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Fumetto

Sergio Bonelli, l’innovatore del fumetto italiano

Il fumetto italiano è destinato a cambiare dopo la morte di Sergio Bonelli. Con la sua scomparsa si segna una cesura fra il prima e il dopo, fra una concezione del fumetto che c’era e una nuova che si delineerà inevitabilmente nel corso dei prossimi anni.

Sergio Bonelli

Sergio Bonelli e la sua casa editrice hanno attraversato la storia culturale e di costume del nostro Paese a partire dalla seconda guerra mondiale fino ad oggi. Tutto inizia quando il padre Gian Luigi rileva nel 1940 i diritti della rivista a fumetti Audace, creando insieme alla moglie Tea una redazione, una specie di casa editrice che inizia a pubblicare e distribuire nell’anno successivo la rivista trasformandola in albi giornale. Gian Luigi era un autore di romanzi d’avventura degli anni Trenta che dal ’40 in poi si presta al mondo del fumetto senza mai più farvi ritorno, come lui stesso amava ricordare. I primi anni vedono pubblicati fumetti come Furio Almirante, creato nel 1941 per i disegni di Carlo Cossio, che narra le avventure di un pugile molto baldanzoso; o Occhio Cupo, nato nel 1948 e disegnato da Aurelio Galleppini: storia ambientata durante le guerre anglo-francesi di fine Settecento per la conquista del Canada, che vede come protagonista un nobile francese accusato ingiustamente di un omicidio. Lo stesso anno nasce il personaggio che cambia la storia del fumetto italiano: Tex.

TexGian Luigi Bonelli, separatosi dalla moglie Tea, crea la figura di questo ranger ex fuorilegge nel 1948. Il 30 settembre di quell’anno viene pubblicato il primo albo a striscia per i disegni, ancora, di Galleppini. Il suo sarebbe stato un destino breve, come tutti i personaggi creati allora, se le vendite via via crescenti non avessero assicurato la continuità delle pubblicazioni e delle ristampe, diventando così un successo che continua fino ai giorni nostri. Sergio cresce in quest’ambiente di autori e disegnatori di fumetti che girano sempre in casa: inevitabilmente ne risente dell’influenza sia dal punto di vista artistico (grazie alla presenza del padre) che da quello organizzativo (grazie alla efficienza e laboriosità della madre). Così alla fine degli anni Cinquanta, quando la madre ha l’intuizione di ristampare Tex in un formato nuovo (quello che tuttora si chiama “formato Bonelli”) che prevede tre strisce sovrapposte per pagina, Sergio compie i suoi primi passi sia come sceneggiatore che ricoprendo la carica di direttore della casa editrice.

Sulla scia del successo di Tex, i personaggi sfornati dalla casa editrice sono quasi tutta di ambientazione western. Anche Sergio non sfugge a questa regola, scrivendo sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta (per non portare imbarazzo al nome paterno) le storie de Un fanciullo nel Far West, disegnate da Franco Bignotti, ironiche e spericolate avventure di un teen-ager nel mondo della Frontiera, e quelle del Giudice Bean, disegnate da Tarquinio, anch’esse ambientate nella seconda metà dell’Ottocento in America. Entrambe le pubblicazioni hanno vita breve, fra l’altro il padre Gian Luigi corre in aiuto del figlio negli ultimi numeri delle due serie. Ma il ghiaccio è stato rotto e il giovane Sergio ha maturato l’esperienza necessaria per compiere il grande salto: la creazione, nel 1961, di Zagor, un personaggio che si differenzia nettamente dal western classico, perché si inserisce in un mondo nello stesso tempo reale e immaginario quale è la foresta di Darkwood. Se, infatti, possiamo collocare geograficamente la selva a sud dei Grandi Laghi nord-americani in un periodo che corrisponde alla prima metà dell’Ottocento, usando le parole dello stesso Sergio Bonelli, «Darkwood è situata nel mondo della fantasia, e non in quello della realtà». E questo mondo fantastico è funzionale a Guido Nolitta «dal momento che volevo realizzare storie fantasiose non legate a precisi schemi storici e geografici». Il background culturale che sta dietro a questo personaggio sono i film degli anni Quaranta e Cinquanta di cui si è imbevuto il giovane Bonelli, per non parlare di tutti i fumetti letti in gioventù.

