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Arte

Dall’Action Painting alla Body Art (IV)

Segue da Dall’action painting alla body art (III)

Lunedì 19 dicembre 2005 uscì su La Repubblica l’articolo di Cesare De Seta: “Günter Brus. erotismo e crudeltà, lo scandalo del corpo ”, che presenta la monografica dell’artista viennese precursore della Body Art a Barcellona. Leggendo quelle righe, naque in me l’interesse per l’artista.

Opera di Gunter Brus

Mio malgrado, ho scoperto che materiale tradotto in lingua italiana non ce n’è e anche quello disponibile in tedesco è in parte deficitario: risulta quasi impossibile presentare la vita e l’opera di Brus in maniera organica ed esaustiva. Günter Brus si rivela, infatti, artista eclettico, che non vincola l’arte con nessun programma definito. Volendo tracciare, quindi, un’analisi coerente del suo percorso creativo è necessario abbandonare l’idea di metodo convenzionale di analisi dell’arte. L’unico modo, perciò, possibilemi è sembratoconoscerlo e intervistarlo. Günter Brus vive con la moglie a Graz. L’intervista trascritta di seguito, durata 42 minuti e realizzata in Austria nell’aprile 2006, tocca tutte le sue fasi creative.

Il suo è un viaggio intorno all’opera. L’artista non si limita a sviluppare una poetica in termini evolutivi lineari, ma prende l’opera, la smembra, la sviscera, la presenta a 360°, utilizzando tutti i “modi della creazione” possibili. Chi “viaggia intorno” tenta, partendo dalle zone periferiche, di gettare uno sguardo all’interno dell’opera, ma la quantità realmente incalcolabile delle creazioni di Brus, che si condensano nei raggruppamenti più disparati, sfuggendo tuttavia ad ogni categorizzazione, impedisce di scorgervi un centro. La volontà di definire la sua opera rende difficile ottenere uno sguardo rappresentativo, in grado di filtrare questa totalità cogliendone gli elementi più significativi.

Opera di Gunter Brus

Si parte dalla pittura Informale, sulla scia dell’Espressionismo astratto in voga nel secondo dopo-guerra, rivisitandola in maniera innovativa, uscendo dai clichè americani già sedimentati. Si concentra sulla componente fisica nel concepimento dell’opera artistica. Questa è la chiave di volta per la nascita di quella che i critici d’arte contemporanei chiameranno poi Body Art: non più la tela, ma il suo corpo diviene il supporto più appropriato per esteriorizzare le angosce e i tormenti, che affliggono la società a lui contemporanea. Il suo corpo è dapprima solo dipinto, poi aggredito, marchiato, deturpato, ferito e mutilato: è l’Arte “Cisoria ” e l’inizio del Wiener Aktionismus (Azionismo Viennese).

Come prima la tela, adesso anche il corpo diventa limitante: ancora una volta Brus cambia supporto. Quello che per molti critici rappresenta una regressione, è invece un ulteriore evoluzione: continua il “viaggio intorno”. L’artista austriaco ritorna al disegno e al dipinto, scoprendo una figura figlia di Schile e di Klimt. Il carattere evolutivo e innovativo è dato dalla componente letteraria, che intrattiene con l’immagine un rapporto simbiotico, seguendo la regola del chiasma. Parole e immagini creano un continuo rimando fuori e dentro l’opera. Lo stesso artista definirà queste creazioni Bild-Dichtungen (“poesie pittoriche”). Parallelamente a questa fase Brus si fa assorbire dall’attività letteraria vera e propria, contando numerose pubblicazioni.

Flavio Fontanivive (FF): Da quale artista è stato principalmente influenzato?

Gunter BrusGünter Brus (GB): Soprattutto dagli espressionisti tedeschi, viennesi, come Kokoschka, Schiele e Gerstl, non famoso come i primi, ma che apprezzo molto.
Questi gli artisti che più mi hanno influenzato nel mio periodo di formazione. Successivamente mi sono ispirato ai pittori informali americani come Pollock, Klein, Rothko… dimenticavo, anche da Emilio Vedova. Menzionati questi, s’intuisce quale corrente mi appassionava.

