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Cinema

Giovanni Mongini

Chiamatemi “maestro”

Riccardo Visintin (RV): Lei rappresenta all’interno del fantastico tout-court, un “caso” positivo: quello di un appassionato che, né teorico né docente, è riuscito a fare di un hobby la propria professione, com’è successo?

Giovanni Mongini (GM): Vedete, una cosa che mi preoccupava ogni volta che andavo a vedere un film, era che i ricordi dello stesso di cui ero pieno all’uscita, cominciavano a sbiadire con il passare dei giorni, delle settimane, dei mesi… La televisione non trasmetteva quasi mai films di fantascienza e, c’era in me questa voglia di vedere e di rivedere per cui, inizialmente, mi accontentai di sentire… Andavo al cinema portandomi dietro un registratore a nastro e registravo le colonne sonore dei films, grazie a questo sistema la mia fantasia mi permetteva di rivedere le scene. Poi c’è da dire che frequentavo spesso, a Bologna, i distributori cinematografici, mi portavo a casa manifesti con i quali tappezzavo la mia carriera, soffitto compreso. Un bel giorno uno di questi distributori mi disse che aveva da vendermi la copia di un film in 35mm. “L’astronave atomica del Dottor Quatermass” per la pazzesca cifra (allora) di ventimila lire. La comprai, la tenevo sotto il letto e, ogni tanto la aprivo e la guardavo… poi la feci proiettare e mi accorsi che era una pessima copia. A Bologna ne trovai un’altra, ottima questa, a ben diecimila lire. Da questa vennero poi stampate tutte le altre quando se ne fece la distribuzione. Sapete chi ha ora questa copia? La Cappella Underground… è giusto così. Be’, ecco come è cominciato: spendendo e raccogliendo e poi, più avanti, noleggiando. Creai così la “Pleiadi Cineteca” che è viva ancora oggi come Associazione Culturale.

RV: Quali sono le differenze sostanziali tra il fandom attuale, coadiuvato da robusti supporti tecnici (internet) e quello “pionieristico” della tua generazione?

GM: Avrei potuto non essere obbiettivo nel rispondervi. Ho quindi girato la domanda a mia figlia e la sua risposta è la mia: sono aumentati i mezzi di comunicazione, ci sono supporti che ci permettono oggi di vedere, rivedere e possedere il film a casa come una volta non era possibile per cui è facile farsi quella che viene inopinatamente chiamata una “Cineteca”, ma, assieme ai supporti ed alle informazioni, è aumentata la supponenza e la superbia di giovani che nascono saccenti ed imparati. Non parlano, non chiedono, non domandano, non comunicano… era tanto bello, una volta scambiarsi tra noi opinioni e discuterne. Se loro lo fanno, oggi, lo fanno tra loro… per fortuna non tutti sono così perché è bello vedere il loro entusiasmo, la voglia di fare, di capire e di vedere… mi ricordano tanto qualcuno matto come loro…

RV: Il fantastico italiano (audiovisivo, multimediale e “cartaceo”) è stato in quest’ultimo quindicennio rivalutato e “ristoricizzato”. Secondo te è un’operazione “di facciata” (ed esagerata) o davvero i nostri autori hanno segnato un capitolo fondamentale nel campo?

GM: lo sono sempre stato favorevole ai “ripescaggi” e alle “rivalutazioni”, prime fra tutti, tanto per fare un esempio, quella su Totò e su Jack Arnold, ma non sono certo favorevole a ripescare tutto, ogni cosa e cercare di rivalutarla, magari facendola passare come “Trash”, ragione per cui la cinematografia italiana di Fantascienza ci ha regalato un fiume di “boiate” e tali restano ancora oggi. Per molti di coloro che le hanno prodotte ho il massimo rispetto per il loro tentativo e genialità nascosta e purtuttavia evidente in certi casi. Ma, tanto per non fare nomi ma solo i cognomi, i film di Al Bradley erano e c…. allora e lo sono ancora oggi. Altro esempio: è stato giusto rivalutare Totò, ma non vedo con che coraggio cerchiamo di rivalutare Franchi ed Ingrassia. Questo è masochismo cinematografico… altro che Trash!