ZagorIl successo di Zagor continua tuttora, dopo cinquant’ anni. La foresta di Darkwood, ma non solo questa, è teatro delle avventure del bianco Patrick Wilding, divenuto, grazie alle sue tragiche esperienze, lo Spirito con la Scure, Za-gor-te-nay, ovvero un  inviato del Grande Spirito presso le popolazioni pellerossa che vivono nella foresta. Il suo ruolo, come ha scritto Moreno Burattini, attuale responsabile della collana e principale sceneggiatore delle storie, «è quello di mediatore fra la cultura bianca e quella rossa», rendendo la foresta di Darkwood «una metafora della società multietnica». L’attualità del personaggio, e con essa il suo continuo successo, sta anche in questo aspetto, oltre alla capacità di mescolare in modo originale generi diversi, quali il western, il fantasy, l’horror (sì, anche questo, decenni prima di Dylan Dog, in un modo lontano dallo splatter e, non di rado, proponendo il dubbio se anche il mostro non avesse diritto alla pietà di Zagor e del lettore).

Sergio Bonelli, in realtà, non si ferma al suo lavoro di sceneggiatore, ma pensa a come espandere la sua casa editrice, a come offrire al pubblico una rosa sempre più vasta e articolata di pubblicazioni di qualità. Potremo definire questa la sua stella polare, l’obiettivo del suo lavoro di editore, che poggia le sue fondamenta sul grande rispetto del gusto del lettore. Il suo fumetto, definito “popolare”, viene accudito e fatto crescere e sviluppare con cura, impegno, dedizione e amore. Ne sono la prova tutte le pubblicazioni originali e di qualità che si susseguono a partire dalla fine degli anni Sessanta. Nel 1967 viene alla luce la Collana Rodeo, dedicata soprattutto alla Storia del West, ovvero a quell’affascinante affresco storico e avventuroso creato dal maestro Gino D’Antonio, con il quale si abbraccia tutto il periodo temporale della conquista del west. Esso viene attraversato dalle storie immaginarie di una famiglia, che vive, con i suoi vari componenti, tutte le tappe fondamentali della Frontiera americana, incontrandone i veri protagonisti storici.

I protagonisti del west - GeronimoIl taglio della serie è, nello stesso tempo, avventuroso e critico della retorica del West: le vicende dei pellerossa sono vissute in modo partecipato, i protagonisti da una parte e dall’altra sono rappresentati nella loro umanità. Bonelli propone una serie moderna, anticipatrice di altre due che avranno carattere dirompente, alcuni anni dopo, nella visione del west americano. Si tratta, rispettivamente, de I protagonisti di Rino Albertarelli, pubblicata nel 1974 e di Ken Parker della coppia Giancarlo Berardi ai testi e Ivo Milazzo ai disegni, pubblicata a partire dal 1977. Con la prima, si vede il ritorno alla casa editrice del grande maestro e conoscitore del West, che, in quest’opera, presenta in modo storicamente documentato e antiretorico le biografie di diversi protagonisti del mito della frontiera, come Custer, Geronimo, Toro Seduto e altri. Dopo dieci numeri la serie purtroppo chiude a causa della morte dello stesso Albertarelli. Ken Parker segna una rivoluzione per contenuti e stile nel fumetto seriale italiano. La storia di un uomo, e non di un eroe, in una cornice in cui vengono trattati temi di assoluta modernità e universalità quali la discriminazione razziale, il lavoro, la condizione femminile. Pur perfettamente inserito nell’epopea western Ken Parker sa parlare ad un pubblico universale e lo fa con uno stile che, per la prima volta nella casa editrice, si libera dalle gabbie espressive in cui i personaggi precedenti sono stati inseriti. La narrazione ha un forte taglio cinematografico, le didascalie via via scompaiono. Sergio Bonelli ama molto questa serie, pur non pensando, all’inizio, così come neppure i suoi ideatori, che possa diventare la serie di culto che oggi è. Tanto che la segue sempre nel suo lungo e sfortunato viaggio editoriale, riprendendola sotto le sue ali, dopo che si era avventurata in una coraggiosa ma antieconomica esperienza editoriale in rivista operata in proprio da parte dei suoi autori.

