// stai leggendo...

Omnia

Il dovere del ricordo

Immagine editoriale Fucine MutePer quanto formalmente assente dalle pagine di Fucine Mute nei primi anni della sua istituzione in Italia, la Giornata della memoria (v. FM50) faceva già un suo ingresso non ufficiale ma ideale in occasione della presenza a Trieste di Gad Lerner, documentata sul numero 27, che ricordo con piacere anche per il mio primo editoriale su un argomento su cui probabilmente varrebbe la pena ritornare di tanto in tanto.

Se la copertina del n. 58 è stata illustrata dall’eloquente “no trespassing” di Quarto Potere, il numero 60 vuole in questo spazio ricordare altri reticolati, di filo spinato e di alta tensione; in mezzo un 59, ossia gli anni che sono passati da quel 27 gennaio in cui le truppe sovietiche varcarono i cancelli di Auschwitz. Lo ricordiamo con questa prima immagine, al cui originale rimando per rendere il giusto merito a chi l’ha prodotta e diffusa.

È abbastanza istruttivo, alla luce dei richiami istituzionali e del comune sentire maturato rispetto alla commemorazione delle vittime, imbattersi invece in punti di vista non certamente inediti, e pur tuttavia inconsueti anche per chi ha fatto proprio il ricordo della Shoah come un valore comune non solo nel principio fondante, ma anche nelle modalità di condivisione della memoria.

Adolf EichmannMi riferisco soprattutto alla prospettiva adottata da parte di chi della memoria dell’Olocausto ha fatto una missione; penso a chi ha unito a tale necessità l’esigenza di riparazione, con un rigore che può spaventare, dei vuoti lasciati da Norimberga cui si affiancò la connivenza di chi fornì riparo, mezzi e possibilità di fuga ai vari Eichmann, Mengele, Priebke.

“La ricerca dei nazisti è biologicamente al termine”, dichiara Shimon Samuels a Susanna Nirenstein (La Repubblica, 27 gennaio), e torna alla mente la cattura di Erich Priebke, quando non si capiva se avessimo davanti l’uomo anziano o il militare, quando non si poteva certo parlare di perdono (e attenzione, in un’accezione che in questo frangente tutto può essere tranne che quella cattolica) ma dove l’evidenza dei segni del tempo lasciava spazio a qualche dubbio. Fu la stessa comunità ebraica romana, se non erro in visita dall’allora sindaco Rutelli, a rivendicare il diritto ad un risarcimento, limitato già dal fatto di non poter essere riparazione (termine che più sopra ho consapevolmente utilizzato con scarsa cautela), di fronte alla giustizia. E d’altronde, con una semplicità al limite dell’ovvio, Samuels ci sta dicendo che solo il tempo metterà la parola “fine” alla meticolosità dell’indagine.

Al tempo stesso, prospettive poco consuete indicate da Samuels sono quelle che ci pongono nella posizione scomoda di leggere l’Olocausto nei termini dei “nuovi antisemitismi”, avvisandoci inoltre del rischio di ridurre e falsare il fenomeno riconducendolo ad una percezione dello Stato d’Israele alla luce delle azioni del governo Sharon oggi, se non (come appare più probabile, in considerazione della stessa storia politica del nostro Paese) in conseguenza di una presa di posizione ideologicamente radicata nel 1967. Piangere e ricordare i morti da un lato, calarsi nella prospettiva di una rilettura quotidiana dall’altro per dare un senso alla rievocazione; e a questo punto rivolgo agli storici in redazione e tra i lettori l’invito all’approfondimento, e ad ognuno di noi ad andare oltre le poche righe con le quali mi sono permesso, profano in uno spazio inadeguato per dimensione, di far cenno ad una lettura che ho trovato stimolante.

Immagine editoriale Fucine Mute

Per contro, proprio in virtù dell’avvicinarsi della fine biologica di una fase in cui anche le vittime superstiti garantiscono una testimonianza di prima mano, può un po’ cinicamente apparire opportuna – mentre a rigor di logica suona invece intempestiva – l’istituzione della Giornata della memoria nel 2000, a cinquantacinque anni di distanza. Forse la necessità di trasmettere il senso storico di una tragedia può legittimamente provenire dall’urgenza dettata da un’ulteriore stagione che volge al termine: anche se viene da domandarsi perché al timore dell’oblio tanto raramente consegua l’invito alla lettura, perché una scuola che si vuole impegnata sul fronte del ricordo della Shoah sia così poco incline allo studio della Storia contemporanea, o perché non si possa decidere di mostrare le testimonianze filmate all’indomani della liberazione, una volta tanto che il compiacimento voyeuristico non troverebbe rifugio.

