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Fumetto

La forza della quotidianità

Abbiamo dovuto attendere oltre un anno prima di apprezzare finalmente il tanto sospirato volume italiano (per la Black Velvet di Bologna) di Jessica Abel. Prevista per l’Expocartoon 2000, e successivamente rinviata, l’uscita di Artbabe non ha comunque tradito le aspettative: i già sottolineati punti di forza evidenziati dall’autrice nell’albo “Le quattro stagioni” (Schizzo presenta, n. 5, Cremona, Centro Fumetto “A. Pazienza”, 1997, originariamente prodotto grazie ai fondi resi disponibili dallo Xeric Grant, concorso rivolto negli Stati Uniti agli autori non professionisti) sono confermati e portati a definitiva maturazione da parte di un’autrice che ormai possiamo definire adulta e ben consapevole dei propri mezzi, sotto l’egida della casa editrice Fantagraphics.

Il registro narrativo adottato dalla Abel è quello della storia breve (più lunghe, ad ogni modo, rispetto al già citato precedente albo italiano, le vicende qui illustrate), protagonisti i venti-venticinquenni alle prese con esperienze sull’orlo della più classica — e per questo più universale — quotidianità. È quindi inevitabile che il messaggio giunga a destinazione nella forma più diretta, ovvero quella della complicità, se non dell’immedesimazione; certo, talvolta tramite figure archetipiche, ma mai banalizzate in stereotipi dalla facile etichettatura. Già il tentativo di definire la generazione di riferimento della Abel, o perlomeno delle sue emanazioni cartacee (X-Generation? Personalmente non ci ho provato, o comunque ho ben presto desistito), sarebbe ingeneroso nei confronti di un’autrice che, indugiando in svariate occasioni nel proprio vissuto personale — difficilmente troveremo elementi dichiaratamente autobiografici in Artbabe, tuttavia, al di là delle dichiarazioni fornite dalla stessa autrice in conclusione a “Point of departure”, in occasione del suo trasferimento da Chicago a Città del Messico — scava in profondità nel territorio comune di chi si appresta a scelte di vita di una certa consistenza, sempre ritratte con una vena vagamente malinconica — ma sempre dettata dalla circostanza, o, meglio, dalla partecipazione alla circostanza. Mai veramente triste, mai pessimista: più facilmente senza una precisa risoluzione, e lasciata piuttosto in sospeso, visto che l’importanza non è conferita tanto alla narrazione in sé, quanto piuttosto all’analisi di situazioni, sensazioni, dialoghi.

La quotidianità dell’autrice è infatti inserita in una dimensione analitica — o forse è più esatto dire dialettica — in cui sono sviscerati con naturalezza i dubbi di personaggi che, tramite la forza del dialogo (e, da parte della voce narrante, con la lucidità delle didascalie), spingono la narrazione ad evolversi verso un ulteriore stadio, che non sarà mai quello conclusivo, perché si tratta di episodi di vita vera, destinati a concatenarsi, a sfociare in ulteriori problematiche — insomma, a non avere una trama possibile, se non quella dello spaccato, dell’estratto permeato da un’aura di casualità.

Tanta partecipazione da parte dell’autrice, quindi, ma anche una notevole serenità nel distacco che dimostra essere in grado di saper sostenere quando ci fa capire che i suoi personaggi non sono lì per essere giudicati, quanto per configurarsi quali protagonisti passivi di uno sguardo spesso dolce ma sufficientemente obiettivo.

Dove la presenza effettiva della Abel è più sentita è nella minuziosa ed affettuosa ricostruzione di luoghi e di situazioni — i locali notturni, le nevicate su Chicago (chi ha letto “Le quattro stagioni” conosce la poesia che Jessica è capace di infondere nei luoghi e nei paesaggi, specie invernali, della città natale), e, almeno attraverso la prospettiva di uno sguardo maschile quale il mio — nella complicità tutta femminile che ovviamente è con maggior dovizia resa nel dettaglio.