FF: Ho ravvisato una qualche somiglianza fra le opere di Hans Hartung, in cui il gesto sembra voler cancellare ogni precedente nozione della realtà, e le sue prime opere su carta. Può essere questa “semantica della negazione” un concetto vicino alle sue Azioni?

GB: Non vedo alcuna somiglianza con Hans Hartung dal quale ho sempre mantenuto un distacco critico. Nelle sue opere sembra che vada di fioretto. Ho, invece, un contatto più diretto con Vedova. Il riferimento a Hartung, “azione per conoscere”, è relativo: l’Austria era una sorta di appendice della Russia, quindi gli influssi del mondo Occidentali stentavano ad arrivare. Noi appartenevamo ad uno pseudo blocco dell’Est. Pollock e gli altri artisti, infatti, erano conosciuti solo attraverso l’America-Haus (un circolo viennese, nda) e, inizialmente, solo poche e interessate persone potevano entrare in contatto con la cultura Occidentale, sempre in piccole dosi e mai attraverso testimonianze dirette. Per esempio, quando noi fissavamo le prime date dell’Aktion nessuno di noi sapeva che queste erano già state in qualche modo etichettate, poi arrivavano gli americani e dicevano: “non è altro che un happening!”.

FF: Lei ha spesso mostrato un corpo tumefatto e ferito. Cosa voleva suscitare nello spettatore mettendo in mostra lo strappo (Der Riss), la sutura (Die Naht) e la frattura (Die Spaltung)?

GB: Ci sono due momenti che meritano di essere sottolineati: il primo è d’ordine psicologico, nel quale l’automutilazione diventava sempre più importante per me. In Francia, Artaud proponeva di dirottare l’aggressività all’interno, così anch’io interiorizzavo quest’atto. Ciò è correlato perfettamente con la teoria, per cui nella Selbstbemallung ho abbandonato la tela e mi sono pitturato di bianco, stendendo il colore direttamente su di me. Col tempo la situazione si è così sviluppata, per cui la Selbstbemallung doveva decadere automaticamente per l’esaurirsi di tutti i colori. La naturale conseguenza era l’incidere direttamente la carne, e questo è il secondo momento.
Ho, così, abbandonato gli utensili del pittore per incidermi. Il processo è culminato nella Zerreissprobe, in cui non potevo più andare avanti perché l’autodistruzione fine a se stessa non m’interessava… la lascio ai successori: Gina Pane, Chris Burn negli anni ’70.

FF: Prende lei in considerazione la possibilità di scioccare lo spettatore?

GB: L’elemento shock ha giocato allora un ruolo in tutte le Aktionen. Non escludo lo shock, ma non era intenzionale. L’Aktion era il frutto del pensiero teorico e del disagio interiore. Lo shock non era, quindi, pianificato. Le automutilazioni hanno riguardato solo il periodo finale dal ’68 al ’70, due anni in cui divennero predominanti insieme alla defecazione. Le opere precedenti lasciavano presagire le Aktionen cui sono giunto e anzi, dal punto di vista estetico, oggi sono molto apprezzate, come la Wiener Spaziergang. Era molto gioviale e ironica e non violenta, ma la polizia non era d’accordo.

FF: Oggi la morte è percepita come qualcosa di lontano e ignoto. Nelle sue opere e Aktionen sembra che lei cerchi di avvicinare la morte alla vita, d’infrangere la barriera che le separa…

GB: Questa è naturalmente un’interpretazione, ma l’intenzione non c’è mai stata. Avrei ritenuto patetico occuparmi di morte.
Io ho sempre agito sul mio corpo, alcune volte su quello di mia moglie e su quello di mia figlia, anche se lei non capiva. Mia moglie Ana ha sempre avuto un’influenza molto forte anche su Otto Muel e Schwarzkogler e Hermann Nitsch.

Opera di Gunter Brus

FF: Come l’operato degli sciamani aveva uno scopo catartico nelle società primitive, anche nelle sue Aktionen l’obiettivo era purificatorio?

