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Scrittura

Andrea Cortellessa

Le orecchie aperte alle generazioni?

La pluralità che manca

Immagine articolo Fucine MuteMatteo Danieli (MD): Siamo con Andrea Cortellessa e il suo ultimo lavoro editoriale, la sua ultima fatica. Ci puoi introdurre quest’opera?

Andrea Cortellessa (AC): Si intitola Parola Plurale [AA.VV. Parola Plurale, Luca Sossella Editore, 2005; l’intervista si è svolta nel mese di settembre del 2005, e non prende in considerazione La fisica del senso, volume uscito nel mese di giugno del 2006 per Fazi Editore e di cui Andrea Cortellessa è l’unico autore] ed è un’antologia della poesia contemporanea, dei poeti nati dopo il 1945 e che hanno esordito tra gli anni ‘70 e i giorni nostri; i poeti presi in considerazione sono 64 — all’incirca 1200 pagine per 20€, quindi un rapporto peso/prezzo abbastanza conveniente.

Al di là di questo è la prima antologia della poesia contemporanea fatta in gruppo, un gruppo di otto critici, in ordine alfabetico Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli, Paolo Zublena. L’idea è che non ci fosse un unico critico, un direttore dei lavori, un saggista che scrivesse l’introduzione e che poi ci fosse tutta una serie di materiali che in qualche misura si giustapponessero ma fosse tutto discusso faticosamente e molto liberamente in gruppo. Ci sono state diverse riunioni, abbiamo lavorato molto anche grazie alla posta elettronica, ci siamo scambiati i testi, proposti i testi, autori, sono state fatte letture, scritture, vagli, riscritture, è stato un lavoro molto lungo, 5 anni di lavoro…

MD: Fino a che generazione precisamente?

AC: Generazione degli autori antologizzati?

MD: Esatto.

AC: Dicevo, appunto, nati dopo il 1945 ma non ci sono termini di esclusione, nel senso che ci sono anche autori nati negli anni ’70, l’ultimo credo in ordine di età è Paolo Maccari che è nato nel 1975 ed ha trenta anni.

MD: Un autore molto recente, quindi, finisce l’antologizzazione, all’interno di un lavoro abbastanza serio dove i “giovani” arrivano fino a quaranta anni di età , i cosiddetti “giovani” ormai abbastanza adulti.

AC: Diciamo che in parte raccogliamo un’istanza che è quella della critica militante, nel senso che la generazione dei nati negli anni ’70 è stata molto presente nel dibattito della poesia contemporanea degli ultimi anni: ci sono autori molto interessanti, molto nuovi, che hanno pubblicato presso grandi editori come Elisa Biagini; sono poco conosciuti secondo me gli autori sulla quarantina che invece in qualche caso sono di grande valore e che abbiamo valorizzato inserendoli nella nostra antologia.

MD: Un’operazione forse un po’ troppo eccessiva quella della Mondadori sui “giovanissimi”…

AC: Quell’antologia è firmata da due poeti, Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi; entrambi dirigenti della casa editrice Mondatori. Secondo me, pecca proprio per la mancanza di spirito di ricerca, nel senso che si può fare un lavoro di quel genere forse vagliando con un po’ più di pazienza. Mi rendo conto che lavorare con voci nuovissime — si chiama Poeti Nuovissimi se non sbaglio [AA.VV. Nuovissima Poesia italiana, Mondatori, 2004], un titolo forse non molto felice — può anche invogliare a velocizzare al massimo i tempi; ma in questi casi bisogna pensare e ripensare, leggere e rileggere, vedere anche il lavoro degli altri, cosa che in questa antologia della Mondadori non si vede; negli ultimi 15 anni c’è stato un lavoro specifico sui giovani poeti fatto ad esempio da Franco Buffoni — che è un poeta a sua volta, saggista — che ha pubblicato otto antologie di giovani poeti con Marcos y Marcos, molto discusse, e apprezzate, in cui hanno esordito anche autori importanti. Forse tenere un po’ più da conto questi altrui lavori sarebbe stato interessante.

MD: I problemi critici su questo arco generazionale di trenta anni che avete coperto con il vostro gruppo di lavoro?

Immagine articolo Fucine MuteAC: Se ne parlava poco fa [pordenonelegge 2005, domenica 25/09: “Quali voci nel coro. A confronto i criteri di scelta per una antologia del secondo Novecento. Incontro con Enrico Testa, Andrea Cortellessa e Fabio Zinelli.”]. Ci sono naturalmente una serie di autori che possono anche piacere di meno, sia a me personalmente che agli altri antologizzatori, ma che sono presenti per motivi di rappresentatività storica: penso a Giuseppe Conte che per un certo periodo, negli anni ’80 fino all’inizio degli anni ’90, ha incarnato proprio l’idea di poeta che c’era nel nostro paese soprattutto a livello mediatico: cancellarlo da un’antologia del genere — come pure altri hanno fatto — secondo me significa cancellare un pezzo di storia, e che ci piaccia o meno è una storia che c’è stata ed era giusto includerlo pur criticandolo, nella fattispecie, per le sue scelte.
Poi ci sono tanti altri casi singoli, individuali; naturalmente si può discutere la presenza di questo o di quell’altro autore. Insisto sempre che l’antologia ha la sua specificità per il lavoro di gruppo, ma ha anche un’altra specificità di carattere più etico, deontologico se vogliamo, cioè quella di non essere il prodotto di poeti che a loro volta parlano di altri poeti.

