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Palcoscenico

La Traviata al Maggio Musicale, febbraio-marzo 2020

Leggere attraverso la scena per riscoprire un capolavoro

La Traviata (locandina)Torna in cartellone al Maggio (e presto, speriamo, di nuovo sulle scene, ordinanze permettendo) l’allestimento della Traviata con regia di Francesco Micheli e scene di Francesca Parolini. L’allestimento, ripresa di quello che, al suo primo apparire nel settembre del 2018, destò stupore (e sollevò polemiche) per la scena del “brindisi nel calice”, si basa su una costruzione scenica che presenta, a ben vedere, più spunti di riflessione.

Elemento chiave della lettura registica potrebbe essere la scacchiera, che compare nelle occasioni di incontro sociale (dunque nelle feste dell’atto I e II) sotto forma di piattaforma mobile praticabile; col suo disegno “rigido”, che separa nettamente il nero dal bianco – e i due colori mai si uniscono creando zone grigie, intermedie – è metafora della società con cui l’eroina verdiana si trova a confronto, in cui la purezza di un amore sincero è sempre inconciliabile con una reputazione “macchiata” come quella della demi-mondaine. Un mondo in cui ciascun pezzo non può far altro che seguire regole prestabilite ed immutabili.

Lo spettacolo si apre con un’immagine enigmatica: sulle note del preludio entrano in scena gli invitati alla festa (il coro), vestiti con un completo nero dal taglio maschile (sia per gli uomini che per le donne) e restano immobili, come in attesa; calano d’improvviso dall’alto manichini dalle muliebri fattezze, adornate di ricchi abiti, ed il coro tenta, senza successo, di ghermirli, mentre essi rimangono sospesi a mezz’aria. Si tratta di una simbolica rappresentazione delle cortigiane, categoria di cui fa parte la protagonista dell’opera, anche dette demi-mondaine, donne idealmente sospese fra due mondi: quello segnato dalla rispettabilità, ma anche dal controllo perpetuo di una figura maschile sulla propria vita, e quello che all’epoca della composizione era al di là dal venire, in cui le donne libere vivono senza paura del giudizio della società.

Alcuni oggetti assumono sulla scena un significato particolare, accresciuti in dimensioni fino a sovrastare i personaggi. Questo avviene, in particolare, nella discussa scena del brindisi, dove la protagonista è adagiata nel grande calice che troneggia al centro della scena e, sommersa di champagne, incoronata regina di quel mondo di ebbrezza e piaceri di cui può far parte unicamente se si attiene al suo ruolo. La sproporzione fra oggetti che si “espandono” sul palcoscenico e la protagonista si ripresenta nel terzo atto, legato alla scena di cui sopra dalla perdita di contatto con la realtà, precedentemente favorita dall’ebbrezza dell’alcol e della festa, qui causata invece dalla malattia, al suo stadio finale. Vediamo, infatti, la protagonista arrampicarsi su per un’enorme cassettiera, nei cui numerosi cassetti sembrano essere custoditi sogni e ricordi a cui torna la mente della poveretta, ormai al confine fra la vita e la morte, mentre canta il proprio addio (Addio del passato).

La Traviata (una scena)

L’allestimento fa leva anche sull’uso simbolico della luce e del colore, tramite alcuni pannelli mobili luminosi. Essi rimandano al tricolore italiano all’alzarsi del sipario, omaggio al ruolo (reale e simbolico) del compositore di Busseto nel nostro Risorgimento, per poi tingersi, ad esempio, di azzurro, quando nell’atto III la protagonista, abbandonata da tutti coloro che conosce, già pensa al paradiso, le cui porte le sono state spalancate dal proprio sacrificio. I pannelli virano all’arancio, seguendo le evoluzioni interiori di Violetta – che, ritrovato Alfredo, sente di voler tornare a vivere – per poi emettere nuovamente luce azzurra, accompagnando la giovane nel suo spirare, momento simbolicamente rappresentato dal passaggio dell’interprete fra due dei suddetti pannelli, accostati a formare uno stretto varco.

L’allestimento di Micheli non abbandona, inoltre, il tradizionale riferimento alle camelie, che accompagna Violetta fin dal suo primo apparire, in ragione del personaggio da cui discende ed a cui Verdi si ispirò per la sua genesi, la Marguerite del dramma La signora delle camelie. In particolare, le camelie fanno la loro comparsa, qui, stampate su una sorta di sipario, uno schermo semitrasparente che cala durante determinate scene (quella del notissimo arioso Amami Alfredo e quella in cui Alfredo disprezza Violetta pubblicamente, gettandole addosso del denaro), ovvero in quelle scene dalla forte carica melodrammatica, che hanno reso Violetta-Marguerite il prototipo dell’eroina votata al sacrificio d’amore.

Altro elemento da segnalare è l’originalità con cui è affrontata la prima parte dell’atto II, quella del colloquio fra Violetta e Germont padre. La forza coercitiva delle parole di quest’ultimo, infatti, è accresciuta dalla presenza sulla scena della sorella di Alfredo e del di lei fidanzato, in una controscena che mostra il loro piccolo dramma. I due sono collocati sulla piattaforma-scacchiera, chiusa da due pareti (costituite da pannelli luminosi) che emettono luce bianca; bianco è pure il colore del tavolo e delle sedie ivi collocate, come delle vesti della figlia di Germont, del suo uomo e di Giorgio Germont stesso. Questo causa la sensazione che la piattaforma costituisca, più che la visione simultanea di uno spazio collocato altrove, uno spazio metafisico disceso direttamente dalla coscienza di Violetta, consapevole della fragilità della propria felicità, turbata dal presentito arrivo della sua dissoluzione già al giungere di Germont padre.

La Traviata (una scena)

Si tratta quindi di uno spettacolo dalla grande densità di significato simbolico, una costruzione complessa che, lungi da rendere la ricezione faticosa, costituisce una novità che si aggiunge alla tradizionale attrattiva di quest’opera, favorendo la partecipazione attiva e la riflessione da parte dello spettatore, chiamato a protendere verso la scena, oltre al proprio orecchio, l’intelletto. Quest’ultimo è il principale mezzo che ci rimane per comprendere una forma spettacolare la cui ricezione non risulta, per il pubblico di oggi, immediata al pari di tipologie più recenti ma che, grazie all’intervento di regie ben ponderate, può contribuire alla crescita dello spettatore come in passato.

Bibliografia e riferimenti:

Per la programmazione degli spettacoli e le foto dell’allestimento in questione, rimandiamo al sito del Teatro del Maggio (link: https://www.maggiofiorentino.com/events/la-traviata/).

Per una conoscenza di base sull’opera in questione rimandiamo invece alla guida all’opera a cura di Marco Marica presente nel libretto edito dal teatro della Fenice di Venezia, disponibile al link https://www.teatrolafenice.it/wp-content/uploads/2019/03/TRAVIATA-LA.pdf.

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