GB: Ero assolutamente convinto che, non il pubblico, o meglio, non gli spettatori fossero da redimere. Questo era il campo di Muel e Nitsch. Non sono mai stato dell’opinione di riuscire a ottenere questa redenzione catartica per il pubblico, quanto esclusivamente per me. Redenzione che era sempre e solo parziale, mai totale: non sono un santo!

Subentra nell’intervista la moglie di Brus, Ana

Ana Brus (AB): Questa domanda è stata posta più volte nel corso degli anni. Al tempo delle Aktionen nessuno aveva la ben che minima idea della figura dello sciamano. Probabilmente la gente che veniva a vederci non era per niente informata. Si può accostare la figura di Brus a quella dello sciamano solo a livello subconscio che poi si esteriorizza, ma non si parlava in ogni caso mai di sciamanismo.

GB: Ciò che è importante è il risultato, quello che si è fatto. Trovo molto interessante riferirsi allo sciamanesimo.
Alla mostra tenutasi a Barcellona sono stato molto criticato per via di quest’associazione con uno sciamano. Effettivamente, durante l’automutilazione, io mi straniavo dal dolore. Oggi non sarei in grado d’incidermi la carne, ma allora riuscivo ad interrompere il tasto del dolore, e questo ha qualcosa a che fare con lo sciamanismo. Ripeto: è riduttiva la spiegazione (delle sue “Aktionen”, nda) come di un atto sciamanico, ci vorrebbero in più le preghiere, le pratiche curative e di tutto ciò non avevo alcuna idea e non m’interessava.

FF: Vorrei porre l’accento sulle interrelazioni che si venivano a creare tra lo sciamano, il paziente e la comunità: possiamo rintracciare una possibile affinità con le sue Aktionen?

Opera di Gunter BrusAB: Gli sciamani operavano su un pubblico che era assolutamente disposto a partecipare al rito purificatore, o ad altri tipi di esperienza. Nell’azionismo e negli happenings non era assolutamente il caso: noi si andava a sbatter contro un muro, rappresentato dalla società conservatrice, in cui se qualcuno si spogliava era uno scandalo bestiale. Oggi si tende a dimenticarlo e a guardare il passato con occhi diversi.
Pochissime persone erano disposte a relazionarsi con le proprie debolezze: con la mortalità, con la nostra totale caducità. I giovani sono, oggi giorno, molto più vicini a questi temi, ma negli anni ’60 era una parete d’acciaio contro la quale ci s’infrangeva.

GB: Noi abbiamo aiutato ad abbattere questo muro. La conseguenza fu il movimento del ’68, che si è sviluppato fino a comprendere l’educazione dei figli, la sensibilizzazione all’antinazzismo e alla sessualità. Noi eravamo precursori di qualcosa, che poi purtroppo è sfociata anche nella pornografia.

AB: I fondamenti delle Aktionen sono stati assunti dalla massa e riciclati in pornografia e violenza fine a se stessa.

GB: L’arte stimola qualcosa, che spesso viene subito sfruttato dal consumismo e ridotto a strumento di potere […]. (Brus continua comprendendo nella sua analisi anche gli altri artisti e amici dell’azionismo, nda). Tutto quello che veniva prodotto da loro, dal punto di vista concettuale, era possentemente rifiutato dall’industria della pornografia. Ad esempio Baateuhse considerava disgustose le Aktionen di Otto Muel.

FF: Però sembra che il pubblico fosse partecipe di un “rito”?

AB: Assolutamente no! L’80% della gente che veniva a vederci, veniva perché “lì succede qualcosa: ci sono donnine nude, un paio di pazzi e c’è uno che si lacera il viso!”

GB: Era come un circo.

AB: Solo il 20%, probabilmente, era veramente interessato. Il classico 20% che esiste anche oggi! Se chiedesse oggi a una di quelle persone che rappresentavano il restante 80% direbbe certamente che eravamo dei pazzi!

