria maturità d’attore.


Da qualche giorno Somma è a Trieste, dove prosegue la lavorazione (iniziata quasi un mese fa in Jugoslavia) della fiction per RAIUNO “Il rumore del treno”: una vicenda dalle forti tinte drammatiche, quasi un “Schindler’s List” in salsa italiana.


Si tratta di un ruolo molto importante per Sebastiano, protagonista assoluto di un lavoro basato su vicende realmente accadute, che prosegue l’operazione di divulgazione e approfondimento del genere Fiction all’italiana, tornato in auge (basti vedere la ricchezza di proposte televisive)dopo decenni di oblio.


Persona simpaticissima e cordiale, Sebastiano Somma si ritrova da splendido quarantenne ad avere un bagaglio molto poliedrico di esperienze artistiche, compresa una dura gavetta che lui reputa “indispensabile”.


Se di pedaggio bisogna parlare, allora è certo che questa tanto vituperata bellezza, rappresenta oggi per Sebastiano Somma un semplice “surplus”: lui si sta egregiamente impegnando come Attore a tutto tondo, con un pubblico affezionato ed attento: la simpatica “intrusione”, nel corso della nostra videointervista, di due spettatrici subito attratte dalla presenza “in loco” di Somma, ne fa fede.


Parlando di sé, Sebastiano ci tiene ad una puntualizzazione: “Tutti i miei lavori nascono da infiniti provini, ho sempre fatto tutto da solo, e diversificando molto. Ora, dopo diciotto anni, ho un bagaglio interessante, anche umano, nato dal confronto con tanta gente”.


Anche questo, indubbiamente, fa parte del personaggio: una “sportività” che si esprime anche nel costante impegno di solidarietà come calciatore nella “Nazionale Attori” ed in privato come attivista di volontariato.


Attendiamo quindi con curiosità e simpatia Sebastiano Somma alle prese con questo  “ruolo triestino”, che  riporta il capoluogo giuliano ai vertici della cronaca artistica nazionale: un segnale chiaro di attenzione nei confronti delle nostre location mitteleuropee.

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