Mister No

Due anni prima, nel 1975, Sergio Bonelli/Guido Nolitta aveva creato un altro indimenticabile e, a suo modo, rivoluzionario personaggio: Mister No. Si può dire che sia il suo character più amato, perché figlio delle innumerevoli esperienze di viaggio in Sud America, e nell’Amazzonia in particolare, vissute in prima persona a partire dal 1968. Mister No, ex soldato americano, ora pilota di uno sgangherato piper per turisti, ritiratosi a vivere nella Manaus degli anni Cinquanta in cerca di serenità, assomiglia nell’indole e nel carattere a Sergio Bonelli. È il primo anti-eroe della casa Bonelli: ancor prima di Ken Parker, Jerry Drake (il suo vero nome) è un uomo a cui capita di scontrarsi con farabutti e criminali anche in quello sperduto angolo di mondo. Li affronta sempre in vicende mozzafiato come la tradizione delle storie d’avventura richiede, ma non deve ricoprire nessun ruolo di giustiziere, o di difensore dei deboli contro il Male. È un uomo che non si tira indietro, ma non cerca né la gloria né ambisce a posti in società: il suo temperamento allegro e scanzonato lo rende simpatico a tutti, soprattutto a gente del popolo, bianchi o indios che siano. Pregio di Mister No è anche quello di aver inserito le storie in un contesto storico ben preciso, diverso dal West o Ottocento nordamericano, molto più vicino a noi e con i problemi concreti di una terra selvaggia e affascinante.

Un uomo, un'avventuraCome abbiamo visto, la seconda metà degli anni Settanta è un periodo fondamentale per l’evoluzione che la casa editrice conosce attraverso le sue proposte editoriali. La più importante e rivoluzionaria dell’epoca è la collana Un uomo un’avventura, uscita in edicola a partire dal 1976. Si compone di trenta volumi cartonati che raccontano, ciascuno in modo autoconclusivo, le vicende di un eroe, antieroe o uomo comune inserito un ben preciso contesto storico. È stata una scelta coraggiosa quella di portare nelle edicole di fine anni Settanta un formato di fumetto del tutto inusuale, ovvero quello cartonato grande alla francese e con carta patinata. Alla qualità della confezione corrispondono poi la qualità degli autori e delle storie. Fra i primi sono da ricordare Pratt, Battaglia, Toppi, Crepax, Micheluzzi, Milazzo, D’Antonio, Gattia, Galleppini, Polese, Tacconi, Bonvi. Ancora una volta Sergio Bonelli dimostra nella pratica un grande rispetto verso il lettore di fumetti. Per lui non esiste una scissione tra fumetto d’autore e fumetto seriale, nel senso che l’uno non è per forza di maggior valore dell’altro. E, soprattutto, nella sua testa non c’è differenza tra lettore di fumetto seriale e lettore di albo d’autore: il gusto e la potenzialità di fruizione dei due modelli di lettore sono gli stessi e quindi, in buona sostanza, i due coincidono in un unico modello: il lettore di fumetti tout court.

