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Cinema

Jiri Menzel

Regista per caso

Foto di Giulio DoniniIl Triestefilmfestival ha proposto un omaggio a Bohumil Hrabal, poliedrico scrittore e poeta praghese che con i suoi romanzi e racconti ha ispirato i successi del cinema ceco: tra questi, un posto di primaria importanza spetta ai film Treni strettamente sorvegliati (1966), Allodole sul filo (1969) e La festa dei bucaneve (1983), diretti dal regista Jiri Menzel, attualmente impegnato nella realizzazione del film Ho servito il re d’Inghilterra, tratto ancora una volta da un romanzo di Hrabal.

Sarah Gherbitz (SG): Durante l’incontro pubblico lei ha accennato agli ostacoli produttivi riscontrati per la realizzazione del suo prossimo film Ho servito il re d’Inghilterra: qual è la situazione cinematografica nella Repubblica Ceca in questo momento?

Jiri Menzel (JM): Devo dire che oggi la situazione è completamente diversa dalle condizioni lavorative a cui ero abituato: considerate che per dodici anni non ho fatto film e mi sono dedicato più che altro al teatro.
Ora, ritornando alla produzione cinematografica vedo che è una cosa completamente diversa. Fino a poco tempo fa anche nella Repubblica Ceca il problema principale era che il singolo regista doveva mettere insieme in qualche modo i fondi per girare il film. Questo non è normale perché si sprecano un sacco di energie inutilmente. Ora finalmente pian piano inizia a funzionare il sistema regolare, quello statale, di attribuzione di fondi mano a mano ai progetti cinematografici: sennò si perde davvero tanto tempo!

Domanda (D): Pensa insieme al suo produttore di presentare il prossimo film ad un festival internazionale?

JM: Sarei stupido se mi mettessi a pensare ai festival! La più grande gioia per chi gira i film è che il film sia visto nei cinema e non ai festival. Questi sono solamente una specie di schiuma sul caffè, una cosa superficiale, quasi un lusso rispetto al cinema nella distribuzione normale.

SG: Durante gli anni di pausa dal cinema si è dedicato all’attività teatrale: che cosa ci può dire di questo momento della sua carriera? Su quali testi si è concentrato? Ha rappresentato Hrabal a teatro?

JM: In realtà non ho avuto l’ardire di fare Hrabal anche a teatro. Ho preferito commedie del repertorio classico oppure commedie per il grosso pubblico, perché questo mi fa divertire e questo mi piace fare a teatro.

Immagine articolo Fucine Mute
Foto di Giulio Donini

D: Il suo collega Jakubisko, che l’anno scorso è stato ospite al Triestefilmfestival, ha lavorato con l’attore italiano Franco Nero. Lei ha in progetto di collaborare con qualche attore del nostro cinema che lo incuriosisce?

JM: Non ho mai pensato a una cosa del genere. Chiaramente avete ottimi attori anche in Italia, però non è capitata l’occasione. In particolare la maggior parte dei film che ho fatto finora erano specificamente cechi. Non ci sarebbe stato bene un attore italiano.

D: Nella storia del cinema italiano ha qualche attore preferito?

JM: Chiaramente quelli che mi vengono in mente sono Alberto Sordi, Mastroianni, Gassman, tutti quelli collegati alla grande tradizione della commedia degli anni Sessanta in poi. Per quanto riguarda le grandi stelle femminili, in particolare quelle che hanno recitato nei film di Fellini possiamo dire che sono stati anche i miei grandi amori giovanili sullo schermo. Ho amato tantissimo il film Roma ore undici di De Santis con Lucia Bosè.

SG: Come ha influito la censura sul film Allodole sul filo e quali ricordi ha di quel periodo?

JM: In quel periodo, nel 1968-69 succedevano cose così assurde e insopportabili che in realtà è proprio secondario quello che poteva succedere in un mio film. Non solo gli intellettuali, ma soprattutto persone di qualsiasi categoria venivano cacciati dal lavoro di punto in bianco, oppure venivano costrette a svolgere lavori umilianti di tre categorie inferiori rispetto alle loro; erano situazioni insopportabili a livello umano, e nel quotidiano, quindi i film erano secondari. E poi Allodole sul filo non è stato l’unico film ad essere censurato. Furono vietati in pacchetto tutta una serie di film classici, ottimi di quella generazione, e quindi tolti dalla distribuzione: non c’era solo il mio film!

D: Prima ha parlato di una serie di scrittori ”proibiti” alla fine degli anni Sessanta. Ha mai pensato di trarre film dai romanzi di altri autori che non fossero Hrabal?

