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Musica

Maurizio Blatto

L’ultimo disco dei Mohicani

Mi scusi, avete qualcosa di polifonia zulù?

Maurizio Blatto

Maurizio Blatto, firma importante di Rumore, vende dischi assieme al “signor Franco” da Backdoor, in via Pinelli a Torino. Il suo libro, L’ultimo disco dei Mohicani, non è uno stupidario dove trovare le uscite più demenziali in ambito musicale, come quelli dedicati ai parlamentari, alla scuola e via dicendo. Non è nemmeno una specie di “Mai dire play”, nel quale Maurizio fa le veci di Carlo, Marco e Giorgio. Forse è la versione vinilica di Clerks, col commesso buono e quello cattivo coinvolti in scene surreali con la clientela.

Di certo L’ultimo disco dei Mohicani è un libro su di una passione/malattia, la musica, quella che ci fa accantonare i lavori “seri”. Poi è lo spaccato di un quartiere, con le sue particolarità e le sue miserie. Infine è una commedia amara sull’umanità che entra al Backdoor, personaggi che fanno allegria e tristezza contemporaneamente, alla stregua di un ragionier Ugo Fantozzi o di un conte Mascetti – basta leggere i racconti delle visite dei due gestori nelle case di chi voleva vender loro i suoi dischi (il Backdoor non è un negozio con le sole ultime novità, anzi…). Certo, come dimostra il tour nelle librerie e l’entusiasmo su tutti i forum “di settore”, L’ultimo disco dei Mohicani fa spaccare in due dalle risate:

– Ha anche nastri piccoli?
– Cioè?
– Quelli che non si fermano mai, tipo segreterie telefoniche. Me ne servono con le musiche di Natale, che le devo mettere nel presepe. Me ne dia sette.

C’è qualcosa di più, però. Insisto: lo stile di Blatto, asciutto, leggero e (auto)ironico il giusto, aiuta tantissimo ad allargare il pubblico dei potenziali interessati. Probabilmente Maurizio non ha solo la stoffa del recensore (o del polemista, vedremo), ma proprio quella del narratore, senza tanti fronzoli e senza velleità. Arriviamo quasi ultimi, ma abbiamo voluto sentirlo comunque…

L'ultimo disco dei MohicaniFabrizio Garau (FG): Fai il lavoro più bello del mondo, come t’ha detto quel cliente?

Maurizio Blatto (MB): Be’, per me sì. Me lo sono andato a cercare dopo la fulminea carriera da avvocato. È chiaro che per apprezzarlo devi essere un vero appassionato, vendere i dischi dei Beach Fossils non è esattamente come pesare i cetrioli. Devono trasparire le tue preferenze, necessita che tu trasudi mania e devozione verso la musica. In ogni caso, ogni volta che alzo la serranda sono contento, questo è innegabile.

FG: Ti troviamo al Backdoor, negozio di Torino, ma pure su Rumore, uno dei magazine musicali italiani più conosciuti. Perdona l’impreparazione: scrivevi già di dischi prima di venderli? Cosa ti appassiona di più, a parte ascoltarli?

MB: In realtà ho iniziato a scrivere “ufficialmente” soltanto dopo aver debuttato come commesso da Backdoor. Prima avevo progettato non so quante fanzine. Quella che è andata più vicino a venir stampata si chiamava Black Coffee. Ne faceva parte anche Carlo Bordone, che ora scrive sul Mucchio Selvaggio. Divertentissimo immaginarle. La parte della “creazione” mi ha sempre stimolato, anche nelle diverse riviste con le quali ho collaborato. Una su tutte Label, lì ogni numero era legato a un tema. Abbiamo infilato persino gemelli, ripostiglio e aragosta. Puoi immaginarti il brainstorming psichedelico che accompagnava le riunioni di redazione. Sono un grande fan delle liste di ricerca. Scrivere i titoli che cerchi, cristallizzare le scene musicali in una top ten imperdibile. Deliri da maniaci che non smettono di sedurmi. Quasi sempre, mentre leggo le mille riviste musicali che compro, scrivo su un foglio a matita (un vero amanuense medievale…) i titoli che mi incuriosiscono. Non mi faccio mancare nulla…

Maurizio Blatto

FG: Stupidari scolastici, parlamentari, medici, dei call-center… Grazie per non aver solo fatto l’ennesimo elenco usa & getta di frasi allucinanti: hai scritto dei racconti. Cosa avevi in mente quando hai iniziato a battere sui tasti? Stupidario, storia di un negozio, spaccato di un quartiere…

MB: Epopea di un mondo minore. Gli appassionati musicali, il quartiere popolare a ridosso del centro, la Torino multietnica e lessicalmente creativa.  Mi interessava questo. Poi avevo la netta sensazione, confermata dalle innumerevoli versioni “live” tra amici,  che le storie funzionassero. Lo stupidario è limitato alle veloci introduzioni iniziali, le pillole cazzone che aprono i paragrafi.