Un uomo un’avventura traghetta la casa editrice milanese negli anni Ottanta e nel mondo delle riviste a fumetti. Sergio Bonelli rileva nel 1983 Orient Express e, nel 1984, dà alle stampe, insieme alla casa editrice francese Dargaud, la seconda serie della rivista Pilot, diretta da Tiziano Sclavi dopo la gestione della casa editrice Nuova Frontiera. Mentre la prima pubblica quasi solo storie italiane, la seconda stampa autori francesi. L’esperienza dura poco: nel 1985 chiudono entrambe. La stagione delle riviste d’autore a fumetti sta giungendo alla fine, il pubblico italiano non premia con grandi numeri nessuna delle due esperienze, ma Sergio Bonelli continua fino al 1990, producendo storie che vengono acquistate dalla rivista Comic Art di Rinaldo Traini.

Martin MystèreGli anni Ottanta sono un periodo di ulteriori novità che portano a grandi successi, senza mai abbandonare le proprie classiche testate. Nel 1982 vede la luce Martin Mystère, la serie ideata da Alfredo Castelli che risponde ad una domanda ben precisa da parte del lettore di fumetti. Le avventure del Detective dell’Impossibile affrontano in modo storicamente e scientificamente documentato misteri del passato e del presente. Molti hanno definito Martin Mystère una serie colta, in realtà cerca di incontrare il gusto popolare pensando che certi temi storici e scientifici non siano appannaggio solo di un certo settore di pubblico. Si tratta pur sempre di avventura, ma Bonelli la coniuga, col genio di Castelli, con temi suggestivi e del tutto opposti all’attuale tendenza ciarlatanesca di presentare il mistero. Martin Mystère è ambientato ai giorni nostri, vive il nostro presente anche se, spesso, le sue avventure sono rivolte al passato storico. Questa tendenza di attualizzazione dell’avventura è condivisa da quel fenomeno editoriale che Sergio Bonelli presenta nelle edicole a partire dal 1986: Dylan Dog. La creatura di Tiziano Sclavi sa attirare alla lettura grandi schiere di pubblico, dai giovanissimi alle lettrici: le sue vendite surclassano Tex, da sempre colonna portante della casa editrice. Dylan Dog diventa un fenomeno di costume, prima che un successo editoriale. Le sue storie horror fanno riflettere il lettore su chi siano i veri mostri, facendogli capire che alla fine i mostri siamo noi stessi e la nostra società. Dylan Dog fa da apripista a Nick Raider, serie poliziesca di Claudio Nizzi inaugurata nel 1988, ambientata nella New York contemporanea dove il nostro lavora come agente della Squadra Omicidi.

Gli anni Novanta vedono una crisi generalizzata del fumetto alla quale Sergio Bonelli risponde con l’apertura di nuove serie che percorrono diverse strade dell’avventura. C’è la fantascienza di Nathan Never, ideato nel 1991 dalla “banda dei sardi” Serra, Medda & Vigna: successo che tuttora continua. C’è il noir onirico di Napoleone, scritto da Carlo Ambrosini a partire dal 1997. Anno di nascita di un altro successo quale Magico Vento, sapiente miscela gothic-western creata da Gianfranco Manfredi, che affronta con coraggio il western attraverso una lente particolare: solide basi storiche dell’epopea della Storia del West, largo spazio al mondo poetico e soprannaturale rappresentato dalle tradizioni dei nativi americani, atmosfere gothic di ispirazione lovecraftiana ambientate nel New England. Lo sciamano bianco dei Sioux si muove su scenari che vanno dalle sterminate praterie dell’ovest alle anguste città dell’est, da battaglie combattute a viso aperto contro l’esercito americano a fianco dei propri fratelli Sioux a scontri segreti compiuti in tetre case a fianco dei servizi segreti. Componente immancabile è sempre la sfera visionaria e soprannaturale delle storie di Magico Vento: il risultato è un amalgama ben congegnato di generi.

