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Cinema

Daniele Vicari

Il passato è una terra straniera

Locandina del film Il passato è una terra straniera di Daniele VicariÈ molto orgoglioso del suo ultimo lavoro Daniele Vicari, regista laziale finora noto soprattutto per il David di Donatello alla miglior opera prima, ottenuto nel 2003 con Velocità massima. Il nuovo lungometraggio, Il passato è una terra straniera — uno dei sei film italiani in concorso nella terza edizione del Festival del cinema di Roma — è stato ben accolto dalla critica. Certo, la notizia secondo cui la Commissione censura ha deciso di vietare il film ai minori di 14 anni ha un po’ ha rammaricato il regista, che si consola pensando a Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci e commentando che «la storia del cinema l’hanno fatta proprio i film colpiti dalla censura».

Il passato è una terra straniera — girato l’anno scorso tra Bari e Barcellona e realizzato con i contributi dell’Apulia film commission — è tratto dall’omonimo romanzo del magistrato barese Gianrico Carofiglio. Non nuovo alla trasposizione su schermo dei suoi romanzi — la trilogia dell’avvocato Guerrieri è diventata una fiction televisiva con Emilio Solfrizzi — Carofiglio ha scritto la sceneggiatura assieme al fratello Francesco, con Massimo Gaudioso e con lo stesso regista.
La storia è quella dell’amicizia tra Giorgio (Elio Germano), studente universitario modello, e Francesco (Michele Riondino, al suo esordio cinematografico). Sullo sfondo, un vortice di partite a poker truccate e strani episodi di violenze sessuali, che sembrano risucchiare irrimediabilmente i protagonisti. Il cast registra anche la presenza, in piccoli ruoli, di Romina Carrisi — che interpreta la fidanzata di Giorgio — Valentina Lodovini, Marco Baliani, Chiara Caselli, Daniela Poggi, Lorenza Indovina e Maria Jurado.

Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci (la stessa casa di produzione di Gomorra) e in 170 sale italiane dal 31 ottobre, il film vanta anche una chicca: la canzone Stanotte, che si ascolta mentre scorrono i titoli di coda, è stata scritta dallo stesso Daniele Vicari insieme con Elio Germano ed è interpretata dalle “Bestie rare”, il gruppo hip hop dell’attore.

Valeria Blanco (VB): Vicari, il suo film in cosa si discosta dal romanzo di Gianrico Carofiglio?

Daniele Vicari (DV): Il libro è ricco di sfaccettature. Nella sceneggiatura ho voluto spingere più sull’amicizia tra i protagonisti e far passare l’aspetto poliziesco, che nel romanzo è centrale, piuttosto in secondo piano. E poi, mentre il romanzo è ambientato nel 1989, nel film parlo dell’oggi. Questo dipende in parte alla mia idea di intendere il cinema, in parte dai temi affrontati, che trovo di un’attualità sconvolgente.

Una scena del film Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari

VB: Su che base ha scelto Elio Germano e Michele Riondino per le parti dei due protagonisti?

DV: Elio Germano mi è sempre piaciuto. L’ho chiamato a interpretare Giorgio tre anni fa, poco prima del successo ottenuto grazie all’interpretazione di Accio in Mio fratello è figlio unico, che gli è valsa anche il David di Donatello come miglior attore. Il suo, però, è un personaggio abbastanza comune nella letteratura di tutti i tempi: il classico inetto che non sa bene cosa fare della propria vita. Problemi maggiori destava la figura di Francesco, perché è un personaggio inusuale.

VB: Finché alla fine non ha incontrato Michele Riondino, che è al suo esordio cinematografico…

DV: Prima di lui ho “provinato” centinaia di attori, noti e meno noti, tra i venti e i trent’anni. Michele è emerso rispetto agli altri perché, in rapporto alla sua giovane età, ha doti attoriali fuori dal comune. È stato capace di approfondire il personaggio: ad ogni provino faceva un passo avanti. E poi ha caratteristiche fisiche straordinarie: un bel volto, uno sguardo penetrante. Sono anche andato a vederlo a teatro, quando interpretava una parte in Cani di Bancata di Emma Dante, e non ho più avuto dubbi. Quando Elio e Michele si sono incontrati si sono subito riconosciuti: è nata un’alchimia tale da convincermi, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che erano la coppia giusta per il film.