RV: Attualmente nelle librerie è riapparsa (con nuova veste grafica e integrazioni abbondanti) la mitica Storia del cinema di fantascienza che tu realizzasti per la Fannucci Editore negli anni ’70. È cambiato il tuo “modus operandi” tra ieri ed oggi?

GM: Dal punto di vista tecnico è cambiato in meglio perché, al posto dei nastri registrati, ho potuto usare le videocassette ed i DVD senza la necessità di dovermi sforzare ad immaginare la scena, la vedevo! Per cui è stato più facile trascrivere i dialoghi, dal punto di vista informativo… Invece, mia figlia Claudia è stata una figura importante nella ricerca dell’inedito e nelle traduzioni di tutto ciò che l’estero, e non solo l’americano, ci forniva e poi la ricerca meticolosa, puntigliosa e tenace di mia moglie Manuela per trovare anche i film più nascosti e sconosciuti. è stata un’opera nata in famiglia, insomma… ho avuto la fortuna di avere un grande staff. Per il resto il metodo è volutamente sempre quello: un’opera storica e non critica.

RV: Luigi Cozzi oggi è strettissimo collaboratori di Dario Argento, Giuseppe Lippi dirige “Urania”, Vittorio Curtoni e Teo Mora sono docenti, Lei si occupa appunto di editoria e segue la Sua cineteca a Ferrara, rimane ancora tra voi un rapporto “entusiastico” come agli inizi?

GM: Ogni volta che noi “Jurassians” ci incontriamo è bello, comico e nostalgico. Sembra che siano passati pochi giorni ed invece sono trascorsi magari anni. Anche noi abbiamo le nostre simpatie ed antipatie, ma la voglia di fare, di collaborare è sempre dentro di te, magari dorme, ma dorme solamente come un vecchio dinosauro pronto a risvegliarsi. Un bellissimo modo di sentirsi vivi ed utili inmezzo alle cose che ami.

RV: Puoi parlarci più diffusamente, appunto, della tua Arca Pleiadi Cineteca?

GM: Ora si chiama “Associazione Culturale Pleiadi Cineteca”. è condotta dal mio staff preferito, quello cioè composto da mia moglie, da mia figlia e da me e si occupa di recuperare pellicole per poi noleggiarle o anche venderle ad altri collezionisti. Facciamo la stessa cosa con tutto ciò che riguarda la fantascienza letteraria: diamo la caccia a libri, testi, gadget, organizziamo rassegne, aiutiamo a comporle e a reperire i films in un lavoro di consulenza nel quale stiamo facendo entrare i maggiori esperti del settore. Abbiamo il nostro archivio di videocassette (circa settemila) e di libri (circa seimila) ed un prezioso archivio di reperibilità che teniamo costantemente aggiornato. Chiunque può collaborare con noi…

RV: Quali sono stati i tuoi principali riferimenti letterali e cinematografici?

GM: II primo libro che mi viene in mente è Cronache Marziane di Ray Bradbury, per il resto la mia scelta verte su opere agili e semplici forse oggi infantili, ma per me sempre divertenti come: Il maestro di Saturno di Vargo Statten, o i fumetti di Martin Mystére. Nel campo cinematografico amo alcune pellicole poco conosciute come: Il Mostruoso uomo delle Nevi, La Protesta del Silenzio, Tramonto di un eroe e L’Uomo Bicentenario, ma il mio cuore di appassionato ricorda sopra ogni altra La Guerra dei Mondi, non il mio film preferito, ma certamente quello che io identifico come “Fantascienza” nella accezione più genuina della parola.

RV: Hai qualche episodio curioso, di aneddotica da narrarci?

GM: È una cosa che, ancora oggi, mi riempie di orgoglio professionale. Alla prima edizione del Fantafestival di Roma dove io ero in giuria accanto a Vincent Price, le pellicole provenienti dall’estero erano arrivate dentro a dei tubi. Non avevano scatola, né titolo, né numero delle parti. La cabina di proiezione era piena di questi rulli di vecchie e nuove pellicole e, in media, quattro di questi dovevano formare il film intero… la prima proiezione era la sera stessa e non sapevano come fare. Hanno chiesto aiuto a Luigi Cozzi ed a me… Be’, non ci crederete, ma due ore dopo era tutto a posto, senza un errore. Abbiamo ricostruito film e parti solo guardando i fotogrammi. Credo che non ci sarebbe riuscito nessuno e tanto meno dei critici…

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