JuliaL’anno successivo, il 1998, vede il ritorno di un grande autore in casa Bonelli: Giancarlo Berardi. Julia è il personaggio protagonista di una delle serie più seguite. Le avventure della criminologa sono ambientate in una moderna città americana, le vite di coloro che commettono atti criminosi sono affrontate da Julia senza pregiudizi e con l’obiettivo di capire, dando molta importanza al contesto sociale, che è analizzato con cura. Julia si potrebbe definire un’Indagatrice dell’Animo. Nessun fumetto seriale, al momento, è in grado come Julia di descrivere le nevrosi della nostra società, della nostra vita di tutti i giorni: è un fumetto, da questo punto di vista, molto realistico. Un altro suo pregio è la capacità di aver avvicinato alla sua lettura un numeroso pubblico femminile, grazie alla capacità di Giancarlo Berardi di descrivere così accuratamente la psicologia e l’animo delle donne.

L’innovatore Sergio Bonelli non si ferma soltanto ad una vasta offerta di contenuti, ma introduce delle novità anche nelle forme. Gli anni Duemila vedono la nascita di mini-serie, ovvero di personaggi la cui durata è predefinita: 12, 14 o 18 mesi. Si va dal noir alla francese interpretato da Demian di Pasquale Ruju alla fantascienza anni Cinquanta di Brad Barron scritto da Tito Faraci; dal particolare Volto Nascosto di Gianfranco Manfredi, ambientato nell’epoca coloniale di fine Ottocento fra Italia e Africa, all’investigatore dell’Arte Jan Dix di Carlo Ambrosini; dal corale Caravan di Michele Medda al verniano Greystorm di Antonio Serra e Giancarlo Cozzi; dal nero americano anni Settanta Cassidy ancora di Pasquale Ruju ai viaggi nel tempo di Lilith scritti da Luca Enoch, insolito anche nella sua pubblicazione semestrale. Da più di vent’anni Sergio Bonelli ha inoltre arricchito le librerie dei suoi lettori di albi paralleli alla serie originale con cadenza annuale, come speciali, almanacchi, maxi: basti ricordare il cosiddetto Texone, ovvero un albo di grande formato in cui le avventure di Tex vengono disegnate per lo più da artisti ospiti, grandi nomi del disegno nazionale ed internazionale, da Magnus a Jordi Bernet, da Joe Kubert a Manfred Sommer, da Guido Buzzelli a Carlos Gomez.

Sergio BonelliSergio Bonelli ha traghettato una bottega artigianale di fumetto in una grande fabbrica di sogni capace di sfornare oltre 1200-1300 tavole mensili, occupando una quota di mercato considerevole che si assesta fra il 25 e il 30%, dando lavoro ad una quantità di persone, fra sceneggiatori e disegnatori, pari quasi a duecento unità. Non si è mai trasformato, però, in un’industria perché ha saputo mantenere quel carattere artigianale che è stato il fondamento della qualità del lavoro prodotto dalla casa editrice. Sergio Bonelli garantiva la qualità dei suoi albi leggendoli tutti prima della loro uscita nelle edicola, supervisionava disegni e storie di ogni sua serie. La sua casa editrice ha raccolto l’eredità italiana di un genere, l’Avventura, il cui ultimo grande rappresentante è stato Emilio Salgari. Il caso ha voluto che nell’anno in cui si è celebrato il centenario della morte dello scrittore veronese, un altro grande creatore di storie d’Avventura ci lasciasse.

Il fumetto italiano cambierà, non so in quale modo, ma non sarà più quello che è stato fino ad oggi.

Commenti

5 commenti a “Sergio Bonelli, l’innovatore del fumetto italiano”

  1. gran bell’articolo, da segnalare ad altri amici.
    giorgio

    Di giorgio | 18 ottobre 2011, 18:47
  2. bell’articolo. suggerisco però per articoli così lunghi un piccolo “abstract” che poi invogli eventualmente il lettore ad estendere la lettura se ha tempo, altrimenti nell’abstract trova già alcune informazioni chiave per capire di cosa parla tutto l’articolo

    Di Luca Tomasi | 21 ottobre 2011, 12:49

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