VB: Il suo film racconta un Sud dal doppio volto: a quello solare, se ne affianca uno oscuro e torbido.

DV: Trovo che il Sud nel cinema sia spesso raccontato in maniera pauperistica. Io che ci ho vissuto due mesi durante le riprese, ho trovato una Bari che non mi aspettavo: scintillante forse anche più di Barcellona. Certo, lì come in genere nel Meridione d’Italia, sono evidenti anche contraddizioni pazzesche, contrasti dimenticati che si notano soprattutto nelle periferie. Ho voluto soffermarmi proprio sulle zone della città che sono maggiormente in conflitto con la modernità: i vicoli della città vecchia, i quartieri periferici e quelli malfamati. La sceneggiatura mi ha dato però anche modo di spaziare e raccontarne tutti i mondi: dai “sottani”, i bassifondi, fino agli ambienti più altolocati. Mi ha colpito molto anche la partecipazione collettiva della gente alla realizzazione del film: ho visto la città riconoscersi, orgogliosa di essere rappresentata.

Una scena del film Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari

VB: Com’è arrivata la sua convocazione al Roma film fest?

DV: È arrivata alcuni mesi fa, in tempi non sospetti, prima delle polemiche politiche sul festival. Il film è piaciuto molto ai selezionatori ed essere accolti con entusiasmo fa sempre piacere. Mi è dispiaciuto che, proprio mentre lo presentavo a Roma, la commissione censura abbia deciso di vietare il mio film ai minori di 14 anni. Come ho già avuto modo di dire, la censura mi sembra una sopravvivenza da Medioevo.

VB: Alla luce dei recenti lavori visti negli ultimi mesi, quale crede sia l’attuale stato di salute del cinema italiano?

DV: Possiamo essere contenti: dal punto di vista qualitativo trovo sia incoraggiante che una nuova generazione di registi, e penso al successo ottenuto a Cannes da Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, stia ottenendo risultati notevoli. Ma c’è grande confusione dal punto di vista produttivo: lo Stato continua ad arretrare, i finanziamenti diminuiscono. Spero solo che ciò non sia dovuto alla volontà politica di stroncare sul nascere questi nuovi fermenti.

VB: Lei si impegna in prima persona nella promozione del cinema di qualità. Sembra sia stato in parte merito suo la partecipazione del regista Pippo Mezzapesa alla Settimana della critica dell’ultima Mostra del cinema di Venezia, conferma?

DV: Ho conosciuto Pippo a Bari, proprio nel corso delle riprese di Il passato è una terra straniera, perché ha realizzato il filmato del backstage del film, ora visibile su youtube. Ma lo conoscevo già come giovane regista di talento: alcuni anni fa aveva vinto, con il cortometraggio Zinanà, il David di Donatello. Pippo mi ha fatto vedere il suo singolare documentario Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate. È la storia, grottesca ma vera, di un quarantenne che sogna di fare il becchino in un cimitero. Quando finalmente ottiene un posto a termine in una piccola frazione del Barese, la gente smette di morire, frustrando la volontà di Pinuccio di fare il suo mestiere. Mi è piaciuto molto e l’ho fatto arrivare al mio produttore, Gregorio Paonessa. Così Pinuccio ha preso la strada canonica verso Venezia. Credo che Mezzapesa, nel cinema, abbia un futuro.

Daniele Vicari

VB: Cosa c’è, invece, nel suo futuro?

DV: Ho appena iniziato a lavorare a un nuovo film che sarà ambientato a Genova: è la storia di Edoardo “Edo” Parodi, il miglior amico di Carlo Giuliani, anche lui morto in circostanze misteriose alcuni mesi dopo il famigerato G8 e l’omicidio di Giuliani.

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