Al di là delle diverse tinte assunte dai racconti a livello grafico — talvolta con toni più leggeri, talvolta più foschi, altrove (in “Châiné”, ad esempio) più enfatici — stupisce la caratterizzazione dei personaggi, che, a mio avviso, nonostante le smentite della stessa autrice (v. l’intervista su Fucine Mute n.14), risultano ben individuati tanto nei tratti somatici, tanto in una gestualità che ne restituisce l’individualità. Difficilmente protagonisti graficamente anonimi sarebbero in grado di reggere il passo di una dialettica forte e ben studiata tra momenti di dialogo ininterrotto e silenzi più interrogativi, tra la frenesia delle situazioni di gruppo e la riflessione individuale, tra la tensione e la serenità che pervade in egual misura le storie; per quanto fondamentale il senso del dialogo e l’importanza conferita al testo, quelli della Abel sono protagonisti che escono positivamente anche dall’esame sul piano stilistico e della resa grafica.

Un plauso al Centro Fumetto per aver presentato Jessica Abel al pubblico italiano per la prima volta; e i nostri complimenti, oggi, alla Black Velvet di Bologna, che dimostra coraggio, competenza, buon gusto nel saperci fornire — magari senza troppa prolificità, ma fossero questi i problemi — proposte di qualità indiscutibile.

Il panorama statunitense e non solo — di stampo più o meno underground — è oggi ben rappresentato in Italia, con un trend positivo che ultimamente si conferma grazie alle edizioni nostrane delle relative opere originali e ad iniziative correlate che portano l’opera di questi autori a conoscenza del pubblico; penso, ad esempio, alla stessa Black Velvet, ma anche alla Coconino Press.

Concludiamo, per chi fosse interessato alle novità provenienti da Jessica Abel, con un comunicato inviatoci dalla stessa autrice:


SOUNDTRACK: Short Stories 1990-1996
By Jessica Abel

7 1/2″ x 11″, 120 pages
B&W illustrations
Softcover, $12.95
ISBN: 1-56097-430-3
Graphic Novel


“Le strisce della Abel sono immediatamente riconoscibili: personaggi ben caratterizzati, dialoghi accurati e un’abilità unica nel descrivere le ambientazioni. La Abel ha un talento narrativo da non trascurare.” — Booklist

Soundtrack riunisce il meglio della serie Artbabe, da lei stessa autoprodotta, uno dei fumetti più entusiasmanti degli anni ’90. Prima di accasarsi alla Fantagraphics nel 1997, la Abel aveva autoprodotto cinque numeri di Artbabe. I primi quattro, addirittura composti da fotocopie, le garantirono nel 1996 la prestigiosa “Xeric Grant”, che le permise di pubblicare un quinto numero realizzato in modo più accurato e professionale e, di lì a poco, di ricevere un’offerta di pubblicazione dalla Fantagraphics oltre che di raggiungere un notevole successo e commerciale e di critica. Soundtrack presenta per la prima volta al grande pubblico le migliori storie tratte dalla serie autoprodotta (e, in aggiunta, altri lavori sparsi da lei realizzati in quello stesso periodo).

Il particolare orecchio della Abel per il dialogo e la descrizione dei personaggi ha portato Artbabe al successo tra il pubblico di ogni età, ma soprattutto tra le donne. La rivista Jane scrive, “Vi piacerà, ve lo promettiamo”. Ma ne hanno tessuto le lodi, tra gli altri, Spin, Entertainment Weekly e The Face. Gli attenti studi della Abel sui personaggi si concentrano sugli infiniti modi in cui il rimpianto, l’insicurezza e l’euforia si manifestano all’interno dei rapporti umani.

Il primo numero pubblicato dalla Fantagraphics e il quinto numero autoprodotto grazie alla borsa Xeric (presenti in questo volume) le permisero di vincere l’importante Harvey Award per il “Migliore nuovo talento” del 1997. Soundtrack, però, dimostra che la Abel era un talento prodigioso già molto tempo prima di quel fatidico anno. Le capacità della Abel le hanno aperto le porte di una nuova carriera come “giornalista a fumetti”, à la Joe Sacco; è stata incaricata infatti di scrivere articoli a fumetti dal The Baffler di Chicago, dal Pulse! e dal Los Angeles Weekly, in cui ha pubblicato una serie di strisce sulla Convention dei Democratici dell’anno scorso. Nel 1999, ha collaborato per molto tempo a un volume a fumetti con Ira Glass, creatore e conduttore di This American Life, programma della radio pubblica americana.

Jessica Abel attualmente vive a Brooklyn, New York con suo marito, il cartoonist Matt Madden.

Jessica Abel, trentenne di Chicago, ha all’attivo moltissime pubblicazioni, per la maggior parte autoprodotte.
Vive ora a New York, da dove continua il suo lavoro per la Fantagraphics Books.

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