Questa è la forma della comunicazione contemporanea sulla poesia più diffusa, su riviste specializzate in particolare, ma porta poi a delle storture, a delle sovrapposizioni tra ruoli, tra il poeta che si fa critico e il poeta che scrive poesie. Ci sono una serie di incomprensioni che possono derivare da questa sovrapposizione di ruoli e pur nel massimo rispetto per la critica scritta da poeti, capitolo importante del ‘900 da Raboni a Zanzotto a Sereni a Sanguineti, nel nostro caso per fare un’antologia il più possibile imparziale e rappresentativa, era una strada da scartare; abbiamo provato a fare una cosa un minimo distaccata dall’universo della poesia e che giocasse la carta di tenere l’ascolto aperto, gli occhi aperti, le orecchie aperte fino alle ultimissime generazioni.

MD: Una tua valutazione sulle nuove linee di tendenza della poesia come la poesia-performance.

AC: Naturalmente sono molto interessanti, ma in questa antologia, per il fatto che è un’antologia solo cartacea, è stato difficile rappresentarle: ad esempio una autrice non rappresentata, e bravissima performer, è Mariangela Gualtieri, i cui primi testi usciti per Einaudi qualche anno fa mi sembravano francamente più adatti al teatro che non alla lettura poetica tradizionale; invece i suoi ultimi lavori mi hanno molto convinto, mi sembra che sia davvero molto maturata, e probabilmente se avessimo avuto ancora un mese di tempo saremmo riusciti a inserirla, però ciò non toglie che la Gualtieri farà sicuramente un bellissimo lavoro in futuro e la ascolteremo con molta attenzione.

MD: Qualche nome degli anni ’70 per il futuro su cui tu scommetteresti?

AC: In parte l’abbiamo già fatto, abbiamo citato Paolo Maccari, Elisa Biagini, Flavio Santi e Massimo Sannelli… Ecco, Massimo Sannelli è un autore su cui molti scommettono e mi sembra effettivamente interessante.
Inoltre credo che Elisa Biagini sia davvero qualcosa di nuovo nel nostro panorama: per fortuna è uscita con un grande editore, e non sempre capita con le novità, e cioè per Einaudi. Il suo libro L’ospite, uscito l’anno scorso nel 2004, è davvero un libro di grande forza, di grandissimo impatto emotivo, non solo formale, ha una grande forza umana direi o forse “non-umana”, che però rappresenta alla perfezione — direi — alcune linee di forza e alcuni incubi della nostra contemporaneità.

Dal 22 al 24 settembre 2006 si rinnova l’appuntamento con pordenonelegge.it, il Festival del libro giunto alla sua settima edizione. Un evento che nel corso del tempo ha saputo convincere sia la critica più raffinata che il grande pubblico: lo scorso anno centomila persone hanno vissuto le strade e le piazze di Pordenone con la loro voglia di conoscere i libri e gli autori. Distribuiti nei tre giorni del Festival (ma il giovedì c’è anche Aspettando pordenonelegge.it…), gli oltre cento incontri sono stati affollati da una pacifica invasione di lettori-spettatori che cercavano nella vasta offerta del programma quel particolare percorso di dialoghi e conferenze in grado di diventare la “loro” manifestazione. pordenonelegge.it è un modo gioioso e non paludato di vivere i libri: unisce le persone sulla base dell’amore più bello che esiste, l’amore per le storie, per i racconti, per i sogni: in una parola, per la letteratura.


pordenonelegge.it è un’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio I.A.A. di Pordenone attraverso la propria Azienda Speciale Promecon e sostenuta da Regione Friuli Venezia Giulia, Provincia di Pordenone, Comune di Pordenone, Fondazione CRUP, Pordenone Fiere, Banca Popolare FriulAdria e Cinemazero. I curatori della manifestazione sono Gian Mario Villalta (Direttore Artistico), Alberto Garlini, Valentina Gasparet e Sara Moranduzzo.
Numerosissimi saranno gli ospiti e tutti di grande qualità: tanti stimoli, intrecci, dialoghi e suggestioni che “costringeranno” il pubblico a costruirsi, nell’ambito del Festival, un personalissima scala di priorità, scegliendo fra un incontro di filosofia o un spettacolo teatrale, fra una star della Tv o un grande autore straniero. Perché il mondo del libro è un mare onnivoro di sensibilità diverse, che pordenonelegge.it rispetta e a cui cerca di dare voce.

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