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Omnia

In attesa di risposta

Sono giorni di grande fermento a Fucine Mute. Il lavoro per il numero 50 si fa duplice: da una parte, le battute conclusive (a livello di programmazione, mentre la reimpaginazione è tutto un altro paio di maniche) per presentarvi in tempo la rivista nella nuova veste; dall’altra, gli sforzi per un numero, se non commemorativo – faccio presente che siamo ancora vivi -, sicuramente degno della ricorrenza.

C’è chi ci aiuta: una collaborazione di prestigio ci porterà contenuti altrettanto di rilievo. Non vi dico chi, non vi dico cosa, se non che si tratta di inediti e che i Premi Nobel non li promettiamo invano.

Mentre il numero 51 sarà uno speciale a tema, nel corso della nostra esplorazione delle nuove forme d’intrattenimento audiovisivo, focalizzante sui videogiochi da diverse prospettive teoriche. Nel frattempo, il consiglio che posso offrirvi, con la promessa di un approfondimento per il prossimo mese, è la lettura di “Per una cultura dei videogames. Teorie e prassi del videogiocare”: una raccolta di saggi a cura di Matteo Bittanti (nome certamente non nuovo agli appassionati), edito da Unicopli di Milano per la collana “Contaminazioni” diretta da Gianni Canova e Paolo Giovannetti. Se il correttore automatico di Word la smettesse di intervenire ne sarei felice. Tra un po’ ammazzo un assistente a forma di graffetta. Ritornando seri, è un bel libro, a testimonianza di un percorso di studi che, finalmente, comincia a godere di una certa organicità e legittimazione; ma devo ancora concluderlo – e questo è il motivo per cui ne faccio solo accenno -, a maggior ragione prima che i miei gatti ne facciano coriandoli.

Fucine Mute, nel frattempo, cerca la definizione della propria vita associativa, cercando di stabilire su quali risorse effettive potrà contare per il 2003: se la rivista non si tocca, è viva la speranza che eventi di vario genere, ad ogni modo correlati con le tematiche che ben conoscete, si possano realizzare sul territorio triestino così come regionale. Abbiamo idee e progetti delineati in forma piuttosto articolata; sarà nostra cura tenervi aggiornati, ed informarvi anche della prossima uscita del sito ufficiale dell’Associazione.

Posso intanto annunciare che le pratiche per il riconoscimento dei pubblicisti sfornati dalle nostre fornaci si stanno avviando a felice conclusione; il primo anno vale quasi mezzo stipendio, ma penso proprio ne valga la pena, sebbene su alcune implicazioni legate alle testate giornalistiche on line abbiamo avuto modo di esprimere il nostro dissenso ai tempi dell’introduzione della nuova legge sulla stampa. Se la palma del più giovane del gruppo spetterà a mpb, se la memoria non mi tradisce (la via verso i trenta rischia di divenire l’orlo del baratro, d’altronde conosco più di un trentacinquenne messo molto male per non avere mai più risalito la china), il nume tutelare del gruppo, degno del miglior Gandalf, è di diritto, non solo anagrafico, Ivo Gaido.

Un ultima annotazione rispetto a ciò che intendiamo per “collaborazione”, visto che il termine diviene involontariamente equivoco in determinate circostanze: io stesso, in alcune occasioni, mi sono lasciato tradire da promesse di pianificazione di un qualcosa che poi, per diverse ragioni, rimane infine nel vago, sino a cadere nel dimenticatoio. Non certo per cattiveria o malafede: semplicemente, mantenere in piedi contatti già di per sé nati come ipotesi di un remoto “risentiamoci” finisce inesorabilmente per occupare gli ultimi posti di tutto un elenco di priorità.
Anche perché il più delle volte si parla del fatidico “scambio di materiali”: che va bene se estemporaneo, ma che non mi trova d’accordo se diviene prassi.
Ragazzi, non siamo in grado di mettere niente di meglio in campo? Beninteso, i miei non sono toni accusatori: sono stato il primo a cadere nella rete e a non aver mantenuto i contatti con persone che stimo ed apprezzo, e ora – un po’ perché il tempo è tiranno, un po’ perché dell’e-mail posso dimenticarmi, dell’editoriale non è il caso – tento semplicemente di recuperare con il mezzo al momento a me più congeniale.

Lo scambio è proficuo se, ad esempio, io pubblico on line e tu su carta: Fucine Mute può raggiungere uno sconosciuto che, magari, non è avvezzo ad Internet, mentre la rivista cartacea guadagna una visibilità on line che, spesso, non è garantita dalla presenza “virtuale” realizzata in proprio non all’altezza della situazione. Ma non è solo questione di distribuzione, visto che anche on line temi affini non implicano necessariamente un pubblico comune: è più una questione di principio, dal momento che pretendiamo di essere critici e/o operatori culturali, assumendoci determinate responsabilità rispetto – e qui scendo, nello specifico, alla sezione fumettistica – ad una situazione della critica e dell’editoria che continuiamo a definire precaria.

Forse fare bene le cose non basta: ci vuole, a mio modesto avviso, anche un po’ di intraprendenza nel paventare collaborazioni. Perché, ad esempio, non organizziamo alcune sezioni a tema, se non una vera e propria iniziativa collaterale e comune, magari in un “territorio neutro” sulla Rete che renda chiari i nostri propositi? O, più semplicemente, trovo che più che dei materiali, a livello occasionale lo scambio più proficuo sia quello “dei cervelli”, delle idee: io scrivo per questa rivista, il mese prossimo ti procuro un pezzo o un’intervista, un tuo collaboratore si impegna a fare altrettanto con me nei tempi e nei modi più opportuni. Materiale inedito, però: perché riproporre doppioni quando, se è vero che non voglio certo difendere a spada tratta l’esclusività dei singoli contenuti di Fucine Mute, tengo tuttavia a preservare l’identità nostra e di tutti gli altri?

A me pare più proficuo: se volete, parliamone. Ed estendiamo, sebbene sia appunto a livello fumettistico che questi discorsi solitamente si producono, anche a chi scrive di cinema, teatro, tecnologie, ecc. Nuovamente, non equivocate sul tono che ho adottato in queste ultime righe: era solo accorato, non necessariamente polemico.

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