GB: Ancora oggi solo i filmati ti scioccano, mentre le foto vengono accettate e apprezzate. Nelle foto nulla si muove, ma nel momento in cui, nel filmato, si vede l’artista che si incide la carne, questo turba ancora oggi.
Al festival cinematografico di Sulmona, in cui ho cercato di proporre le mie opere filmiche, ero stato costretto a sedere in seconda fila perché avevo dimenticati i miei occhiali in albergo. Quando mi alzai alla fine della proiezione, dei duecento spettatori iniziali, ne erano rimasti solo cinque. Negli anni Settanta c’erano degli appositi circoli cinematografici, che erano predisposti alla visione di tutti i generi. Paradossalmente alcuni filmati sono più scioccanti oggi che nei primi anni Settanta.

AB: La Zerreissprobe è un esempio lampante di questi filmati, assieme a quelli dove compaiono gli escrementi. Ognuno rifiuta l’idea che all’interno del proprio corpo ci sia una tale sporcizia. Nessuno vuole sapere.

GB: In due anni mi sono visto costretto a fare dell’autocensura, dopo uno spiacevole avvenimento negli Stati Uniti, a Palmbeach. Una coppia, che aveva visto una mia retrospettiva, dopo aver già prenotato (fermato) una mia Bild-Dichtung, vista un’Aktion, hanno rifiutato il disegno (Die Bild-Dichtung) per il disgusto che aveva suscitato in loro il filmato: non volevano custodire in casa l’opera di un artista così perverso. Questa è una reazione che supera di gran lunga l’idea dei preconcetti, intesi in senso freudiano: l’isteria anale non fa parte dell’arte. Le Aktionen, secondo i più, abbandonano l’arte, non hanno nulla a che vedere con l’arte.

Opera di Gunter Brus

A Sulmona, in seguito alla proiezione di Zerreissprobe, uno spettatore mi chiese se secondo me davvero ciò cui aveva assistito sarebbe mai potuto essere definito arte. Io risposi: “Non credo, ma potrebbe essere”. Il filmato forse no, ma le foto certamente sì. E allora quando penso che le foto della Zerreissprobe sono dei classici, mentre il filmato no… (Brus fa un cenno di smarrimento, nda)

AB: Tutto ciò va nella direzione della scienza e della psicologia. Secondo me è probabile che i filmati dell’Aktionen non verranno mai considerati arte di consumo, arte alla portata di tutti, quanto materiale per la scienza e la psicologia.

GB: Io credo che al giorno d’oggi si viva nell’Unterhaltungskunst (arte leggera,  nda), in una Spassgesellschaft, una società del divertimento, un fenomeno sviluppatosi soprattutto negli ultimi 15 anni: tutto è divertimento e la TV è simpatica, non si ha più l’interesse a confrontarsi con cose più complicate, con i tabù.

AB: Per questo ci cimentavamo con questi argomenti psicologici e filosofici, proprio perché riguardano i pensieri più profondi. Le Aktionen non erano divertimento, ma una ricerca di un qualcosa che lasciasse un segno nell’animo. Questo qualcosa, probabilmente, neanche oggi si riesce a cogliere… Forse persone come voi, che si interessano alla ricerca.

GB: Una minoranza positiva c’è sempre, grazie a Dio.

FF: Qual è il suo pensiero a proposito di tabù?

GB: La critica, soprattutto tedesca, continua, ancora oggi, a non riconoscere l’Azionismo Viennese e ad accomunare nello stesso pentolone sangue, feci e orge.

FF: Il fatto che le foto siano riconosciute e i filmati meno, le fa pensare che i suoi intenti siano falliti?

GB: Noi (gli artisti dell’Azionismo, nda) abbiamo combattuto, in gran parte vanamente, nel tentativo di distruggere questi tabù, ma la lotta spesso non fa altro che alimentare la paura d’infrangere certi limiti.
Per esempio, gli assorbenti intimi nelle pubblicità, vengono sempre macchiati con una sostanza blu e non rossa. Non voglio obbligare a tingere gli assorbenti di rosso, ma voglio solo prendere atto che si sfrutta sempre la possibilità di attutire i toni, di aggirare il problema, le questioni scomode.