FG: Tanti ritratti nel tuo libro. Alcuni giustamente spietati (quello che dava le dritte ai Massive Attack), ma certi altri erano necessari? Intendo dire che certe solitudini sono insopportabili. Sembra come in Amici Miei o Fantozzi, dove ridi quasi sempre, ma hai dei momenti di amarezza indicibili. Sensi di colpa verso qualche cliente?

MB: Intanto grazie per i paragoni lusinghieri. È esattamente a quel mondo che ho guardato spesso mentre scrivevo. Nessun senso di colpa. Senza alcuna furbizia ruffiana, dico spesso che “sono uno di loro”. Cosa vera, ne condivido follie e tempo reale speso insieme. Comunque molti sono stati avvertiti in anticipo. Far parte di questo libro li ha entusiasmati (commovente, no?). Quelli più strabilianti, tipo Beissline, il tipo che ha inventato i Massive Attack,  grazie al cielo sono “mancanti” da tempo. Anzi, temo che se Beissline si ripresentasse dovrei pagargli qualcosa in termini di royalties, il suo pezzo è diventata la mia Satisfaction.

FG: A proposito di Massive Attack, come mai gli Offlaga Disco Pax portano in giro l’episodio della beissline?

MB: Io sono un fan degli Offlaga della prima ora. Max Collini, la loro voce, ha comprato il libro e si è divertito. Il loro tour recente partiva proprio da Torino e lì, come sorpresa, hanno letto Beissline su un tappeto di moog al termine del concerto, come bis. La cosa ha funzionato e loro sono stati così gentili da farlo per tutte le date successive. Un onore e un gran veicolo promozionale per me. Che Yuri Gagarin possa proteggerli dall’alto.

Maurizio Blatto

FG: E del tuo giro, invece? Sembra tu stia avendo grande successo coi reading nelle librerie…

MB: Effettivamente sì. Sono in una sorta di tour perenne. Presentazioni classiche in libreria, reading nei locali e anche esibizioni con il Trio Mohicano. Ad accompagnarmi in questo caso sono Fabrizio Modonese Palumbo (Larsen, (r), Blind Cave Salamander) e Paolo Spaccamonti (fuori in questi giorni il suo ottimo Buone Notizie). Due chitarristi, musiche composte per l’occasione e letture scelte dal libro. Uno spasso per me, devo essere sincero.

FG: Dopo aver finito L’ultimo disco dei Mohicani, t’è venuta voglia di scrivere qualcosa in cui la musica non abbia un ruolo? Misurarti sulla lunga distanza senza la tua coperta di Linus? Te lo chiedo perché, quando smettevo di ridere, pensavo che – al di là di tutto – sei un narratore.

MB: Un’idea ce l’ho, più strettamente narrativa. Penso che sarebbe il caso di misurarsi con un romanzo. Mi chiedono spesso di scrivere una sorta di Ultimissimo disco dei Mohicani. Di sicuro non mi mancherebbe il materiale, ma direi che questa storia è stata fortunata e va bene che rimanga così, senza appendici per il momento. Detto questo, dall’uscita del libro, a parte le mie collaborazioni giornalistiche, non ho scritto una sola riga. Troppi dischi da ascoltare.

FG: Otto, nove anni fa abbiamo intervistato il tuo collega Girolami. La discussione aveva sempre in qualche modo a che fare con la vostra su Rumore, cioè più o meno sul come adattarsi ai cambiamenti nel modo di occuparsi di musica di questi anni e che cosa stanno portando. Nella nostra società in otto, nove anni tutto viene travolto, eppure la carta c’è, le etichette propongono edizioni in vinile (in cassetta addirittura)…

MB: Dopo una sorta di ground zero dove sembrava che tutto dovesse “evaporare”, io vedo un buon ritorno dei supporti fisici, soprattutto quelli legati al mondo indipendente. Vinili, cassette (ma anche cd ben curati) dimostrano che un bell’oggetto, venduto a un prezzo equo, ha ancora un forte potere attrattivo. Gli appassionati non smetteranno mai di glorificare in “qualcosa” la propria musica preferita.

Maurizio Blatto

FG: In conclusione, il signor Franco è contento perché fai girare il nome di Backdoor o e più incazzato perché lo fai passare per un manicomio?

MB: Mi duole segnalare il compiersi di un fatto grave: il Signor Franco sta diventando buono. La gente non lo riconosce quasi, sembra la versione edulcorata di se stesso. Spero legga questa intervista così si incazza e ritorna il Torquemada di sempre.

Date un occhio (e due orecchie) al Backdoor.

***

L’ultimo disco Mohicani esce per Castelvecchi Editore.

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