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Musica

Manes: [view] EP

Immagine articolo Fucine MuteCarol Sue ha smarrito la retta via, ma il buon pastore la cercherà. I Manes ricominciano da una cover dei 16 Horsepower, una band con testi a metà strada tra Nick Cave e luteranesimo. Non lo ammetteranno mai, ma stanno ancora giocando con il loro passato “satanico”, per porsi oggi in maniera ideologicamente ed esteticamente indefinibile: il pezzo è un grado più pesante e oscuro dell’originale ed è valorizzato dallo stile subito riconoscibile di Eivind, chitarrista del gruppo. Chi canta è Emil, non più Asgeir (i due in ogni caso si alternano al microfono nel corso di tutto l’EP) e forse è un male, perché, ad avviso di chi scrive, il secondo era uno dei punti di forza di “Vilosophe”. La sua voce, un impensabile incrocio tra Ozzy Osbourne e David Bowie, valorizzava un album emotivamente intenso ed evocativo, che segnava la rinascita della band all’insegna di riff pesanti e più immediati del passato, ma anche di ritmiche spezzate e trip hop. Niente di cui stupirsi però, perché le scelte spiazzanti sono routine per Torstein e compagnia, tanto più che ci si trova di fronte a un EP, quindi a un tipo di pubblicazione già di per sé deputata a raccogliere gli esperimenti e le pazzie di un gruppo: lo scopo principale è il viaggio e non la meta, il sentiero si fa camminando. A ribadire l’esigenza forte di imprevedibilità/incomprensibilità, oltre al cover artwork tutto da interpretare e alla consueta non-riproduzione dei testi, stanno i tre remix (ad opera di due disc jockey esterni al gruppo) di “Terminus a quo/Terminus ad quem”: due di questi sono dei rifacimenti totali francamente trascurabili, soprattutto nel momento in cui uno è già informato riguardo il piglio anarchico dei Manes; quello di Dj Don Tomaso è forse più scontato, ma coglie bene e mette in evidenza il lato pop e malinconico del pezzo. In contrasto agli ostici remix stanno “The Neoflagellata Revision” e “Knife & Kleenex”, due canzoni “a presa rapida”, a metà strada tra metal e electro-pop, simili per impostazione — per fare un esempio recente — a “The hand that feeds” dei Nine Inch Nails, dove la chitarra pesante asseconda e sottolinea una ritmica facile e molto lineare rispetto alla jungle di Vilosophe: non a caso sono state pensate per le esibizioni dal vivo, visto che all’epoca tutto sommato il repertorio era scarso. L’auspicio è che continuino a suonarle, perché hanno colpito nel segno. I collegamenti con certa elettronica degli anni Ottanta non sono forse cercati, guarda caso però rimane proprio da descrivere “[Title]”, le cui parentesi quadre richiamano quelle che contengono la parola “View” sulla copertina dell’EP: i Manes ci dicono essere qualcosa ispirato dai Duran Duran: si può dunque pensare a una cover di “A view to a kill”, il pezzo che scrissero per un film di James Bond. Superfluo ormai precisare che il brano è stato letteralmente travolto (ancora in bell’evidenza la chitarra di Eivind) da una cieca forza creativa: magari quel cavallo bendato che campeggia in copertina la simboleggia.

Con questo EP i Manes sciolgono il loro legame con la code666/Aural Music, l’etichetta che li ha (ri)scoperti nella loro nuova veste di fantastici traditori di tutte le aspettative. Nel corso del tempo sono diventati un collettivo di musicisti più che una band: il cantante non è un membro stabile del gruppo e le collaborazioni esterne confermano l’impressione di trovarsi di fronte a un progetto a “formazione aperta”. L’identità dei Manes è dunque un puzzle mai completo: i tasselli fondamentali sono Cern, che passa con versatilità dalla jungle al trip hop, da ambient a elettro-pop, poi il bassista Torstein, che cura i testi e in certo modo la filosofia (“vilosofia”?) del gruppo. Non si può comunque tacere sull’apporto di Eivind, chitarrista anche degli Atrox, band altrettanto mutevole, e del batterista Rune, attivo con i The Third and the Mortal, che, in quanto ad attitudine sperimentale sono molto vicini ai Manes. In un album e mezzo abbiamo sentito metal, ma anche broken beats piuttosto che echi di Massive Attack, tracce ambient costruite sul campionamento integrale della scena di un film, remix tra noise e Autechre in contrasto a techno pop, tributi a band spirituali come a quelle frivole ed edoniste. Impossibile allora indovinare cosa ci aspetti in futuro, si sa solo che ci saranno ben due album.

In sintesi, “Vilosophe” è un gioiello da possedere e conservare gelosamente, “[View]” è un accessorio di lusso, un po’ più vistoso: da esibire col sorriso. Il primo è imprescindibile, il secondo è una bella tentazione.

Tracklist


1. cinder alley
2. terminus rmx [remix]
3. the neoflagellata revision
4. terminus deconstructus [remix]
5. knife & kleenex
6. title
7. terminus dei profundis [remix]


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