AB: Si cerca sempre di rendere più appetibili le questioni delicate. Ogni uomo ha una certa vergogna per quello che lo riguarda in quanto corpo. Per questo ci si sofferma sull’anima, che è libera, senza corpo (senza materia) e prima o poi volerà da qualche parte. La gente ha paura del proprio corpo, perché al suo interno ci sono cose che non ci piacciono, che ci incutono timore.

GB: Ciò è dovuto all’atteggiamento negativo delle religioni nei confronti della corporeità, per questo si valorizzano i martiri.

AB: Nell’Islam la corporeità viene addirittura nascosta: “Guai a Dio, che non si veda il corpo!”.

GB: Anche ricordando Gesù Cristo, che probabilmente è davvero esistito come figura storica, vengono sempre marcati soprattutto la crocifissione e i momenti nei quali deve sopportare tutta una serie di soprusi a livello fisico, flagellazioni, dolore e sofferenza.

FF: In Wiener Spaziergang (La passeggiata viennese, nda), qual’era il significato della lesione, che tagliava la sua figura/il suo corpo in due?

Opera di Gunter Brus

GB: Il termine die Verlatzung (la ferita) è un po’ esagerato: al tempo non mi occupavo ancora direttamente di automutilazione. Non era propriamente una ferita, ma un’allusione a Kokoschka, soprattutto dal punto di vista formale: questo artista sembra, in molti autoritratti, dipingere con lo scalpello.
Volevo, inoltre, spostare l’arte dall’atelier, dalle gallerie, in mezzo alla gente. Penso di essere stato tra i primi che hanno portato avanti questo intento, anche perché non era una cosa facile. Il fotografo mi disse che sarei finito in manicomio. Perfino io, ad ogni incrocio, in macchina, abbassavo la testa per la vergogna. Alla fine è stato, comunque, divertente essere stato fermato da un poliziotto e essere stato multato.

AB: Non penso che sia casuale, che ciò sia avvenuto nella città di Freud e che la Spaltung (frattura, ferita, nda) rappresenti una schizofrenia: una divisione in due, un corpo separato in due parti, una doppia personalità. Noi, in fondo, non siamo un’unità, ci suddividiamo in molte parti. Non c’era solo la vicinanza tra Brus e Kokoschka, ma anche tra Brus e Freud, a sottolineare la comunanza tra arte e scienza e psicologia. […]

Opera di Gunter Brus

GB: Allora, l’Azionismo Viennese veniva considerato prettamente un fenomeno locale, mentre oggi è riconosciuto internazionalmente, eccetto che in Germania. I tedeschi stentano a riconoscere l’arte austriaca, nonostante siano, l’Austria e la Germania, paesi con la stessa lingua e cultura. Sono un artista riconosciuto in Italia, in Spagna, in Francia, mentre la Germania non nutre nessun interesse nei confronti della sfera psicologica da me esplorata. In Francia e in Spagna sono molto interessati, rispettivamente, alle mie opere letterarie e a quelle più passionali. In Spagna, soprattutto la Zerreissprobe, viene accolta molto positivamente. In Italia, i colpi inferti ai tabù (le opere più forti del biennio ’68 -’70), come anche in Germania, non sono apprezzate, mentre il resto delle mie opere riscuotono un notevole successo (c’è stata nel 2001 una mostra a Bologna dedicata all’artista, nda).
Hermann Nitsch, per rimanere all’Azionismo, viene, per il suo carattere barocco e religioso, apprezzato e amato in Italia ancora maggiormente.

FF: “Mein Koerper ist die Absicht, mein Koerper ist das Ereignis, mein Koerper ist das Ergebnis” (Il mio corpo è l’intenzione, è l’evento, il mio corpo è il risultato, nda). Perché ha abbandonato l’arte del corpo ed è tornato al disegno?