JM: Karel Capek è un nome conosciuto anche in Italia, lo leggo da quando ero piccolo. Nonostante il grande amore che ho dall’infanzia per quest’autore non ho trovato del materiale, un racconto che andasse bene per fare un film. È un autore che apprezzo enormemente, ma ho un po’ di paura a mettermici sopra per un film.
C’è Zdenek Sverak che è un grande attore, ma anche un grande sceneggiatore e autore teatrale, con cui ho fatto molte sceneggiature. Io lo considero anche un autore e tutto quello che scrive l’ho girato e continuerei a girarlo immediatamente. Però sono un regista cinematografico per cui devo dare la precedenza ad altre cose. Sverak per capirsi è il padre di Jan Sverak, il regista di Kolya (1996), nel film è fra gli interpreti principali: è un famosissimo attore teatrale, un grande personaggio culturale.

Immagine articolo Fucine Mute
Foto di Giulio Donini

SG: Abbiamo parlato degli autori letterari. Quali sono i suoi riferimenti cinematografici? Al di fuori del cinema ceco, ha qualche preferenza a livello europeo o extraeuropeo? Va al cinema anche come spettatore?

JM: Ancora prima di iniziare la scuola cinematografica, ho avuto la fortuna di poter partecipare alle regolari proiezioni di classici del cinema nelle sale ceche. Ho visto film che non ci insegnavano neanche alla scuola di cinema, come Quarto potere, il realismo francese di Duvivier, di René Clair, i classici sovietici di Dovzenko e Ejsenstein. Poi mi ricordo sette serate per un ciclo su Charlie Chaplin, il vecchio cinema tedesco classico… tutto è successo quando avevo quindici, sedici anni e questo in qualche modo mi ha consentito di metter insieme la mia estetica personale che ancora ora non viene distrutta da quello che succede e continua su questo binario. Il cinema contemporaneo non mi tocca granché a dire la verità, al cinema in realtà non ci vado e non mi piace il popcorn e ancora meno la sua puzza!

D: Domanda classica: a un ragazzo che ha passione per il cinema quale consiglio darebbe per intraprendere la carriera di regista?

JM: Che non pensasse alla carriera prima di tutto! Devo dire che non sono mai stato ambizioso e ho avuto la fortuna naturale: infatti sono arrivato a fare il cinema quasi per caso. Amavo tantissimo il teatro, andavo molto più spesso al teatro che al cinema; ricordiamoci che era un periodo in cui ancora non c’era la televisione, quindi avevo il tempo anche per leggere. All’inizio volevo fare teatro più che altro come regista perché non avrei mai il coraggio di fare l’attore teatrale. Quando uno ama davvero il teatro in generale vorrebbe recitare come attore; e se proprio non ha il coraggio, non ha il fegato, almeno vuole fare il regista! Se poi non ha neanche il coraggio di fare il regista diventa un critico teatrale: l’ultimo gradino! Ho avuto la fortuna di non essere ammesso all’accademia teatrale: ma in quel momento stava iniziando anche la televisione. Ho pensato che la televisione avrebbe avuto bisogno di un sacco di gente per lavorarci; anche se le esigenze estetiche non sarebbero state così grandi come al teatro, ma di livello più basso, mi sono detto: “Potrei fare al limite il regista televisivo”. Per cui sono andato a fare l’esame alla Famu, l’accademia televisiva e cinematografica di Praga, dove ho avuto la fortuna di capitare nell’anno dell’insegnamento di Otakar Vávra, grande docente di regia del cinema ceco. E dal nulla, in quattro anni, questo grande insegnante ha fatto di me un regista cinematografico. Quando poi ero abbastanza conosciuto come “cinematografaro” , quando ormai ero diventato famoso come regista di cinema, ho fatto anche teatro. E lo faccio ormai da un bel po’ di anni, da 45 anni più o meno.

SG: Che cosa ci può dire sul suo prossimo film, Ho servito il Re d’Inghilterra?

JM: Non abbiamo abbastanza soldi per farlo, come succede sempre in realtà. Ho un ottimo staff, cerco di continuare a lavorare con gente con cui ho già lavorato e soprattutto con quelli che sono ancora vivi del mio vecchio staff! Non vedo l’ora di iniziare a girare, però allo stesso tempo ho anche un po’ di paura… diciamo che secondo me dal cielo il signor Hrabal ci guarderà e si farà un bel po’ di risate a vederci fare un altro film su di lui.
“Vediamo lo stupidino che cosa riesce a fare da solo delle mie cose!” dice Hrabal dal cielo.

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