Immagine editoriale Fucine MuteSe RAI1 – fa piacere una volta tanto non sparare sulla Croce Rossa – propone la sera del 26 un bel dossier, tra i pochi episodi televisivi degni della nostra intelligenza nelle ultimi stagioni, è allarmante il rilievo statistico riportato da Televideo secondo il quale circa un terzo degli italiani ritiene sovradimensionate le cifre relative allo sterminio, laddove il negazionismo tocca all’incirca il 2% della popolazione. Allarmante per me, ma definito incoraggiante (non lo riporto tra virgolette non ricordando il termine esatto) da chi ha riportato i dati; ai miei occhi un 2% non è meno grave di uno 0,1 sul prodotto nazionale rappresentato dal crack Parmalat con conseguente presa per i fondelli di parecchia gente, ed una minoranza non dà mai la cifra esatta della latenza di un fenomeno.

Ho idee abbastanza personali sulle possibilità di un’effettiva presa di coscienza del significato storico dell’Olocausto come di tanti fenomeni con cui la silenziosa indifferenza – perché non si dica che non si sapeva – è stata opposta ieri come lo è oggi a diverse accezioni (da quella semplicemente meno opportuna a quella più efferata) della devianza dell’agire umano. Ma è altrettanto vero, ed è giusto che sia, che il 27 gennaio sia il giorno dell’auspicio e della sottoscrizione di un impegno costruttivo e duraturo. Quello che poi mi permetta di dire, un giorno, di essermi sbagliato.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Era solo la peste di Ludmila Ulitskaya

Era solo la peste di Ludmila Ulitskaya

La tormenta, il non luogo senza tempo di Vladimir Sorokin

La tormenta, il non luogo senza tempo...

Pen Lettori Trieste: Punto di fuga di Mikhail Shishkin

Pen Lettori Trieste: Punto di fuga di...

Doc nelle tue mani 3: che il flashback sia con voi (fino allo sfinimento)

Doc nelle tue mani 3: che il...

Trieste Film Festival 2024

Trieste Film Festival 2024

Lascia che la carne istruisca la mente: Intervista a Anne Rice (II)

Lascia che la carne istruisca la mente:...

Lascia che la carne istruisca la mente: Intervista a Anne Rice (I)

Lascia che la carne istruisca la mente:...

Nel castello di Giorgio Pressburger al Teatro Stabile Sloveno di Trieste

Nel castello di Giorgio Pressburger al Teatro...

Lucca Comics & Games 2023: Incontro con Pera Toons

Lucca Comics & Games 2023: Incontro con...

Lucca (meno) Comics & (più) Games 2023:...

Lucca Comics & Games: Intervista a Davide Barzi

Lucca Comics & Games: Intervista a Davide...

Lucca Comics & Games 2023: Intervista a Matteo Pollone

Lucca Comics & Games 2023: Intervista a...

Il futuro (forse) del fumetto: Martin Panchaud

Il futuro (forse) del fumetto: Martin Panchaud

Femminismo all’ombra dello Shogun: Camille Monceaux

Femminismo all’ombra dello Shogun: Camille Monceaux

Lucca Comics & Games 2023: Intervista ad Andrea Plazzi

Lucca Comics & Games 2023: Intervista ad...

I quarant’anni della “scatola rossa”

I quarant’anni della “scatola rossa”

Trieste Science + Fiction Festival 2023: River

Trieste Science + Fiction Festival 2023: River

Trieste Science + Fiction Festival 2023: cortometraggi

Trieste Science + Fiction Festival 2023: cortometraggi

Il fiore del mio segreto (Almodóvar, 1995): la letteratura come seduzione

Il fiore del mio segreto (Almodóvar, 1995):...

Good Omens 2: amore e altri disastri

Good Omens 2: amore e altri disastri

The Plant: il romanzo incompiuto di Stephen King

The Plant: il romanzo incompiuto di Stephen...

The Phantom of The Opera per la prima volta in Italia

The Phantom of The Opera per la...

Pélleas e Mélisande di Claude Debussy: parodia del 1907

Pélleas e Mélisande di Claude Debussy: parodia...

Prigionieri dell’oceano (Lifeboat) di Alfred Hitchcock

Prigionieri dell’oceano (Lifeboat) di Alfred Hitchcock

Tutto il mondo è un Disco

Tutto il mondo è un Disco

Casomai un’immagine

shelter1 Urs Fischer 16 wendygall-11 wendygall-02 esplosa-04 sla-gal-7 murphy-27 pm-18 mis3big-1 Otrok08 p8 p3 holy_wood_22 vascello th-17 shelter n lontano busdon-02 bra-big-04 malleus_06 bon_sculture_17 bon_sculture_10 bon_sculture_09 kubrick-24 10 04 th-34 th-18
Privacy Policy Cookie Policy