Opera di Gunter BrusGB: Questa affermazione risale al 1965. Nel 1970, dopo la Zerreissprobe, mi vidi costretto a interrompere il programma d’autodistruzione, in quanto non era più sopportabile per me e la mia famiglia. Comunque il passaggio alla Bild-Dichtung non rappresenta l’abbandono dei propositi dell’azionismo, ma la naturale continuazione. Irwisch (il primo libro dell’autore dal titolo “Argento vivo”, nda) è fortemente influenzato dall’Azionismo. Quello che non era più possibile rappresentare con il mio e l’altrui corpo, ho cercato di riportarlo il più realmente possibile con i disegni.
Mi sono trovato di fronte a un bivio: smettere (con la Zerreissprobe, nda) o andare avanti nell’unico modo possibile. Con le Bild-Dichtingen (Disegni-poesie) ho ottenuto risultati molto soddisfacenti. Tornare alle Aktionen non sarebbe stato davvero più possibile per me. Rimane il fatto che, di fronte a quel bivio, non ho smesso. Agli altri il giudizio.

FF: Ritiene che la lingua/linguaggio dei disegni sia più diretto?

GB: Non solo il disegno, ma anche la scrittura lo è. Ottengo risultati sia come scrittore, sia come disegnatore. Mi sono accorto, inoltre, che il rifiuto verbale delle Aktionen era così radicale, da sentirmi incompleto. La mia posizione puritana, con cui io e anche Schwarzkogler affrontavamo le Aktionen, è sfociata, per quanto mi riguarda, in una sensazione d’incompletezza, una perdita verbale, una perdita di “colore”… ad ulteriore spiegazione dell’evoluzione verso le Bild-Dichtungen.

Il mio passaggio dall’Aktion alla Bild-dichtung è sempre frainteso. Quando ho iniziato a dedicarmi alla letteratura e al disegno, i critici commentavano: “Ein Wilder wird zahm” (un selvaggio diventa mansueto, nda). Negli anni ’71-’72 sia Muel, sia Nitsch, sia Beuys, hanno avuto un cambio di struttura nella loro arte: Beus è passato agli oggetti, Beik è passato al video, nessuno ha più “agito”. L’unica eccezione è Nitsch, che, comunque, veniva dal teatro e voleva teatro. Secondo me è più un innovatore teatrale che un Aktionist. Nitsch non ha mai agito direttamente, a differenza di Schwarzkogler, Muel… lui ha sempre diretto, agiva in maniera ritirata. La sua è una figura di regista-attore.

FF: Che cos’è la censura?

GB: I problemi che riguardano la censura e i guai con la giustizia appartengono al passato e sono eventi ormai dimenticati.

FF: Lei ha menzionato prima l’autocensura che ha dovuto compiere su un suo filmato. Perché l’autocensura se prima è sempre stato soggetto alla censura da parte dell’opinione pubblica?

Opera di Gunter BrusGB: Non ho più voglia di impaurire la gente, né qui a Graz né, tanto meno, da altre parti. Non m’interessa! Non voglio più essere visto di traverso. Quando vado nell’osteria del paese non mi va più di essere additato come quello che si è fatto cagare in bocca. Sono cose che oggi mi disturbano particolarmente, per non parlare della mia famiglia. Non ho più 22 o 25 anni per scardinare le convinzioni, non ne ho più voglia! Voglio solo la mia pace!
Non ha nulla a che fare con la viltà. Fossi stato vile non l’avrei proprio fatto.

FF: All’inizio ripudiato, oggi riconosciuto. Come vive lei questa contraddizione?

GB: C’è solo una risposta, provata storicamente: Schiele, anche, avrebbe avuto un notevole successo in patria se fosse diventato sessantenne, settantenne, forse anche prima; Kokoschka era ritenuto feccia e disse che non avrebbe mai più calpestato la terra d’Austria, similmente a me. Poi è diventato vecchio e a dipinto il presidente della Repubblica austriaca e l’Opera di Vienna.

