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Cinema

Giovane e bella. Le quattro stagioni di Ozon

Giovane e bella (fotogramma)Estate, autunno, inverno, primavera (e ancora estate?). Un’avventura balneare, una sorella maggiore di cui scrutare, compiacenti, la fioritura erotica, una figlia della quale è impossibile, addirittura impensabile, condividere le scelte, una figliastra che stimola, nel patrigno, appetiti e concupiscenza, la fidanzatina del liceo ma, soprattutto, la prostituta “noleggiata” da maschi di ogni età e colore per trecento euro a prestazione. L’avventura, la sorella, la figlia, la figliastra, la fidanzatina e, soprattutto, la prostituta sono sempre lei, Isabelle da Parigi, diciassettenne di oggi lungo quattro stagioni, squillo di giorno (mai la sera, mai nel fine settimana) senza lo charme di Catherine Deneuve ma con il personale comunque invidiabile di Marine Vacth, quasi un ibrido di Lori Singer e Maïwenn Le Besco, con gli spigoli e le acerbità di una modella pubescente di Kirchner.

“A diciassett’anni non si può essere seri”, poetava Rimbaud e recitano con annesse discettazioni i compagni di classe di Isabelle. La ragazza, tuttavia, seria lo è fino alla ruvidezza: sempre imbronciata, ermetica, quasi robotica. Impassibile anche durante la deflorazione a opera di un fusto tedesco sulla spiaggia di una località del Sud. Ricordi d’estate. In autunno, Isabelle è già una meretrice. Pseudonimo: Léa. Con un’accelerazione drammaturgica da neopatentati o da corridori di vecchio corso, Giovane e bella arriva presto al sodo. E se un’analoga celerità non si riscontra nella distribuzione italiana, che porta solo ora in sala una delle pellicole che hanno surriscaldato Cannes, Jeune & jolie, ultimo film di François Ozon, può almeno giovarsi della pubblicità gratuita che gli giunge dai Parioli e dai loro scandali. Parrebbe una strategia di lancio ideata da Enrico Lucherini ma non è. Se nello scrivere la sceneggiatura Ozon ha voluto, così dichiara, esplorare l’adolescenza nelle sue contraddizioni più pugnaci e implacabili, la vicenda di Isabelle e, soprattutto, la figura di lei collaborano sollecite con il loro autore. Tant’è che la regione oscura dell’anima della protagonista rimane tale. In Elles, altro bel film con un soggetto per certi versi affine, Malgorzata Szumowska circoscriveva con una determinazione più stringente le ragioni alla base della scelta di due studentesse (unversitarie, in quel caso) di mercificare il proprio corpo, ragioni legate, fondamentalmente, alla necessità di moneta sonante e a un istinto di riscatto sociale. Per Ozon e per Isabelle non è così. Coccolata da una famiglia borghese in cui nulla manca, Isabelle sembra votata al culto feticistico di un denaro che, però, misteriosamente, non spende, ma accumula in un borsello. E nemmeno il fascino del proibito si direbbe una motivazione valida, perché la depravazione non sortisce, sulla giovane, piacere alcuno. Cortigiana per nichilismo e per vacuità di senso. Già. Per il gusto del prendere gli appuntamenti, di sentirsi imprenditrice di se stessa lungi dai consigli degli adulti, per (non) godere frangenti di (falsa) libertà. Sporcacciona per non ridursi a potiche? A differenza della Natacha Régnier di Les amants criminels, l’opera con cui Ozon balzò agli onori delle cronache di spettacolo, spudorata ragazzina che trascinava il soggiogato spasimante alla perpetrazione di un delitto, Isabelle finisce per ritorcere il suo nichilismo contro se stessa e basta. E senza mai assumere le pose da femme fatale di un’altra indimenticata adolescente della filmografia del regista, la Ludivine Sagnier di Swimming pool (ma, forse, quest’ultima era solo una fantasia della scrittrice di gialli Charlotte Rampling: accettasi interpretazioni).

Giovane e bella (fotogramma)

Oltre a rimproverargli le galoppate eccessivamente rapide su crocicchi narrativi che meritavano maggiore approfondimento, si può accusare Ozon di spiegare in fondo troppo poco di Isabelle. Oppure, e una cosa non esclude l’altra, si possono intendere Isabelle e il suo enigma proprio come gli enzimi psicologici che suscitano, in chi sta intorno alla ragazza, reazioni in grado di scoprire sensi di colpa e di inadeguatezza, frustrazioni e segreti nascosti sotto la sabbia della quieta quotidianità, tra madri, mogli, mariti che occultano più di quanto non dicano. Come, d’altronde, i bravi attori di cui Ozon si serve, in particolare quel campione di arruffata sornioneria che è Frédéric Pierrot e l’inossidabile, straziante Charlotte Rampling, alla quale basta una manciata di minuti per lasciare il segno.

E concediamo a Ozon anche il merito di non essere scivolato in una facile parabola di colpa e redenzione, che la morte di uno dei clienti per infarto coitale e la successiva scoperta degli altarini di Isabelle avrebbero potuto generare. Il dilemma, certo, si riaffaccia: sospensione consapevole o approsimazione? In un film in cui Ozon rinuncia all’estenuante ricerca formale delle sue creazioni più calligrafiche per concentrarsi sulla sceneggiatura, si vorrebbe propendere per la prima opzione. Il ciclo delle stagioni recherà consiglio.

Giovane e bella

Titolo originale: Jeune & jolie

Regia: François Ozon

Sceneggiatura: François Ozon

Fotografia: Pascal Marti

Montaggio: Laure Gardette

Musiche: Philippe Rombi

Origine: Francia, 2013

Cast:  Marine Vacth (Isabelle), Géraldine Pailhas (Sylvie), Frédéric Pierrot (Patrick), Fantin Ravat (Victor), Johan Leisen (Georges), Charlotte Rampling (Alice)

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