AB: I premi che mio marito ha ricevuto appartengono all’ipocrisia del popolo. Se ai politici che hanno deciso di premiare mio marito si mostrassero le Aktionen nella loro interezza, sono sicura che cascherebbero per terra, svenuti. Certamente si pentirebbero di avergli dato un premio. Sono sicura al 100% che i politici che hanno stretto la mano a Brus e che con lui si sono complimentati per la sua arte, sono degli ipocriti. Nessuno di loro crede che sia un grande artista. Innanzitutto perché non si sono interessati a ciò che realmente fa; secondo, hanno una paura matta di cimentarcisi. Ma è proprio del politico apparire innovativo, anche Berlusconi potrebbe conferirgli un premio e questo sarebbe davvero ipocrita.

GB: Ascoltare i discorsi dei politici durante le consegne dei premi artistici è interessante! Quante gaffes fanno: Christian Ludwig Attersee venne presentato dal politico di turno come Hans Ludwig Ant…!

Biografia


Günter Brus nasce il 27 Settembre 1938ad Ardine in Stiria, Austria. Suo padre dipinge e scrive poesie nel tempo libero. In questo Brus stesso riconosce un fondamento della educazione artistica e poi della sua carriera. Tra il ’54 e il ’58, un amico di famiglia riconosce nel sedicenne Günter Brus del talento nell’arte e convince i genitori ad iscriverlo alla scuola d’artigianato e d’arte a Graz. Negli anni successici, finita la scuola d’artigianato, Brus è ammesso all’Accademia di Arti Applicate e poi all’Accademia delle Belle Arti, a Vienna. Dopo avere seguito con molta partecipazione i corsi di pittura di Eduard Baumer, consegue il diploma prematuramente nel 1960.
Nell’estate del 1960 soggiorna a Mallorca, in Spagna, con Alfons Schilling, un compagno d’accademia. Lì, i due amici incontrano l’artista Americano Joan Merrit e vengono impressionati dall’Espressionismo astratto. Brus comincia a pitturare, ispirato dall’arte Informale. Al loro ritorno visitano il Prado Museum a Madrid. Questa è la prima volta che Brus ha l’occasione di vedere le opere di Francisco Goya dal vivo: da quel momento in poi Brus si sentirà sempre attratto da Goya. L’anno seguente, Brus conosce Otto Muehl, artista austriaco di diciotto anni più. Inizia un lungo periodo di collaborazione. Nel ’64 Brus incontra il regista sperimentale Kurt Kren, con il quale idea la sua prima Aktion “Ana”, mentre il5 Luglio 1965mette in atto l’azione Wiener Spaziergang: una passeggiata nel centro storico di Vienna, che genera molto scalpore. A questa esibizione segue un dibattito pubblico nella galeria di Stainger.
Nel Marzo 1967 nasce la prima figlia Diana. Brus sviluppa una nuova performance dal titolo Aktion mit Diana. Le intense collaborazioni artistiche con Otto Muehl si fanno sempre più sporadiche, mentre aumentano quelle con Schwarzkogler. L’anno sucessivo, a luglio,Brus realizza presso l’università di Vienna “Kunst und Revolution” (“Arte e Rivoluzione”), azione che conduce al suo arresto e ad una sentenza di condanna a sei mesi di detenzione per vilipendio ai simboli dello stato. Scappa in Germania. Nel 1969 muore l’amico e artista Rudolf Schwarzkogler.
Nel ’70 Brus concepisce e mette in scena a Monaco di Baviera, il 19 Giugno, l’ultima sua Aktion, la Zerreißprobe (“Prova di lacerazione”). Tra il ’72 e il ’73 Brus lavora al suo primo libro Irrwisch (“Argento vivo”). In seno a quest’opera letteraria nascono i progetti delle Bild-Dichtungen (“Poesie pittoriche”). Dal ’77 al ’84, sidedica esclusivamente all’attività letteraria. Nel 1997 Brus vince il “Grosser Österreichischer Staatspreis” (“Grande premio dello stato austriaco”).
Due anni dopo sisottopone ad una delicata operazione e rimane molto tempo in ospedale. Approfondisce durante la degenza il suo interesse per la fotografia, creando un college d’immagine e testo, chiamato Bauchouffnung (“Stomaco aperto”).
Nel 2004 vince il premio Oskar Kokoschka a Vienna.
Attualmente vive a Graz insieme alla moglie Anna.

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